“Spremere il titolo”. Esplicitare e condividere le preconoscenze per comprendere, insieme, i testi divulgativi.

“Spremere il titolo”. Esplicitare e condividere le preconoscenze per comprendere, insieme, i testi divulgativi.

“To exist, humanly, is to name the world, to change it”

(Paulo Freire)

 

Comprendere è un processo complesso, un cammino tortuoso più che una meta, e richiede una preparazione accurata prima della partenza, un ritmo lento e la disponibilità a tornare più volte sui nostri passi alla ricerca della pista giusta.

Quando il nostro bagaglio di preconoscenze è scarno o lacunoso, o le pagine che abbiamo davanti sono troppo distanti dalla nostra esperienza, diventa difficile se non impossibile affrontare il viaggio nel testo.

Queste considerazioni sono valide sia quando leggiamo narrativa che quando ci troviamo di fronte a testi di divulgazione o argomentativi, e sono tanto più valide quanto più le nostre classi sono composte da alunne e alunni provenienti da contesti socioculturali diversi.

 

“Spremere il titolo”, la routine di pensiero che stiamo sperimentando sui testi divulgativi, si sta rivelando molto utile perché oltre a far emergere le preconoscenze ne permette la socializzazione quando più serve, cioè prima ancora di cominciare la lettura del testo, in modo che il cammino sia poi meno faticoso per tutti.

 

La classe

Si tratta di una seconda Secondaria di Primo Grado, una comunità multietnica e molto variegata, come il quartiere in cui è radicata. Ragazze e ragazzi sono molto collaborativi, abituati a lavorare in piccolo gruppo e a sostenersi vicendevolmente nel processo di comprensione e nello studio.

Lo scorso anno avevamo lavorato sui titoli in modo molto meno sistematico durante il percorso sul testo espositivo, tornando sui titoli “con occhi da scrittore” per chiederci se fossero efficaci rispetto al contenuto e coinvolgenti.

 

I tempi

Il tempo dedicato al lavoro in classe ovviamente è sempre variabile e dipende da variabili interne e esterne a noi, a ogni lettore e lettrice, alla comunità nel suo insieme. 

In questa classe ho dedicato al lavoro sistematico sui titoli circa quattro ore: la prima in apertura del lavoro su un nuovo testo. Oggi ricordo loro la routine ogni volta che affrontiamo un testo non narrativo, anche in rete.

 

La routine di pensiero in sintesi

Questi i passaggi della routine proposta.

  1. Da soli, leggere il titolo e sottolineare tutte le parole piene.
  2. Da soli, soffermarsi su ciascuna parola chiedendosi: “Cosa significa? A cosa mi fa pensare?”
  3. In piccolo gruppo, condividere le riflessioni emerse dal lavoro individuale sulle parole.
  4. Da soli, rileggere il titolo chiedendosi: “Cosa significa? Cosa noto nella relazione tra le parole? A cosa mi fa pensare questo titolo? Di cosa potrebbe trattare il testo?”
  5. In piccolo gruppo e poi in plenaria, raccogliere tutte le riflessioni per giungere a formulare alcune ipotesi sul possibile contenuto del testo.
  6. Durante e al termine della lettura, revisionare le ipotesi generate.

 

Alcuni dei titoli scelti: semplici, complessi, a volte ingannevoli

Per cominciare, abbiamo lavorato sul titolo della prima unità del libro di storia: “L’Europa scopre e conquista il mondo”

Dalle riflessioni individuali e di gruppo sono emerse le conoscenze legate alle discipline scolastiche (soprattutto per quanto riguarda le parole “Europa” e “conquista”), è stato sottolineato un diffuso fastidio nei confronti del titolo scelto considerato “eurocentrico e arrogante” (con mia soddisfazione, devo ammettere), è stata infine formulata l’ipotesi che il capitolo trattasse della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo. Quest’ultima ipotesi è stata poi revisionata e integrata con le altre informazioni presenti.

Durante il laboratorio di scrittura, abbiamo poi applicato la stessa routine agli articoli di approfondimento letti in fase di immersione, più complessi dei testi scolastici. Uno degli articoli, e dei titoli, più sfidanti è stato: “Mille fiumi di plastica: le origini dell’inquinamento degli oceani”, tratto dal sito del National Geographic. Dopo aver generato molte idee legate alle parole piene, in fase di generazione delle ipotesi sul possibile contenuto è emersa l’idea che l’articolo avrebbe trattato “di come nasce l’inquinamento degli oceani a causa della plastica”.

Man mano che procedevamo con la lettura, accompagnata dalla proposta di altre strategie di comprensione, abbiamo concordato che la nostra ipotesi iniziale doveva essere modificata: i “mille fiumi di plastica” del titolo non erano metaforici ma reali, perché l’articolo tratta di uno studio compiuto sui piccoli corsi d’acqua che attraversano vaste aree urbane e che sarebbero i maggiori responsabili dell’inquinamento degli oceani da rifiuti di plastica.

 

Un altro titolo interessante su cui applicare la routine è stato quello di un articolo tratto da Internazionale Kids: “La relazione perfetta”. In questo caso ci siamo resi conto che se il titolo da un lato era fuorviante, perché induceva a credere che il testo trattasse di rapporti di coppia mentre al centro delle riflessioni dell’autore c’è invece l’amicizia, dall’altro forniva un indizio importante sull’idea di fondo del pezzo: le relazioni amicali sono spesso più durature di quelle amorose. 

 

Qualche considerazione finale

Questa routine di pensiero ha permesso ai miei alunni e alunne di diventare più consapevoli del ruolo che le nostre enciclopedie personali rivestono nel processo di comprensione: nominare ciò che già sanno l’ha reso visibile a essi stessi prima ancora che a me. Hanno imparato a costruire conoscenza insieme sfruttando le preconoscenze degli altri che, socializzate, sono diventate di tutti. 

Come è andata a finire? La routine è entrata effettivamente nella loro cassetta degli attrezzi? Ovviamente è difficile dare una risposta definitiva, ma posso azzardare qualche considerazione. In queste settimane siamo stati impegnati in un progetto per gli ottocento anni dell’Università di Padova: in piccoli gruppi e da soli alunne e alunni hanno ricercato informazioni su Galileo Galilei. Durante le consulenze, ad alcuni lettori e lettrici più fragili ho chiesto di applicare la strategia e ho avuto riscontri positivi. Tengo però conto del fatto che il processo di comprensione intreccia tra loro diverse strategie applicate in modo più o meno consapevole, quindi questa routine è uno strumento che va ad aggiungersi agli altri che i lettori già possiedono.

Sapere che la comprensione migliora nel confronto all’interno di una comunità non significa automaticamente riuscire a passare dalla teoria alla pratica: sappiamo che non esiste comprensione senza inferenze e che non esistono inferenze senza preconoscenze, ma a volte fatichiamo a trovare strategie che permettano di rendere meno tortuoso il cammino per ciascuno dei membri della nostra comunità, perché comprendere un testo non sia un privilegio per pochi ma un processo costruito insieme e un obiettivo alla portata di tutti.

“Spremere il titolo” è una routine di pensiero che può fare la differenza se viene praticata con costanza nel confronto tra pari, se affiancata da altre strategie di lettura esplorativa e lettura intensiva, e soprattutto se sostenuta da spunti metacognitivi in itinere e finali (alcune possibili domande da cui partire: cosa hai imparato dal confronto con i compagni? Quali informazioni sono state più utili? Le tue ipotesi sul contenuto erano corrette? Come è cambiata la tua conoscenza nel corso del lavoro sul testo?).

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