Accogliersi per accogliere

Accogliersi per accogliere

Settembre.

Primo anno in cui sarò in classe dal primo giorno di scuola, in cui potrò finalmente ammirare i 42 occhi assonnati e stralunati delle alunne e degli alunni della “mia” classe terza, la prima classe che porterò al termine del ciclo scolastico. In più, anno di prova (in tutti i sensi) e di primi passi nel mondo del WRW. Tanti pensieri da sistemare, tante idee lette, studiate e fatte mie. Ancora tanta insicurezza, però. E tante prime volte da digerire. Capisco (e colgo i suggerimenti di Stefano Verziaggi e di Linda Cavadini) che devo accogliermi così come sono oggi per poter accogliere loro, i ragazzi e le ragazze che avrò di fronte, unico vero obiettivo dell’azione didattica e formativa. Decido quindi di riprendere da dove li avevo lasciati, da dove ci sentiamo già a casa.

Con la poesia e con i libri.

Mentre leggo “Vetro”, scritto da Silvia Vecchini e illustrato da Cristina Pieropan, mi rendo conto che quelle parole, che sanno di qualcosa che resta sospeso ed è tutto sommato bello proprio per questo, sono le parole che fanno al caso loro, la 3B che ha bisogno di imparare ad andare in profondità e ha bisogno di essere ancora sostenuta per non rimanere in superficie. E anche io, dopo averlo letto, riletto, tenuto tra le mani, riempito di post-it, vado alla ricerca di spunti. Silvia Pognante mi viene in aiuto. Leggo e rileggo il suo articolo e decido di provare anche io, ampliando il percorso.

Per riabituarli alle parole e al suono della poesia, scelgo di portare in classe due testi poetici: “Non ti riconosco” e “Cresco non cresco”, tratte dalla raccolta “Viaggia verso. Poesie nelle tasche dei jeans” di Chiara Carminati. Ci danno l’opportunità di sentirci chiamati in causa, di reagire alla lettura, di andare a caccia di immagini.

Dopo la fase di “riscaldamento”, siamo pronti ad immergerci nell’albo “Vetro”. 

Proprio perché un libro si legge a partire dalla copertina (come suggerisce Silvia Pognante (1) nei percorsi Crescere lettori), osserviamo attentamente la copertina. Prima di chiedere loro di descrivere ciò che vedono e di formulare ipotesi, leggo loro quanto scrive Silvia Pognante a proposito dell’albo: “Un albo che parla del diventare grandi consapevolmente o no. Del bisogno di fermare l’attimo, irripetibile, del chi siamo ora, per riscoprirsi più avanti sempre sé stessi, ma profondamente diversi” (2). Dopo aver lasciato il tempo per annotare sul quaderno (ancora non mi sento pronta per il taccuino), ciascuno condivide le sue riflessioni:


  • Il vetro aiuta la bambina a vedere i suoi sogni e desideri. La bambina si rifugia in quel pezzo di vetro. Mi ricorda l’estate.
  • Una lente per guardarsi dentro, capire chi è.
  • I colori della copertina rispecchiano gli stati d’animo della protagonista, che sono gli stati d’animo tipici dell’adolescenza.
  • La vivacità dei colori invita a godersi questi anni, non lasciarseli scappare.
  • Sta cercando qualcosa e attraverso il vetro riesce a vedere la sua vita da grande.
  • Mi fa pensare ad una ragazza ecologica che pensa al futuro.
  • Il titolo sembra l’insegna di un negozio e la bambina sembra essere all’ingresso.
  • La ragazza cerca curiosa di scoprire qualcosa in più, come noi cerchiamo di scoprire l’adolescenza. Sta crescendo, avrà dei problemi. I colori pastello mi tranquillizzano.
  • Cerca di capire che cosa è diventata, come è cambiata. 
  • La ragazzina è in bianco e nero perché deve capire la sua identità.
  • Usa il vetro perché è un materiale resistente (è difficile da distruggere). Non è colorata perché ha un vuoto dentro.
  • Il vetro simboleggia lei nel futuro: è fragile. Può essere la similitudine di una persona che cresce: forte, ma si può spezzare facilmente.
  • La bambina è in bianco e nero perché sta provando a colorarsi. Il vetro per provare a vedere chi si è dentro.
  • Lei si vede grande attraverso una lente di ingrandimento.
  • Il vetro per ricordare i momenti passati e cercare di dare forma al futuro; la tenda è per nascondersi.
  • Grazie al vetro cerca qualcosa di diverso in se stessa. È una ragazza spenta.
  • Interpretazione fantastica: la bambina vive in una città dove il vetro non esiste e quando ne scopre un pezzo deve affrontare le sue paure per capire che cos’è e chi è.

