STRATEGIE: UNA SBIRCIATINA NEL LABORATORIO DI LETTURA

STRATEGIE: UNA SBIRCIATINA NEL LABORATORIO DI LETTURA

La rivista Liber, nel n. 135, ospita contributi di Daniela Pellacani, Elisa Turrini e Stefano Verziaggi pensati come disseminazione dei principi fondanti del WRW. Nel nostro blog, proponiamo un approfondimento dell’articolo delle due docenti, dedicato alle implicazioni non solo didattiche bensì educative del reading workshop, corredato da esempi concreti di strategie di comprensione e analisi.

“Ogni lettura importante reca con sé i segni di una relazione straordinaria”1 che nasce dall’interazione tra il libro e il suo lettore. In questo processo di acquisizione e attribuzione di significato, si attivano le strategie, ovvero “le sequenze di operazioni mentali che i lettori compiono quando si avvicinano a un testo con l’intenzione di comprendere”2. Poiché il cervello che legge agisce in modo non lineare e ricorsivo, le strategie servono a parcellizzare e rendere esplicite ai principianti queste sequenze di operazioni mentali: ricostruire i fatti, analizzarne cause e conseguenze, reagire emotivamente, intuire significati simbolici, interpretare le motivazioni dei personaggi…

Nel Reading workshop, le strategie vengono insegnate e consolidate attraverso la routine, sperimentando più volte e su testi diversi, anche tramite il modeling dell’insegnante. Per quanto riguarda il testo narrativo possiamo distinguere quattro tipologie di strategie3 in riferimento a:

  1. trama e ambientazione
  2. protagonista e personaggi secondari
  3. temi ed insegnamenti di vita (so what/ il cuore del racconto)
  4. stile e linguaggio figurato

Vediamone alcune.

In relazione alla trama, una strategia efficace è la costruzione della linea del tempo, che permette di comprendere la struttura di un racconto con numerosi flashback. Ad esempio, nel racconto di Marco Magnone #veniteaprenderci4, proposto in classe come testo modello, il teaching point (cosa impariamo a fare oggi) consiste nel riconoscere l’alternanza di scene al presente e al passato. Si collocano gli eventi sulla linea del tempo, disegnata alla lavagna dopo la lettura: il docente si presta a modello, in seguito si prova a coppie o individualmente (“Prima io, poi voi!” ripetiamo alla classe, come in una bottega artigianale). Stiamo lavorando su fabula e intreccio, certo, ma l’attività è collocata in un contesto strutturato: ogni settimana il gruppo classe ascolta la lettura a voce alta di almeno un racconto o un albo illustrato, e con esso apprende e applica una o più strategie di comprensione e analisi. È un percorso di scoperta motivante: ogni docente sa che anche i gruppi più problematici si zittiscono e aumentano i tempi di attenzione quando si legge per loro! 

Eppure ciò che segna la differenza del RW non è solo l’allenamento costante e guidato, né la possibilità di applicare le strategie a diversi generi, compresa la letteratura cosiddetta antica. È il fatto che le strategie non sono il fine, bensì un mezzo5. Il lavoro in classe non termina con la condivisione di come è stata applicata la strategia (ovvero correggere l’esercizio): dopo ogni attività, lettori e lettrici imparano a domandarsi cosa hanno capito. Quello che può succedere è che, consapevoli di aver lavorato sulla trama, scoprano che in questo racconto i flashback sono affondi sulla vita del protagonista: alzando la tensione, ci portano nella sua vita e nel suo conflitto, rendono più sfaccettata la scelta che compie nell’ultima scena. 

Il reading workshop è caldo, se possiamo definirlo così, perché non chiede di indovinare la risposta giusta, bensì permette di sostare nelle domande, usandole come chiavi interpretative. Si fa esperienza viva di come le questioni di forma, nell’arte, concorrono a determinare anche la potenza del contenuto. Nello stupore di fronte all’opera, docente e discente condividono lo scopo della fatica richiesta da una lettura critica. 

Per quanto riguarda l’analisi del personaggio, una minilesson efficace per individuarne non solo il conflitto interiore ma anche le svolte, è quella che chiamiamo il “momento lampadina6: quando il personaggio riflette su ciò che sta accadendo e scopre un problema che lo affligge, apprende una lezione di vita. Nel racconto di Cristiano Cavina Il più stupido erbivoro del mondo7, il protagonista ha diversi momenti lampadina, riconoscibili attraverso alcuni segnali, cioè frasi che sono come spie. In particolare, nel finale il segnale testuale è “e mi venne da pensare”: il protagonista si rende conto del fatto che “come le cose brutte della vita, anche quelle belle trovano il modo di scovarti”. Questo è il conflitto che lo tormenta: compiere la scelta giusta nonostante la complessità della crescita. Grazie a routine8 come questa, lettori e lettrici diventano sempre più esperti nello scovare e scoprire nel testo anche conflitti e messaggi, che quanto più sono nascosti sotto la superficie dei fatti, tanto più sono appassionanti e coinvolgenti. Si innesca il meccanismo dell’apprendimento per scoperta: con l’aiuto delle strategie, si cerca il senso che quella storia può avere per ognuno, sottraendosi così alla gabbia delle interpretazioni preconfezionate.

