Anno di prova e di prove di WRW: il racconto del racconto autobiografico

Anno di prova e di prove di WRW: il racconto del racconto autobiografico

Anno di prova: peer to peer con un docente tutor. Ho osato. Volevo che il mio desiderio di sperimentare, di migliorare, di crescere nello studio e nell’applicazione comparisse un po’ in ogni sezione del mio Dossier; volevo portare al comitato di valutazione un percorso che avesse dentro almeno un germe di Writing and Reading Workshop. Più Reading che Writing, in realtà: perché sulla lettura mi sento più sicura, perché ho iniziato da lì, perché sono sicuramente più lettrice che scrittrice. Ma, per una questione di orari e di compresenze, ho dovuto riprogettare la mia attività in corsa e mettermi in gioco su un terreno di cui non mi sento mai abbastanza pronta, di cui non sono mai totalmente soddisfatta, ma che so essere IL terreno. La scrittura. Ripeto che si tratta di sperimentazione, non ancora applicazione in toto, strada sulla quale mi sto piano piano mettendo con uno studio direi “matto e disperatissimo”.

Classe seconda: la stessa classe in cui lo scorso anno avevo sperimentato il percorso sulla scrittura di un racconto autobiografico, contenuto nella guida docenti di Grandi storie Grandi libri della Pearson, curata da Linda Cavadini, Loretta De Martin, Agnese Pianigiani. Questi percorsi sono stati illuminanti per provare a tradurre in pratica alcuni spunti che già avevo studiato in Scrittori si diventa di Jenny Poletti Riz. Ho colto, dunque, la palla al balzo e ho iniziato a progettare il nuovo percorso di scrittura autobiografica, che avremmo poi inserito all’interno dell’ebook di plesso dal titolo “Stagioni di scuola”, giunto ormai alla terza edizione. Si tratta di un progetto di plesso che prevede la stesura di uno scritto per ciascun alunno della secondaria di primo grado dell’Istituto in cui lavoro; i lavori vengono raccolti e impaginati con Book Creator, classe per classe, dai docenti del Dipartimento di Lettere; il link della pubblicazione dell’ebook viene poi condiviso con le famiglie e con chi ha piacere di fare un viaggio negli scritti delle ragazze e dei ragazzi. Un vero e proprio compito di realtà, che ha la finalità di spronare a scrivere (perché sicuramente non sarà soltanto la prof. a leggere) e avvicinare sempre di più gli allievi al mondo della pagina stampata. In questo ho ritrovato un gancio fortissimo con la fase di pubblicazione studiata nel WRW. E mi sono buttata. 

Mi piace pensare al WRW come una stradina di paese, una di quelle che porta alla piazza principale, non è l’unica strada, ma quando si arriva al centro agilmente e con piacere questa diventa poi il percorso per arrivarci. Ho scelto di inserire un percorso di WRW in un progetto scolastico per sottolineare che non si tratta di una alternativa avulsa dal contesto scolastico reale, ma di una pedagogia/metodologia che può e deve inserirsi nella vita scolastica, anche sconfinando al di fuori dei singoli insegnanti che sperimentano e delle singole classi-comunità. Per me è stato scoprire un modo più proficuo di fare quanto avrei da sempre voluto fare (e in parte ho tentato di fare), dacché ho varcato la porta di un’aula, ma che non avrei potuto fare senza strumenti strutturati. E anche partecipare a questa terza edizione del progetto mi ha consentito di mettermi in gioco e notare la mia crescita come insegnante di scrittura. La terza edizione del progetto ha avuto come fil rouge la ricerca della felicità. Ho quindi adattato la consegna: un “semino” autobiografico, non libero, ma con il focus su un momento felice della propria vita. Limitare il territorio di scrittura, ha aiutato in primis me, prof. alle prime armi, nella ricerca dei mentor e nella proposta di attivatori mirati. Mi è sembrato funzionale anche per scrittori e scrittrici non ancora del tutto consapevoli del proprio processo di scrittura. 

