Una scatola piena di storie. Un percorso di narrativa tra COVID e DAD.

Una scatola piena di storie. Un percorso di narrativa tra COVID e DAD.

Come sarà accaduto a molti di voi, la possibilità di tornare in classe a settembre 2020 dopo i lunghi mesi della DAD mi ha caricato di un entusiasmo e di un’energia più intensi. Oltre a proseguire il lavoro con la mia terza (secondaria di primo grado), avrei insegnato Italiano anche in una prima. Se con i miei grandi si trattava anzitutto di celebrare il ritorno a scuola e rinsaldare i legami che, fortunatamente, si erano mantenuti costanti anche durante il lavoro a distanza, con i nuovi alunni era tutta un’altra storia. 

Non conoscevo nessuno dei miei undicenni, provenienti da oltre tre plessi diversi di scuola primaria. Attraverso i racconti delle maestre sapevo solo che ciascuno di loro si era confrontato in modo profondamente diverso con la distanza imposta alla didattica e alle relazioni durante l’ultimo quadrimestre di quinta. 

Iniziare con loro la prima significava perciò accompagnarli a prendere confidenza con un ambiente nuovo da tanti punti di vista: un edificio sconosciuto (non esplorato a fine quinta, come generalmente accadeva), compagni diversi, professori da inquadrare, richieste inconsuete (taccuino, matita HB, fogli squadrati…), una routine da metabolizzare… 

La lista delle mie priorità era perciò focalizzata su questi aspetti:

  • accogliere i ragazzi con gioia;
  • aiutarli a conoscersi e a conoscerci, a sentirsi a loro agio, perché nuovi legami potessero germogliare;
  • accompagnare la transizione dalla DAD alla didattica in presenza, solleticando la loro voglia di imparare. 

 

Fare i conti con la pandemia 

Il paese in cui si trova la scuola secondaria di primo grado in cui insegno è stato tra i più colpiti dall’epidemia di Covid-19 tra febbraio e marzo 2020. Non c’è stata famiglia che non abbia dovuto misurarsi con l’esperienza della morte, della malattia, del tempo sospeso che abbiamo respirato per mesi in Valle Seriana. 

Sapevo bene che avrei dovuto – e voluto – affrontare con i ragazzi questi argomenti. Non solo snocciolando le regole igieniche che ci avrebbero accompagnato per tutto l’anno, né infilando da subito il dito nella piaga, chiedendo loro di raccontare esperienze personali. Per quanto fossimo in presenza, stavamo tutti ancora navigando a vista sui possibili sviluppi della pandemia.    

Come mediare l’impellenza di un tema che ci aveva travolto con la necessaria delicatezza e discrezione per affrontarlo? In quale ottica e con quali competenze, non essendo un’esperta psicologa ma un’insegnante di Italiano?

 

È stato un libro, come spesso accade, a illuminarmi. 

Già a marzo 2020, con i miei alunni più grandi, avevamo ragionato su come i protagonisti delle tante storie che avevamo letto insieme potessero aiutarci a trovare la forza di attraversare l’incertezza e la paura che stavano lievitando intorno a noi. 

Ce lo ricordavamo su cosa aveva fatto affidamento Brian, solo nelle terre selvagge? O quale legame profondissimo avesse tenuto uniti i quattro amici de “Il rinomato catalogo Walker&Dawn” di fronte alle peripezie che avevano affrontato? La tenacia di Fatma e Salìm sotto i bombardamenti siriani? L’intraprendenza di Amos e Cloe alle prese con il mistero del morbo di K? L’ironia intelligente di Oscar nonostante l’incurabilità della sua malattia? La solidarietà tra gli abitanti di Manifest nei momenti più duri, riscoperta da Abilene Tucker nella sua indimenticabile estate?

I nostri eroi ne avevano viste di tutti i colori, avevano rischiato la pelle più volte, avevano provato dolore, avevano avuto momenti di sconforto e di paura, ma in qualche modo avevano sempre trovato il coraggio di andare avanti, diventando più forti, più saggi. Facendo appello alle loro strategie, forse, avremmo imparato qualcosa anche noi.  