 

Fatto tesoro dei commenti, delle intuizioni, delle osservazioni di tutti, durante la sessione successiva ci immergiamo in una prima lettura dell’albo. Opto per la proiezione di testo ed immagini alla LIM. Leggo dal mio libro e faccio scorrere testo e immagini. Arrivati alla fine, chiedo di fissare su carta ciò che è rimasto loro, a caldo. Una domanda, una suggestione, un particolare che è rimasto impresso:

Cosa c’è oltre il parco? Avrà scoperto qualcosa di nuovo?

  • Galleria: metafora della vita e/o dell’adolescenza.
  • Elenco di ciò che serve per diventare grandi.
  • Particolare la scelta di scrivere una cartolina.
  • Poesia: nostalgia dell’estate.
  • Mi colpisce la frase sul Natale.
  • Fa ricordare i bei momenti, ma anche gli amici che se ne vanno senza dirti il perché.
  • Mi sono riconosciuta nella parte in cui parla della lentezza del Natale.
  • Vetro: quest’estate anche io raccoglievo i vetrini in spiaggia.
  • Ultima pagina: ricorda di guardare dietro per andare avanti.
  • Galleria: l’adolescenza in cui entriamo, non possiamo tornare indietro ma usciremo più forti.
  • La ragazza sta cercando sé stessa.
  • Parla di vita e di sogni.
  • Parla di crescita, curiosità, cambiamenti.
  • La ragazza è attenta ai suoi cambiamenti.
  • Attraversare la galleria dell’adolescenza: non va sempre tutto bene, non si può sapere che cosa ci sarà.
  • Mi invita a godermi il presente perché tornare indietro sarà impossibile.

A questo punto, la discussione parte in automatico. Io ogni tanto pungolo con qualche domanda guida. Cerco di porre domande che aprono alla negoziazione dei significati. Prendo spunto da alcune delle domande suggerite da Silvia. Oltre a ribadire e approfondire alcuni concetti che già hanno colto, nascono nuove intuizioni:

  • Mi sembra strano classificare quando diventi grande perché la crescita è continua.
  • Mi hanno colpito i collegamenti con la vita reale, le metafore.
  • Durante la lettura mi sentivo descritto e mi facevo domande su me stesso e la mia vita.
  • Strano il collegamento con la galleria perché è un luogo buio, a volte triste, pensare ai lavoratori che le costruiscono mi mette tristezza.
  • Il cambiamento è triste o felice?
  • I disegni sono particolari, usa la tecnica del collage.
  • La pioggia come parte adolescenziale del cambiamento.
  • Dalla copertina non ti aspetti questa storia introspettiva.
  • I vetrini che la ragazza trova vicino al mare sono simbolo di come attraversare l’adolescenza ti cambia: come l’acqua che corrode e cambia la forma del vetro; il vetro è fragile, anche lei è fragile: cambiando si fortifica.
  • La protagonista è tranquilla, timida con gli altri, sta sulle sue, è aperta con i suoi amici, pensa a sé e alla sua vita, è insicura rispetto al futuro, è riflessiva.
  • Mi accorgo di quanto la protagonista cambia dal fatto che alla fine, prende la sua bici e decide di percorrere una strada insolita, si butta, rischia di andare oltre il parco che simboleggia la certezza dei suoi amici di sempre e dei discorsi già sentiti.

 

Nasce curiosità per la protagonista, nella quale molte e molti si identificano. Decido, quindi, di proporre la strategia cuore, mano, cervello indicata da Linda Cavadini, Loretta De Martin e Agnese Pianigiani (3) per selezionare nel testo le informazioni esplicite riguardanti che cosa prova il personaggio (mondo interiore: emozioni, sentimenti, preferenze); quali azioni compie; che cosa pensa (quali sono i meccanismi di pensiero che lo animano, le idee su cui si sofferma a riflettere). Compiliamo insieme la tabella a tre colonne:

