“Dimmi DOVE e QUANDO”. L’importanza dell’ambientazione in una storia

“Dimmi DOVE e QUANDO”. L’importanza dell’ambientazione in una storia

Pronti, partenza, via!

In questo mio anno di prova ho potuto finalmente sperimentare il metodo WRW già dall’inizio dell’anno in una classe prima di scuola secondaria di I grado e ho tentato di applicare alcune strategie di lettura e scrittura in una classe terza. 

Sono partita subito con un obiettivo da portare avanti tutto l’anno: lavorare su ambientazione e personaggi in entrambe le classi, ovviamente calibrando la difficoltà delle strategie a seconda del livello degli alunni. I risultati? Sono stati sorprendenti!

Le strategie sull’ambientazione che ho insegnato nelle classi durante l’anno sono le seguenti:

  • la mentalità del luogo;
  • a caccia di indizi;
  • descrizioni sensoriali;
  • una mappa per non perderti;
  • l’ambiente non è un fondale.

Con i ragazzi di terza

Andiamo con ordine. All’inizio dell’anno ho deciso di proporre agli alunni di terza media la lettura ad alta voce del romanzo distopico The Giver di Lois Lowry e, in un testo di questo genere narrativo, sappiamo bene quanto il sistema di regole e di valori della società in cui vivono i personaggi della storia influenzi notevolmente i loro comportamenti e le loro scelte. Basti pensare ai protagonisti di romanzi come Fahrenheit 451, 1984 o dei più recenti Hunger Games o Berlin.

Per questo motivo, nei momenti di discussione e condivisione, abbiamo analizzato insieme le principali caratteristiche del territorio e dell’epoca in cui potrebbero essere ambientate le vicende narrate (scrivo “potrebbero” poiché nel libro non viene specificato); solo in un secondo momento ho proposto alla classe l’organizzatore grafico “La mentalità del luogo”(1) e, durante tutta la lettura del romanzo, abbiamo compilato collettivamente questo schema su un cartellone. L’obiettivo di stendere per iscritto le idee ha favorito delle discussioni proficue in classe in cui sono emerse anche tante connessioni: somiglianze con ambientazioni di film (The Truman show), serie tv (Black Mirror) e altri romanzi, come Berlin, che molti di loro avevano letto durante le vacanze estive. 

I ragazzi hanno anche riflettuto tanto e si sono calati nei panni del protagonista. “E se anche la nostra società diventasse così?” “Se fossimo tutti controllati come in una dittatura?” “Però prof. alla fine, avendo già tutto prestabilito, sono tutti felici e nessuno si lamenta”. La frase che mi ha colpito di più, però, è stata “Prof. l’omologazione e la conformità, in fondo, sono delle belle cose. Se fossimo tutti uguali, non ci sarebbero tutte queste discriminazioni.” A pronunciarla è stata una ragazzina di origine africana; vi lascio immaginare quanti ragionamenti e confronti siano avvenuti durante tutto il quadrimestre.

Ragionare sulla mentalità del luogo è sempre utile quando si legge qualsiasi testo, anche i classici della letteratura. 

È questo il tipo di lavoro che avevo in mente quando ho proposto alla classe la lettura di alcuni passi de I promessi sposi. Siamo andati “a caccia di indizi” nel testo per capire come ha fatto Manzoni a farci intendere che le vicende da lui narrate fossero ambientate nel Seicento. Dunque, in questo caso, non ci siamo soffermati tanto sul luogo, quanto sul tempo degli avvenimenti. 

In vista della scrittura del racconto storico, abbiamo così capito che l’autore ha sparso indizi in ogni pagina: l’abbigliamento tipico degli abitanti, il taglio dei capelli, i termini usati, le abitudini e le tradizioni legate alle nozze, le leggi citate ecc. I ragazzi, così, si sono resi conto che, dietro alla stesura di un racconto storico, ci deve essere una profonda conoscenza dell’epoca in cui si vuole ambientare la vicenda e hanno capito che i dettagli fanno la differenza!

È stato bello alla fine dell’anno leggere i loro temi d’esame ambientati durante la Seconda guerra mondiale e rendersi conto che avevano colto perfettamente proprio quell’insegnamento: hanno descritto le armi dell’epoca, le divise, i dettagli storici sulla situazione in Italia, le lettere inviate dai soldati ai familiari (così simili a quelle di mio nonno che ho letto loro in classe!).

Con i primini

E con i più piccoli? Anche con gli alunni di prima media mi sono soffermata sull’analisi dell’ambientazione, lavorando in una duplice direzione:

  • obiettivo per la scrittura: imparare a descrivere i luoghi usando i cinque sensi per far immergere il lettore nella storia;
  • obiettivo per la lettura e la comprensione: sapersi orientare nei luoghi descritti dagli autori e capire che l’ambientazione non fa da sfondo alle vicende, ma le influenza notevolmente.

