Microterrori: un percorso di Immersione nella microfiction horror

Microterrori: un percorso di Immersione nella microfiction horror

 

Introduzione

La proposta di un percorso di Immersione nella Microfiction horror ha preso spunto da un articolo di Loretta De Martin sull’uso della Microfiction (De Martin L., 2020) e dalle Quinte di copertina di Daniela Pellacani (Pellacani D., 2021).

Concludendo il mio secondo anno di sperimentazione del WRW in una scuola secondaria di I grado, ho sentito il bisogno di iniziare a lavorare con i miei alunni e con le mie alunne sullo stile dei loro racconti e di aiutarli a focalizzarsi su questo aspetto a partire dalla fase di Immersione, leggendo i testi con occhi da scrittori/scrittrici (cfr. Pognante S. e Ramazzotti R., 2022, pp. 49-54). Lo spazio ridotto, la concentrazione di testi di Microfiction possono aiutarci a lavorare in questa direzione.

Ho pensato questo percorso per la mia futura classe terza della secondaria di I grado e forse sul finire dell’anno scolastico, anche per una classe seconda, che ha già mostrato un buon livello di lettura profonda. 

Proporrò le Quinte di copertina di tre microracconti horror tratti dall’antologia Storie del terrore da un minuto, cercando di collegare l’analisi dei quattro assi suggeriti da Daniela Pellacani nel suo articolo con Minilezioni utili in fase di lettura e di scrittura.

L’obiettivo in fase di Immersione è mostrare ai ragazzi e alle ragazze come elementi stilistici possano diventare elementi strutturanti della trama.

 

Io non ho paura o dell’anafora

(Premessa: no, non è Ammaniti. È un omonimo microracconto di Dan Gutman. Passiamo all’introduzione).

Se scopo di questo percorso di Immersione nella minifiction horror è portare alunne e alunni a leggere un testo con gli occhiali da scrittori/scrittrici per cogliervi elementi di stile da usare poi nei propri racconti, e se un focus ancora più specifico su cui orientare la classe è quello dello stile come agente strutturante, in questo racconto avremo gioco facile. Possiamo agganciarlo a un precedente percorso sulla poesia e, in fase di Prescrittura e Scrittura bozze richiamare una strategia come le 6 stanze della poesia: diversi aspetti che emergono dalle Stanze ritornano in questo racconto, a partire da quello anaforico.

Iniziamo in scioltezza perché in questo testo solo l’azione conta. In apparenza nessun Need, nessun Conflitto. Semplice, no?

Prima di iniziare, un microriassunto della trama.

Nonostante tutti gli evidenti segnali di pericolo, un o una protagonista, nella notte di Halloween, varca la soglia di una villa, inizia a esplorarla finché…

SETTING E TRAMA

Caratteristica di questo microtesto è che il tempo della narrazione è sottoposto al dispiegarsi dello spazio. Mi spiego meglio: noi andiamo avanti nella storia perché il/la protagonista avanza nello spazio. A mano a mano che lo spazio si rivela davanti ai nostri sensi (il testo è ricco di dettagli sensoriali, vedi più avanti il Lessico) la storia procede. E lo spazio si svela anche grazie alla ripetizione ossessiva di un pattern che compare fin dal titolo.

Prendiamo un campione del testo, per capirci:

Quando varcai la soglia e la porta si richiuse alle mie spalle, non mi spaventai.

Non mi spaventai nemmeno quando sentii scattare la serratura.

Le assi scricchiolanti del pavimento non mi spaventarono.

Le ragnatele che mi sfioravano il viso non mi spaventarono.

 

Tutto il testo si gioca così e in questo modo un elemento dello stile, l’anafora, struttura la storia. Ritornare su questo elemento in fase di Prescrittura o Scrittura bozze potrà essere molto utile. Come nelle 6 stanze della poesia ciò che viene ripetuto ha l’incarico portare il tema o l’emozione principale.

Lo spazio è quello di un’antica villa, nelle battute iniziali vista dall’esterno, poi esplorata all’interno – in tutti i sensi e, dicevamo, con tutti i sensi (anche il gusto) – fino al colpo di scena finale.

