Strategie efficaci per fare centro

Strategie efficaci per fare centro

Prosegue la serie di articoli dedicata alla condivisione di alcune strategie che si sono rivelate efficaci e che hanno supportato i nostri giovani scrittori nel processo continuo di scrittura, riscrittura e revisione dei loro testi.

Ognuna delle strategie che abbiamo visto e che vedremo, può costituire il cuore di una minilesson rivolta a tutta la classe oppure essere inserita all’interno di una consulenza rivolta al singolo studente. Nello specifico oggi vedremo due strategie molto utili durante la pianificazione e la revisione, che spingono ad andare oltre alla semplice elencazione di azioni e danno vivacità al testo: “Quando è successo questo, mi sono sentito” e “mostra, non dire”. 

Certamente sarà capitato anche a voi di leggere, molte volte (sigh!), testi che negli intenti dei nostri giovani autori volevano essere autobiografici o fiction ma che in realtà erano solo un elenco sterminato di azioni. “Ci siamo alzati, poi abbiamo fatto colazione, poi ci siamo vestiti”, che hanno suscitato uno sbadiglio e forse un senso di prurito alle dita di fronte all’ennesima accoppiata “verbo + e poi”.

Cosa fare quindi? Nell’articolo dedicato al ruolo del feedback nelle consulenze, abbiamo già ampiamente chiarito come una correzione fatta quando ormai il testo è concluso sia poco efficace e come sia fondamentale intervenire mentre lo scrittore sta scrivendo.

Se abbiamo modellato una pianificazione efficace, magari grazie alle due strategie suggerite in questo articolo (“curva della storia” e “le cinque dita”), abbiamo meno probabilità di leggere testi-cronaca. Ma il rischio è sempre dietro l’angolo e non ci dobbiamo far trovare impreparati! 

L’insegnamento delle due strategie che seguono può essere previsto sia in fase di pianificazione (se i nostri studenti hanno già interiorizzato le strategie base di pianificazione) sia in fase di revisione (soprattutto se sono molto piccoli o inesperti, in modo da non sovraccaricare troppo la fase iniziale di prescrittura). 

TABELLA A T  

“Quando è successo questo, mi sono sentito/ho pensato….”

Lo strumento della tabella a T è davvero versatile, si può adattare sia al laboratorio di scrittura che di lettura. Questa volta viene in aiuto dei nostri giovani scrittori chiedendogli di soffermarsi a riflettere sulle loro reazioni (o sulle reazioni del loro personaggio) di fronte alle situazioni o alle azioni più importanti. A sinistra andranno indicate le azioni o le situazioni che il protagonista sta vivendo; a destra, per ognuna, andrà esplicitato un pensiero o una reazione fisica e/o emotiva scaturiti da quell’elemento.

Questa strategia di scrittura si può definire di livello base e si adatta molto bene sia per percorsi della scuola primaria sia per la secondaria di I grado. 

Il mio consiglio è quello di introdurre questa strategia a partire dal laboratorio di lettura: mentre leggete un testo esplicitate come l’autore abbia non solo narrato dei fatti ma anche le emozioni dei personaggi collegate a quei fatti. In una fase successiva, o con lettori più esperti, si può pensare di appuntare proprio in una tabella a T le reazioni dei personaggi di fronte ad alcuni episodi chiave. In questo modo, quando si andrà a proporre questa strategia in un percorso di scrittura, andremo in primo luogo a mostrare come lettura e scrittura siano strettamente connesse e in secondo luogo chiederemo agli studenti di cimentarsi in un qualcosa che già conoscono (e che quindi non sentiranno come un’impresa impossibile!).

MOSTRA, NON DIRE!

Un’altra strategia che dà ottimi risultati è l’ormai nota “Mostra, non dire!” (show, don’t tell): per ottenere una descrizione efficace di un’emozione o di una sensazione è necessario mostrarne gli effetti, senza nominarla. C’è una bella differenza tra il leggere “era agitato per l’interrogazione” e “I suoi occhi correvano insistentemente dall’orologio alla porta. Ogni tanto portava alla bocca l’unghia destra, ormai malconcia e cercava di strapparne un pezzetto. Sentiva il battito del cuore salire impetuoso dal petto fino a rimbombare nelle orecchie. Se lo sentiva, l’interrogazione sarebbe andata malissimo.”

Può essere considerata uno step successivo della strategia “Quando è successo questo, mi sono sentito/ho provato” e non dobbiamo cadere nell’inganno di credere che sia una strategia semplice. L’esperienza mi ha mostrato che, come per tutte le altre strategie (e forse qui ancor di più), è fondamentale passare prima dalla lettura e dall’individuazione di passaggi in cui è presente una descrizione di questo tipo, molto vivida. Solo successivamente potremo proporla all’interno di un percorso di scrittura, senza tralasciare il nostro modeling che supporta poi la sperimentazione autonoma.

Sembrerà un processo laborioso ma vi assicuro che in questo modo le strategie entreranno nella cassetta degli attrezzi dei vostri studenti. Capirete di aver colpito nel segno quando, leggendo la famosa descrizione dell’incontro tra Don Abbondio e i bravi, giunti a questo passo
“i bravi però s’avvicinavano, guardandolo fisso. Mise l’indice e il medio della mano sinistra nel collare, come per raccomodarlo; e, girando le due dita intorno al collo, volgeva intanto la faccia all’indietro, torcendo insieme la bocca, e guardando con la coda dell’occhio, fin dove poteva, se qualcheduno arrivasse; ma non vide nessuno. Diede un’occhiata, al di sopra del muricciolo, ne’campi: nessuno; un’altra più modesta sulla strada dinanzi; nessuno, fuorché i bravi. Che fare? Tornare indietro, non era a tempo: darla a gambe, era lo stesso che dire, inseguitemi, o peggio  un alunno, saltando sulla sedia, esclamerà: “Prof! Qui c’è il mostra non dire! E anche la tabella a T pensieri e sentimenti!”

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