L’obiettivo principale di scrittura che mi sono posta? Riprendere strategie già abbozzate nel percorso precedente (che si era svolto in gran parte a distanza); rinsaldare la convinzione che scrittori e scrittrici si diventa, partendo dalla cura per ciò che si scrive; sottolineare l’importanza del come si scrive. In mio soccorso sono arrivati anche il corso che ho frequentato a gennaio con Silvia Pognante (in collaborazione con la libreria Libri Parlanti) “Insegnare il processo di scrittura con il Writing and Reading Workshop” e il volume “Il racconto autobiografico con il metodo WRW” di Silvia e Romina Ramazzotti. Nonostante il senso di inadeguatezza, la sensazione di sperimentazione continua, il mio sentirmi sempre incompiuta, ho capito che se non mi fossi buttata in qualche modo non sarei partita e non avrei capito mai neppure dove migliorarmi e che cosa studiare. Il WRW mi ha dato nuova linfa vitale, una manna per il nostro lavoro: il desiderio di ricerca e la voglia di fare esperimenti, come in un vero e proprio laboratorio. Dove nulla è dato una volta per tutte, ma in cui ci sono obiettivi da perseguire e step in cui progredire.

Il percorso in classe: immersione e prescrittura

Ho iniziato la fase di immersione facendo riaffiorare alla memoria il percorso dell’anno precedente (scrittura di uno small moment), in modo da attivare le preconoscenze sulle fasi del processo e su alcune strategie che sono state ricordate immediatamente. Ho sottoposto alla lettura attenta di lettori-scrittori alcuni testi di coetanei, estrapolati dal blog di Silvia “Laboratorio di parole”, dal titolo “Cinque lettere” e “Lei lo sa”; dopo la lettura, abbiamo annotato ciò che è emerso: osservazioni, caratteristiche del genere, particolarità del pezzo, incipit, sensazioni, questioni di stile.

Ecco i risultati della nostra condivisione in plenaria sui racconti letti:
non annoiano, esprimono emozioni e sensazioni, non sono una semplice cronaca, sono scritti in prima persona, hanno sequenze descrittive, riflessive, dialogiche, gli incipit non sono banali (uno inizia con un suono), gli autori raccontano quello che vedono nei dettagli, usano similitudini, usano la ripetizione come tecnica, esprimono i propri pensieri.
Tutte considerazioni utili per guidare, poi, la stesura e la revisione.

Abbiamo applicato lo stesso procedimento al brano “Annunciazione” tratto dall’autobiografia “Mio fratello rincorre i dinosauri” di Giacomo Mazzariol. L’ho letto ad alta voce, i ragazzi hanno ascoltato in un primo momento senza testo davanti e hanno espresso le loro considerazioni:
parla della realtà, la felicità di Giacomo è il culmine, descrive e racconta le emozioni con dettagli concreti, c’è alternanza tra pensieri e azioni, coinvolge il lettore, c’è la suspense, il testo ha ritmo

In seguito, con il testo sotto mano, ci siamo soffermati sulla montagna della trama, sull’alternarsi delle sequenze, sul modo in cui il narratore dice al lettore di essere felice senza dirlo in modo banale, sul ritmo e sulla suspense, sul ruolo dei dialoghi, sui dettagli che “spaccano” la pagina. Insomma, siamo andati alla ricerca di tutti quegli ingredienti che poi avrei chiesto loro di materializzare nel loro racconto. Abbiamo sviscerato il testo (che ho fornito loro in fotocopia e messo a disposizione in digitale su Classroom), senza però impedire a qualche lettore/lettrice di lasciarsi catturare dalla storia tanto da richiedere una copia del romanzo per proseguirne la lettura. 

Siamo poi passati alla prescrittura: tre attivatori, in progressione di intensità di scrittura, per allenare cuore, cervello e polso. Per iniziare, il cuore felice: un cuore pieno di tutto ciò che ci rende felici.

Poi, abbiamo ascoltato la canzone “Felicità” di Albano e Romina e abbiamo ricalcato il testo: ognuno ha riscritto una (o più) strofa sulla base della propria esperienza. Una canzone molto lontana dal mondo dei giovani del 2022, me ne rendo conto. E, forse, ad una prima pensata, anche un po’ banale. Tuttavia, mi serviva un testo orecchiabile, che entrasse subito, che esprimesse in modo molto semplice, ma nello stesso tempo concreto l’idea astratta di felicità. Nei cuori, infatti, avevo notato molti spunti vaghi. Desideravo che gli studenti dettagliassero meglio la loro idea di felicità, con uno stimolo testuale, ma anche con un ritmo facilitante. L’atmosfera in classe si è subito scaldata, i visi prima un pochino spenti si sono accesi in sorrisi, il desiderio di sperimentare con il ricalco li ha stimolati. Volevo ottenere proprio questo: che la comunità si sciogliesse, che percepisse la scrittura non solo come compito scolastico da portare a termine, ma nello stesso tempo che focalizzasse il ricordo della felicità come il ricordo di un episodio concreto. Perché a volte la felicità risiede nelle piccole azioni quotidiane.