Cominciamo dalla scrittura. Ho proposto alla classe alcuni brani tratti da Lo hobbit (2) perché si sa, Tolkien è famoso per le sue descrizioni dettagliate e perché è un libro che ho adorato. Ho iniziato proprio dall’incipit del romanzo, in cui viene descritta la casa di Bilbo Baggins:

In un buco nella terra viveva uno hobbit. Non era un buco brutto, sudicio e umido, pieno di vermi e intriso di puzza, e nemmeno un buco spoglio, arido e secco, senza niente su cui sedersi né da mangiare: era un buco-hobbit, vale a dire comodo. Aveva una porta perfettamente rotonda come un oblò, dipinta di verde, con un lucido pomello d’ottone proprio nel mezzo. La porta si apriva su un ingresso a forma di tubo, come un tunnel: un tunnel molto confortevole, senza fumo, con pareti foderate di legno e pavimento di piastrelle ricoperto di tappeti, fornito di sedie lucidate, e di un gran numero di attaccapanni per cappelli e cappotti: lo hobbit amava molto ricevere visite. […]

Non è spettacolare? Se chiudete gli occhi, potete camminare nel corridoio e visitare la casetta! 

Poi ho proposto un altro passo in cui è presente un’ambientazione nettamente diversa: il piccolo Bilbo si trova all’ingresso del cunicolo stretto e buio che conduce alla caverna dove dorme il terribile drago Smaug. In questo brano i cinque sensi ci sono veramente tutti; ve ne riporto un pezzetto (non resisto!): 

[…] «Non è una specie di bagliore quello che mi appare laggiù?» disse fra sé.

Lo era. E a mano a mano che avanzava diventava sempre più forte, finché non ebbe più dubbi. Era una luce rossa che diventava sempre più rossa. Inoltre, adesso faceva indubbiamente caldo nel tunnel: sbuffi di vapori fluttuavano intorno a lui e sopra la sua testa, ed egli cominciò a sudare. Ed ecco un rumore cominciò a rimbombargli nelle orecchie, una specie di brontolio, come il ribollire di un pentolone che andasse a tutto vapore sul fuoco, misto alle fusa di un gattone gigantesco. […]

Difficile da imitare, ma, dopo qualche lezione in cui abbiamo letto e individuato i dettagli sensoriali, i ragazzi hanno dovuto fare proprio questo: descrivere un luogo come se fossero stati Tolkien.

Passiamo alla lettura. Per quanto riguarda le strategie di comprensione mi sono affidata ai sapienti consigli di Silvia Pognante e alle minilesson da lei proposte nel percorso di Reading Workshop sul romanzo L’Esploratore di K. Rundell (3).

Premetto che nel libro ci sono delle descrizioni così minuziose che rendono la lettura della storia un’esperienza completamente immersiva, e non sono stata io a dirlo per prima, ma i miei alunni! Dunque, ho cercato di sfruttare queste magnifiche descrizioni per far capire ai ragazzi l’importanza della scelta di una simile ambientazione: la foresta amazzonica. 

Innanzitutto, arrivati a un certo punto della lettura, avevamo raccolto un numero sufficiente di indizi per andare su Google Maps e capire il percorso che stavano facendo i nostri protagonisti in Brasile. In questo modo avevamo “una mappa per non perderci”. Ciò è stato possibile perché molti alunni avevano precedentemente segnato nel taccuino le informazioni che secondo loro avrebbero potuto costituire degli indizi importanti per fare delle ipotesi sul proseguimento delle vicende.

Successivamente, quando nella storia hanno cominciato a emergere i primi conflitti tra i personaggi e le prime decisioni importanti da prendere, ci siamo chiesti: “il luogo in cui è ambientata la vicenda sta influenzando i comportamenti dei protagonisti?”, “Con si sarebbe comportata allo stesso modo se fosse stata a casa invece che nella foresta?” e così via. 

Sono emerse tante idee e i ragazzi hanno capito che l’ambientazione non fa da sfondo alle vicende, ma è un elemento importantissimo della narrazione.

Alla fine dell’anno

Ricordare agli alunni queste poche strategie ogni volta che abbiamo letto un testo è stato fondamentale. Alla fine dell’anno, sia i ragazzi di terza che quelli di prima media sono riusciti a leggere con un occhio più critico i racconti che proponevo loro e ho scoperto, tramite le consulenze, che quasi tutti avevano cominciato a porsi più domande riguardanti l’ambientazione durante la lettura individuale dei loro romanzi.

È così che il famoso approccio “Dimmi” di cui parla Aidan Chambers (4) è diventato per me “dimmi dove e quando”.

Note

  1. “La mentalità del luogo” è una strategia tratta da Cavadini, De Martin, Pianigiani, Leggere, comprendere, condividere.Guida all’analisi del testo narrativo.
  2.  J.R.R. Tolkien, Lo hobbit, traduzione di C. Ciuferri e P. Paron, Bompiani, Milano 1988
  3. K. Rundell, L’esploratore, Bur Rizzoli da Mondadori Libri S.p.A., Milano, 2019. Per informazioni sulle minilesson di lettura associate ai romanzi proposti da Rizzoli: https://www.rizzolieducation.it/catalogo/crescere-lettori-narrative-2022-0073671/ 
  4. A. Chambers, Il lettore infinito, Equilibri, 2015, p. 107.
Da piccola insegnavo in camera ai peluches silenziosi, ora insegno agli alunni scalmanati della Scuola secondaria di I grado Caio Giulio Cesare di Osimo (AN). Appassionata lettrice e tenace praticante di Kung Fu, mi destreggio tra libri, quaderni e armi cinesi.
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