Una “fuga” lunga un anno (scolastico).

Una “fuga” lunga un anno (scolastico).

La lettura condivisa come tempo di conoscenza reciproca.

Perché leggere ad alta voce? 

Per la meraviglia! 

Pennac

Domande aperte per attraversare porte 

Leggere un libro intero durante tutto l’anno scolastico mi porta via un sacco di tempo! Devo fare grammatica, affrontare il testo argomentativo, il riassunto…” 

Quanti limiti che ci poniamo. Probabilmente Pennac mi risponderebbe che il “verbo insegnare” non accoglie l’imperativo…  

Diverse volte, durante la mia esperienza, ho pensato che leggere ad alta voce e dedicare un intero anno scolastico ad una lettura condivisa potesse essere “tempo sottratto ad altro”. Ma mi sbagliavo. Eppure, è sulle nostre scelte didattiche che dobbiamo costantemente ritornare per riflettere su ciò che “abbiamo portato a casa”.

Fermarsi sulle proprie scelte ci accompagna nell’attraversare le porte delle nostre aule e, provare, con gli occhi, le orecchie, i cuori, i pensieri e le mani di chi hai davanti, a dare risposte alle nostre domande. Senza la pretesa di ottenerle, quelle risposte. Dalle nostre aule dobbiamo provare a raccogliere domande aperte, elastiche, accoglienti. Per risposte senza “fini e fine”.  

Cosa abbiamo imparato? Abbiamo imparato che leggere insieme presuppone prendersi del tempo senza il timore di quello che perdi; abbiamo imparato che la voce può trasportarci in posti lontani; abbiamo ascoltato parole d’altri e le abbiamo abitate, abbiamo conosciuto e ci siamo interrogati sui personaggi della nostra storia, imparando a conoscere i loro drammi e le loro gioie e scoprire che, in fondo, sono anche i nostri. Vivere insieme drammi, gioie, dubbi e dolori d’altri ci permette di aprire le porte dei nostri drammi, delle nostre gioie, dei nostri dubbi e dolori e… dargli voce e colore. “Attraverso la sua voce noi scoprivamo d’un tratto che tutto ciò era scritto per noi scrive ancora Pennac, servendosi della voce di una studentessa. 

Questo è esattamente quello che è accaduto in una classe seconda dell’Istituto Sperimentale Rinascita A. Livi presso cui lavoro. Fin dalla classe prima, in seguito all’incontro folgorante con il libro Scrittori si diventa, ho introdotto l’uso del taccuino e la modalità laboratoriale del WRW. Scrittura e lettura a braccetto, a passo di pagine scricchiolanti in seguito a solchi di penna e storie diventate amiche. Il taccuino è stato proprio lo strumento che ci ha accompagnato, pagina dopo pagina, nella lettura di Reato di fuga di Christophe Léon.

Quando l’antefatto è illustrato

Prima di immergerci nella lettura del romanzo ho pensato di condividere con la classe la lettura dell’albo illustrato Voci nel parco di Anthony Browne. Questo lettura, piacere per gli occhi e scoperta continua (a sottolineare la potenza della ri-lettura), ci ha permesso di iniziare ad interrogarci sul punto di vista, strumento narrativo che abbiamo poi incontrato anche in Reato di fuga. Una buona connessione che ha funzionato da filo rosso. Riflettendo sul punto di vista i ragazzi hanno fatto riflessioni sul cinema, sui telefilm, sulla fotografia, provando anche ad utilizzare, nel parallelo laboratorio di scrittura, tale scelta di scrittura. 