 

Così Marta A. scrive:

Felicità, le onde che si alzano e fanno rumore.

Felicità, alzarsi al mattino, andare a Torino per fare le gare.

Felicità, stare con gli amici, guardare un film.

Invece Greta dice:

Felicità, è un piatto di pizza, con la famiglia.

Felicità, è viaggiare lontano, pensare a chi amo.

Felicità, rincorrer la palla e mamma che balla.


Più naturalistico il pensiero di Elisabetta:

Felicità, è il profumo d’estate, un’onda del mare

Felicità, la neve a Natale, la pioggia che cade.


E poi, la semplicità di Eleonora:

Felicità, nuotare nel mare, mangiare il salame

Stare insieme agli amici, essere felici 

Felicità, in mezzo alla spiaggia su della sabbia, la felicità.

Per me disperarsi è un po’ rovinarsi.

 

Infine, un lampo di scrittura per allenare la fluency e per andare a caccia di momenti che dettagliassero maggiormente l’idea di felicità: ognuno poteva scegliere un prompt diverso, a partire dall’incipit “Quella volta in cui…”. C’è chi ha scelto “Quella volta in cui ho desiderato che quel momento non finisse mai”, oppure “Quella volta in cui ho pianto di gioia”, oppure “Quella volta in cui ho pensato che il mondo fosse un posto meraviglioso”. Prompt diversi perché per ciascuno la felicità assume sfumature e contorni differenti. E perché già nella scelta del prompt potessero orientarsi nella scelta dell’episodio da raccontare, del “semino” da coltivare. Dopo una breve ML in cui ho spiegato il funzionamento del quickwrite e ho presentato le mie proposte, ho lasciato tempo e spazio per scrivere liberamente. Ho poi chiesto di condividere il proprio scritto con il/la vicino/a di banco. Poi la condivisione a classe intera: alcune condivisioni sono state spontanee e hanno generato meraviglia nei compagni che hanno suggerito di approfondire proprio quel momento felice, altre condivisioni pilotate da me. Sempre nella libertà del piacere di condividere.

A questo punto, eravamo pronti per la pianificazione del pezzo: dall’idea alla struttura. Abbiamo ripescato dal bagaglio dell’anno precedente le strategie “Semi pronti a germogliare”(1) e “La montagna della trama”.(2)Abbiamo poi introdotto il concetto di ritmo e di sequenze, preceduta da una sessione di immersione nel testo tratto da Open di Andre Agassi, dal titolo “Allenamenti estenuanti”. (3) Anche in questo caso abbiamo letto e smontato il testo, andando a caccia di dettagli e analizzando le sequenze: abbiamo dunque capito, anche richiamando alla mente Mazzariol, che un buon testo autobiografico, che coinvolga il lettore e lo tenga agganciato, è condito da sequenze descrittive e riflessive. Come suggeriscono Linda, Loretta e Agnese, a partire dalla montagna della trama, abbiamo stabilito i punti in cui inserire sequenze riflessive e descrittive, consapevoli della variazione del ritmo e della rilevanza a quei momenti che avremmo conferito al pezzo.(4) 

Avventura nel testo: stesura, editing e pubblicazione

Terminata la fase di pianificazione, al via con la stesura della bozza con la ML “Tutto quello che sai, tutto quello che puoi”.(5)  Scrivere, scrivere, scrivere. Quanto più possibile, seguendo il progetto iniziale o rivedendo le parti che non funzionano. E, per continuare a scrivere: un ripasso di “Idea, dettagli”, (6) e un affondo su “Mostra, non dire”, (7) “I simboli” (8) e “I dialoghi”.  Per quest’ultimo aspetto, visto che non ci avevo lavorato l’anno precedente, ho deciso di proporre una strategia suggerita da Silvia e Romina nel volume dedicato al racconto autobiografico, per il livello iniziale, in fase di revisione: a che punto introdurre i dialoghi e a che cosa servono i dialoghi in un testo. Per aiutarci, abbiamo letto “La sincerità è liberatoria”, (9) tratto da “10 cose che odio di me” di Randa Abdel-Fattah, soffermandoci proprio sui dialoghi: lessico, funzione, struttura.