 

Un coraggio diverso

Nell’anno scolastico ‘20/‘21, però, non si trattava tanto di essere coraggiosi in un momento particolare, quanto di cominciare a rileggere quanto era accaduto, di dosare le energie in un tempo ancora incerto (fino a quando il Covid? E il distanziamento? E la DAD? E le mascherine? E lo stop ai lavori di gruppo? E allo sport? E alle gite?), di riabituare lo sguardo a riconoscere le cose belle, imparando, come diceva Gandhi, a danzare sotto la pioggia anche se la tempesta è ancora in corso, di coltivare nuovamente semi di fiducia verso gli altri e verso il futuro.

Tanta roba, insomma, si dice dalle mie parti. 

 

Mi sono data il tempo, nel primo quadrimestre, di conoscere i ragazzi della nuova prima, dedicandoci a letture che ci aiutassero a star bene in classe, a ripensare la routine che la scuola porta con sé e ci facessero ragionare sul valore delle storie.

 

La scelta del libro

Amazon.it: Voce di lupo - Bonalumi, Laura - LibriHo pensato invece di introdurre nel secondo quadrimestre “Voce di lupo”, romanzo di Laura Bonalumi di cui mi aveva parlato tempo prima Ivonne Sensi, preziosissima consigliera IWT. Storia di adolescenza e amicizia, di famiglia e incomprensione, di senso di colpa e ricerca di sé, di natura che toglie, che cura, che salva. 

A metà marzo, inoltre, avremmo incontrato a distanza l’autrice, grazie all’opportunità offerta dal festival della letteratura per bambini e ragazzi “La Vallata dei libri bambini”, che da diversi anni viene organizzato in Valle Seriana. Per i miei alunni sarebbe stata la prima volta. 

 

 

 

Il lancio del lavoro

Ai primi di febbraio, perciò, abbiamo iniziato la lettura del romanzo: tre momenti a settimana in cui avremmo letto in classe (ad alta voce, da parte mia) e discusso insieme del libro, per circa un mese e mezzo. 

La prima lezione è stata dedicata all’osservazione della copertina e al confronto sugli elementi che più colpivano la nostra attenzione o facevano nascere alcune domande.

Ci siamo interrogati anche sulla scelta e il significato della citazione iniziale di Thoreau, prendendola come uno spunto curioso e un po’ misterioso, da tenere nello zaino nel corso del viaggio di lettura, di cui prima o poi avremmo capito qualcosa in più. 

 

Voce di lupo

Il romanzo è strutturato in capitoli generalmente brevi, in cui si alternano più voci narranti. Quella del protagonista, che racconta in tempo reale la sua fuga nei boschi alla ricerca di sé, nel tentativo di fare i conti con il senso di colpa che lo attanaglia da quando non è riuscito a trattenere la presa del suo migliore amico Giacomo, precipitato fatalmente durante una gita in montagna insieme. Quella di Chiara, qualcosa in più di un’amica, che nelle sue lettere disvela progressivamente tutta la rabbia, l’angoscia, l’amore per Buddy fuggito senza averla avvertita. Quella dei genitori di Buddy, dilaniati a loro volta dal senso di colpa e dalla paura di perderlo. 

C’è poi nel libro uno sguardo che parla: due occhi giallo dorati attraversati da un lampo luminoso, quelli di un lupo misteriosamente docile con Buddy, che sapranno accarezzarne l’anima e asciugarne le lacrime. 

Temi forti, riflessioni profonde, contesto delicato: come aiutare i ragazzi ad entrare in sintonia con una storia simile e a coglierne la bellezza? Come accompagnarli a percepire il respiro profondo e l’inno alla vita dentro una storia tragica?

 

In classe

Per prima cosa ho fornito una breve traccia di lavoro che avremmo adottato al termine della lettura di ciascun capitolo, costruita rielaborando tanti suggerimenti dai materiali IWT.  

Per i primi capitoli abbiamo lavorato insieme, considerando tutti i punti della tabella ed esemplificandoli attraverso le idee emerse dai ragazzi stessi. È stato importante sottolineare come, per molti elementi, non ci fosse un’unica risposta, ma dipendesse invece dal modo in cui ciascuno aveva reagito a quel capitolo. 

