Quinta di copertina: un percorso nei mondi del fantasy

Quinta di copertina: un percorso nei mondi del fantasy

Per tradizione, il genere fantasy attira un ristretto numero di lettori tra i preadolescenti e gli adolescenti. Semplificando, posso dire che questo è sia conseguenza sia causa del fatto che generalmente sono opere complesse e articolate: numerosi personaggi da ricordare; ambientazioni descritte nei dettagli; intrighi politici e giochi di potere che non coinvolgono se non sono equilibrati da una giusta dose di battaglie di vario tipo. 

Fatta salva l’eccezionalità del caso Harry Potter: di livello alto per difficoltà di lettura e mole dei volumi, ma cercato e apprezzato anche dai meno esperti. Il format della saga è stato una delle chiavi nel raggiungimento di una tale popolarità, perché fornisce pre-conoscenze e attese in merito alla trama e ai personaggi che sono un supporto concreto alla comprensione. E sono le saghe i fantasy che appunto si discostano dalla fruizione di nicchia, penso a Percy Jackson, Shadowhunters, Fairy Oak, Artemis Fowl, e molti altri. Nell’ottica, quindi, di fornire ai nostri lettori una biblioteca di classe che incontri il loro gradimento, accogliendoli nella comfort zone per alzare gradualmente le richieste verso testi più impegnativi, in questo Quinta di copertina analizzo per primo un romanzo per lettori esperti (dai 12 anni) e, successivamente, due titoli altrettanto interessanti nell’approccio originale verso il genere ma più accessibili. E consiglio, invece, di chiedere agli appassionati che abbiamo eventualmente in classe quali saghe vorrebbero trovare nella BDC, invitandoli a presentarli ai compagni che non hanno ancora avvicinato il genere. Le saghe, infatti, sono tante e richiedono un investimento economico che rischia di restare frustrato se non incontra il gradimento di quel gruppo classe. 

Melvin Burgess, The lost witch

SETTING e TRAMA

Siamo nel Regno Unito dei giorni nostri, quindi la visualizzazione delle scene risulta semplice. Il racconto segue l’intreccio cronologico dei fatti. L’incipit è un momento di azione esplosiva e concitata dopo il quale il ritmo rallenta e siamo immersi nel lungo periodo che servirà alla protagonista per esplorare ed accettare la sua nuova identità di strega. L’autore non usa il flashback per farci conoscere i personaggi, perciò le prime cento pagine circa ci introducono nei valori e nella personalità di Bea, la protagonista. A quel punto, l’azione vede un’impennata brusca seguita da due lunghi momenti di stallo, coincidenti con profonde crisi di identità di Bea, interrotti da colpi di scena che ribaltano gli equilibri, fino alla risoluzione finale. 

PERSONAGGI, prove che affrontano e strategie per capirli

La protagonista è una figura molto complessa; gli altri personaggi e la trama ruotano essenzialmente intorno ai suoi conflitti interiori. Di questi, quello principale resta la lealtà verso i suoi genitori, motore di ogni sua scelta anche in rapporto alla lotta più ampia nella quale è coinvolta, quella classica fra il bene e il male. 

La conosciamo quando non è ancora nel pieno dell’adolescenza, non ha amicizie significative in cui confida, quindi non si è ancora staccata dalla famiglia che resta il suo punto di riferimento. Ma anche la sua maggiore debolezza: senza confronti coi pari, è costretta a fare da sola i conti con l’incredulità verso la scoperta di avere poteri magici; quando finalmente ne parla con i genitori, inizia lei stessa a dubitare della propria lucidità e si affida del tutto alle loro scelte. Infine, nel momento in cui viene rapita dallo stregone traditore ed è isolata dai famigliari, diventa molto facilmente manipolabile, è in suo completo potere. 

Per questo atteggiamento quasi apatico e di dipendenza dagli adulti, è un personaggio che all’inizio non mi ha convinto, e suppongo che molti adolescenti potrebbero non riconoscersi nella sua reazione. Come mai non prova un senso di potere immenso dopo aver scoperto di essere una strega evocatrice? Sappiamo solo che non vuole lasciare la famiglia, è quasi un pensiero fisso per lei. Comincia a sentirsi smarrita soltanto quando racconta tutto ai genitori e loro sospettano che abbia un disturbo psichiatrico. Per rispondere a questi dubbi, a me è servito rileggere il primo capitolo e decidere di non abbandonare una lettura che ritenevo ormai poco appassionante. È una strategia che propongo ai ragazzi quando in consulenza li trovo distanti, non comprendono le motivazioni dei personaggi. E la causa spesso risulta essere che non hanno colto uno snodo importante della trama o dei rapporti fra i personaggi, oppure hanno sottovalutato l’effetto che un evento ha avuto sul protagonista. 

Nel mio caso, rileggere l’incipit è servito a notare che c’è molta complicità in questa famiglia, sono legati e si capiscono quasi al volo quando serve. Ecco come mai Bea scoprendo  di essere un’evocatrice non prova esaltazione: per lei significherà rinunciare alla propria vita e abbandonare i suoi. Infatti il padre e la madre avranno un ruolo determinante nella risoluzione della vicenda, mentre le altre streghe restano personaggi secondari.

