TORNARE IN PROFONDITÀ. Come riattivare il laboratorio dopo l’estate

TORNARE IN PROFONDITÀ. Come riattivare il laboratorio dopo l’estate

Uno One Pager sul libro che più avessero amato durante l’estate era il lavoro che avrebbero dovuto consegnare a settembre, dopo le vacanze, gli alunni della mia attuale seconda media. E tanti One Pager sono effettivamente arrivati sulla mia cattedra nei primi giorni dell’anno. Pagine piene di colori, disegni e parole, ben organizzati o tirati via, molto curati o realizzati con palese poco impegno, ricchi di testo o con tanti, troppi, spazi lasciati bianchi. 

Eppure nel corso dell’anno, in prima, mi sembrava di aver insistito tanto su come esprimersi per iscritto sui libri letti. Avevamo dedicato tempo in classe a parlare di impressioni e connessioni, di personaggi e “come conoscerli”, di setting e di problema della storia, avevamo riflettuto su colori da attribuire per ragionare di temi possibili, avevamo annotato e condiviso. Sta di fatto che, complice, forse, l’estate e la “disabitudine” alla scrittura che spesso essa porta con sé, i “manufatti” che mi sono ritrovata tra le mani a settembre mi hanno dato molto da riflettere e mi hanno suggerito la strada da seguire durante le prime settimane nuovamente insieme. Non c’era dubbio che molti avessero bisogno di tornare sullo “scrivere sul leggere”, sul “pensiero che si fa scrittura” e su una lettura non da “surfisti”.

L’albo che avevo pensato di proporre si è  rivelato un’ottima scelta a questo scopo. Le tavole, che  hanno colori molto vividi e netti, consentono di ragionare e cercare strade per giustificare tante scelte, come quelle sull’uso della luce e dell’oscurità, sui diversi tipi di inquadrature, sul “concetto” di tempo che passa, e tanto altro. Il testo è “ridotto all’osso”, ma davvero significativo, apre infatti a riflessioni sullo stile, sull’identità  del personaggio, sul nesso tra parole e immagini. Si tratta di “Un giorno d’estate” di Koshiro Hata, edito da Kira Kira, finalista al Premio Andersen 2021.

Mi occorreva un albo solo all’apparenza di semplice e veloce lettura per inaugurare il laboratorio e accompagnare i ragazzi nell’esplorazione profonda dei testi, e per invitarli a mettere in ordine le idee scrivendo sul proprio taccuino del lettore.

Ecco come abbiamo proceduto.

Inizialmente, secondo una routine ampiamente sperimentata l’anno prima, abbiamo scaldato un po’ i motori scrivendo una breve previsione: osservando la copertina, di cosa penso parlerà  questa storia?

Poi siamo passati alla prima lettura ad alta voce, effettuata da parte mia lentamente, mostrando le tavole  e “mandando” sullo schermo le immagini scansionate. 

Dopo aver sfogliato nuovamente l’albo, e nominato le varie tavole attribuendo a ciascuna un numero, ognuno ha quindi scelto la sua preferita e ne ha scritto sul proprio taccuino, indicando i motivi della scelta, inserendo impressioni ed eventuali connessioni o domande. 

Successivamente ho riletto l’albo, questa volta fermandomi a lungo su ogni tavola. E così abbiamo potuto osservare tanti dettagli  e cercare insieme strade interpretative. 

Abbiamo cominciato col riflettere sulla particolarità della tavola di apertura, quella in cui il protagonista è dentro casa, per avanzare ipotesi sulla simbologia del “buio” dell’interno e la luce dell’esterno, per ragionare sull’atteggiamento del bambino, sulle parole che pronuncia, chiedendoci cosa esse ci dicessero di lui, della sua personalità e della sua storia. Abbiamo osservato le ombre man mano sparire con l’allontanarci dal villaggio. Abbiamo riflettuto sulle inquadrature, sul paesaggio che in alcuni casi prende spazio e sembra appropriarsi interamente delle tavole tanto da far  sembrare il bambino un “puntino” nell’immensità. Abbiamo discusso sui “cambi di inquadratura” e ci siamo chiesti ogni volta cosa avesse voluto dirci l’autore. Abbiamo notato le frasi che si ripetono sempre uguali in alcune tavole  ci siamo chiesti che suggestioni suscitassero in noi, che cosa l’autore avesse voluto comunicare al lettore in questo modo. Anche alcune immagini, verso il finale, sembrano ripetersi, quando il bambino si sforza continuamente di raggiungere il suo obiettivo e più ci prova più si affatica, si sporca, si ferisce. La discussione è stata molto partecipata, siamo andati pian piano a caccia di dettagli, formulando interpretazioni che fossero giustificate da “evidenze” nel testo.  

La seconda lettura è stata dunque lenta, ad ogni giro di pagina chiedevo anche di leggere quanto scritto a chi avesse scelto come preferita la tavola su cui ci apprestavamo a soffermarci.

Alla fine ci siamo resi conto di aver maturato insieme una gran quantità di pensieri e osservazioni su un albo che ad una prima lettura ci era sembrato tanto semplice.

Allora, con calma, abbiamo cominciato a scrivere. 

Abbiamo iniziato con una lunga annotazione complessiva, da cui emergessero le riflessioni fatte in plenaria.

Poi ho riportato il discorso sugli One Pager e ho detto loro che avremmo lavorato sul taccuino come se stessimo in parte realizzando proprio lo One Pager dell’albo. Così ho selezionato alcuni elementi su cui avevo chiesto che lavorassero durante l’estate e abbiamo scritto annotazioni sul personaggio, sul simbolo, sull’ambientazione. È stato, allora, facile rendersi conto che se la lettura è stata affrontata più da palombari che da surfisti, come dicono le Teachers, abbiamo tante più frecce al nostro arco per ragionare di questi aspetti del testo e scrivere annotazioni ricche e significative.

Per concludere, prima di immergerci nella “poesia delle piccole cose” di cui ci saremmo occupati nel primo modulo di scrittura dell’anno, ho proposto un’attività che riscuote sempre successo, quella di disegnare una nuova copertina dell’albo e proporre un nuovo titolo.

Rosangela Costanzo.
Attualmente alle “Medie” dopo un periodo di insegnamento alla Secondaria di II grado. Da quando mi sono imbattuta nel WRW e nel gruppo degli IWT sono un’insegnante più felice. Leggo, mi formo e, da qualche tempo, mi diverto a raccontare e condividere il mio lavoro sul blog “il quaderno d’oro”.
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