Spesso nelle mie consulenze individuali invito gli alunni/le alunne a evitare l’effetto Lista della spesa, vale a dire l’elenco, il susseguirsi di azioni una dietro l’altra. 

La lettura con lenti da scrittore di un testo di questo tipo ci aiuta a capire che il problema non è tanto la Lista della spesa (a suo modo anche questo storia lo è), ma lo stile in cui essa è scritta e che basta poco a renderla una lista interessante: il cambio di posizione (cfr. la ML In tre posti in Golinelli E. e Minuto S., 2021, p. 79), la lieve variazione del pattern (non mi spaventai/non mi spaventarono), la ricchezza di dettagli e l’uso del lessico sensoriale.

PERSONAGGI

La prima lettura di questo testo mi ha ricordato il lungo piano sequenza che apre il film Halloween (1978) di John Carpenter (potete vederlo o rivederlo a questo link. Anche lì un dispiegarsi del tempo nello spazio. E, soprattutto, una visione in soggettiva, direttamente negli occhi del personaggio.

Nel testo che ho scelto chi narra la storia è un narratore interno ed è il/la protagonista. È un altro dei motivi per cui ho scelto di iniziare con questo racconto: sarà interessante ragionare con la classe sulla voce di chi narra (cfr. Cavadini L. e De Martin L. e Pianigiani A., 2021, Chi è il narratore, pp. 72-73, Lo sguardo del narratore, pp. 74-75, La voce del narratore, pp. 76-77; e Serravallo J, 2015, Who’s Speaking, p. 142 e Who’s Telling the Story, p. 175).

Ora, a parte ciò, di lui o lei sappiamo poco, se non nulla. Apparentemente.

A differenza dei due microtesti che seguiranno, qui siamo gettati subito nell’azione e nelle righe iniziali sembra non esserci alcuna impostazione dei Bisogni o dei Conflitti del personaggio. E dunque? Che si fa? Facciamo inferenze con la classe, partendo da quello che abbiamo (può essere utile la ML Osservazioni, domande, inferenze, in Golinelli E. e Minuto S., 2021, pp. 147-148).

Non sappiamo se sia un maschio o una femmina, ma probabilmente è un bambino o una bambina o un ragazzo/una ragazza, dato che è per strada nella notte di Halloween.

Nient’altro sappiamo a parte ciò che ci viene detto nel titolo (Serravallo J., 2015, Title Power, p. 135) e che viene ripetuto, direi ossessivamente nel testo: lui/lei non ha paura, non si spaventa.

Ora è certamente assai scortese da parte mia richiamare alla mente del nostro personaggio uno scambio di battute di un famoso film, ma mi vedo costretto a farlo. Il film in questione è Inception e chi l’ha visto ricorderà il momento in cui Arthur, interpretato da Joseph Gordon-Levitt, chiede a Mr. Saito (Ken Watanabe): «Se io ti dico non pensare agli elefanti, a cosa pensi?». Risposta: «Agli elefanti». 

È assai scortese perché potrebbe insinuarsi in lui/lei il dubbio se sia davvero così coraggioso/a e se alla diminuzione semantica della litote corrisponda una reale diminuzione della paura. Fuor di semiotica: perché non portare la classe a interrogarsi proprio su questo: il/la protagonista ha paura o no? Come ti sentiresti tu al suo posto? Utile a lavorare sul pattern come chiave di lettura del personaggio una ML, da riadattare, come Look for a Pattern, in Serravallo J. 2015, p. 173.

LESSICO

Un ruolo importante nel racconto, come dicevamo, è giocato dal lessico sensoriale che ci guida nell’esplorazione dello spazio. Sono coinvolti tutti e cinque i sensi: sbirciai dalla finestra, sangue che gocciola dai muri (vista); voce echeggiante, assi scricchiolanti (udito); le ragnatele che mi sfioravano il viso, l’insetto che risaliva il mio polpaccio (tatto); lo strano odore chimico (olfatto); il sapore acre nella mia bocca (gusto).

È un modo semplice, ma chiaro ed efficace di usare i dettagli sensoriali per arricchire la Lista della spesa di una trama fatta principalmente di movimento e azione. Vedremo che degli aspetti sensoriali è possibile fare un uso più complesso.