Bea viene rapita dall’antagonista e sottoposta ad una escalation di manipolazione psicologica che ha lo scopo di farla obbedire ciecamente agli ordini; Burgess costruisce magistralmente la trasformazione che lei deve subire, seguendo i passaggi della disperazione e della solitudine architettati dal suo aguzzino per portarla alla dipendenza affettiva. Tuttavia, è così subdolo e atroce quello che le fa che ritengo che i lettori debbano essere portati a vederlo con chiarezza ma anche protetti da una tale violenza. 

Il genere fantasy, per sua natura, mette in scena la lotta tra bene e male in mondi altri, attuando già così una forma di rassicurazione nei confronti del lettore. Ma Bea, benché dotata di poteri magici, è un’adolescente del tutto calata nella nostra quotidianità. La violenza che agisce e subisce è tristemente tipica delle relazioni umane disfunzionali. È come se Burgess raccontasse di nuovo la vita dei suoi ragazzi persi, ma in una chiave fantastica; gli stessi di Junk e Kill all enemies, ragazzi talmente soli che sono disposti a tutto per trovare una qualunque forma di appartenenza. La povera Bea scambia per amore le carezze dello stesso uomo che per tutto il resto del tempo insieme le riserva soltanto indifferenza e disprezzo. Così tanta indifferenza, che lei finisce per elemosinare quelle carezze, consapevole che dureranno per una notte soltanto. È troppo sola per sapere che lei vale di più, che quello non è amore, che l’amore non ti fa stare così male, dopo. 

Una strategia che suggerirei agli studenti per riconoscere questo tipo di relazione violenta ma al contempo non restarne turbati è disegnare la costellazione di personaggi che orbita intorno alla protagonista, mettendo a confronto sì altri fantasy ma anche storie realistiche, in cui appunto gli adulti di riferimento o il gruppo di amici fanno o no la differenza. Si tratta di un organizzatore grafico che chiarisce come ogni personaggio secondario influenza il protagonista, quale equilibrio hanno stabilito le forze in gioco. Harry Potter è un modello esemplare ed efficace per mostrare che c’è sempre una possibilità di scelta: la stima e l’affetto dei pari, come del mentore Silente, gli garantiscono di costruire su diversi modelli la propria identità e, di conseguenza, scegliere autonomamente da che parte starà. 

Padre e madre di Bea sono interessanti da subito: imprevedibili, non stereotipati, sfaccettati. Non hanno un ruolo univoco, solo di contorno, o contrasto o sostegno, né sono invisibili, come accade in troppi romanzi di youth fiction. Sono importanti per le scelte di Bea: lei cerca di intercettare il loro affetto e consenso, cerca di comprendere e interagire con le loro aspettative. Un altro aspetto su cui varrà la pena di focalizzarsi: cambiano nel corso della storia, conoscono momenti di debolezza e li affrontano. 

Le altre streghe, invece, compresa l’amica Silvis e il mostro che la soggioga, restano uguali nel corso di tutta la storia.

LESSICO E LINGUAGGIO FIGURATO

Lessico semplice; il linguaggio figurato consiste soprattutto di paragoni e metafore suggestive ma comprensibili. L’aggettivazione è piana. 

TEMI E INSEGNAMENTI DI VITA

  • indipendenza dalla famiglia, scegliersi il proprio percorso di vita
  • seguire la propria etica di comportamento anche di fronte ai condizionamenti
  • accettare la propria identità
  • affidarsi, riporre la fiducia nelle persone giuste; in particolare, il romanzo esplora le atrocità della violenza psicologica e della dipendenza affettiva

Sono fili caratteristici del fantasy che, per la sua origine dai racconti epici e dalle gesta di eroi, prevede che il protagonista esplori le proprie capacità, viva un momento di stasi e riesca, infine, a portare a termine la propria missione soltanto in seguito a un profondo mutamento, maturato attraverso prove sfidanti e nel confronto con un mentore significativo. Gli altri titoli fantasy che ho scelto sono rappresentativi di modalità originali nella messa in scena di tale struttura definita come il viaggio dell’eroe. Eroine, in verità. 

Romanzi affini 

Una guida dettagliata alla scelta di altri fantasy è l’appendice di bibliografia ragionata di cui sempre Equilibri correda le sue pubblicazioni: Per leggere ancora.

Aggiungo solo alcuni titoli che ritengo più accessibili anche a lettori meno esperti.  

The lost witch chiede al lettore lo sforzo di vivere una storia realistica in parallelo all’avventura nel mondo magico. Mentre Burgess costringe anche noi ad attraversare quel passaggio insieme a Bea, vivendo con lei un lungo periodo di incertezza, ferma sul confine fra i due mondi, questi romanzi invece ci traghettano subito in un’atmosfera fiabesca. Il castello errante di Howl e Stepsister hanno un ritmo scorrevole ed una scrittura fluida, e ci portano in architetture non troppo complesse. Sostanzialmente anche le protagoniste di questi romanzi affrontano ripetute prove, quasi rituali di crescita e trasformazione, ricercando un proprio equilibrio e il riconoscimento del proprio valore; consiglio il primo già dagli 11 anni perché ha un tono leggero e scene divertenti, il secondo lo ritengo adatto dopo i 13, soprattutto per l’età dei protagonisti e la cupezza che lo pervade.

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