A servizio della bellezza del significato

A servizio della bellezza del significato

Diego non conosceva il mare. Suo padre, Santiago Kovadloff, lo condusse a scoprirlo.

Se ne andarono a sud.

Il mare stava al di là delle alte dune, in attesa…

Quando padre e figlio, dopo un lungo cammino, raggiunsero finalmente quei culmini di sabbia, il mare esplose davanti ai loro occhi. E fu tanta l’immensità del mare, e tanto il suo fulgore, che il bimbo restò muto di bellezza.

E quando alla fine riuscì a parlare, tremando, balbettando, chiese a suo padre:

«Aiutami a guardare!»

(Eduardo Galeano, Il libro degli abbracci)

 

INSEGNANTI A SERVIZIO DELLA BELLEZZA DEL SIGNIFICATO

Come lo studio dei manuali di Frank Serafini mi sta focalizzando e aiutando nella appassionante sfida di diventare un’insegnante di lettura più competente e consapevole

Era la fine del primo quadrimestre, tempo di bilanci e di pratica riflessiva.

Archiviati i pacchi delle verifiche di grammatica e di geografia, controllate tutte le assenze sul registro elettronico, consegnate le schede di valutazione, mi siedo un po’ più rilassata e mi guardo indietro per analizzare questi quattro mesi di laboratorio di lettura con la metodologia del WRW nella mia classe di simpatici “primini”. Ho davanti gli occhi la mia progettazione annuale con gli obiettivi e le ML di lettura prefissati, le checklist di autovalutazione, i fogli sparpagliati dello status  dei miei ragazzi, le loro foto rubate durante la sessione di lettura individuale e il book speed dating, alcune annotazioni dei loro taccuini, le tabelle e gli organizzatori grafici proposti; mi risuonano anche le parole dei miei e dei loro booktalk, o quelle  dette ad alcuni genitori durante i colloqui; se mi concentro, riassaporo ancora nell’aria il profumo di Nutella e waffel caldi gustati come celebrazione finale il giorno della conclusione del libro “Cuori di waffel”, letto a voce alta.

Sono qui e mi voglio interrogare se tra il dire, dire, dire di settembre/ottobre e il fare, fare, fare di fine gennaio sono riuscita a mettere in mezzo un oceano di ostacoli e alibi che mi hanno immobilizzato  o solo un piccolo mare di paure e di mie ataviche insicurezze che sono riuscita ad attraversare. Mi accorgo immediatamente che tanti e troppi erano i buoni propositi di cui era lastricato il mio percorso di questa prima parte dell’anno scolastico: alcuni sono rimasti inesorabilmente tali, altri sono diventati fortunosi tentativi, altri fortunatamente si sono trasformati in azioni efficaci. Probabilmente era necessario anche progettare l’imprevedibile,  essere pronti a ricalibrare le mie azioni del laboratorio in base ai bisogni nuovi che sono emersi, coniugare l’ideale del laboratorio con la realtà e l’urgenza di vita dei miei alunni “cipolla” e dei tanti strati di vissuto e di diverse competenze, desideri, attitudini  che si portano in classe.

Quindi che faccio? Mi rimetto a studiare sodo, a leggere le mie traduzioni artigianali dei testi dei maestri americani del WRW e a riguardare i miei appunti alla ricerca di alcune risposte alle criticità, ma anche di conferme della bontà del percorso che ho intrapreso. Riprendo in particolare i manuali di Frank Serafini, uno dei maestri del WRW su cui questa estate mi sono più concentrata e appassionata: The Reading Workshop: Creating Space for Readers, Lessons in Comprehension e Around the reading Workshop in 180 Days. Il primo mi ha aiutato a consolidare i principi educativi e pedagogici del laboratorio di lettura e l’ho trovato essenziale per capire e contestualizzare gli innumerevoli spunti didattici spiegati attraverso istruzioni chiare ed esplicite all’interno del secondo volume; il terzo (rinominato affettuosamente “La mongolfiera” per l’immagine di copertina), invece, mi ha presentato uno splendido e articolato curricolo annuale del laboratorio di RW dettagliatamente scandito per mesi.