TEMI

Per arrivare ai temi possiamo usare il pattern stilistico che trama il racconto e interrogarci su di esso. Può essere utile usare la ML Yes, But Why?, p. 178, in Serravallo J., 2015.

Dal confronto potrebbero emergere i seguenti temi:

  • paura e coraggio
  • desiderio del rischio, del pericolo
  • spinta verso l’ignoto



Tenton o della privazione sensoriale

Per facilitare la lettura di questa Quinta di copertina dedicata a Tenton di Tom Genrich e Michèle Perry sarà necessario sintetizzare la trama e rivelare un momento chiave della storia. Perciò, per la prima volta nella mia vita…

ALLERTA SPOILER!

Una bambina di nome Ava è molto attaccata al suo pupazzo Tenton, un topolino bianco. Una notte, avendo espresso il desiderio che Tenton vada a scuola al posto suo, si ritrova trasformata in un’immobile e muta bambola di pezza mentre il topo prende vita e si allontana dalla casa.

FINE SPOILER.

Veniamo ora ai quattro assi da prendere in considerazione.

SETTING E TRAMA

La micronarrazione si svolge interamente nella cameretta di Ada, in una notte, per concludersi il mattino successivo. 

La cellula-uovo della cameretta è un microcosmo tratteggiato in pochi dettagli, quelli necessari a posizionare la protagonista: la porta, le coperte, il pavimento, la finestra; ma è un microcosmo aperto a ciò che c’è fuori: il padre di Ada entra a darle la buonanotte; Ava sente la sedia del padre che scricchiola di là dalla stanza; l’ombra e la penombra della notte penetrano nella cameretta; al mattino, come una condanna, oltre la porta, Ava sente la sveglia e i passi del padre.

Per quanto riguarda lo sviluppo, come ho già scritto, la storia si svolge nella transizione dalla notte al mattino successivo. Il micro-racconto si snoda in tre parti e può essere utile al termine della prima lettura usare la ML Lo Storyboard per ricapitolarle (cfr. Cavadini L. e De Martin L. e Pianigiani A., 2021, pp. 52-53): nella prima parte, poche righe di presentazione generale dei personaggi (il padre, Ava, Tenton) e delle loro relazioni; e presentazione, soprattutto, di quello che possiamo individuare come il Need della protagonista e il suo Fatal Flaw, difetto fatale (ne parleremo più avanti).

Nella seconda parte il microsnodarsi della storia si affida a passaggi di trama di tipo percettivo, affidati ai cinque sensi o alla loro negazione: Ava sussurra il suo desiderio (udito) e gli occhi di Tenton brillano (vista); Ava cade sul pavimento già trasformata, ma non sente dolore (tatto), urla ma non ci riesce (udito), negli occhi maligni e rossi di Tenton vede riflessa sé stessa bambola (vista). Alle sensazioni uditive poi è affidata la terza parte, il finale del racconto. 

Come in precedenza, durante la fase di Immersione, nel nostro Leggere da scrittori sarà utile orientare lo sguardo a questa modalità di narrazione sensoriale [in fase di Stesura bozze poi si potranno prendere come riferimento le Minilezioni di Serravallo J., 2017, pp. 262 ss. e ritornare a questa caratteristica del racconto].

PERSONAGGI

La narrazione è affidata a un narratore esterno che nell’incipit, in poche nano-rapide righe ci presenta, come dicevamo, il Need di Ava: suo padre diceva che i pelouche erano roba da bambini. Ma a nove anni Ava adorava ancora i suoi pupazzi

Secondo chi narra e secondo il padre, dunque, Ava ha bisogno di crescere e il suo fatal flaw è che non vuole farlo. Che poi, vorrei dire: che male c’è ad essere legata ai pupazzi a nove anni?! Anche Cicolino, il mio cagnolino di pezza, è d’accordo! Scherzi a parte: sarà importante far emergere insieme agli alunni e alle alunne il Conflitto adulti-bambini: è il motore di questa microstoria e l’antitesi può portarci a discutere dei temi presenti. 

Nelle righe iniziali il narratore esterno ci mostra anche le relazioni fra i personaggi: capiamo che i genitori di Ava sono separati/divorziati, e che Tenton è il pupazzo che la rassicura quando passa da una casa all’altra.