Infine, lavorando sullo stile, proponiamo il segnale “ancora e ancora” che consiste nel riconoscere le ripetizioni non casuali di una parola o di una frase, scelta precisa dello scrittore. Possiamo trovarlo nel racconto di Stephen King L’uomo che amava i fiori9, nel quale alcune espressioni sono quasi formulari: mezzo sorriso, il giovane, l’aria era dolce e gradevole (profumata), la primavera... Quando le incontra leggendo, l’insegnante esplicita a voce alta che impressione ne ricava: l’autore sembra voler suscitare un senso di attesa; il setting è così stereotipato è dissonante rispetto alla pre conoscenza che tutti abbiamo su King, scrittore di horror! Infatti, il rapido finale a sorpresa scioglie ogni dubbio su questo contrasto così ben costruito. Dopo una prima lettura, l’insegnante può far rileggere in coppia, chiedendo di focalizzare l’attenzione sull’uso sistematico del termine “giovane” per identificare il protagonista, mai chiamato per nome. A qualche studente verrà in mente l’uso degli epiteti nell’epica classica, una connessione10 per contrasto dato che il personaggio di King è ben più complesso di quegli eroi monolitici. Alla fine, attraverso le riflessioni individuali e il confronto collettivo, la comunità dei lettori ha elaborato una o più interpretazioni, nate dall’analisi puntuale del testo.

Questa modalità di apprendimento, basata sull’esplorazione letteraria, moltiplica il coinvolgimento proprio perché rafforza lo sviluppo della comprensione. La pratica quotidiana forma lettori e lettrici, e costruisce una comunità ermeneutica in cui ci si confronta per negoziare interpretazioni. L’insegnante diventa catalizzatore11 che innesca reazioni.

 

 

 1 Ezio Raimondi, Un’etica del lettore, Il Mulino, 2007

 2 Cavadini, De Martin, Pianigiani, Leggere, comprendere, condividere, Pearson Academy, 2021. p. 44.

3 La suddivisione delle strategie di comprensione in quattro categorie viene proposta da Jennifer Serravallo nei due manuali: The reading strategies book e The writing strategies book, Heinemann 2015 e 2017

4 Raccolta La fuga, AA VV, Il Castoro, 2018

5 Frank Serafini definisce questo concetto attraverso l’espressione “in service of meaning”: tutte le attività che vengono svolte nel laboratorio di lettura, dalla discussione sui libri alla scelta del libro giusto per ognuno, concorrono al raggiungimento dell’obiettivo primario di supportare gli apprendisti lettori nella costruzione di significato nell’interazione con il i testi. (F. Serafini, Around the reading workshop in 180 days, Heinemann, 2006)

6 Kylene Beers, Robert E. Probst, Notice and note, Strategies for close reading, Heinemann, 2013

7 Raccolta La fuga, AA VV, Il Castoro, 2018

8 La routine dei segnali del lettore (signpost) consiste nel riconoscere gli indizi testuali, annotare sul taccuino il tipo di segnale e interpretarne il significato attraverso alcune domande guida

9 Stephen King, A volte ritornano, Bompiani

10 Nel reading workshop gli studenti imparano ad approcciare un testo attraverso tre tipologie di riflessioni: impressioni, domande e connessioni. Queste ultime permettono al lettore di individuare collegamenti e relazioni con altre storie e altri testi. (Serafini, Around the reading workshop in 180 days)

11 Aidan Chambers, Il lettore infinito, Educare alla lettura tra ragioni ed emozioni, Equilibri, 2011

 

 

Daniela Pellacani

Docente di lettere presso la Scuola secondaria di I grado G. Fassi di Carpi (MO), è cofondatrice insieme a Jenny Poletti Riz ed Elisa Turrini di “Italian Writing Teachers”. Studiosa in continua ricerca, svolge attività di formatrice sul Writing and Reading Workshop.

Elisa Turrini

insegnante di italiano presso scuola secondaria di primo grado G. Ferraris di Modena

 

 

Condividi


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.