Dal testo alla minilesson: dalla lettura alla scrittura.

Dal testo alla minilesson: dalla lettura alla scrittura.

Jack London Il chinago, in Racconti del Pacifico, Guanda edizioni

Due parole sui Racconti del Pacifico

23 aprile 1907, una goletta salpa alla volta delle Hawaii: l’equipaggio è ridotto all’osso e i mesi prima della partenza non sono stati una passeggiata. L’armatore sembra ammantato di sfortuna ma è anche terribilmente caparbio, forte della vita spericolata condotta fino a qualche anno prima e che lo aveva visto strillone di giornali, pescatore clandestino di ostriche, cacciatore di foche, corrispondente di guerra, pugile, vagabondo, carcerato, coltivatore e cercatore d’oro. Ha deciso da tempo: la sua impresa sarà fare il giro del mondo in barca a vela.  La prima rotta saranno i mari del sud, sulla scia degli amati Stevenson e Melville, lo accompagneranno la seconda moglie Charmian, impavida e irruente come lui, il cognato e pochi uomini d’equipaggio. Terrà lui stesso il timone e porterà la barca a vela attraverso le isole Samoa, Bora Bora, Marchesi, Honolulu. Ma c’è un altro impegno al quale non può sottrarsi: deve scrivere 1000 parole al giorno, che la moglie batte a macchina, non può fermarsi; di tutti i lavori fatti è la scrittura che lo ha reso ricco e gli editori incalzano. Il farabutto, per cui ha scritto il suo libro più famoso quattro anni prima, lo ha pagato una cifra irrisoria, nonostante le sei milioni di copie vendute solo in lingua inglese: non commetterà più lo stesso errore. La scrittura è la sua vita, la sua vena aurifera, ha un bisogno matto di scrivere: è così che in quindici anni di carriera avrebbe scritto cinquanta libri, toccando tutti, o quasi, i generi letterari. Oggi, 23 aprile 1907, non ha ancora trent’anni ed ha già vissuto almeno dieci vite, molte delle quali sono finite nei suoi libri e racconti. 

Il proprietario, lo skipper, il reporter, il mozzo e lo scrittore su quella nave è Jack London. Due libri nacquero da questo viaggio straordinario: “La crociera dello Snark” e “Racconti del Pacifico”, nove racconti uniti da uno stesso filo conduttore, il conflitto e la lotta con la natura, tra gli uomini e con il destino.

Il Chinago, racconto modello

Lo scontro tra i bianchi oppressori e gli oppressi è ben rappresentato nel racconto che apre la raccolta: Il chinago. Siamo a Thaiti, in una piantagione di caffè la cui manodopera d’importazione è cinese. Il narratore ci scaraventa subito in tribunale con Ah Cho accusato per errore di omicidio. Il narratore assume sovente il punto di vista del protagonista, che è convinto non gli succederà nulla perché non potevano tagliare la testa a cinque uomini per due sole pugnalate. Ai pensieri del condannato si sovrappongono le considerazioni del narratore che spiega i motivi di quella condanna: i cinesi erano stati portati a Tahiti da una società inglese proprietaria della piantagione, essa non poteva permettere che quegli operai che le erano costati una fortuna prendessero l’abitudine di ammazzarsi fra loro. Ai motivi economici si somma la smania dei francesi di imporre ai cinesi i pregi e le virtù delle loro leggi. Dopo tutte queste considerazioni ci viene finalmente spiegato chi è Ah Cho: è giovane, ha 22 anni e ha scelto di imbarcarsi per Thaiti per una vita migliore. London è vicino a questo personaggio che vuole migliorarsi, si ammazza di fatica per un futuro migliore e ne rileva la straordinarietà: è una persona mite, senza alcun vizio, un uomo insomma a cui serviva poco, gli bastavano i saperi semplici. Esattamente all’opposto è costruito il personaggio di Schemmer, lo schiavista, un bruto, una belva che riusciva a ricavare fino all’ultimo sprizzo di energia dai suoi cinquecento schiavi; perché loro questo erano, e tali sarebbero rimasti fino alla fine dei cinque anni: schiavi.Tanto Ah Cho è riflessivo, posato, mite e autorevole, tanto Schemmer è mosso da una primitiva, dominante, implacabile brutalità: è un tedesco, il braccio armato del padrone, un giorno aveva ucciso con un pugno un chinago e tutto era stato insabbiato dai media. Impossibile non constatare quanti stereotipi siano presenti in questo racconto: il cinese che ha nelle vene la mitezza e pazienza dell’Asia, il tedesco brutale e dominatore e i francesi che hanno la smania di educare il resto del mondo ma commettono grossolani errori.