Subito dopo il narratore ribatte il Fatal Flaw e il Conflitto, quando Ava, micro-Pinocchietta contemporanea, sussurra il suo desiderio: Non voglio mai più andare a scuola. La detesto! Qui siamo già nel Cuore del racconto, nel suo Semino (per dirla nel nostro argot: ed ecco un altro aspetto su cui orientare il nostro sguardo di lettori-scrittori). 

È qui, nel Cuore del racconto, che il narratore esterno si cala e ci cala interamente nel punto di vista della protagonista. Come lo sappiamo? Come lo sai? L’ho già scritto: prima di tutto grazie al tappeto sensoriale che ci srotola davanti; poi facendo uso di un sapiente zoom cinematografico, quando Ava vede sé stessa negli occhi del topo. Tutto noi percepiamo attraverso di lei. Tre ML potranno essere utili per calarsi nei panni di Ava: Lo sguardo del narratore, in Cavadini L. e De Martin L. e Pianigiani A., 2021, pp. 74-75; Reactions Help You Find the Problem e Emphatize to Understand in Serravallo, 2015, rispettivamente p. 139 e p. 177). Questo entrare nelle scarpe del personaggio faciliterà poi la discussione sui temi (vedi più avanti).

LESSICO

Se l’intenzione è leggere il racconto anche per cogliere elementi stilistici che i ragazzi e le ragazze possano poi usare nei propri testi, il punto di forza è certamente il lessico sensoriale, di cui ho già parlato, e che viene usato in maniera più complessa e strutturante rispetto al racconto precedente. 

Altra caratteristica sono una serie di verbi legati al movimento, marcati dal punto di vista espressivo: scagliata, balzare, guizzando, strisciare, serpeggiò, scattarono (anche in questo caso in fase di Stesura bozze si potranno adattare le Minilezioni di Serravallo, 2017, 262 ss.).

TEMI

Partendo dalle antitesi e dai conflitti presenti nel racconto (notte/giorno, vicino/lontano, adulto/bambino, percezione/privazione sensoriale) sarà possibile far emergere insieme alla classe i seguenti temi:

  • crescere, diventare grandi
  • bisogni evolutivi
  • legami, relazioni come fonte di cambiamento o di blocco (il mutismo di Ava, l’impossibilità di muoversi, infatti, possono essere letti anche in chiave simbolica. Anche Tenton, maligna coperta di Linus, con cui la protagonista ha la relazione più stretta e simbiotica, diventa il doppio animal-pupazzesco di una bambina che non vuole crescere)

 

Takowanda o della sacra tecnica dei tre passi

Il terzo e ultimo racconto del nostro percorso di Immersione si intitola Takowanda di Nadia Aguiar. Anche in questo caso, prima di procedere, alla descrizione dei quattro assi di analisi, premetto una breve sintesi.

Sam, un bambino, e suo padre vanno a vivere nella lontana isola di Takowanda. Sull’isola non ci sono altri bambini con cui giocare. Nel giardino di casa c’è un grande albero su cui vivono gli uccelli Takowanda. Una donna del posto avverte Sam di non avvicinarsi mai all’albero, perché i Takowanda sono uccelli del diavolo, ma un giorno, attirato da risate di suoi coetanei che sembrano provenire proprio dalla pianta, il bambino inizia ad arrampicarsi…

Procediamo.

SETTING E TRAMA

In un racconto di Microfiction è necessario presentare con concisione, in pochi ma essenziali dettagli, Problemi, Conflitti, Need del protagonista; e quanto serve a caratterizzare lo spazio nei suoi elementi funzionali alla storia. Su questa sorta di rapidità fiabesca, già incontrata in Tenton e presente anche qui, sarà bene riflettere con la classe durante l’Immersione e ritornarci in fase di Prescrittura e Stesura bozze nelle consulenze individuali. 