Le prime volte questa attività ha richiesto più tempo, sia per essere completata che per essere poi condivisa in classe. Con il passare dei giorni, però, è diventata una routine: io leggevo il capitolo, fermandomi ogni tanto per il thinking-talking o per un intervento dei miei alunni; poi lasciavo tre-quattro minuti perché i ragazzi annotassero sul taccuino gli aspetti più rilevanti aiutandosi con la traccia-guida. 

Ho precisato come non sempre fosse necessario considerarli tutti: in alcuni capitoli non erano presenti oggetti-simbolo, in altri una frase memorabile era più significativa degli aggettivi sul personaggio. Sì, non sono mancati gli sbuffi da parte di alcuni che avrebbero voluto proseguire la lettura tutta d’un fiato. Tuttavia, anche i più restii hanno lavorato in modo significativo. I nostri taccuini si sono perciò gonfiati di tante osservazioni interessanti. 

 

Poi, da un giorno con l’altro, è tornata la DAD 

Gli ultimi capitoli li abbiamo letti insieme con i ragazzi BES presenti in classe, mentre per i compagni a casa avevo registrato le letture, caricandole sul registro. Durante le ore sincrone ci siamo confrontati sulle osservazioni rilevate. Mi accorgevo, però, che questa discussione a distanza coinvolgeva soprattutto gli alunni più attenti e intraprendenti, rischiando di lasciare ai margini chi aveva una tenuta più labile. Dovevo perciò trovare il modo per dare concretezza al lavoro raccolto e far sì che le lezioni a distanza potessero trasformarsi in un “fare” e non solo in un “ascoltare”. 

Un po’ di spunti in rete e un po’ di WRW mi hanno permesso di organizzare l’idea di quella che abbiamo ribattezzato “una scatola piena di storie”.  

In soldoni, una vecchia scatola di scarpe – facilmente reperibile in casa – è diventata lo strumento attraverso cui fare sintesi del lavoro di lettura e analisi del nostro libro in modo creativo e personale. 

Il lavoro della scatola avrebbe consentito ai ragazzi di sperimentarsi nel:

  • selezionare e sintetizzare;
  • visualizzare episodi ed elementi simbolici della storia;
  • motivare le proprie scelte,

e allo stesso tempo di ruminare a lungo le parole e la storia del libro, assimilandole in modo quasi involontario. 

La possibilità di lavorare creativamente – esplorando le modalità di visualizzazione più affini al proprio stile – avrebbe potuto raggiungere anche chi, con le parole, faceva più fatica. 

 

Le fasi di lavoro
1. Il setaccio del lettore

Prima di partire con le indicazioni di realizzazione ho chiesto ai ragazzi di rileggere quanto avevano annotato: si sono resi conto che il materiale era parecchio! Abbiamo così dedicato un po’ di tempo perché ciascuno evidenziasse o indicasse con dei post-it sul proprio taccuino gli elementi che aveva trovato più importanti, più veri, più toccanti, più incisivi. Li ho accompagnati attraverso alcune domande-guida: quali scene ti hanno colpito di più? Quale citazione ha lasciato il segno? In quale momento ti sei sentito come il protagonista? Di quale oggetti non potresti fare a meno se fossi nei panni di Buddy?


2. La costruzione della scatola

Gli esiti di questa selezione avrebbero costituito gli ingredienti-base della scatola: una volta visualizzati attraverso disegni/collage/oggetti reperibili in casa, i ragazzi avrebbero allestito, tra le pareti di cartone, una sorta di percorso tridimensionale. Cosa non sarebbe dovuto mancare? 

A) Episodi (pillole di trama)

Ognuno ha focalizzato i momenti chiave della storia, quelli che, dal suo punto di vista,  erano irrinunciabili per rappresentare la trama.

B) Simboli (oggetti-chiave)

Come raccontare questo libro attraverso degli oggetti simbolici? Rileggendo e confrontando quanto annotato ognuno ha operato la propria selezione. 