Nel percorso, è giunta l’ora di far dialogare esplicitamente il testo con ogni lettore. Decido, quindi, di terminare con la strategia CCR, ovvero citazione (un passaggio che durante la lettura ti ha catturato perché sembrava che parlasse proprio di te) – connessione (a quale situazione le parole lette ti hanno riportato) – riflessione (che cosa questa connessione dice di te), suggerita da Silvia Pognante (ibidem). Questi sono alcuni risultati:

Di impatto, l’immagine della galleria: “Mi sento dentro come una specie di galleria. So come sono entrata più o meno. Non so come uscirò”. Ho scelto questa frase perché spesso incontro dei bivi e devo scegliere una delle due strade, non sapendo a che cosa andrò incontro. Dice di me che sto attraversando un momento di indecisione e di timore: mi trovo in difficoltà perché non ho idea di che scuola scegliere e ho paura di scegliere quella sbagliata per me.

La stessa citazione ha un valore diverso per S.: L’ho scelta perché la vita è un tunnel; il mio tunnel non so quando finirà e come ne uscirò ma so che ci sono dentro. Mi identifica questa immagine perché ho molti dubbi e sto attraversando un momento buio in quanto mi sono appena trasferito e mi sento disperso in questo tunnel buio.

Anche il ricordo del Natale ha messo in moto i pensieri di molti, come scrive G.: “Del Natale amo l’attesa che deve essere lunga. Odio quando arriva in fretta e mi coglie all’improvviso”. Ho scelto questa frase perché il Natale è la festa che aspetto per tutto l’anno perché lo passo in famiglia e al mattino trovo sempre regali sotto l’albero, e casualmente sono proprio sempre quelli che mi piace ricevere. Questo dice di me che adoro le festività in famiglia perché mi ricordano una delle cose più belle della vita: la felicità condivisa. 

Invece A. si concentra sulle battute finali: “Voglio vedere quella strada laggiù, dietro la curva, dopo i giardini”. Ho pensato a questa frase perché molte volte ho paura di rischiare e una volta non ho rischiato, ho sbagliato e ho sofferto. Questa connessione dice che nella mia vita di oggi, soprattutto da quest’estate, l’amicizia è diventata molto importante. Sono una persona molto timida e non sempre mi butto, ma ho capito che rischiare è molto meglio di tenersi i pensieri per me stessa per paura di sbagliare; riconosco, però, che non è facile buttarsi e molte volte si prendono dei muri in faccia, ma la vita funziona così.

Sull’idea del rischiare insiste anche M.: “Ho deciso che andrò un po’ più in là”. La protagonista ha deciso di rischiare come faccio io quando litigo con qualcuno e non penso a ciò che dico. Questa frase rappresenta il mio modo di pensare, cioè rischiare sempre e mai ripensarci. Sono una persona che rischia e reagisce d’istinto.

O ancora l’annotazione di V.: “Anita ha detto che sei grande quando ti succede qualcosa di molto brutto”. Io non concordo sul fatto che ti debba succedere una cosa in particolare per diventare grande, ma io penso di essere maturata molto dopo la morte di mia nonna. Sono cresciuta perché ho più consapevolezza della vita.

Questo il primo mattoncino di RW nella mia classe terza, con due strategie che chiederò loro di utilizzare e applicare alle loro letture. 

Ciliegina sulla torta: “Professoressa, perché non scriviamo anche noi una cartolina a noi stessi?”. La terremo nella nostra scatola degli stimoli. 

  1. Silvia Pognante, Crescere lettori, Rizzoli Education, 2021
  2. Silvia Pognante, Scegliendo per scegliere: parole di vetro per guardarsi dentro in Laboratorio di parole (blog), settembre 2018
  3. L. Cavadini – L. De Martin – A. Pianigiani, Leggere, comprendere, condividere. Guida all’analisi del testo narrativo, Pearson Italia, 2021.

Carlotta Pasteris.

Il sogno di una vita, quello di insegnare. Sono finalmente approdata all’anno di prova per il ruolo nella scuola secondaria di primo grado di Vigone, in provincia di Torino, sotto lo sguardo del Monviso. È tra i banchi di questa scuola, per aver intercettato “per caso” una sola parola da una cara collega con cui iniziavo a condividere attività e pensieri, che è iniziata la mia ricerca di sperimentazione didattica. E il mio affaccio al WRW e al gruppo delle/degli IWT. Perché per ora solo di affaccio e di tanto desiderio di imparare si tratta.

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