In Takowanda siamo subito spediti con Sam e suo padre su una sperduta isola, a centinaia di chilometri di distanza da qualunque altro luogo. Questa precisazione cartografica si unisce al fatto che i due vanno a vivere da soli, che sull’isola non parevano esserci altri bambini e che dunque Sam è senza nessuno con cui giocare. È un modo assai efficace di giocare con Il potere del tre (cfr. Golinelli E. e Minuto S, 2021, pp. 113-114; e, utile in Stesura bozze, Magico 3!, pp. 114-115): siamo davvero solo nel primo paragrafo ma già l’autrice in questo modo ci ha presentato il Problema e il Need del piccolo Sam, che ci condurrà allo sviluppo della storia.

Sempre nella prima sezione sono presentati nei loro piumati dettagli gli uccelli Takowanda e soprattutto l’albero, pianta proibita di questa sorta di Eden maledetto: è un albero con rami così profondi e foglie così fitte che era impossibile vedere bene al suo interno.

Emergono già nelle prime righe tutte le opposizioni simboliche che potranno condurci a un confronto sui temi: lontano/vicino, noto/ignoto, visibile/invisibile, alto/basso.

Prima di procedere con il Cuore del racconto sarà utile richiamare ad alunne e alunni il Diamante di Scrittura (cfr. Poletti Riz J., 2017, p. 130), per due motivi: 1) la parte alta del diamante fin qui è stata efficacemente applicata; 2) al centro della narrazione sarà usata quella che a lezione io chiamo la Sacra Tecnica dei Tre passi (cfr. ancora Poletti Riz J., 2017, p. 120).

Veniamo ora al cuore. L’azione si apre con un – classico – divieto a non andare vicino all’albero perché popolato di uccelli maledetti. Questo sguardo sul buio, sull’ignoto lanciato da una nativa viene ricondotto alla normalità, al noto, dal papà di Sam, bollandolo come una sciocca superstizione locale.

Subito dopo inizia l’azione vera e propria e dicevamo dei Tre passi. Per tre volte, infatti, Sam crede di sentire risate di bambini: alla quarta è certo che provengano dal folto dell’albero e inizia ad arrampicarsi. 

Per questa tecnica generatrice di suspense Takowanda è un ottimo Mentor: sarà utile far notare che non è tanto l’applicazione meccanica della tecnica (così fanno ancora i miei alunni e le mie alunne), ma lo stile infuso alla tecnica a diventare elemento strutturante della trama. A mano a mano, infatti, che ci avviciniamo al quarto e ultimo passo, quello che porterà alla terribile evidenza, l’autrice dilata il tempo della narrazione con dettagli visivi, sonori, tattili, azioni alla moviola, opposizione di lessico concreto e metaforico: è un crescendo che ci accompagna alla terribile verità finale. Mi prendo la libertà di non incorporare parti del testo in questo punto: gustare per credere.

Ancora una volta ritorneremo in Immersione sullo stile come elemento portante della trama. Per lavorare su questo aspetto in fase di Scrittura bozze potranno essere utili le ML contenute in Golinelli E. e Minuto S., 2021, Usa verbi forti, p. 85-86 e Spacca le parole!, p. 116; quella descritta in Poletti Riz J., 2017, Il salto dell’immaginazione: la metafora nella poesia e non solo, pp. 155-157; e quelle già citate di Serravallo, 2017, di cui qui suggeriamo nello specifico Personify to Bring Objects to Life, p. 265, Verbs that Match the Meaning, p. 266, Shades of Meaning, p. 267, Surprising Verbs, p. 289, Surprising Nouns, p. 290, Specific, Definite, Concrete: Allow Your Words to Call Up Pictures, p. 292.

PERSONAGGI

I personaggi di questa storia sono quattro: Sam, il padre, la donna dell’isola, gli uccelli Takowanda.

Donna e padre sono usati come funzioni: alla prima, come ho già mostrato, spetta il compito di intimare il divieto; al secondo di ricondurre il perturbante a ciò che è noto.

Sam, in quanto protagonista, è il personaggio complesso di questa storia: gettato con il padre su un’isola lontana, sente profondamente la mancanza dei suoi coetanei (Need); addirittura, prima di iniziare a salire sull’albero, il narratore dice che Si sentì morire… era stato felicissimo all’dea di trovare qualcuno della sua età. È l’ultima pennellata dell’autrice per richiamare con forza in noi il Bisogno del protagonista.

