Riportando tutto a casa. Appunti dalla summer school di Vicenza.

Riportando tutto a casa. Appunti dalla summer school di Vicenza.

Una settimana fa mi sono immersa con entusiasmo nel piccolo grande convegno organizzato a Vicenza dagli amici IWT Alice Cabrelle, Loretta De Martin, Gloria Dicati, Michela Griggio, Loredana Semperlotti e Stefano Verziaggi. Ero un’infiltrata: chi non era riuscita a partecipare alla summer school di Firenze ha approfittato di questo incontro veneto per recuperare energie facendo tutto quello che amiamo fare nelle summer: confronto, studio, chiarimenti, scambio di nuove idee, chiacchiere senza limiti di tempo su libri, esperienze, scuola… e finalmente ho conosciuto di persona le colleghe di cui sentivo parlare da mesi o che avevo soltanto letto negli interventi sul profilo Facebook del gruppo, tra cui Catia Contarin, Roberta Frasson e Barbara Miola.

Durante uno dei viaggi da Vicenza a Padova, in questi giorni così intensi, ho sentito il bisogno di dare uno sguardo ai miei appunti su questa prova generale di convegno. Ad ogni relazione, nel taccuino evidenziavo delle IDEE che mi sembravano efficaci per stendere la nuova programmazione, oppure delle illuminazioni, scoperte che mi hanno dato energia per concentrarmi di nuovo sul lavoro. Durante quel viaggio, ho condiviso con Ivonne e Loretta quelle sporgenze, per capire come le avessero interpretate loro. Ormai era notte; da una parte sfrecciavano i capannoni infiniti della zona industriale e nell’altro finestrino osservavo l’avanzare inesorabile dell’eclissi. Era il momento migliore per tirare le fila di quello che volevo portarmi a casa. 

Per prime le illuminazioni.

In questa categoria rientrano senz’altro tutti gli interventi delle colleghe della primaria che hanno riferito le loro esperienze di quest’anno, svolte anche con bimbi molto piccoli. Va premesso che già da tempo adottano libri in alternativa a quello di lettura. Appoggiandosi su questo punto di forza, hanno creato una cornice completa, proponendo anche il laboratorio di scrittura. 

Sono fortunata: da due anni collaboro con le maestre del mio stesso IC e anche loro hanno condiviso a fine anno i risultati molto soddisfacenti raggiunti con i loro bimbi. Percorsi sul genere narrativo e approfondite attività di comprensione e analisi nell’ambito del laboratorio di lettura. Nelle presentazioni delle colleghe venete ho trovato ulteriori conferme di come il laboratorio si adatti alla primaria! Laura Bacchi e Anna Maria Mercuri, maestre e formatrici, sono state un sostegno fondamentale allo sviluppo di questi percorsi.

Ecco cosa mi ha colpito.

L’attività laboratoriale consente anche di porsi obiettivi molto alti: Gloria ha affrontato il testo espositivo in quinta primaria! È un genere molto vicino alla loro irresistibile e perenne voglia di spiegarti quello che hanno scoperto e li appassiona: sperimentarlo era doveroso. I presupposti della struttura del laboratorio sono la chiave per permettere ai bambini di sentirsi competenti anche in un genere poco esplorato: rendere chiaro il processo di scrittura ed esplicitare le strategie parcellizzandole in azioni chiare e ripetibili.

La routine, un altro pilastro del WRW ritornato più volte nelle relazioni delle maestre. Se è fondamentale per la riuscita delle attività, allora va impostata dall’accoglienza, questa l’idea presentata da Loredana. In ogni attività, con ML esplicite, è necessario fornire strumenti ai bambini affinché imparino a utilizzarli quando ne hanno bisogno. Diamo loro strategie procedurali per ogni comportamento che ci aspettiamo: per le competenze relazionali come per quelle di lettura e scrittura. Posto questo ribaltamento di base della gestione del lavoro, anche i più piccoli dimostrano di poter raggiungere autonomia e consapevolezza. Ad esempio, tramite l’esplicitazione dei comportamenti attesi e degli obiettivi di ciascuno, Michela è riuscita a consolidare una routine di lettura individuale in una classe seconda e ottenere, nel tempo, che leggano anche per 30 minuti. Nelle classi di Catia e Barbara, anche ascoltando la lettura a voce alta i bambini sono riusciti a restare concentrati per tempi lunghi, in quanto è vissuta come un momento molto atteso. Hanno affrontato un autore, Andrew Clements, spesso proposto alla secondaria perché i suoi personaggi sfidano gli adulti. I bambini ne hanno discusso fra loro in salotti letterari, anche solo in coppie, sviluppando la capacità di argomentare le proprie opinioni sulle scelte del protagonista. 