La sentenza emessa punisce degli innocenti, esattamente quello che Ah Cho si aspetta dai bianchi.  Ah Chow, un suo compagno, viene condannato a morte, lui a venti anni in Nuova Caledonia. E qui ci si mette il destino, altro grande personaggio dei romanzi di London: il magistrato dimentica la W e trascrive male il suo nome, così Ah Cho viene portato alla ghigliottina  al posto di Ah Chow dallo sciocco gendarme francese Chruchot. A nulla serve dimostrare l’errore dichiarando di essere più basso, Chruchot si rese conto che sedeva l’uomo sbagliato, ma tutto sommato era un chinago alla fin fine. Persino Schemmer si accorge dell’errore, ma afferma “facciamola lo stesso finita, è un chinago”. Per entrambi uccidere un chinago è un lavoro come un altro, un lavoro che va fatto, come piantare il cotone o incanalare l’acqua, commenta il narratore.

Mentre la ghigliottina scende, Ah Cho capisce che il gendarme si era sbagliato, la lama non avrebbe fatto nessun solletico questo almeno riuscì a capirlo, prima di cessare di capire. Il racconto finisce con la stessa parola che con cui si era aperto: capire. Ah Cho non capiva il francese, non è riuscito a capire i diavoli bianchi, ma ha compreso che la lama non fa alcun solletico, che la morte non ha nulla di divertente.

 

Portare il Chinago in classe

Ho scelto di leggere questo racconto in terza per motivi diversi.

Complessità stilistica:

  • struttura non lineare: inizio in medias res, presenza di flashback, alternanza di sequenze riflessive
  • narratore in terza persona ma che adotta punti di vista multipli
  • finale con chiusura circolare
  • lessico concreto e specifico

Alterità, distanza storica:

  • va ricostruita la situazione sociale del luogo
  • ci permette di conoscere gli stereotipi culturali di fine Ottocento
  • indaga la situazione dei lavoratori nelle colonie

Trama avvincente:

  • i personaggi entrano direttamente sulla scena con frasi o azioni, non c’è introduzione da parte del narratore
  • il racconto è un susseguirsi di colpi di scena

Temi etici e sociali:

  • alcuni temi sono legati al contesto storico (lo schiavismo, il razzismo, i mancati diritti dei lavoratori)
  • alcuni sono legati alla biografia dell’autore (socialismo, il self-made man, l’uomo che vuole sollevarsi dalla sua condizione)
  • altri sono universali (sono gli uomini tutti uguali? è giusto, in nome della propria sicurezza, non difendere un altro uomo?)

 

Un ulteriore percorso potrebbe essere quello di approfondire la biografia di London, che da sola vale un libro d’avventura e collegare ad essa le sue opere. Per questo racconto è importante che i ragazzi sappiano che London ha osservato direttamente quell’ambiente e quella società e che i suoi racconti sono racconti di viaggio, seppur romanzati.