Anche in questo caso, come nel racconto precedente, l’autrice ha deciso di avvalersi di un narratore esterno e ugualmente, anche questo narratore, nel Cuore del racconto, ci fa scendere dentro il punto di vista di Sam, in maniera particolare nell’ascesa tra le chiome dell’albero.

Gli uccelli takowanda sono rappresentati in una sorta di gelida animalità, come degli automi esecutori del male: i loro occhi vigili osservano Sam, hanno becchi affilati come una lama, cantano meccanicamente Takowanda (che vuol dire Demonio), a un certo punto sono immobili, silenziosi; ma nell’assolo finale apriranno i loro becchi tutti insieme per urlare il loro grido di vittoria.

Figure umane e figure animali: tutto è privo di emozioni nel contesto estraniante dell’isola e questo accentua il senso di solitudine di Sam.

LESSICO

Anche in quest’ultimo racconto il lessico sensoriale gioca un ruolo importante: come ho avuto modo di dire, ma, intenzionalmente, di non mostrare, le parole legate alla vista, all’udito, al tatto dilatano il tempo contribuendo ad aumentare la suspense nel momento chiave del racconto.

Utile osservare anche la contrapposizione tra lessico concreto e lessico metaforico, con una predominanza del primo sul secondo. A occhio la proporzione tra i due resta inalterata per tutto il testo, anche se esempi dell’uno e dell’altro si infittiscono nel momento chiave, a servizio ancora una volta della dilatazione temporale. Al linguaggio concreto appartengono vocaboli come piumaggio color petrolio, foglie, terra battuta, muschio, lacci, brandelli; a quello metaforico, invece, i becchi affilati come lame; Sam immerso profondamente tra le fronde e la visione che lo raggelò.

TEMI

Per giungere ai temi e ragionare su di essi possiamo tenere come riferimento il Need del piccolo Sam e l’opposizione simbolica tra visibile/invisibile presente nel racconto. In questo mio secondo anno di sperimentazione del WRW ho trovato assai utili per muoversi in questa direzione le due strategie Gli elementi simbolici e Dal simbolo al tema descritte in Cavadini L. e De Martin L. e Pianigiani A., 2021, rispettivamente a p.135 e a p. 151.

Simbolo archetipico è naturalmente l’albero degli uccelli takowanda e si potrebbe rintracciare un archetipo anche nella donna che intima il divieto. Ci può essere d’aiuto la ML I personaggi archetipici, pp.138-140, sempre in Cavadini L. etc.).

I temi così individuabili possono essere i seguenti:

  • la solitudine e il bisogno di amici e di affetto
  • il rapporto tra bisogni e pericoli
  • la spinta verso l’ignoto
  • la spinta a infrangere i divieti

 

Conclusioni

Si tratta ora di passare dalla teoria alla pratica, chiaramente.

Al mio secondo anno di sperimentazione del WRW so di essere stato efficace nell’orientare i miei alunni e le mie alunne nella lettura profonda e consapevole più che nella scrittura. Però pensare e scrivere questo percorso di Immersione nella Microfiction horror mi ha permesso di guardare nuovamente al metodo, alle Minilezioni, che finora ho applicato in maniera più o meno occasionale e più o meno efficace, e di distribuirle in un cammino coerente orientato alla scrittura, anche nelle fasi successive di Prescrittura e Stesura bozze (perlomeno). Non è forse questo ciò che tentiamo di insegnare ai nostri ragazzi, alle nostre ragazze? Pensare attraverso la scrittura? Cercare di dare un senso e una direzione a quello che facciamo? Fiduciosi, come insegnanti, che presto saremo smentiti nel faccia a faccia quotidiano con i volti e i cuori concreti di alunni e alunne, che ci spingeranno a ripensare, a ripensarci, a rimetterci in gioco, come ogni anno, immaginando i possibili percorsi insieme a loro.

Prima, però, cerca di passare dalla teoria alla pratica. Altrimenti, Paolo, sei solo un poser. Del WRW, ma solo un poser.



Microbibliografia e micrositografia

 

 



Paolo Diliberto
Sono un insegnante di lettere nella scuola secondaria di I grado dell’Istituto comprensivo Emma Castelnuovo di Latina. Leggo, scrivo, imparo: per i miei alunni, per le mie alunne; e insieme a loro.

 

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