Leggo, discuto e capisco. Strategie e routine per leggere le fiabe alla primaria

Leggo, discuto e capisco. Strategie e routine per leggere le fiabe alla primaria

Anche quest’anno, come tutti gli altri anni in cui ho insegnato in terza, ho proposto alle mie classi la fiaba, come tipologia testuale. La differenza è stata che questa volta l’ho presentata in un percorso di lettura in chiave WRW e quindi in modo sicuramente più complesso e approfondito.

Su suggerimento di Agnese Pianigiani, ho deciso di leggere o raccontare le fiabe originali e non un loro adattamento, scegliendo tra quelle meno raccapriccianti (niente Cenerentola quindi!), con l’idea di insistere in particolare sull’analisi dei personaggi per capire se fosse necessario scardinare eventuali stereotipi di genere ad esse associati.

Abbiamo iniziato con la lettura di una poesia di Silvia Vecchini, tratta da “In mezzo alla fiaba”, edizione Topipittori, per introdurre la fiaba di Hansel e Gretel che poi abbiamo letto nella versione quasi originale delle edizioni EDT; siamo poi passati a Biancaneve raccontata nell’albo di Nicola Cinquetti e illustrato da Ottavia Monaco per le edizioni Arka, e infine al racconto orale di Cappuccetto Rosso.

Nonostante tutte le fiabe fossero conosciute dalla maggior parte dei bambini e delle bambine, era necessario riprendere alcune strategie sulla comprensione della trama, come quella della “mano che racconta” (ambientazione, personaggi, problema, eventi, soluzione),  sulla struttura della trama (montagna della trama o viaggio dell’eroe?) e infine sulle caratteristiche dei personaggi. Abbiamo imparato a fare delle domande ai personaggi e a dare delle possibili risposte, mettendoci nei loro panni.

Inizialmente le attività sono state svolte collettivamente con grandi discussioni e conversazioni e, solo in seguito, a livello individuale, in modo che anche gli alunni e le alunne più fragili potessero imparare dai più esperti.

Ho insegnato loro la strategia “Cuore mano cervello” per “spacchettare” le emozioni, le azioni e i pensieri dei personaggi tenendo conto sia delle informazioni esplicite che di quelle implicite e, infine, abbiamo riflettuto molto sulle nostre reazioni come lettori e lettrici rispetto alla fiaba letta.

Tutte le strategie sono diventate delle vere e proprie routine che i bambini e le bambine hanno utilizzato anche nella loro lettura autonoma, così come indicato dal WRW.

 

È stata una grande scoperta capire che, sebbene Hansel venga solitamente percepito come  il vero eroe della fiaba, in realtà la vera eroina sia Gretel la quale, con il suo sangue freddo, ha risolto ben due situazioni problematiche, ossia l’uccisione della strega nel forno e l’attraversamento del fiume per tornare a casa. È stata un’alunna ad avere questa intuizione che io ho subito colto e sottolineato per far rilevare come sia Gretel il personaggio che evolve nella fiaba e che, da bambina timorosa e timida, diventa il punto di riferimento per il fratello. 

Di Biancaneve ci ha incuriosito il cacciatore che, più che salvare la bimba, l’ha lasciata in balia delle bestie feroci del bosco affidando a loro il compito di fare “il lavoro sporco” e abbiamo notato la differenza rispetto al cacciatore di Cappuccetto Rosso, il quale non ha esitato a salvare Cappuccetto e nonna “dalla digestione” del lupo.

Abbiamo scoperto che anche Biancaneve “era un po’ uguale” alla matrigna, visto che è stata la sua vanità a farla cadere nei primi due tranelli, ma anche perché alla fine anche lei si è dimostrata crudele, considerata la fine che ha fatto fare alla matrigna. 

Molti bambini hanno espresso la loro contrarietà alla richiesta fatta a Biancaneve dai nani di badare alla casa in cambio dell’ospitalità e una lunga discussione ha portato a concludere che “a un bambino o a una bambina al massimo si può chiedere di sistemare i propri giochi dopo averli usati, ma non di passare tutto il giorno a pulire!”. Mi ha fatto piacere che nessuno e nessuna di loro sottolineasse che si trattava di “lavori da donna”.

