A passo deciso verso la meta: incontrare i personaggi nella loro profondità. Vivere le storie e lasciarci cambiare.

A passo deciso verso la meta: incontrare i personaggi nella loro profondità. Vivere le storie e lasciarci cambiare.

Dove siamo?

Tempo fa, parlando con una collega e amica, mi è capitato di paragonare il percorso della scuola secondaria di primo grado, e in particolare la didattica dell’italiano, ad una lunga camminata in montagna. In un precedente articolo su questo blog, ho descritto i primi passi, la partenza con una nuova prima, la prima classe nella quale avrei provato ad applicare per sommi capi la metodologia del WRW.
Nessuno avrebbe mai immaginato che saremmo stati colpiti dal temporale Covid, che avremmo dovuto cambiare il passo più e più volte, tra periodi più e meno lunghi di Didattica a Distanza e interruzione delle routine impostate durante il lavoro in classe.
Così siamo arrivati a metà seconda arrancando; pur avendo cercato di continuare il lavoro della nostra comunità di lettori durante il periodo di chiusura delle scuole, all’inizio del secondo quadrimestre ancora facevamo fatica in quello che Loretta De Martin, Agnese Pianigiani e Linda Cavadini, nel loro Leggere, comprendere, condividere, identificano come il secondo dei tre passaggi del processo di comprensione: l’interpretazione del testo.
Soprattutto, ascoltando i book talk e le videorecensioni che i ragazzi avevano consegnato durante le vacanze di Natale, mi sono resa conto del fatto che la loro capacità di comprendere le diverse sfaccettature dei personaggi, le loro caratteristiche esteriori e interiori era limitata alla superficie. I miei allievi, a metà seconda, non erano ancora in grado di individuare i tratti impliciti del personaggio. “Il protagonista è: simpatico, buono, cattivo, gentile, antipatico” e la storia che vive non lo cambia, non ha alcun effetto su di lui. 

La meta da raggiungere.
Era giunto il momento di dare un’accelerata al passo. Un romanzo di formazione ci serviva. Un romanzo di quelli che rende evidente il cambiamento del personaggio, che si “forma”, appunto, sotto gli occhi del lettore attraverso le prove, i conflitti che la storia gli mette di fronte. La mia classe aveva bisogno di un personaggio interiormente spesso, sfaccettato, più complesso dei personaggi incontrati durante la lettura individuale.
Quale personaggio avrebbe potuto smuovere le capacità interpretative dei miei pellegrini – lettori? La risposta è balzata fuori dalle pagine del mio primo taccuino del docente – lettore: qualche anno fa avevo intessuto tra le sue pagine un caldo dialogo con Alex, il protagonista di Black Boys, breve romanzo di Gabriele Clima. 

Alex era il personaggio giusto: il suo cambiamento all’interno delle pagine è evidente. Un ragazzino pieno di rabbia si trasforma, pian piano, in un ragazzo che sa accogliere la sua storia, perdonando chi pensava fosse la causa del suo dolore. In tutto ciò non vi è traccia dei moralismi in cui a volte cascano i romanzi di formazione (anche contemporanei); qui nulla è taciuto, niente viene nascosto agli occhi di un lettore attento. Dal punto di vista formale, invece, Black Boys rispondeva alla mia necessità di un romanzo non tanto lungo, con capitoli brevi e cadenzati (adatti anche ad un’ipotetica lettura registrata, nel caso si fosse andati incontro all’ennesima frana chiamata DAD durante la lettura). 

La strada da percorrere: lo studio del sentiero.

Giunta alla pianificazione del percorso, dunque, mi mancava la “carta geografica” da seguire. Sapevo quale fosse l’obiettivo da raggiungere, la cima alla quale arrivare, ma non sapevo quale fosse “il sentiero” migliore. Ecco però arrivare sulla mia scrivania, proprio al momento giusto, la mappa che mi avrebbe guidato lungo il percorso: l’utilissimo volume Leggere, comprendere, condividere, nel quale le autrici, con la loro consueta generosità, offrono una serie di strategie di lettura e comprensione del testo narrativo adatte a tutti i livelli di lettori. 

Ho sperimentato, dunque, prima di proporle in classe, diverse strategie di analisi del personaggio e del conflitto, applicandole sia al protagonista, sia ai personaggi secondari: “Desiderio – causa – azione – conseguenza” (p. 88); “Tratti sociali del personaggio” (p. 108); “Il personaggio prende una decisione” (p.90); “Relazioni tra i personaggi” (p. 93); “In lotta con se stessi” (p. 124); “Evoluzione del personaggio” (p.94).

Questa fase del lavoro di pianificazione e di applicazione alla mia personale esperienza di lettura delle strategie che sarei andata a proporre mi ha costretta a rallentare, a entrare sempre più consapevolmente nel mio processo mentale di lettrice esperta. Non ho scoperto nulla di “nuovo” sui miei personaggi, grazie alle strategie, nulla che io, lettrice esperta appunto, non avessi già potuto scoprire e gustare durante la prima lettura, ma è aumentata in me la consapevolezza del “come” ho lavorato sul testo, ricostruendolo e interpretandolo.

 

La partenza e il cammino.

A differenza delle più fosche previsioni, la lettura del testo si è svolta completamente in classe, in presenza. Black Boys ci ha tenuti impegnati per tre settimane, quattro ore a settimana. Una lettura “intensiva”, dunque, che ci ha permessi di immergerci completamente tra le pagine, nei pensieri, nei sentimenti e nelle azioni dei personaggi. Ho posto particolare attenzione a centellinare le strategie, a fare in modo che esse non diventassero il perno a cui ruotava attorno il lavoro, ma che, come afferma Serafini, esse fossero sempre “in service of meaning”, a servizio del significato. Una strategia serve se mi consente di approfondire i significati, e non può soffocare il principio cardine dell’educazione alla lettura: leggere deve essere piacevole. Ho perciò intervallato all’introduzione delle strategie nuove discussioni corali, discussioni a piccoli gruppi, annotazioni conosciute e diventate ormai routine della classe.
Una sosta interessante, tra tante, che merita di essere raccontata, è un’ampia discussione emersa dopo un intervento di Anna. Avevamo appena letto le pagine in cui il protagonista esprime tutto il suo disprezzo verso il colpevole dell’incidente che ha dato origine alla storia chiamandolo “Sporco negro”. Di fronte allo sgomento di alcuni compagni, Anna ha alzato la mano e… “Prof, secondo me, anche se non lo ammettiamo, siamo tutti un po’ razzisti dentro”. È calato il gelo in classe in quel momento. Tutti siamo stati provocati, io per prima, dalla riflessione di questa ragazzina che cerca di affacciarsi al mondo con la forza della verità dei dodicenni. Alex ci ha costretti ad ammettere che non siamo “un po’ razzisti dentro”, ma che abbiamo a volte una naturale ed istintiva paura del diverso. Ma, come Alex, la combattiamo attraverso l’uso della ragione e la forza dell’incontro. Il potere della letteratura: incontrando storie, incontriamo noi stessi. Attraverso l’incontro con le storie, noi possiamo riflettere e cambiare. Cos’altro è, allora, se non questo, l’Educazione Civica? 

La meta (provvisoria): il personaggio in una pagina.

A fine lettura, per verificare dove ci aveva portato il cammino, ho proposto la strategia di sintesi “Il personaggio in una pagina”. Questa non era un’attività del tutto nuova per i miei allievi, abituati fin dalla prima a terminare un percorso di lettura collettiva con lo One pager, o italianizzato Tutto in una pagina. Avevamo però necessità di concentrarci sull’obiettivo prefissato all’inizio: dovevo, io per prima, comprendere se il “prato” a cui eravamo giunti era proprio quello che ci eravamo prefissati in partenza. Ho scelto di far costruire a piccoli gruppi, dunque, il personaggio in una pagina, di modo che, anche in questa fase di verifica, si continuasse a lavorare sulla negoziazione dei significati e sulla cementificazione della (debole) comunità di lettori.
Tutti i prompt richiesti dalla strategia sono stati affrontati da tutti i gruppi con notevole profondità e arguzia. Un esempio su tutti: il simbolo che identifica Alex è una mappa, perché desidera ritrovare la sua strada. Oppure il fuoco che pian piano si spegne, perché la sua rabbia lo brucia dentro all’inizio, ma poi man mano viene meno. Ancora, Alex è come un foglio di carta che si stropiccia ma non si strappa; le pieghe restano, ma proprio quelle pieghe lo rendono unico. Molto diverso da “Alex è un ragazzino arrabbiato col mondo” oppure “Alex è un debole che si fa trascinare”, frasi con cui, sono sicura, i miei allievi avrebbero definito il protagonista di questo romanzo prima di questa “escursione” collettiva. 

Un passo oltre: il tema nascosto. 

“Prof., ma siamo sicuri che l’incidente sia il conflitto che mette in moto la storia? E che il vero tema di questo romanzo sia il razzismo?”, interviene un giorno Nicola. Una domanda da tenere lì, da custodire fino a fine lettura e da indagare con una lente d’ingrandimento particolare. Scavando dentro questa domanda, facendoci guidare da strategie e routine che avevamo consolidato durante la lettura individuale, soprattutto uno dei segnali del Nota e Annota, “Ancora e Ancora” abbiamo scoperto che no, la paura del diverso è solo uno dei temi di questo romanzo. Black Boys però, più che di questo ci parla del dolore, di come affrontare la perdita di una persona cara, di come ripartire dopo un lutto o una situazione difficile, qualunque essa sia. D’altronde, è la domanda che Alex si pone proprio nell’incipit del romanzo, e che pian piano, tra le pagine, troverà la sua risposta. Una risposta che ognuno di noi, prima o poi, si troverà a cercare. Ed Alex, forse, come tutti i buoni personaggi letterari, potrà farci da apripista.



Bibliografia

Eleonora TrapellaInnamorata da sempre dello sciabordio delle onde del mare e del fruscio delle pagine dei libri, dopo un periodo passato tra le montagne della Valle d’Aosta, è finalmente tornata a vivere e insegnare in provincia di Torino, nella scuola del paese che l’ha vista crescere
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