 

C)  Evoluzione dei personaggi

Ho disegnato una semplice pista di atletica a tre corsie, una per ciascuno degli adolescenti del romanzo: i ragazzi potevano rielaborarla in modo creativo, selezionando dagli appunti gli aggettivi che trovavano più appropriati a definire come i personaggi erano cambiati nel corso della storia. 

Per ogni personaggio, inoltre, era possibile riportare una frase memorabile. 

 

D)  Copertina e titolo

Immaginando di mettersi nei panni del grafico incaricato di riprogettare la copertina del libro, ciascun ragazzo ha provato a ripensarla ed eventualmente anche a scegliere un altro titolo. 

 

 

Nel frattempo

Non ho presentato queste richieste tutte insieme, ma una alla volta, chiedendo sempre ai ragazzi di iniziare a ragionarci durante le ore asincrone o nel tempo libero e utilizzando poi le ore in DAD per fare il punto della situazione, chiarire i dubbi e proseguire il lavoro insieme.

Personalmente ho trovato proprio bello poter essere collegati in contemporanea mentre ciascuno, a scuola e a casa, portava avanti il proprio lavoro creativo: il clima del “lavoro manuale”, così raro nelle lezioni di Lettere, mi ha fatto scoprire sguardi sereni ma concentrati e ricerche di soluzioni creative originalissime. Da ultimo, ma fondamentale, mi ha permesso di focalizzarmi sulle consulenze individuali (di fatto fruibili da tutti i partecipanti), sia in presenza che a distanza. 

A metà marzo ciascuno aveva ormai la propria scatola ben avviata, così ci siamo presi qualche giorno di pausa per concentrare le energie sulla preparazione dell’incontro con l’autrice. Laura Bonalumi si è dimostrata un’autrice davvero speciale: concentrata sui ragazzi e sulle loro osservazioni, capace di raggiungerli in modo diretto e profondo, nonostante i limiti imposti dal meeting a distanza. 

La mia richiesta alla classe per l’annotazione sul taccuino della settimana successiva avrebbe avuto come focus proprio un feedback dell’incontro con lei. 


3. Per tirare le fila

Mentre i lavori individuali e le consulenze procedevano, ho proposto ai ragazzi un’ultima attività. Prendendo spunto dai tanti organizzatori grafici condivisi dalle IWT e da Loretta De Martin in particolare, ho preparato la traccia per una piccola riflessione riepilogativa che potesse accompagnare il lavoro della scatola con uno sguardo dall’alto e allo stesso tempo recuperare quello che più aveva colpito i ragazzi nel dialogo con l’autrice. 

 

Con il senno di poi

Confesso che, prima di iniziare la lettura di questo libro, non avevo in mente un progetto così articolato. Il repentino ritorno della DAD mi ha portato a ripensare l’impostazione delle attività. La mia impressione è che la concretezza del lavoro della scatola abbia costituito una svolta imprevista ma riuscita e abbia reso le lezioni a distanza più efficaci. Parole, personaggi, azioni e simboli del romanzo hanno preso letteralmente forma nelle mani dei ragazzi lasciando un segno: nelle pareti di cartone mi è parso di percepire l’eco che questa storia ha fatto risuonare in loro. 



Bibliografia


Romanzi citati:

  • G. Clima “Continua a camminare”, Feltrinelli 2017
  • C. Vanderpool “L’indimenticabile estate di Abilene Tucker”, Giralangolo 2012
  • E.E. Schmitt “Oscar e la dama in rosa”, BUR 2005
  • D. Morosinotto “Il rinomato catalogo Walker&Dawn”, Mondadori 2016
  • G. Paulsen “Nelle terre selvagge”, Piemme 2014
  • N. Bortolotti “La bugia che salvò il mondo”, Einaudi 2018

 

      
Marta Antoniolli
Un’imprevista supplenza, quando ancora non mi era chiaro cosa avrei davvero fatto da grande, mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto sentire a casa. Da allora lavoro e imparo con passione tra i banchi della secondaria di primo grado in provincia di Bergamo.
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