Il testo informativo. Serravallo’s Summer Writing Camp ed. 2018.

Il testo informativo. Serravallo’s Summer Writing Camp ed. 2018.

Il Summer Camp di Jennifer Serravallo dedicato alla lettura è finalmente iniziato. Mentre stiamo lavorando alle traduzioni continuiamo a riproporvi i percorsi del Summer Writing Camp 2018 che lo scorso anno abbiamo condiviso sulla nostra pagina facebook. Questa settimana è tempo di non fiction!

Come sempre, ecco un paio di link utili:

Al termine dell’articolo trovate il link per scaricare le traduzioni in PDF.

TESTO INFORMATIVO

Giorno 1

Strategia 3.26 di The Writing Strategies Book.  

Strategia: mappatura delle parole 

Jennifer Inizialmente fa il riepilogo del percorso svolto nelle settimane precedenti e spiega che lo scopo di questo corso è quello di far sentire i docenti più a loro agio rispetto alla scrittura. Non solo: è un modo per suggerire sia dei mentor text, sia delle lezioni da proporre in classe.

Dichiara di amare il testo informativo, è quello che utilizza di più (tutti i suoi testi professionali appartengono a questa categoria); è una tipologia che piace anche ai ragazzi perchè possono dedicarsi a ciò che amano: al cercare informazioni, a imparare ed a condividere/insegnare ad altri.

Nel capitolo 3 del suo libro, quello dedicato al “generare idee” ci sono tante strategie utili per l’espositivo. In prescrittura è possibile iniziare, ad esempio, dall’informarci su qualcosa che non conosciamo e che ci interessa approfondire; si può sfogliare un giornale alla ricerca di argomenti – str. 3.33 – anche con i quali non abbiamo familiarità str. 3.34 – oppure è possibile utilizzare strategie più vicine ad altri generi testuali (str. 3.20; 3.11)

Noi lavoreremo oggi con la strategia 3.26 (mappatura delle parole) che lei ritiene utile per qualsiasi genere.

Innanzitutto dobbiamo pensare alla destinazione finale del nostro testo. Lei sta lavorando a un nuovo libro ma potrebbe anche dedicarsi a scrivere un nuovo post per il blog.

Il nuovo progetto editoriale su cui sta lavorando è suddiviso in 3 macro aree: comprensione del testo; comprendere i lettori e comprendere i testi.

Al centro della pagina del taccuino scrive una delle idee centrali del suo testo e annota delle libere associazioni legate alle sue intenzioni di scrittura; ogni elemento della mappa può poi essere ulteriormente associato ad altre idee (parole o brevi frasi) – alle quali possiamo anche collegare, poi, le domande che ci poniamo.

Lei sul taccuino sceglie di concentrarsi sulla “comprensione” e associa (traduco solo 2 elementi) “ciò che il lettore porta di suo al testo” – “previsioni su quanto letto”.

Ci invita dunque a pensare a un tema che vorremmo trattare (importante pensare prima alla destinazione) e riepiloga le strategie che ha già citato prima e che possono eservire a generare idee a partire da un argomento/tema centrale.

Buona scrittura!!

Giorno 2

 Strategia 5.22  di The Writing Strategies Book.  

Strategia:  pubblico per informazioni

Dopo i saluti J. ci dice che il momento più fruttuoso delle lezioni in classe è quello delle consulenze. Qui, nel campus online, questo aspetto della classe di scrittura le manca ma i commenti ai video le servono davvero sia come feedback sia per raddrizzare il tiro rispetto a quello che aveva pensato di proporre per il giorno successivo. Durante le consulenze in classe, infatti, lei monitora il lavoro non solo del gruppo ma anche, e soprattutto di ciascun alunno.

Nei commenti al video di ieri sulla Sua pagina J. ha appurato come molte delle persone che l’hanno seguita non hanno poi lavorato con la strategia principale che lei ha insegnato ma hanno provato le alternative che aveva suggerito.

Oggi ci propone una strategia per generare ulteriori idee, per essere sicuri che abbiamo davvero un tema da trattare che ci interessa: è la 5.22 (pubblico per informazioni). Nel suo libro è una strategia inclusa nella sezione dedicata all’organizzazione del pensiero ma oggi lei la adatterà al generare le idee.

L’adattare strategie che lei propone per una fase del processo di scrittura ad altre fasi è una pratica che ci spinge a prendere in considerazione e ad attuare.

Nella strategia insegnata oggi IN TEORIA ci verrebbe chiesto di pensare alla destinazione del nostro pezzo (un volantino? un articolo di un blog? un’infografica? un libretto?) e ai suoi principali destinatari MA se vogliamo aggiungere idee, potremmo modificarla preparando sul nostro taccuino 3 colonne. La prima dedicata ai destinatari del pezzo (who); la seconda (topic) a cosa, di quel tema, hanno bisogno di conoscere, secondo noi, quei destinatari; la terza (format) per gli appunti sul formato “editoriale” migliore per far in modo che quei destinatari incontrino quell’argomento/tema.