Per far interiorizzare alcune strategie sull’analisi dei personaggi e per vivacizzare il percorso, ho ritenuto utile la visione di alcune fiabe non classiche, tratte dal film di animazione “Principi e Principesse” di Michel Ocelot.

Alla fine ho proposto un’attività di sintesi sui personaggi delle fiabe classiche: ho diviso i bambini in gruppi e ho detto loro di scrivere su post-it i personaggi delle tre fiabe classiche lette. Il compito era quello di suddividerli in base ad un criterio deciso dal gruppo. La maggior parte delle suddivisioni sono state: personaggi femminili e maschili; personaggi buoni e cattivi; personaggi con un nome e senza nome; parenti e non parenti. 

Dopo la suddivisione abbiamo ripreso la strategia “Cosa noti, cosa ti chiedi?” seguendo una routine di pensiero del metodo “Making Thinking Visible”, già conosciuta e più volte applicata in altri contesti. Ciò mi ha permesso di capire la profondità delle riflessioni e di incominciare a creare delle piccole comunità di lettori e lettrici che imparano a confrontarsi tra di loro e a condividere le loro interpretazioni. Tutte le riflessioni dei vari gruppi sono state trascritte sul quaderno, in modo da documentare il lavoro svolto.

Sebbene alcune conclusioni siano state comuni a entrambe le classi, il focus è stato diverso: una classe si è concentrata soprattutto sul rapporto tra le protagoniste e i principi (“Ma perché alla fine devono sempre sposarsi? Perché non provano a conoscersi un po’ meglio prima?”), l’altra sulla presenza/assenza dei genitori nelle fiabe. Interessante la risposta data da una bambina, subito accolta da tutto il gruppo classe, secondo la quale i genitori, se fossero stati presenti, avrebbero limitato la libertà d’azione delle protagoniste. 

In questa come in altre risposte è stato evidente come le reazioni e riflessioni sulla lettura siano state determinate dal proprio modo di essere e dalle proprie esperienze.

Per concludere, come insegnato da Maria Aprosio in un interessante articolo sul sito Italian Writing Teachers, ho chiesto di realizzare uno One Pager e, ancora una volta, sono rimasta stupita da quanto prodotto. La richiesta era quella di scegliere una fiaba a piacere, parlare di due personaggi, scrivere le proprie impressioni, connessioni e domande sulla fiaba oppure fare alcune domande ai personaggi.

Dalle foto si può notare la profondità di alcune riflessioni e interpretazioni. Alcune sono molto divertenti (“Perché portano degli alcolici alla nonna se stava male?” “Anch’io mi sono innamorata a prima vista”), in altre si nota l’influenza delle fiabe nella versione disneyana, soprattutto per la descrizione fisica dei personaggi, ma senza gravi ripercussioni sull’analisi nella sua globalità.

Tutti i lavori comunque, secondo me, sono molto originali e personalizzati e rappresentano “il vero sguardo” di ogni alunno e alunna sulla fiaba scelta.

Per quanto riguarda gli stereotipi, mi ha sorpreso che i bambini e le bambine abbiano dimostrato di sentirsi identificati con i personaggi principali al di là del loro genere di appartenenza. Il motivo forse sta nel fatto che la maggior parte di loro vive in famiglie dove i ruoli non sono così rigidi o forse perché nei libri, nei film e anche nei cartoni animati, c’è un’ampia disponibilità di modelli diversi nella rappresentazione degli uomini e delle donne. Sicuramente il lavoro di analisi che abbiamo fatto ha contribuito ad entrare in empatia con i personaggi, a decentrarsi e a vedere la realtà senza essere troppo influenzati dal proprio genere e quindi dai ruoli che spesso vi sono attribuiti.

Credo quindi che in questo percorso i bambini e le bambine abbiano avuto modo di crescere non solo come lettori e lettrici, ma come persone che riflettono sulla realtà a partire dalle sollecitazioni di un testo letto, anche quando questo può sembrare semplice come quello delle fiabe.

Bibliografia:

DICATI (LORENA) GLORIA – insegno in una scuola primaria in provincia di Padova; ho sempre amato sperimentare sia a scuola che in cucina. Di me i bambini dicono “La maestra Gloria? È sempre felice!”.
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