Quali linee pedagogiche, al di là delle preziosissime indicazioni operative di Serafini, sento di aver ormai interiorizzato e integrato al mio stile di insegnamento? Come sono migliorata nel mio ruolo di insegnante di lettura? Prendo il mio taccuino e provo a rispondermi.

Il valore  della lentezza per guadagnare in profondità e larghezza

Quando viene chiesto agli insegnanti di correre sempre di più e coprire sempre più il programma, si perde la profondità di pensiero necessaria per costruire il significato di molti testi che incontriamo. Io sto suggerendo di rallentare e prestare attenzione alla varietà di elementi, agli strumenti letterari, e ai possibili significati che sono generati dai complessi esempi di letteratura per ragazzi in circolazione oggi. Potremmo imparare tanto di più da un libro che abbiamo letto una volta sola. La qualità della letteratura non rivela se stessa in un singolo passo” (Serafini 2004, p. 47, la traduzione è mia).

Nella nostra corsa a far incontrare i lettori con nuovi testi, senza volerlo, stiamo modellando per loro la mentalità del “leggi una volta e poi muoviti oltre”. Nel laboratorio di lettura il tempo dovrebbe essere occupato a scavare sempre più in profondità dentro ai libri che abbiamo letto una volta sola, e non solo a investigare quelli nuovi” (Serafini 2004, p. 63, la traduzione è mia).

Senza dubbio la più grande sfida che sto combattendo (prima di tutto con me stessa) è quella con il tempo, sempre insufficiente, e il senso di colpa, sempre eccessivo. Lettrice vorace “con le scarpe da ginnastica” mi accorgo di aver sempre corso troppo, un brano dell’antologia dietro all’altro, accontentandomi e facendo accontentare i ragazzi della prima lettura e di un’interpretazione spesso univoca dei significati dei testi. Grazie alla metodologia del WRW sto scoprendo la bellezza del leggere e del rileggere in classe in profondità e in ampiezza, anche i brani mozzati dell’antologia (che non ho ancora trovato il coraggio di abbandonare del tutto ma perlomeno ho addomesticata, scegliendo con cura solo testi mentor per focalizzare alcune strategie di comprensione). Con i ragazzi ci fermiamo, esploriamo il significato, esprimiamo le impressioni, facciamo connessioni ma soprattutto ci facciamo domande, da quelle più letterali e immediate, funzionali alla comprensione di base del testo, a quelle più sfidanti e di valore che ricercano i significati impliciti e non subito evidenti. Leggendo i manuali di Serafini, ho capito ancora meglio che pianificare non significa solo “farsi il piano”, costruire cioè un progetto didattico ragionato all’interno di  una cornice pedagogica coerente e solida ma anche (mi si conceda la mia interpretazione paraetimologica) “fare piano”, procedere con calma, evidenziare tutti i passi e strategie e su questi costruirci la minilesson sempre più focalizzata e specializzata, in una avvincente matrioska didattica che dà chiarezza e maggior consapevolezza a noi docenti e soprattutto ai ragazzi.

 

La potenza  e la responsabilità del modellamento  dell’insegnante

“Io mostro come mi approccio ad un testo attraverso il “thinking aloud” cioè “pensando a voce alta” davanti ai miei studenti. Io dico a voce alta cosa succede nella mia testa, cosa sto guardando, cosa sto pensando. Voglio che gli studenti rallentino, e prestino attenzione a tutte le parti di un libro” (Serafini 2004, p. 53).