Quest’ultima attività è strettamente legata al secondo nodo tematico su cui ci siamo concentrati grazie alle presentazioni di Stefano e Roberta: l’approccio alla letteratura, sul quale i maestri americani del WRW non riescono a darci indicazioni del tutto adattabili alla letteratura italiana. I colleghi che ne hanno parlato mi hanno fornito sperimentazioni significative su cui impostare la programmazione del prossimo anno.

L’assunto che condividiamo è che dobbiamo creare prima di tutto un legame tra il testo e il lettore, per rendere fruibile dai nostri alunni anche la letteratura più complessa. Parafrasando Nancie Atwell: dobbiamo allenarli ad avere uno sguardo che entra nel testo (insightful) per portare i testi nella loro vita. È fondamentale quindi un primo aggancio: le connessioni. Per farlo sappiamo che lo strumento principale sono le annotazioni da lettore sul taccuino. Le parole dei suoi studenti di Istituto Tecnico sono state, infatti, le protagoniste del lavoro di Stefano, che è riuscito a farci vivere, per passi progressivi, lo sviluppo della loro capacità di cogliere connessioni personali e con altre opere. Fondamentale nella secondaria di secondo grado perché questa è la modalità che dovranno affrontare all’esame di Stato. Dalle testimonianze di quei taccuini emerge che il lettore anche più “sguarnito” di interessi e conoscenze in ambito letterario, e con molte resistenze (cominciare coi più piccoli è facilitante in qualunque approccio!), può acquisire uno sguardo attivo verso il testo grazie alla pratica costante. Il modeling del docente e dei pari è di grande aiuto nello sbloccare chi ha più difficoltà ad andare oltre la superficie nelle proprie riflessioni. 

Il percorso di Roberta ha presentato una delle possibili attività di allenamento a questo sguardo: quella che Atwell chiama unpack, smontare il testo. I suoi alunni di terza hanno analizzato a gruppi le strategie di scrittura di un brano di Lussu, con l’obiettivo di scrivere ognuno un testo a ricalco. Ascoltando Roberta rimuginavo sull’idea di ricalco che, col tempo, ho fatto mia: non dev’essere un obbligo a seguire i temi esplorati dall’autore, altrimenti non è scrittura autentica bensì scrittura su traccia. Ma sono ben consapevole di quanto sia scivoloso il confine fra le due strade, in questo caso, per i ragazzi, soprattutto, che possono sentirsi naturalmente spinti a ricalcare non solo la struttura del brano ma anche gli argomenti. Per molti degli alunni di Roberta è stato infatti così: hanno parlato anche loro, come Lussu, di guerra, nemici, rispetto per la vita; ma non tutti. Ed è stata una scoperta entusiasmante! Nei loro testi hanno trasformato il tema, l’hanno rivissuto in aspetti del loro quotidiano, dove la guerra non compare e diventa, ad esempio, il confronto con l’altro. Solo un rapporto autentico con il testo può portarci a questi risultati: la letteratura ci fa crescere come persone e grazie a questo cerchiamo letture sempre più sfidanti. 

Il gruppo che ha coordinato gli interventi ha puntato a fornire uno sguardo ampio su come si sta lavorando alla primaria e su alcuni argomenti chiave per la secondaria. Abbiamo ascoltato diverse sfumature del laboratorio e diverse declinazioni di attività di cui si parla nel gruppo Facebook o nei nostri articoli. Il confronto sulle pratiche si rivela arricchente per tutti quando è supportato da uno studio solido dei principi didattici e pedagogici che stanno alla base di questa metodologia. 

Questi colleghi hanno accolto la richiesta di iniziare l’attività di formatori: l’hanno già fatto in questi giorni di confronto, relazionando sui percorsi svolti in classe e rispondendo alle tante domande di chiarimento e approfondimento di chi inizia a sperimentare il WRW. Il nostro gruppo è nato con la volontà forte di disseminare le pratiche laboratoriali e questo risultato va ben oltre le aspettative!

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