Quando il laboratorio di lettura diventa interdisciplinare

Quando il laboratorio di lettura diventa interdisciplinare

Pubblichiamo un estratto in versione ridotta dell’articolo “Leggere nonfiction con curiosità e meraviglia” presente nel numero 30 (novembre 2025) della rivista Dida dell’Edizione Centro Studi Erickson. 

Nell’estate del 2024 ho avuto un incontro folgorante con l’albo Origine di Nat Cardozo, edito da Ippocampo: «un libro superbamente illustrato, frutto di un lavoro di molti anni, sui popoli indigeni che abitano la Terra», con testi rielaborati a partire da fonti documentali dalla scrittrice e poetessa cilena Maria José Ferrada e supervisionato dal team di antropologhe dell’Università di Jujuy in Argentina. Perfetto per la progettazione didattica con la mia terza SSPG, anno in cui metto in campo una grande interdisciplinarità tra italiano, storia, geografia ed educazione civica con fili che si intrecciano in modo molto stretto, sempre con grande attenzione all’epistemologia di ciascuna disciplina1, per consentire via via agli studenti di guardare dall’alto come ciascuna di esse conduce – attraverso i propri linguaggi e i propri strumenti – a un sapere che è unito.

Abbiamo cominciato tradizionalmente costruendo anticipazioni a partire dall’osservazione della copertina, sia per la parte illustrativa sia in rapporto con il titolo. Anche quando ci dedichiamo a un brainstorming iniziale, lascio prima alcuni minuti per scrivere da soli quello che vedono, quello che pensano, quello che si chiedono, perché ciascuno abbia spazio per esprimere le proprie considerazioni senza farsi influenzare dai compagni e dalle compagne. Do spazio alle varie risposte cercando di annotarle in maniera ordinata alla digital board, salvando poi il frutto delle nostre riflessioni nella nostra repository per le fasi successive della lettura. Colleghiamo osservazioni e ipotesi interpretative alle varie domande e mettiamo in evidenza le domande rimaste aperte. È facile immaginare come lo sguardo intenso della figura in copertina interpellasse ciascuno di noi, catturandoci totalmente e invitandoci ad entrare.

Leggere un albo nonfiction è un’operazione molto più complessa e lunga e densa rispetto alla lettura di un albo narrativo, che ha la misura del racconto. In un albo divulgativo ogni apertura di pagina è spesso una lettura a sé, e può richiedere lo stesso lavoro che si dedica solitamente a un albo intero. Ho scelto quindi di concentrarmi, nelle lezioni successive, su alcune pagine solamente, che ho fornito con una scansione in visualizzazione agli studenti perché potessero consultarle in modo preciso anche attraverso la Google classroom

Dopo aver studiato in generale il continente africano – che propongo sempre per primo dopo una ripresa degli aspetti generali – ho infatti proposto la lettura delle pagine relative alle popolazioni native dell’Africa: !Kung, Tuareg, Bijagò, Mbuti. Abbiamo lavorato in una sessione lunga di laboratorio interdisciplinare. In classe avevo a disposizione due computer, uno dei quali collegato alla document camera che proiettava sulla digital board le pagine dell’albo o il repertorio di carte geografiche e tematiche, in un altro ingresso HDMI si passava al pc della classe con libro digitale di geografia e all’occorrenza alla ricerca sul web. In classe abbiamo sempre appese carte geografiche fisiche e politiche e un espositore con carte satellitari molto grandi, dotazione della biblioteca di Istituto. Per approfondire la scheda di ogni Popolo ho proposto la seguente scansione.

  1. La prima cosa che abbiamo ricavato è stata l’individuazione del luogo di appartenenza dagli elementi paratestuali presenti sotto il titolo della sezione. 
  2. Senza guardare altro, ci siamo dedicati al confronto del repertorio di carte (fisica, politica, della popolazione, economica) per recuperare le informazioni già note sulle caratteristiche di clima e ambiente, e fare ipotesi su insediamento umano ed economia. 
  3. Siamo poi passati ad osservare l’illustrazione: un volto da cui dedurre tratti somatici, abiti, acconciature e trucchi tradizionali, ma costruito con elementi dell’ambiente, della fauna, delle pratiche comunitarie, delle abitudini di vita. Non serve dire che ogni volta questo è stato l’aspetto più sfidante e appassionante. L’osservazione è stata guidata da una strategia: “Cosa vedo – cosa so – cosa capisco” per ricavare dalle illustrazioni elementi noti attraverso conoscenze e inferenze e per provare ad agganciarli a elementi nuovi. 
  4. Per fare questo ci serviva un ulteriore passaggio: la lettura del testo. I testi di Ferrada, narrati in prima persona con un linguaggio poetico ed evocativo, mirano a mettere in luce ogni volta aspetti legati alle regole della società, alle tradizioni, alle forme di adattamento all’ambiente, alle credenze religiose, al rapporto con animali ed elementi naturali. Al termine della lettura ho dato alcuni minuti per annotazioni in risposta al testo, chiedendo agli studenti di focalizzarsi su aspetti sorprendenti e su quanto si differenziano dalle nostre culture e abitudini. 
  5. Una breve condivisione ha consentito di raccogliere ulteriori elementi dalla voce dei compagni e di evidenziare quanto le differenze di queste culture potevano arricchire il nostro punto di vista su aspetti che mai avremmo considerato. 

