Cercando le parole si trovano i pensieri: la scrittura del frammento autobiografico in un classe prima SS1G

Cercando le parole, si trovano i pensieri: la citazione di Joseph Joubert fa bella mostra sulla sedia dello scrittore e della scrittrice, arredo stabile dell’aula dall’inizio dell’a.s. 2023-2024; da quando, cioè, la classe si è trasformata in un laboratorio di scrittura, iniziando a sperimentare la poesia nel primo quadrimestre.
Per questa classe prima di soli 18 alunni, attiva e partecipe, avevo pianificato un modulo di scrittura autobiografica da realizzare a cavallo tra il primo e secondo quadrimestre, indicativamente tra gennaio e marzo. Mio compagno di progettazione è stato il prezioso volume Il racconto autobiografico con il metodo WRW – Writing and Reading Workshop scritto a quattro mani da Silvia Pognante e Romina Ramazzotti ed edito da Erickson nel 2022. Il manuale è stato fondamentale per definire l’ossatura del percorso, stabilire priorità e adattare i contenuti al livello della classe e agli strumenti in mio possesso.
Cosa mi proponevo di fare con questo percorso?
Anzitutto far entrare in contatto alunni ed alunne con un buon numero di testi autobiografici che potessero aiutarli ad individuare e a far proprie le specificità del genere; quindi a maturare alcune tecniche di scrittura in prosa, funzionali anche a successivi moduli di scrittura narrativa.
Nella fase di immersione ho prediletto l’uso dell’antologia in adozione, scegliendo i testi autobiografici più significativi e vicini al loro vissuto: brani dalle autobiografie di Simona Atzori e di Bebe Vio, dedicate all’incontro con lo sport; di Francesco Piccolo e di Gabriele Clima, legate ai ricordi d’infanzia e al vissuto familiare. In quest’ultimo caso, come condiviso anche con la classe, non si trattava di un brano autobiografico, ma di fiction realistica: un brano tratto da I fiori di Kabul e dedicato al “regalo negato” – una bicicletta – che il padre, fervente musulmano, preclude a Maryam in quanto bambina.
La lettura e la comprensione sono state di volta in volta sostenute da strategie proposte nel manuale stesso, come Con gli occhiali del lettore, Gli elementi chiave, La curva della trama e da una minilesson che ho trovato molto efficace: Di che tipo sei? Ovvero come imparare a riconoscere i tipi di sequenze e la loro funzione.
Sebbene sia stata la lezione che ha richiesto più sforzo e tempo, considerata anche la lunghezza del brano, è stata quella in cui lettori e lettrici:
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hanno messo a fuoco il concetto di sequenza e di prevalenza di un aspetto su un altro (dialogo, descrizione ecc);
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hanno cambiato occhiali, da lettori a scrittori, chiedendosi con quale scopo uno scrittore propone determinati tipi di testo nella narrazione (suscitare emozioni? far visualizzare la scena?).
La compilazione della tabella ha previsto una prima parte guidata e una successiva in coppia, con una restituzione finale condivisa. Una lezione che ci sarebbe tornata molto utile in scrittura.
Due strumenti da “taccuino” ci hanno accompagnati in questa fase: gli attivatori in forma di quickwrite per reagire al testo e iniziare a parlare di sé (dedicati allo sport, ma anche ad animali domestici) e di lista narrativa (dedicata, appunto, ai doni ricevuti e al loro valore); una pagina di appunti sul genere autobiografico, aggiornata man mano che si procedeva nell’esplorazione del genere (prezioso suggerimento di Romina nell’ambito di una formazione sul metodo).




Dopo aver fatto la quadra sulle caratteristiche del genere, la classe era dunque pronta per passare alla scrittura. Ho proposto un attivatore fondamentale, che per varie ragioni non avevo ancora introdotto: la mappa del cuore, ispirata al lavoro di Giorgia Heard in Awakening the heart. Come spesso accade, questo potente attivatore prende la forma di quello che è poi il fulcro delle loro narrazioni: ecco fiorire palloni, skate e perfino body artistici contenenti i loro affetti e interessi.
Per la scelta dell’argomento, anche nell’ottica della stesura del frammento autobiografico, ho proposto la classica Semi non cocomeri, ispirandomi alla lezione di Silvia Pognante disponibile qui. Devo dire che la classe ha reagito molto bene alla lezione e in consulenza individuale sono riuscita a lavorare con coloro che invece mostravano più difficoltà ad estrapolare un piccolo momento da un intero episodio di vita.