Andamento a ritroso

Nel racconto di questa esperienza che ritengo essere stata, sia per me che per i miei compagni di viaggio “in fuga”, fonte di riflessione e di incontro reciproco (ciò che fa la differenza nell’esperienza educativa è il momento in cui ciò che facciamo insieme inizia a riguardarci sempre più da vicino ed è considerato luogo di esperienza formativa) vorrei partire con il raccontare che cosa, a mio avviso, è stato “raccolto” alla fine di questo percorso:

1) La lettura è diventata una piacevole abitudine del mercoledì pomeriggio, un momento che ha permesso alla comunità di lettori della 3D di avere un luogo privilegiato e familiare di incontro;   

1) Promozione dell’ascolto puro come momento di divertimento e di condivisione del tempo scuola: la narrazione si situa nella classe come strumento potente di unione e socializzazione; 

2) La lettura è momento che favorisce il dialogo tra pari e l’incontro di idee o il confronto di posizioni diverse: le domande nate dal testo, dalle azioni e dalle scelte dei personaggi, hanno aperto discussioni e riflessioni di gruppo che hanno arricchito ognuno di loro (e me, molto spesso spettatrice di ciò che avveniva nelle attività di gruppo proposte);

4) Nuove conoscenze: i personaggi sono diventati parte del nostro gruppo, Loic e Sebastien (le voci narranti) sono stati lo specchio con cui la comunità dei lettori si è trovata a dialogare, a sentire vicino, a riconoscersi. La narrazione, spesso, ci fa sentire meno solo in quanto ci specchiamo nelle ansie, nelle preoccupazioni e nei dubbi del personaggi; 

5) In ultimo, ma non meno importante, quel sonoro “nooooooooooo” alla fine di ogni capitolo del romanzo. La lettura corale è anche attesa, trepidazione e curiosità condivisa.

Un viaggio a tappe

Entriamo nel vivo. Nella pratica, come abbiamo lavorato?

1) Familiarizzazione con “l’oggetto libro”: come suggerisce Chambers abbiamo cercato le prime tracce, partendo dalla copertina. Com’è organizzata? L’illustrazione, cosa ti fa pensare? Cosa ti aspetti da questa storia osservando la copertina e il titolo? 

Ognuno di loro ha annotato le sue osservazioni sul taccuino e condivise con il resto dei compagni. Durante la lettura, siamo ritornati spesso su queste prime supposizioni, ragionando anche sul “potere delle immagini” capaci di celare indizi. 

2) Lettura ad alta voce ed immersione della storia: il laboratorio di lettura si è svolto lungo tutto l’anno, una volta alla settimana per due ore. Durante la lettura del testo, ho inserito man mano delle minilesson che mi hanno permesso di introdurre diverse strategie di lettura tra cui lo schema ad Y, il body map, five finger retell e alcune strategie specifiche per l’analisi e la riflessione sul personaggio tratte dal libro della Serravallo.

Nello specifico ho utilizzato “What can Characters Teach US?” e “Mistakes can lead to lessons” per riflettere sugli insegnamenti e sugli errori dei personaggi. Queste strategie hanno permesso di dare un maggiore spessore alle azioni dei personaggi, di discutere sulle loro scelte, di avvicinare le loro vicende, seppur nella diversità, alle nostre. La riflessione sui personaggi è spesso avvenuta in gruppo, a partire dagli organizzatori grafici e dalle strategie di comprensione che ognuno di loro aveva elaborato sul proprio taccuino. 

3) Lettura e scrittura a braccetto: durante la lettura non ci siamo dimenticati della scrittura. Da alcuni capitoli sono nati dei quickwrite e alcune riscritture lavorando proprio sul punto di vista.

4) Il libro collettivo, una rivisitazione tra citazione e immagine: a partire dalla strategia illustrated quotes di Frank Serafini ad ogni alunno è stato assegnato un capitolo del libro. Ognuno di loro, dopo aver riletto con attenzione il capitolo assegnato, ha selezionato la citazione significativa di quel momento della storia e l’ha illustrata. Ne sono nate così 22 illustrazioni accompagnate da una citazione. Ogni contributo è stato poi assemblato in un libro collettivo su un supporto in cartone. 

Bibliografia

Antonella Lovisi

Quando da piccola mi chiedevano cosa volessi fare da grande…rispondevo “l’insegnante!”. Mi piace la fotografia in bianco e nero e scrivo di poesia. Preferisco il rumore della carta e il profumo delle matite. Ho sempre voglia di andare al mare.

 

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