“Un aspetto importante delle istruzioni per la comprensione della lettura è quella di rendere visibile le nostre personali pratiche di comprensione per aiutare gli studenti a capire come noi, che siamo lettori competenti, capiamo ciò che leggiamo. […] Una delle sfide fondamentali per noi, nel nostro ruolo di insegnanti di lettura, è quella di imparare a modellare per gli studenti le nostre pratiche di comprensione” (Serafini 2004, p. 38).

Dal momento che questi concetti possono essere difficili da capire, io mi prenderò tutto il tempo necessario per la discussione, il modellamento e per l’immersione guidata nei diversi esempi di relazione; solo in un secondo momento lascerò che i lettori provino da soli a classificare gli albi in base a questi criteri” (Serafini 2004, p. 82).

Serafini costantemente fa notare che gli alunni  per imparare a comprendere devono avere un maestro che faccia lor vedere come si fa, che in-segni loro nel senso più concreto del termine, lasci un segno, una scia che orienta il proprio percorso di apprendimento. Altro cardine del Reading Workshop (come nel Writing)  è infatti l’insegnante – artigiano di bottega che modella per gli apprendisti-studenti le strategie per generare, esprimere, negoziare, revisionare il significato. Soprattutto nei processi mentali più astratti (come per esempio quelli sottesi all’identificazione del tema, o dei simboli, o degli stereotipi in un testo), è fondamentale che l’insegnante mostri come ragiona, modelli il suo pensiero a voce alta, espliciti in modo chiaro quali sono le domande che ci si deve porre per andare in profondità nella comprensione dei testi letti. Per me anche questo aspetto è stato illuminante ma pure, devo ammetterlo onestamente, fonte di disagio, perché io per prima, nei miei automatismi di lettrice, avevo dato tanto, troppo per scontato e invece… Quanto costa essere lettori palombari! Non è per niente facile mettere a fuoco e smontare procedure cognitive che tu pensi consolidate e già mature, chiederti se hai compreso tutto e poi accorgerti che tu stesso sei rimasta in superficie e ti sei accontentata di una comprensione parziale. Ho ancora tanta strada nella pratica del modellamento, sono destinata a fare ancora tanti errori pur in buonafede ma vedo che è un’azione necessaria per accompagnare i miei studenti lettori, specialmente quelli più deboli, a diventare consapevoli dei loro meccanismi ermeneutici. Anche in questo senso i tre libri di Serafini qui davanti a me mi hanno modellato, sostenuta e supportata  e, da veri manuali, mi hanno “preso  per mano” (mi si perdoni ancora un’altra licenza etimologica), in-segnata e guidata in una riflessione consapevole, fornendomi passo dopo passo le istruzioni chiare ed esplicite per l’uso, che naturalmente non ho acquisite acriticamente ma ho cercato di rielaborare, ripensare e ricalibrare a seconda della mia singola e concreta realtà di classe.

L’attenzione e la cura per i rituali e il rinnovamento del linguaggio

“Termini come atmosfera, tema, simboli devono diventare parte del linguaggio usato nel nostro laboratorio di lettura. L’idea è quella di usare questi termini all’interno delle nostre discussioni nel laboratorio, non interrogare gli studenti a mo’ di quiz sulle loro conoscenze lessicali(Serafini 2004, p. 46).

Lo studio di queste strategie letterarie i componenti non deve essere autoreferenziale e fine a se stesso ma deve offrire un supporto aggiuntivo per la relazione tra il lettore e la letteratura. Il nostro obiettivo non è quello che gli studenti identifichino trama, personaggi, ecc. ma piuttosto quello di aiutare i lettori a usare queste strutture letterarie per costruire interpretazioni sofisticate e più ricche sui testi letterari che incontrano(Serafini 2004, p. 30).