In fase di revisione, abbiamo ripreso la strategia “Utilizzare verbi forti per rendere vivo il racconto” (10) e abbiamo aggiunto “Dipingere con le parole” (11) per lavorare sul lessico e sulla scelta dei termini più appropriati per esprimersi e colorare il testo; infine, abbiamo ripreso la strategia sull’uso dei tempi verbali, (12) provato l’incipit migliore e scelto un titolo efficace.

Per l’editing ho predisposto un compito sulla nostra Classroom di Italiano, su cui ho chiesto di riportare “la bella” della bozza, segnalando a ciascuno un aspetto formale su cui lavorare: ortografia, punteggiatura, formulazione delle frasi.

In fine e al fine, la valutazione

Infine, una riflessione metacognitiva mediante l’organizzatore grafico (13) proposto al termine del percorso contenuto nella guida insegnanti Grandi storie Grandi libri che è stato il punto di partenza per la valutazione. Ovviamente l’ho riadattato alle mie esigenze: una sorta di One pager che ciascuno scrittore ha compilato analizzando e valutando il proprio pezzo e il processo che li ha portati lì. Gli elementi su cui li ho fatti riflettere sono stati: scelta dell’argomento; esplorazione di idee per futuri testi; dalla pianta al seme; il simbolo; quattro chiacchiere per ragionare sui dialoghi; occhio al futuro per focalizzare gli obiettivi personali di miglioramento; autocitazione d’autore. 

Quanto è molto emerso è interessante, soprattutto perché inizia ad intravedersi una profondità di autovalutazione. 

Greta scrive che ha scelto quell’argomento seguendo le varie tecniche che ci ha illustrato la professoressa, proprio quello perché il ricordo di quella meraviglia vissuta in Egitto mi trasmetteva un senso di felicità legato alla spensieratezza e al senso di sicurezza. Inoltre aggiunge che il dialogo che ha inserito per l’annuncio della vacanza le è servito per dare una “spinta” al testo, un’introduzione che non annoiasse e mettesse un minimo di curiosità nel lettore, visto che entrava subito nel vivo del ricordo. Questi gli obiettivi che si pone: migliorare il lessico e il finale del suo testo e avere più fantasia nel descrivere le cose, usando similitudini

Marta P. inserisce nell’auto-citazione un esempio di “Mostra non dire”: “Non volevo che questo momento finisse mai, avevo l’adrenalina che mi saliva in corpo, il sorriso stampato in faccia, mi sentivo libera, senza pensieri, piena di gioia e di voglia di vivere. Ero felice”. E riflette sulla canzone citata nel suo testo, il cui titolo corrisponde al titolo del suo racconto autobiografico, come simbolo: la copertina della canzone per me simboleggia che mi sento libera, nessuno mi guarda, posso liberarmi e fare ciò che voglio, posso essere finalmente me stessa, senza filtri

Elisabetta ha scelto l’argomento di cui ha scritto perché scrive – mi piace molto pattinare e tuttora pratico questo sport e ci è arrivata ricordando un momento felice grazie alle strategie. La pianta da cui è partita sono state le vacanze di Natale e il suo seme la prima volta che sono andata a pattinare. Questo l’incipit che ha scelto come auto-citazione: Dinnn dinnn. Mi alzai di sobbalzo dal mio letto bianco e viola, circondato da mobili dello stesso colore, nella mia cameretta verde

Con ognuno ho poi compilato una griglia di valutazione, (14) discutendo di ciascun pezzo.

Stiamo aspettando con ansia che i racconti vengano pubblicati sull’ebook “Stagioni di scuola” per poter condividere le nostre emozioni e i nostri ricordi felici con le compagne e i compagni delle altre classi. Presentare brevemente il lavoro che ci ha portato a scrivere questi testi è compito della prof. ed è un modo per poter condividere la ricchezza del WRW, che sto tentando di sperimentare a piccoli passi.