Con la lezione Parla parla parla, scrivi scrivi scrivi hanno poi “messo in prova” l’argomento scelto, raccontando tutto ciò che ricordavano ad un compagno per poi appuntarlo sul taccuino. Questa modalità di lavoro consente, a mio avviso, concrete opportunità di personalizzazione della didattica: una volta stabilita la cornice, gli alunni lavorano a seconda dei loro tempi ed è possibile che mentre qualcuno stia ancora lavorando al semino, altri stiano già annotando sul taccuino.
Questi anni di sperimentazione mi hanno insegnato che lavorare tanto in prescrittura significa gettare basi solide, per quanto alunni ed alunne scalpitino per stendere il testo: ecco perché questa volta ho scelto di sostare un po’ di più nella pianificazione e il manuale di Silvia e Romina mi ha aiutato nel riconoscere gli strumenti più validi per farlo.
Ho quindi riproposto in writing due lezioni a loro note in reading, ovvero Lo storyboard del racconto (focalizzato sui tre tempi di inizio, sviluppo e conclusione) e Scegli in base allo scopo, con la quale stabilire che tipo di sequenza inserire in quella specifica fase del racconto.
Ed eccoli finalmente pronti alla stesura del cosiddetto “flash draft”, la prima e non definitiva bozza nella quale riversare Tutto quello che sai, tutto quello che puoi. Una fase per alcuni brevissima, in cui risuona puntuale quel famoso (e temuto) “ma io non so che scrivere…”, “Ma a me non viene in mente nulla!”.
La risposta, in termini didattici, è una minilesson fondamentale: Idea-dettagli. “Un dettaglio è la risposta ad una domanda che il lettore potrebbe farsi”, recita l’istruzione esplicita nel manuale di Silvia e Romina (a p. 72), e per questo si invitano gli alunni a disegnare una tabella a T con l’idea generica a sinistra e il suo sviluppo dettagliato a destra, come ha fatto Gaia.
Oltre a fornire un modeling, ho anche suggerito una serie di domande che potessero aiutarli a far emergere dettagli significativi relativi alla sfera dei sensi, delle azioni e dei sentimenti. Ma a questi ultimi abbiamo dedicato una lezione apposita, anch’essa fondamentale: Mostra non dire, forse una delle più importanti nel frammento autobiografico.
Per il modeling questa volta avevamo un personaggio di eccezione: Kid, la protagonista di Una capra sul tetto, libro in lettura a voce alta. Anche qui non si tratta di una narrazione in prima persona ma ho ritenuto che la conoscenza del personaggio, sul quale stavamo lavorando in quei giorni, avrebbe aumentato la pregnanza dell’insegnamento chiave. Ecco uno stralcio della lezione:
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DIRE (dillo in modo molto semplice) |
MOSTRARE (descrivilo in dettaglio) |
Kid si vergognò |
Ancora una volta Kid si ritrovò con il viso in fiamme, il cuore a mille, incapace di guardare in faccia chi aveva davanti, e il desiderio di fuggire o almeno nascondersi. |
Una lezione sui finali efficaci, raccolti dai testi letti in classe e sistematizzati insieme, ha risposto al bisogno di molti di chiudere in modo significativo il pezzo, recuperando una parte che mi sono resa poi conto di aver trascurato nella progettazione: il “so what?”.
In ritardo sulla chiusura del modulo ho pensato di ottimizzare strumenti e tempi utilizzando lo stesso mentor text per le lezioni di revisione, controllo ortografico e pubblicazione, stando ben attenta a mostrarle loro in sessioni distinte.
Ho fornito in copia un pezzo che avevo scritto su un mio ricordo d’infanzia, che avevo editato cambiando i verbi e rendendoli volutamente deboli e generici e privandolo di titolo, autore e punteggiatura. I ragazzi sono così intervenuti dapprima sul mio pezzo e poi sui propri in questo modo:
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hanno cercato sinonimi forti e pregnanti per i verbi generici (Verbi motore della storia);
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hanno inserito e ricontrollato la punteggiatura, e poi l’hanno confrontata con l’originale fornito in copia a valle dell’attività (Fissa i punti e le virgole);
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hanno inventato un titolo (Inventa un titolo).
Devo dire che quest’ultimo passaggio è stato molto divertente: hanno fatto ipotesi, confrontato i titoli e qualcuno si è avvicinato molto. Ma la vera sorpresa è stata scoprire che l’autore del testo fosse proprio… la prof!