Grazie allo studio di questi testi ho introdotto con sempre maggior frequenza una sorta di “rito comunicativo” più fresco e inclusivo e un lessico rinnovato e condiviso sia con i miei ragazzi sia con i genitori. Per esempio, tutte le volte che entro in classe la mattina per iniziare una sessione di laboratorio di lettura, sfodero il mio sorriso più sincero e saluto i ragazzi con un convinto “Buongiorno, lettori!” (Good morning readers! dice Serafini) con l’intenzione fin da subito di aprire la routine e di ribadire il loro ruolo:  sono dei Lettori in cammino, chi più esperto, chi più fragile, chi più appassionato, chi più demotivato, ma io li considero tali, credo in loro e desidero che percepiscano costantemente questo mio grande investimento emotivo e la  fiducia nelle loro potenzialità.

Lungo tutto il corso della sessione di laboratorio sto poi cercando di utilizzare e far utilizzare un lessico preciso, condiviso in relazione alla comprensione del testo e alla struttura dei testi letterari. Questa insistenza non è finalizzata a se stessa per dare sfoggio di erudizione ma per raggiungere tre precisi obiettivi: un obiettivo cognitivo, quello di nominare e mettere in ordine le idee e i pensieri che scaturiscono dalla lettura, un obiettivo comunicativo, che è quello di fornire uno strumento perché gli studenti siano capaci di farsi capire, di entrare in relazione e sostenere discussioni sempre più ricche e sofisticate sui libri, e infine un obiettivo identitario, perché anche attraverso il linguaggio comune si costruisce gruppo e comunità.

Mi rendo anche conto che ho traghettato questo vocabolario del laboratorio all’interno di un altro spazio rituale molto delicato delle nostre giornate scolastiche che è il colloquio settimanale con i genitori. Sento che si sta rinnovando anch’esso, grazie alla metodologia del WRW, perché ho nuovi strumenti conoscitivi per personalizzare ancora di più la mia riflessione e valutazione dei ragazzi. Ai genitori infatti mostro il percorso dei loro figli facendo vedere quanto leggono al giorno, quali generi li appassionano, come stanno migliorando attraverso le annotazioni; li informo sulla loro capacità di generare, esprimere, negoziare significati, e sui tipi di connessioni con il mondo che riescono a tessere. Spesso vedo espressioni spiazzate e disorientate ma sono convinta che li sto riconducendo a quello che seriamente conta e dovrebbe sempre contare: il processo di apprendimento, e non il prodotto nel senso del mero voto.

 

Il significato prima di tutto

La lentezza, il modellamento, il rituale comunicativo e tante altre suggestioni pedagogiche e metodologiche  che scorrono fluidi tra le pagine dei libri di Serafini trovano la loro sorgente e la loro foce nel principio fondamentale alla base del laboratorio di lettura che è quello di essere al servizio del significato (l’espressione “in service of meaning” è una sorta di mantra dei suoi manuali). Tutto è focalizzato a questo perché è il significato, quello più profondo, sofisticato, frutto di una ricerca, negoziazione e condivisione,  la chiave che dischiude alla bellezza dell’opera letteraria, sia essa una poesia, un  romanzo, un albo illustrato. Essere a servizio del significato vuol dire quindi, per noi insegnanti, essere sempre al servizio della Bellezza, ricercarla tra le parole, le storie, i libri e farla scoprire ai nostri ragazzi stimolando in loro il desiderio di ricrearla nelle loro vite.

Chiudo il taccuino, ripongo i libri di Serafini e i materiali dei miei studenti. La strada è avviata, sono tornata indietro a settembre non per scappare, non riesco più o fare a meno del WRW, ma per prendere la rincorsa e lanciarmi di nuovo in questa meravigliosa avventura.

 

Bibliografia

Frank Serafini, The Reading Workshop: Creating Space for Readers, 2001, Heinemann

Frank Serafini, Lesson in Comprehension, 2004, Heinemann

Frank Serafini, (with Suzette Serafini-Youngs), Around the reading Workshop in 180 Days, 2006, Heinemann

Maria Parr, Cuori di Waffel, Beisler Editore, 2014

Consiglio anche di visitare il blog personale  di Frank Serafini: http://frankserafini.com/

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