Martina ha avuto l’idea di cercare informazioni sui popoli e ha trovato foto che hanno confermato l’estrema cura delle illustrazioni. 

La sessione di laboratorio è piaciuta talmente tanto che gli studenti mi hanno chiesto di continuare, di leggere tutte le pagine di questo albo via via che avremmo affrontato lo studio delle regioni geografiche degli altri Continenti.

Questa lettura ha bucato la nostra bolla. Mai avremmo creduto che leggende mitiche che credevamo relegate nel passato fossero ancora vive e presenti in tanti popoli e che li tenessero in un rapporto simbiotico con l’ambiente; che esistano anche oggi comunità fondate «sul principio della reciprocità, ovvero sulla solidarietà e sul mutuo aiuto, sulla moderazione e sulla riconoscenza per quel che si ha»; popoli lontani che hanno in comune «uno stile di vita e un rapporto con la natura fondati sul rispetto, la coerenza e la gratitudine». Incontrare questa esperienza ha potuto, meglio di tanti discorsi, aprire discussioni sulla sostenibilità ambientale, sugli stili di vita, sul confronto con culture altre, e mostrare attraverso il loro sguardo come tutto è connesso, migliorando anche competenze sociali quali il decentramento e l’empatia2.

Vista la progressiva competenza raggiunta dagli studenti in questo tipo di lettura, ho proposto alla fine una nuova tavola come prova di competenza, chiedendo di applicare le strategie, di ricostruire le informazioni note e di recuperare informazioni nuove dall’illustrazione e dal testo. 

Infine, come tutti i testi, anche gli albi sono con me all’esame, per il colloquio interdisciplinare dell’orale, perché il candidato possa mostrare le sue competenze e connessioni significative. Quando siamo finiti a parlare di Origine, Matilde – che aveva parlato dell’India e di Gandhi con taglio geostorico – ha mostrato con grande capacità le strategie per leggere immagini e contesto e ha portato la commissione con sé in India orientale, sotto lo sguardo della bambina del popolo Dongria Kondh che ha catturato definitivamente i membri della commissione.

 

 

 

 

 

 

 

NOTE

1) Per la didattica della geografia, è stato un faro per me il volume di Gino De Vecchis Didattica della geografia incontrato al I ciclo della SSIS Lazio. Oggi è disponibile questa edizione pubblicata da UTET; negli anni mi sono avvicinata all’approccio di Educazione alla Cittadinanza Mondiale promosso dal CVM (tra le altre cose organizzatrice dei seminari interculturali di Senigallia), in particolare, per la didattica della geografia, segnalo il lavoro di Catia Brunelli. Utili anche i manuali del prof. Cristiano Giorda, in adozione a scuola. Per la didattica della storia, dopo le lezioni della SSIS di Luigi Caiani, seguo da sempre Antonio Brusa e il sito Historia Ludens, ma ho approfondito anche alcuni lavori del gruppo Clio ‘92.

2)  Si vedano le aree di competenza del framework europeo LifeComp 2020, che sviluppano le competenze chiave europee personale, sociale e la capacità di imparare ad imparare della Raccomandazione del Consiglio d’Europa 2018, ma anche alcune indicazioni delle GreenComp 2022, il quadro delle competenze per la sostenibilità.

 

BIBLIOGRAFIA

Nella versione completa dell’articolo sono stati citate le seguenti pubblicazioni:
Giorgia Grilli, Bellezza e conoscenza. Riflessioni sul nuovo non-fiction picturebook per l’infanzia, in Le Meraviglie Non-Fiction nell’albo illustrato, Hamelin 48
T. Newkirk T, Minds Made for Stories. How We Really Read and Write Informational and Persuasive Texts, Portsmouth, Heinemann, 2014
Silvia Pognante – Romina Ramazzotti, Il testo espositivo con il metodo WRW – Writing and Reading Workshop. Laboratorio di scrittura per la scuola secondaria di I grado, Trento, Edizioni Centro Studi Erickson, 2024, pp. 28-34


Condividi


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *