Rituffiamoci nella Fiction. Serravallo’s Summer Writing Camp ed. 2018.

Rituffiamoci nella Fiction. Serravallo’s Summer Writing Camp ed. 2018.

Sta per iniziare il nuovo Summer Camp di Jennifer Serravallo dedicato, quest’anno, alla lettura. Noi non vediamo l’ora di trascorrere qualche ora delle nostre giornate estive in sua compagnia e sappiamo che anche per voi è lo stesso.

Nel frattempo vi riproponiamo i video postati da Jennifer nel gruppo FB “The Reading and Writing Strategies Community” insieme alle traduzioni che lo scorso anno ci hanno accompagnati nelle quattro settimane dedicate alla scrittura.

Prima di iniziare rituffandoci nella fiction ecco un paio di link utili:

Al termine dell’articolo trovate il link per scaricare le traduzioni in PDF.

FICTION

Obiettivo: scrivere un racconto breve.

Giorno 1. Strategia 3.24 di The Writing Strategies Book.

“What if…”

https://www.facebook.com/jennifer.serravallo/videos/10156432011198917/

Grazie a Sarah Giordano per la traduzione

Fino al minuto 4 circa Jennifer introduce il corso e spiega come sarà organizzato. Nel farlo assume lo stesso atteggiamento e rispetta la stessa struttura della ML che conosciamo (vedi Scrittori si diventa) ovvero, prima la “connessione” con gli studenti, in cui anticipa i contenuti, poi la “lezione esplicita”, quindi il coinvolgimento attivo, in cui chiede a noi di lavorare, ma solo dopo aver mostrato in diretta cosa scriverebbe lei, infine i riferimenti utili.

Dopo un benvenuti al “Summer Writing Camp” Jennifer si dice molto felice che in tanti possano partecipare al corso attraverso una piccola attività di scrittura estiva e condividere pensieri e riflessioni. Questo permetterà a tutti di avere, alla fine dell’estate, un’esperienza su cui poter contare quando dovremo supportare i nostri studenti-scrittori, ma anche una serie di mentor text da poter utilizzare con loro, durante le nostre consulenze o nei piccoli gruppi.

Per cominciare suggerisce che ognuno abbia un taccuino, magari da decorare e personalizzare come ha fatto lei. Jennifer confessa di portare sempre con sé il suo taccuino, ovunque vada, anche quando insegna scrittura; lì ci sono i vari testi di prova, i vari strumenti che utilizza; conoscere questo quaderno molto bene le permette di sapere cosa c’è scritto e di tirarlo fuori quando svolge una minilezione, o una consulenza.

Quindi ci spiega come funziona il corso. Ogni settimana terrà delle dirette video dedicate a un genere differente, che lei affronterà nell’arco della settimana, lavorando sulle varie fasi di scrittura di quel genere. Possiamo trovare queste informazioni nella sezione “Getting Started”, il primo capitolo del libro “Writing Strategies”, dove c’è un grafico a “ruota” che con i vari processi di scrittura.

In realtà ricorda che non c’è un unico processo di scrittura da seguire, perché può essere diverso per ciascuno di noi. Ma cercherà di condurci attraverso questo processo come fa con i suoi ragazzi.

Perciò cominceremo raccogliendo le idee e lei ci offrirà delle strategie per farlo (sta a noi scegliere quelle che funzionano meglio nel nostro caso); quindi  procederemo sviluppando poi un’idea, stendendo una bozza, rivedendola ed eventualmente pubblicandola.

Al termine della minilezione giornaliera su una particolare strategia di scrittura, lei ci chiede di impostare un timer di 10 minuti e di provare a scrivere per 10 minuti senza distrazioni per sperimentare quella particolare strategia.

Fine dell’introduzione, minuto 4 circa

Il libro da cui parte è “Nothing Ever Happens On 90th Street” [di Roni Schotter, ill. da Kyrsten Brooker; non esiste in italiano].

 Ciò che Jennifer ama di questo libro è il fatto che l’autrice riesce davvero a entrare nella mente di chi si avvicina da zero alla scrittura di invenzione e sembra suggerire “Ci sono tantissime idee nascoste in ogni parte del tuo mondo, devi solo usare un po’ di immaginazione”.

 

La storia parla di una bambina che ha il compito di scrivere una storia. Ma quando torna a casa siede sotto la veranda ed è frustrata, perché non ha idee: guarda il foglio bianco e dice “Non succede mai nulla sulla 90esima strada”, e cerca di farsi venire un’idea. Così guarda il suo vicinato e cerca di  usare maggiormente l’immaginazione. Lì c’è una donna che, mentre prepara una zuppa, le dice: “Devi solo chiederti cosa succederebbe se…” [in inglese “What if”, che poi è il nome dato a questa strategia]. Quindi il libro prosegue con la ragazzina che immagina quello che potrebbe capitare alle persone che la circondano.

Jennifer perciò ci propone di partire chiedendoci “What if…” (la strategia 3.24 del libro), cosa sarebbe potuto accadere in una particolare circostanza? Partiamo pensando a qualcosa che è realmente accaduto nella nostra vita, per poi provare a cambiare un particolare di quell’episodio (una persona, l’ambientazione, introdurre un nuovo problema) per trasformarlo da episodio reale in racconto di invenzione.

Il nostro compito è prendere il taccuino e scrivere solo poche righe, non l’intera storia.

Lei ci mostra come farebbe. [Proprio come dovremmo fare nei confronti dei nostri studenti]. Così, Jennifer racconta che proprio il giorno prima lei era in spiaggia con le sue figlie, che raccoglievano conchiglie, e gusci di granchi. Non avevano visto granchi vivi, ma… Cosa sarebbe successo se ne avessero visto uno? Perciò scrive [dal vivo!] sul proprio taccuino esplicitando ad alta voce il suo pensiero (Thinking aloud):

“Io potrei scrivere una storia su due bambini che trovano un granchio sulla spiaggia. Magari il granchio sembra aver bisogno di aiuto e i bambini trovano qualcuno sulla spiaggia che possa aiutare il granchio.”

Solo poche righe. Se scriveremo per 10 minuti, probabilmente butteremo giù 6, 7, 8 diverse idee: alcune di queste saranno insignificanti, ma magari ce ne sarà una che ci farà venir voglia di raccontare quella storia.

Jennifer prova con un altro tentativo e richiama alla mente un episodio della sua infanzia: era con i suoi nonni a una fiera di paese, di quelle con bancarelle, popcorn, animali… E la domanda che le viene in mente è: cosa sarebbe successo se mi fossi persa? Così annota sul suo taccuino: “Potrei scrivere una storia su una bambina che, a una fiera, si smarrisce, perde i suoi nonni. Cercherà qualcuno che la aiuti a ritrovarli…”. Ci mostra quello che ha scritto sul suo taccuino, ovvero non storie complete, ma poche, brevi idee. Perché questo è quello che accade nella realtà: gli scrittori di fiction raccolgono le idee in vari modi: alcuni partono dai personaggi, magari incontrano qualcuno in metro e si chiedono cosa potrebbe capitare a quel personaggio; altri si lasciano ispirare da una certa ambientazione, e cita l’autrice Patricia MacLachlan, che confessa di trovare ispirazione nella prateria; oppure possiamo partire con un problema, un tema che ci è particolarmente caro, e chiederci quale messaggio vogliamo trasmettere.

Per concludere, Jennifer suggerisce altre strategie per raccogliere le idee contenute nel capitolo 3 del suo libro, da usare in alternativa alla strategia presentata in questa minilezione, se questa non ci è piaciuta ovvero

  • strategie 3.16 e 3.36 (strategie che aiutano a raccogliere le idee partendo dai personaggi);
  • strategie 3.8 e 3.17 sono invece focalizzate sulle ambientazioni;
  • strategia 3.35 “di livello avanzato” perché si concentra sui conflitti (tra persone, o tra uomo e natura…);
  • strategia 3.32 incentrata su idee astratte (ad esempio, sul bullismo);
  • strategia 3.25, “mix and match”, ovvero quella che affianca una lista di personaggi a una lista di ambientazioni, o di problemi e prova a fare una serie di abbinamenti per immaginare come la storia potrebbe procedere, come una sorta di slot-machine.

Quindi è ora di far partire i nostri timer e provare a buttare giù le nostre idee, senza troppe preoccupazioni, distrazioni, o stress. Solo idee, tranquillamente.

 

 Giorno 2. Strategia 5.8 di di The Writing Strategies Book.

“Uh-oh, UH-OH, Phew  (OH-OH… Fiuuu )

https://www.facebook.com/jennifer.serravallo/videos/10156434387798917/

Grazie a Sarah Giordano per la traduzione

Dopo aver suggerito ulteriori strategie per raccogliere idee in alternativa a quelle che aveva proposto il giorno prima, Jennifer mostra la pagina 13 del suo libro, con lo schema cui aveva già accennato durante la prima diretta, che raffigura le varie fasi del processo di scrittura. Ieri abbiamo affrontato la fase di “Generare e Raccogliere Idee”, oggi ci occuperemo di “Scegliere un’Idea e Svilupparla”.

Oggi scegliamo uno degli argomenti, delle idee che abbiamo provato a buttare giù ieri, quella che ci sembra migliore e a cui dedicheremo il resto della settimana. Jennifer ci suggerisce di sceglierne una che contenga una sorta di conflitto o problema. Gran parte delle storie per bambini contengono un problema centrale introdotto verso l’inizio della storia.

Il mentor text da cui parte oggi è “My Best Friend” di Mary Ann Rodman, la storia di una bambina di nome Lily, che desidera ardentemente diventare amica di Tamika, una ragazzina più grande, che però la ignora e preferisce un’altra coetanea, Shanice. “Tamika è la mia migliore amica” esordisce Lily “Solo che lei ancora non lo sa”. Il problema, quindi, in questa vicenda, è quello di una ragazzina che vorrebbe avere un’amica ma non riesce; il problema peggiora sempre di più nel corso del libro e si risolve solo alla fine, quando Lily riesce a passare un po’ di tempo con Tamika ma, soprattutto, stringe amicizia con un altro gruppo di ragazzine che hanno la sua stessa età.

Molte storie per bambini hanno questa stessa struttura: c’è un problema, il protagonista deve affrontarlo, ma questo problema diventa sempre più grande, fino a quando non viene definitivamente superato.

La strategia che Jennifer ci suggerisce oggi è la 5.8 “Uh-oh, UH-OH, Phew”, che in italiano potrebbe essere tradotta come oh-oh, OH-OH… Fiuuu. Al minuto 2:38 ci mostra anche un grafico che rende l’idea di come la storia si sviluppi, con un problema iniziale (oh-oh) che diventa sempre più grande (OH-OH), fino alla cima della curva, e alla fine arriviamo a una soluzione finale.

Per darci un’idea di questa strategia, Jennifer parte da un’idea incentrata su una bambina che desidera tantissimo il camioncino rosso del suo compagno di scuola. Il problema iniziale (il momento “oh-oh”, ovvero “pericolo”) si presenta nel momento in cui la bambina, di nascosto dal suo compagno, ruba il camioncino rosso. Jennifer ha trascritto questa situazione alla base del grafico a campana, suggerendo che in alternativa noi possiamo anche abbozzare uno schizzo, o un fumetto in corrispondenza dello stesso punto. La storia prosegue col peggioramento del problema, nel momento in cui la bambina avverte un senso di colpa per ciò che ha fatto e decide di nascondere il camioncino alla sua famiglia, in modo che nessuno possa scoprirla: questo sarà il secondo momento “oh-oh” della nostra storia. La situazione si aggrava ulteriormente quando la mamma trova il camioncino nello zaino della bambina e chiede spiegazioni: ma lei non confessa la verità e dice invece che le è stato regalato. Il culmine della vicenda (che corrisponde poi alla cima della collina raffigurata nel grafico, ovvero in corrispondenza del punto di svolta della storia) arriva quando la sorella più grande, con cui la bambina si confida, la aiuta a capire il suo errore. Il momento “Fiuuu” (ovvero “sospiro di sollievo”) arriva quando lei restituisce il camioncino al suo amico a scuola. Al minuto 4:24 Jennifer mostra quindi lo schema completo.

Ora arriva per noi il momento di scrivere per 10 minuti: quello che ci viene chiesto è di trovare un paio di possibili storie con questa struttura a collina. Possiamo pensare anche individuare un’unica storia, ma con sviluppi differenti, o un unico protagonista iniziale che deve affrontare due diversi conflitti, o luoghi diversi. Quello che ci chiede è di individuare una coppia di “story mountains”, due montagne in cui schematizzare le nostre due vicende. Secondo Jennifer sarà molto utile pianificare, dedicare del tempo alla pianificazione prima di iniziare a scrivere.

 

 Giorno 3. Strategia 6.32 di The Writing Strategies Book.

Scrivere attraverso una Maschera.

https://www.facebook.com/jennifer.serravallo/videos/10156436515733917/ #serravallowritingcamp

Grazie a Sarah Giordano per la traduzione

 Prima di introdurre la strategia di oggi, Jennifer riprende lo schema di pag. 13 del suo libro: siamo partiti dalla fase “Generare e Raccogliere Idee”, siamo passati a “Scegliere un’Idea” e oggi ci occuperemo di svilupparla utilizzando diverse possibilità di “story mountains”, storie a montagna, molte delle quali sono basate su un problema. Quello che farà oggi sarà esplorare i vari personaggi, utilizzando la strategia 6.32, particolarmente adatta per chi lavora con studenti della scuola primaria o secondaria di primo grado; per bambini più piccoli è adatta invece la strategia 3.13, che in effetti serve a generare idee ma si presta anche per riflettere sui personaggi. Le strategie 6.31 6.21 e 6.27 sono altre valide alternative per lavorare sui personaggi.

La strategia che ci propone oggi è raffigurata nella mappa che Jennifer mostra al minuto 1:30, in cui ci sono tre domande. La prima è “Chi potrebbe raccontare la tua storia?”: si tratta cioè di scegliere il narratore (interno o esterno) in base allo scopo che vogliamo raggiungere. Possiamo scegliere tra un narratore esterno, in terza persona, che vede tutto e conosce tutta la storia; oppure un narratore interno, uno dei personaggi della storia. Nel caso di Jennifer e della storia che ha immaginato nel video di ieri (quella del camioncino rosso), il narratore può essere una voce esterna alla storia; oppure il personaggio principale, la bambina che aveva rubato il camioncino e deve affrontare la propria colpa; oppure il narratore può anche essere la sorella maggiore, colei che salva la storia e dà una lezione, un insegnamento alla bambina.

Dopo aver riflettuto sulle possibili voci narranti, passiamo al secondo punto della mappa: “Indossa una maschera e guarda la storia attraverso gli occhi del tuo narratore: cosa provi? Cosa noti?”. Una volta scelto chi è il narratore, dobbiamo quindi chiederci cosa vede e come lo vede, cosa sa, cosa prova, cosa nota. Infine – ultimo punto – proviamo di nuovo a porci le stesse domande, cambiando la voce narrante.

Non è ancora arrivato il momento di scrivere le bozze, non dobbiamo ancora scrivere la storia per intero, siamo ancora in fase di progettazione. Dobbiamo solo far partire la storia. Proviamo a pensare ai primi due paragrafi della storia. Dopo aver provato a pensare alle voci narranti possibili, dopo aver visto come ci sembrano, potremo scegliere quella che ci piace di più e iniziare a scrivere davvero la storia.

Per la lezione di oggi Jennifer ci propone tre mentor text: il primo lo abbiamo già incontrato ieri, “My Best Friend”. Vuole che ci concentriamo su chi racconta la storia e su come il suo punto di vista possa influenzare la nostra percezione della vicenda. Ci legge le prime righe:

“Ciao Tamika – dico io. Tamika storce il naso, tira fuori la lingua, poi si tuffa in piscina con Shanice. Tamika è la mia migliore amica. Solo che lei ancora non lo sa.” Chi racconta la storia qui è la protagonista, Lily, che guarda tutto attraverso i propri occhi. La conseguenza di aver scelto lei come voce narrante è che noi entriamo davvero nella sua testa, proviamo le sue emozioni, vediamo ciò che vede lei, e vediamo tutte le diverse dinamiche tra amiche attraverso la sua prospettiva.

Il secondo mentor text è “Snow Day!” di Lester Laminack: si tratta di un libro molto interessante per quel che riguarda la prospettiva del narratore. Jennifer ci legge la prima pagina:

“Hai sentito cosa ha detto? L’uomo delle previsioni del tempo ha detto quello che penso? Ha detto neve? Oh, ti prego, fa che nevichi, montagne e montagne di neve!” e ci mostra la prima illustrazione. Per tutta la storia si vedono questi due personaggi, un bambino e suo padre, raffigurato sullo sfondo. Per tutta la storia immagino tutte le cose che potranno fare in un giorno di neve, quanto sarà divertente, e noi siamo portati a credere che tutta la storia sia raccontata dal bambino. Ma alla fine scopriamo che non è così, perché le ultime parole del narratore sono: “Non posso arrivare in ritardo: sono il maestro!”

L’ultimo testo è “Meet the Dullards” di Sara Pennypacker, un esempio di narratore esterno. In questo caso c’è una sensazione diversa, di maggiore distanza, legata al fatto di non avere appunto un narratore interno coinvolto nella vicenda; ma questo è funzionale all’argomento della storia. La storia parla di una famiglia estremamente noiosa, e i bambini decidono di reagire perché non vogliono vestire sempre di grigio, vogliono una vita più eccitante.

“Un giorno il signore e la signora Dullards ricevettero una brutta sorpresa: i Dullards avevano ritirato tutti i libri e dato ai loro figli dei fogli bianchi da leggere in alternativa. Quindi si erano ritirati in camera a discutere. Non era la prima volta che i figli li traumatizzavano: la settimana prima avevano chiesto di poter andare a scuola, e il giorno prima la signora Dullards li aveva beccati che cercavano di uscire fuori a giocare!” In questo caso, quindi, la scelta del narratore esterno funziona di più, perché può entrare nella mente di tutti i personaggi e sapere cosa pensa e prova ciascuno di loro.

A questo punto, Jennifer inizia a lavorare sulla propria storia: indosserà la maschera del narratore e proverà a raccontarla secondo il suo punto di vista. Un primo risultato è: “Ero seduta a scuola, ho sbirciato e ho visto ciò che desideravo: un bellissimo camioncino rosso fiammante! Già immaginavo di giocarci, sentivo quanto avrei potuto divertirmi. C’era un solo problema: il camioncino non era mio.” E potremmo andare avanti per uno o due paragrafi. Non serve scrivere ancora, solo provare a immaginare. Ora tira una riga e cambia voce narrante: “Era un normale giorno di settembre in classe e tutti i bambini erano seduti in cerchio. La maestra dice: ‘Ok ragazzi, vediamo cosa avete portato oggi da farci vedere. E a turno ciascun bambino mostra il proprio tesoro: c’era una bambola portata da una bambina, il libro preferito di un altro, e un camioncino rosso fiammante portato da un bambino seduto accanto alla protagonista…”. Ecco che il racconto in terza persona ci trasmette altre emozioni. Ultima prova: se fosse la sorella maggiore a raccontare la storia, come la racconterebbe? Cosa vedrebbe, cosa proverebbe, cosa noterebbe? Questa secondo Jennifer è la versione più difficile, anche perché si tratta di iniziare a raccontare la storia in un altro momento, non certo dall’inizio, in classe; probabilmente funzionerebbe di più raccontare la storia a casa, dopo che la bambina ha rubato il camioncino; si tratterebbe quindi di saltare il problema iniziale, quello della bambina che desidera ardentemente il camioncino del suo compagno, e andare direttamente a casa. “Guardai attentamente e vidi tra le mani di mia sorella un camioncino rosso che non aveva quando era andata a scuola. ‘Dove l’aveva preso?’ mi domandai.” Ed ecco che qui ci troviamo davanti a emozioni diverse.

Allora, Jennifer ci invita a dedicare 10 minuti (o anche di più, se necessario) per provare a immaginare un paio di voci narranti alternative per la nostra storia. Uno o due paragrafi. Domani sarà il giorno delle bozze. Buon lavoro

 

Giorno 4. Strategia 5.31 di The Writing Strategies Book.

Muoversi velocemente (o lentamente) attraverso il tempo

https://www.facebook.com/jennifer.serravallo/videos/10156439046918917/

Siamo alla quarta tappa – la penultima – del percorso sul testo narrativo: avanzare rapidamente (o lentamente) nel tempo.

Jennifer ci consiglia di non scrivere sul taccuino in bozza [4.1] ma su fogli mobili in modo da poter essere più liberi di manipolare il testo, anche di tagliare fisicamente la pagina per riordinare i paragrafi.

Collegamento con le ML precedenti: Abbiamo lavorato sulla struttura del pezzo e, qualsiasi andamento abbiamo scelto (curva a campana . montagna . circolare), abbiamo anche pensato a chi racconta la storia provando più punti di vista, diversi incipit.

Oggi dovremo tenere tutto ciò in considerazione quindi J. ci fornisce qualche aiutino in più e,  prima di iniziare a scrivere in bozza, ci consiglia di mettere in atto alcune strategie contenute nel capitolo corrispondente all’obiettivo 10 del suo libro (Collaborare con compagni/gruppi di scrittura). Se accanto a noi c’è qualche collega/amico che sta partecipando al campus di scrittura ci propone la strategia 10. 12 “Interrompi il tuo compagno” (potremmo anche raccontare la storia ai nostri figli in assenza di colleghi) In cosa consiste questa strategia? Semplice!

Si tratta di parlare della nostra storia con qualcuno, raccontarla ad alta voce chiedendo di essere interrotti – il compagno deve chiedere più informazioni riguardo a ambientazione, dialoghi, riflessioni, azioni e sentimenti dei personaggi – per aggiungere quanti più particolari al racconto. È un strategia che lei adora proporre ai bambini, anche quelli più piccoli, sia mentre lavorano sulla struttura della storia sia mentre stanno disegnando uno storyboard. In quest’ultimo caso i bambini disegnano una vignetta per pagina, poi tornano indietro e, indicando con il dito la vignetta, raccontano la storia al compagno/a. Potrebbe essere anche una strada per introdurre in modo soft le consulenze tra pari. Quindi J. si sposta verso la strategia del giorno e ci spiega che scrivendo dobbiamo controllare il tempo del racconto:  alcune parti devono scorrere veloci mentre altre andar più lente. Nel suo testo la propone come strategia di revisione ma è anche ottima (e ce lo dimostra oggi) per la bozza. 

Come lavorare? Dobbiamo tornare alla curva della storia e determinare su quale evento soffermarci per trattarlo passo passo e su quali eventi sorvolare. Per sceglierlo, la domanda chiave da porsi è: su cos’è davvero la tua storia? cosa vuoi dire ai tuoi lettori? Lei, ad esempio, con la storia sul furgoncino, vuol far emergere come a volte noi compiamo delle scelte di cui poi ci pentiamo. Nella sua storia, la sorella maggiore della protagonista ha un ruolo decisivo sulle sue riflessioni riguardo al “furto” del camioncino. Quindi J. ci dice che le parti che ha scelto di enfatizzare sono l’incipit, il momento in cui la bambina inizia a riflettere su ciò che ha fatto e, soprattutto, il paragrafo in cui entra in scena la sorella maggiore. La parte finale in cui restituisce il furgoncino è sì importante ma non necessita tanti dettagli quanti quelle menzionate in precedenza. 

Ma in modo pratico? Come fare? Dobbiamo tornare sulla curva della storia e segnare con dei simboli i momenti in cui rallentare (perché sono le parti più importanti della storia).

A questo punto Jennifer ripropone lo stesso albo usato nelle ML precedenti e ci fa notare come alcune sequenze della storia siano molto più dettagliate in quanto a riflessioni, sentimenti dei personaggi, dialoghi. Le azioni non sono tantissime, perché muovono in avanti la storia, invece qui ci si sofferma su parti cruciali per determinare cosa provano i personaggi

Non solo: dopo una sequenza molto dettagliata, in questo racconto c’è un salto nel tempo e non vengono forniti dettagli su quanto accade nel frattempo. Evidentemente non sono importanti per veicolare il messaggio che l’autore vuole mandare.

È ora per noi di scrivere in bozza tutto il racconto. Naturalmente possiamo scrivere anche più di 10 minuti, il tempo volerà! (in classe il tempo di scrittura autonoma è sicuramente più lungo). Prima di iniziare prendiamoci un attimo di tempo per considerare su quali parti accelerare, quali sorvolare e su quali rallentare. Se abbiamo qualcuno con cui parlare del pezzo, meglio!

 

(nota 4.1) Le bozze non vanno mai sul taccuino. In classe i miei alunni scrivono in bozza su un blocknotes perché molti sono confusionari e i fogli mobili sparirebbero all’istante. Conservano però le bozze, una volta staccate dal blocco, all’interno di un portalistino: ciascuna busta contiene la storia di un pezzo.

 

Giorno 5. Strategia 9.31  di The Writing Strategies Book

Considerare la lunghezza delle frasi

https://www.facebook.com/jennifer.serravallo/videos/10156441070713917/

 Inizialmente Jennifer Serravallo ripercorre i passi su cui ci ha guidati in settimana: abbiamo lavorato in prescrittura con la tecnica dell’ “E se..”; pensato alla struttura della storia (la montagna, con la tecnica “oh – OH OH – OH OHHH – Fiuu”) provato a indossare maschere per scegliere il narratore in base ai punti di vista con cui diverse persone racconterebbero la storia; chiacchierato con dei colleghi/amici/familiari per sviluppare meglio la storia: e ieri abbiamo lavorato alla bozza. Siamo andati velocissimi! Un lavoro del genere, in classe, non può durare 4/5 giorni ma, per seguire l’intero processo di scrittura (vedi parte iniziale delle 300 strategie di scrittura) sono necessarie, in aula, almeno 2 settimane (anche di più). 

Oggi lavoreremo a cavallo tra la revisione e l’editing.

Per spiegarci la Strategia 9.3, relativa alla lunghezza delle frasi, J. rimanda ai due box in fondo alla pagina della strategia (p. 354) in cui sono indicati gli impatti più comuni delle frasi brevi e di quelle lunghe sui lettori. (Sono aspetti interessanti da considerare quando leggiamo un testo ad alta voce in classe oppure per delle ML).

Traduzione della tabella di p. 354 di The Writing Strategies Book

Frasi brevi:

  • per agganciare il lettore all’inizio di un pezzo;
  • per portare verso un colpo di scena; 
  • per enfatizzare un concetto
  • per far scorrere velocemente l’azione (ritmo più sostenuto)
  • all’interno dei dialoghi
  • nella narrazione, per catturare la sfumatura di un pensiero, all’interno di una riflessione più ampia.

Frasi lunghe:

  • per agganciare un lettore all’inizio di un pezzo;
  • per il flusso di coscienza;
  • per catturare un punto di vista, come quello di un personaggio ossessivo che guarda le cose e vaga con il pensiero;
  • per rallentare il ritmo

Il mentor di oggi è “Joey Pigza: Swallowed the Key“. [5.1] Il protagonista di questo libro è Joey Pigza (è lui che racconta la storia), un bambino con molti problemi a scuola dovuti al suo comportamento. Joey è un ADHD. Si sforza di comportarsi bene a scuola, di contenersi, ma la sua mente lo porta molto spesso altrove. Jennifer ci legge questo estratto dal testo:

“E piangevo mentre me ne andavo e non riuscivo a vedere con le lacrime agli occhi e la mia stupida caviglia mi faceva male e colpivo il bordo della porta con la spalla e mi prese un crampo”

Questa è un’unica frase e, scritta in questo modo, ci rende l’idea del susseguirsi dei pensieri nella mente di Joey. Jennifer ci propone quindi di tornare alla nostra bozza, ad un pezzo che riteniamo particolarmente importante, per manipolare un po’ le frasi. Consiglia di fare diverse prove sulla lunghezza delle frasi e di leggere il testo ad alta voce perché è utile per capire meglio il tono della storia, il mood che si vuole dare e per verificare se è coerente con l’idea che noi ci siamo fatti del nostro narratore: lo direbbe così? – il ritmo rispecchia il suo sentire? – questo ritmo veicola bene le nostre intenzioni?

Jennifer, infatti, ci mostra tre tentativi di manipolazione del pezzo che ha scritto in settimana, operati sulla parte del racconto in cui la bambina vede per la prima volta il camioncino rosso che poi deciderà di sottrarre al compagno.

  •  paragrafo con frasi della stessa lunghezza – ritmo piatto;
  • spezzare alcune frasi in frasi più brevi;
  • tre luuunghe frasi e unione di due paragrafi.

Dopo averle lette ad alta voce si interroga su quale delle tre sia la più adatta per le intenzioni, il tono ed il ritmo di questa parte della sua storia. (sceglie il secondo tentativo perché comunica più suspense)

Ecco che tocca a noi tornare sul nostro racconto e ragionare sulla lunghezza delle nostre frasi.

Infine, per celebrare il nostro pezzo ed il concludersi della settimana sul testo narrativo ci propone di scegliere un’attività tra quelle presenti in chiusura del suo libro.

 

(nota 5.1)  Quando lavoriamo in ML sulle strategie di scrittura, è bene dire qualche parola per presentare l’albo/il libri da cui è tratto il mentor text – se non riusciamo a leggerlo tutto durante la lezione.

 

 

Scarica le traduzioni in PDF.

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