Pratica riflessiva della docente

Dalla mia riflessione posteriore al percorso, moltissimi sono gli aspetti che vorrei migliorare, ma sono soddisfatta del risultato che le mie scrittrici e i miei scrittori hanno raggiunto: non hanno scritto cronache! Anche chi è più in difficoltà, ha provato a sforzarsi ed è cresciuto rispetto all’anno precedente. Certo, devo ancora imparare a curare le consulenze, a non sostituirmi ma suggerire strategie, a pianificare in modo più capillare, a costruire griglie di valutazioni con gli scrittori e le scrittrici, sulla base delle considerazioni emerse in fase di immersione e dalle ML scelte nel percorso. E soprattutto a sperimentare in prima persona, sempre di più.

Sono però soddisfatta di come hanno preso sul serio il lavoro, coinvolgendosi in prima persona e di come alcuni di loro siano cresciuti tanto. Mi viene in mente Elisabetta, alunna molto insicura sulla competenza di scrittura, soprattutto quando si trova a dover ideare un racconto, che invece ha sviluppato un testo originale, applicando le strategie insegnate; il contenuto è coerente con la traccia e alcuni passaggi mi sembrano scritti con uno stile notevole; l’alunna, alla consegna, spronata dai miei rinforzi positivi, è stata molto soddisfatta del suo scritto. Oppure Alex, che tende a scrivere di getto, senza revisionare, infatti alcuni dettagli potrebbero essere ancora limati e approfonditi; tuttavia si notano una certa cura nello stile che sta diventando progressivamente sempre meno sciatto, la padronanza della lingua in miglioramento, la scelta dell’argomento trattato che suscita tenerezza nel lettore e lo coinvolge. E Alice, alunna che nell’ultimo anno ha sviluppato una buona competenza di scrittura; la riflessione che mette in atto scrivendo le consente di approfondire le sensazioni e le emozioni provate, coerentemente con le caratteristiche del testo autobiografico; ottima la sua ricostruzione della scena del ricordo che permette al lettore di rivivere alcune emozioni della protagonista.

Quello che mi ha lasciato questa esperienza di anno di prova è che non si finisce mai di provare e riprovare. E il desiderio di mettermi alla prova subito nella programmazione del primo percorso di WW autobiografico in fase di orientamento all’inizio della terza, l’anno prossimo.

Note

  1. ML “Piccoli momenti di vita, semi pronti a germogliare”, in guida docenti di Grandi storie Grandi libri di Cavadini, De Martin, Pianigiani: pag. 17.

  2. ML “Dare struttura al testo con la montagna della trama”, ibidem: pag. 18-19.

  3. Grandi storie Grandi libri, vol. 2: pag. 132 e seguenti.

  4. ML “Ritmo, narrazione e sequenze”, in guida docenti di Grandi storie Grandi libri di Cavadini, De Martin, Pianigiani: pag. 27-29.
  5. Il racconto autobiografico con il metodo WRW di Silvia Pognante e Romina Ramazzotti: pag. 92-94.
  6. ML “Idea, dettagli”, in guida docenti di Grandi storie Grandi libri di Cavadini, De Martin, Pianigiani: pag. 19.

  7. ML “Mostra, non dire”, ibidem: pag. 30.
  8. ML “I simboli”, ibidem: pag. 32-33.

  9. Grandi storie Grandi libri, vol. 2: pag. 36 e seguenti.
  10. ML “Utilizzare verbi forti per rendere vivo il racconto”, in guida docenti di Grandi storie Grandi libri di Cavadini, De Martin, Pianigiani: pag. 20.

  11. ML “Dipingere con le parole”, ibidem: pag. 33-34.

  12. ML “Il tempo verbale: molto più del tempo dell’azione”, ibidem: pag. 21.
  13. Ibidem: pag. 36.
  14. Il racconto autobiografico con il metodo WRW di Silvia Pognante e Romina Ramazzotti: pag. 177-178.

 

Carlotta Pasteris.

Il sogno di una vita, quello di insegnare. Sono finalmente approdata all’anno di prova per il ruolo nella scuola secondaria di primo grado di Vigone, in provincia di Torino, sotto lo sguardo del Monviso. È tra i banchi di questa scuola, per aver intercettato “per caso” una sola parola da una cara collega con cui iniziavo a condividere attività e pensieri, che è iniziata la mia ricerca di sperimentazione didattica. E il mio affaccio al WRW e al gruppo delle/degli IWT. Perché per ora solo di affaccio e di tanto desiderio di imparare si tratta.

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