Nel laboratorio del docente che progetta: strategie per comprendere

Sono molte le strategie che possono essere applicate a questo racconto, vorrei qui esemplificare il lavoro sulla struttura, necessario per ricostruire il testo e iniziare a riflettere su come il narratore racconta la vicenda. Attraverso la strategia storie con flashback, i ragazzi potranno facilmente individuare che il racconto inizia in medias res, al momento del processo in cui sono coinvolti i lavoratori della piantagione. Il narratore isola un solo indagato ed entra nella tua testa, mettendoci a conoscenza dei suoi pensieri da cui partono i tre flashback, che recuperano fatti che si sono svolti prima del processo: i motivi per cui ha lasciato la Cina per lavorare come schiavo a Tahiti, la zuffa in cui è stato ucciso il compagno e la violenza del guardiano Schemmer, colpevole di aver ucciso un cinese con un pugno l’anno precedente. Ecco lo schema della trama:

Questi flashback, costantemente evocati dal ricordo che innesca altro ricordo, possono essere efficacemente illustrati anche dalla strategia scatole cinesi:

(Le strategie che qui vedete potete trovarle spiegate in Cavadini, Pianigiani, De Martin Leggere, comprendere, condividere Pearson 2021; le foto sono del mio quaderno di lavoro, mi scuso per la mia scarsa capacità grafica, ma credo testimonino bene il lavoro di progettazione della mia officina di docente)

 

A questo punto attraverso la discussione in classe si ragionerà su quali effetti provoca una narrazione di questo tipo, che spezza il ritmo del racconto.

 

Domande sull’inizio in medias res

Perché iniziare nel mezzo della vicenda? 

Quale effetto provoca nel lettore? Cosa sarebbe cambiato se avessimo avuto un inizio come “Un giorno durante una rissa viene ucciso un operaio, il loro caposquadra, essere brutale e crudele li punisce con le frustate, tutti i lavoratori sono giudicati in un processo per omicidio”?

Domande sui tre flashback

Da cosa, secondo te, si attivano i tre flashback?

Cosa scopriamo tramite i tre flashback? Quali informazioni ricaviamo sul protagonista? Sulle sue scelte di vita e sul suo modo di essere?

Cosa scopriamo sull’avvenimento che è causa del processo?

Il flashback che inizia dopo la presentazione del personaggio di Shemmer cosa ci spiega dell’uomo e di come è organizzato il lavoro nella piantagione?

La discussione può avvenire in plenaria, oppure suddivisi in gruppi, assegnando a ciascuno alcune domande, le cui risposte saranno poi condivise a classe intera.

Dal lettore allo scrittore: la minilesson inizio in medias res e flashback a grappolo

Da questo testo ho poi ricavato una ML di scrittura, presentata ai ragazzi durante il modulo sulla scrittura del testo realistico o del racconto d’avventura.

Siamo in una classe terza che già sperimenta il laboratorio da tre anni e ha familiarità con i lavori sulla struttura; indubbiamente questa è una strategia complessa, una sfida di scrittura.

INIZIO IN MEDIAS RES E FLASHBACK A GRAPPOLO

Entriamo in argomento

Attraverso i testi letti fino a questo momento, ci siamo accorti che la struttura è importante per creare un legame con il lettore: scegliere di raccontare gli avvenimenti dall’inizio alla fine oppure non seguirne l’ordine ha effetti molto diversi su chi legge, vi ricordate cosa succedeva col Chinago di London? 

Oggi impareremo

Oggi impareremo a “iniziare a metà della storia” e ad arricchire il vostro racconto con il flashback.

Vi ricordate? il racconto il Chinago di London, iniziava così:

“Ah Chow non comprendeva il francese. Stanchissimo e non meno annoiato, lo sentiva parlare, incessante e crociante in quell’affollata aula di tribunale.[…]. Tutt’e cinquecento i coolie della piantagione sapevano benissimo che Chung Ga era stato ucciso da Ah San, eppure i francesi si erano guardati bene dall’arrestarlo. […] Lui , Ah Cho, intanto non aveva nulla da temere; non aveva nulla a che fare con quella uccisione. Era stato presente questo sì.”

Da questo incipit capiamo che c’è un uomo straniero che si trova in un tribunale e non capisce le parole. Sappiamo che c’è stato un omicidio, che il colpevole non è stato arrestato e che Ah Cho è convinto che non verrà condannato. Questo inizio si chiama in medias res, perché il narratore non ci spiega niente dei fatti e ci porta direttamente sulla scena.