Ed eccoci al capitolo finale: la valutazione. Naturalmente è anche il capitolo conclusivo del manuale di Silvia e Romina che con una bella citazione da Erri De Luca lo hanno intitolato Considero valore. Che si pratichi o meno il WRW sono pagine che ogni insegnante dovrebbe leggere e far proprie per ridefinire questo aspetto così delicato e determinante della professione. Il WRW mette ancor di più l’accento sull’importanza del processo e della metacognizione, pertanto – anche se richiede molto tempo – io propongo sempre in chiusura di modulo due strumenti di autovalutazione e metacognizione ad alunni e alunne: la rublist e il process paper. Per elaborare la rublist del racconto autobiografico mi sono ispirata a quella che Jenny Poletti Riz propone in Scrittori si diventa (p. 200), così come per le domande relative al process paper che alunni ed alunne dovevano stendere subito dopo.
Dai loro scritti emergono nuove consapevolezze, come quella di Eduard sull’ispirazione: “Ho scelto questo argomento perché mi sta nel cuore e vorrei emanare speranza e coraggio, mi ha dato molta ispirazione il brano di Simona Atzori e penso di avergli rubato il coraggio e la determinazione perché lei non avendo le braccia ha dovuto immaginare ciò che faceva”
O come Lorenzo, che sostiene di essere riuscito a mostrare e non dire nel seguente passaggio: “Ero molto agitato, tremavo più di un albero quando c’è molto vento. Avevo ansia, il mio sguardo pallido mentre speravo che che la palla entrasse in porta, con brividi che mi scendevano lungo la schiena”.
O Alexandro, che riconosce di aver “rubato” il finale al brano di Clima autocitandosi: “da là ho capito che a fare il portiere ero bravo”.
O Marta, che invece ha colto un aspetto essenziale del processo: “se anche scrivi un momento della giornata ha bisogno di una descrizione molto lunga”.
Per la valutazione dei testi ho utilizzato la rubric presente nel manuale (p. 177), che tiene conto del contenuto, del processo, del lessico e dell’editing individuando quattro livelli, da quello iniziale a quello avanzato.
Leggendo sia i testi che i process paper attivo a specchio anche la mia pratica riflessiva: cosa ha funzionato cosa no? Cosa avrei potuto curare maggiormente? Come ho gestito il tempo?
Nel bilancio di questo modulo mi porto a casa diversi successi ma anche qualche criticità:
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in immersione, aver creato poche occasioni di riflessione “da scrittori” e aver proposto brani poco diversificati per tematica;
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in scrittura, aver trascurato il so what e la coerenza verbale;
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in generale, non aver strutturato di più le consulenze tra pari.
Il tempo resta sempre l’aspetto più difficile da pianificare e gestire: sicuramente la scelta di mentor lunghi e complessi non è stata sempre efficace.
E torniamo al punto da cui siamo partiti: la sedia. Vecchia e scrostata, accoglie il piccolo grande rito della celebrazione di scrittori e scrittrici. Nel giorno della restituzione quasi tutti desiderano condividere, leggendo ad alta voce, i propri racconti; ed è un bene, perché significa che c’è fiducia e quindi comunità.
E spero che anche a loro risulti chiaro quello che abbiamo reso possibile insieme: “cercando le parole, si trovano i pensieri”.
Bibliografia
- Ramazzotti, Silvia Pognante, Il racconto autobiografico con il metodo WRW – Writing and Reading Workshop, Erickson, 2022
- AA. VV, Parole per crescere, Sanoma, 2022, vol. 1.
- G. Heard, Awakening the Heart: Exploring Poetry in Elementary and Middle School
- Awakening the heart, Heinemann, 1999.
- A. Fleming, Una capra sul tetto, Mondadori, 2017
- J. Poletti Riz, Scrittori si diventa, Erickson 2017.
Note
1- Anne Fleming, Una capra sul tetto, p. 52
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Martina Micillo Da piccola declamavo storie a memoria e scrivevo lettere da inviare per posta. Insegno in una scuola secondaria di Roma dove porto, sposto, catalogo, presto, ma soprattutto scopro e faccio scoprire loro: i libri. Dal 2017 il WRW è entrato nella mia vita e nelle mie classi. |

Siamo un gruppo di docenti di Lettere della Scuola Primaria, Secondaria di Primo e Secondo grado provenienti da regioni, città e scuole diverse.
Ci accomunano la passione per l’insegnamento, la voglia di metterci in gioco ed il desiderio di fare dei nostri studenti scrittori competenti e “lettori a vita”.