Poco più avanti, però, sceglie di darci le informazioni che ci mancano: da dove viene quest’uomo, come è avvenuto l’omicidio, come sono le persone che vivono con lui. Per fare questo usa una tecnica particolare: va indietro coi ricordi, usa cioè un flashback:

“Nell’attesa, intanto, ecco che i pensieri gli si affiancarono ai ricordi e riandarono al momento della sua vita in cui aveva firmato il contratto e si era imbarcato su una nave per Thaiti.”

Il narratore ci spiega perché ha lasciato il suo villaggio in Cina, quale era la povertà e quanto è la paga lavorando come raccoglitore di cotone. Scopriamo che gli manca solo un anno di lavoro per tornare a casa da uomo ricco ma:

“Era stato tre settimane in prigione e gli era costato 50 centesimi.”

Il fatto è quindi successo tre settimane prima in quella “infinita e monotona serie di giorni faticosi e della pesante frusta di Schemmer”. Dopo aver ricordato il tedesco che aveva il compito di farli lavorare ci racconta un altro fatto avvenuto l’anno precedente: Schemmer aveva ucciso un uomo con un pugno, ma non era stato nemmeno indagato.

Attraverso questa serie di flashback, come abbiamo visto leggendo il testo, scopriamo cosa è successo e come sono i protagonisti (se non ricordi vai a guardare sul tuo quaderno di lettore).

Ora tocca a te

  •     Riprendi la tua curva della narrazione e prova a riscriverla usando lo schema dell’inizio in medias res, oppure riprogettala partendo direttamente da questo schema. Sulla linea tratteggiata inserisci la vicenda secondo l’ordina cronologico, nel punto rosso inserisci l’evento da cui vuoi far partire la vicenda.

 

Nel cerchio più grande inserisci il flashback che ti serve a ricostruire la vicenda dal momento in cui la vuoi far partire; all’interno di questo flashback puoi farne partire un altro, come nel racconto Il Chinago.

Ecco come ho fatto io:

Il mio racconto inizia con un uomo che cammina nella neve e ripensa a quando è partito per la campagna di Russia, alla guerra che ha combattuto e alla fame provata. Un pezzo di carta rosa, capitato chissà perché sulla neve, gli ricorda la cartolina rosa con cui veniva chiamato alle armi, la gioia che ha provato, perché aveva aderito convinto al fascismo, aveva seguito la carriera militare ed era diventato capitano. Dopo il flashback la storia continua con il ritorno a casa, l’adesione ai gruppi partigiani, la lotta contro i nazifascisti, la fine della guerra, il ritrovamento del suo diario di ragazzo e la decisione di bruciarlo nella stufa.

Non dimenticare

Non esagerare coi flashback! Correresti il rischio di far perdere il filo al tuo lettore. Ricorda sempre: la misura è la chiave della bella scrittura. 🙂

Buon lavoro!

Conclusione del percorso

Questo percorso mette in luce il legame tra lettura e scrittura, come dialoghino tra loro, sia nei percorsi dei ragazzi, sia nella nostra pianificazione come docenti.

So bene che una critica che può essermi mossa è che il percorso di scrittura è così molto guidato e lascia poco spazio alla creatività degli studenti: sono tuttavia convinta che, almeno in fase iniziale e su una tecnica così complessa, l’imitazione sia necessaria e prendere  a modello i grandi (e Jack London è uno tra questi) ancora di più. Non si tratta di un ricalco pedissequo, piuttosto di comprendere e interiorizzare le tecniche e lo stile di un autore, sperimentare come se fossimo in una bottega artigiana, comprendere che la creatività ha una sua grammatica e paletti precisi grazie ai quali esplodere. Piano piano, attraverso la lettura profonda e la costante pratica della scrittura, gli studenti impareranno a trovare la loro voce e a esplorare le diverse possibilità di modularla con la parola scritta.

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