Possiamo anche iniziare con una qualsiasi delle colonne e riempire le altre due di conseguenza.

A questo punto Jennifer fa modeling. Il tema su cui vuole scrivere è “ordinare la casa” e i destinatari le sue figlie e, dal momento che una delle sue figlie non legge ancora, pensa di realizzare una sorta di “picture book” arricchieto da molte immagini per supportare la comprensione.

Pensa poi a un altro argomento: in questo periodo storico la sua comunità vive un importante problema: un gran divario nel livello di istruzione tra ragazzi provenienti da famiglie benestanti e ragazzi provenienti da famiglie appartenenti a minoranze (famiglie povere, ragazzi di colore…) Lei è molto preoccupata perchè il sistema d’istruzione ha proposto un piano d’azione per cambiare le cose ma ciò che è stato proposto sta solo peggiorando la situazione. Quindi lei vorrebbe scrivere un pezzo riguardo questo argomento. A causa del suo lavoro Jennifer si sente responsabile e vuole condividere la sua esperienza/competenza.

Il suo tema quindi potrebbe essere il “divario di istruzione e possibili soluzioni”. J. si chiede quindi a chi potrebbe destinare il testo: al sovrintendente (provveditore) e ai suoi collaboratori, alle famiglie e ad altri membri della comunità. In questo caso non scriverà un illustrato. Meglio una lettera o un paio di colonne sul quotidiano locale o su siti locali.

Un altro argomento su cui potrebbe scrivere viene ancora dalla sua quotidianità. I suoi vicini hanno un cane abbastanza “esuberante” e poco curato. Jennifer valuta dunque la possibilità di spiegare ai vicini come prendersi cura del loro cane, poi si rende conto che i vicini non apprezzerebbero, quindi mette da parte l’idea.

Riprende infine la strategia che ha mostrato oggi: ricapitola che si può iniziare dal destinatario, che possiamo immaginare come sarà il risultato finale del nostro lavoro e ci ricorda come questo modo di lavorare possa essere trasportato anche in altri generi testuali. Per oggi è tutto. Ci spinge a scrivere per 10 minuti e poi a tornare online e a darle dei feedback.

Giorno 3
Strategia 5.24  di
The Writing Strategies Book.  

Strategia: delinea, ridelinea, ridelinea ancora

Jennifer ci rimanda alle fasi del processo di scrittura e ci ricorda come negli scorsi appuntamenti abbiamo lavorato su “generare e collezionare idee”. Ringrazia per i commenti al video, perchè l’hanno aiutata a capire come la strategia è stata accolta, quali sono state le difficoltà, quali i punti di forza, quali i suggerimenti che “corsisti” hanno preferito. Aggiunge che alcuni commenti hanno confermato che il suo intento è andato a segno. [Commento: quando siamo in classe, o in consulenza individuale o come ML a piccoli gruppi, proporre alternative alla strategia centrale/di base che affrontiamo in classe può essere un momento di svolta per molti studenti che non sentono del tutto affine la strategia che abbiamo insegnato.]

Oggi, ci misureremo con una strategia utile a sviluppare le idee.

Lei è un tipo di scrittrice a cui piace molto essere organizzata (basta guardare il suo libro di strategie). Prima di iniziare a scrivere la bozza passa molto tempo a progettare la scrittura ed a pensare a come potrebbe essere la resa finale di un testo. Non solo: tende a immaginarsi diversi formati, in modo da capire quale possa meglio incontrare le sue intenzioni. Nel librone di strategie la 5.24 è intitolata “delinea – ridelinea – delinea ancora” .

Non è infatti detto che la prima modalità di trasmettere le nostre intenzioni, i nostri contenuti, sia quella giusta.

Non è nemmeno detto che lo siano la seconda o la terza possibilità che ci prefiguriamo. Possiamo infatti mixare tra loro le idee che abbiamo avuto e possiamo, ogni volta, provare a ragionare su come cambia la trasmissione di uno stesso contenuto.

Ci propone quindi un mentor: Jennifer ce lo presenta come ottimo pezzo di scrittura, dalla struttura organizzativa davvero interessante e ce lo mostra segnando nei margini del testo delle annotazioni relative alla struttura (cosa che ci invita a far fare anche ai ragazzi). Il testo inizia con una chiara definizione del problema (inquinamento) per muoversi alla sua descrizione e spostarsi poi al retroterra storico del problema. Quindi l’autore del mentor spiega cos’è stato fatto per risolvere il problema, introduce una seconda strategia tentata, propone altre azioni pratiche (fornisce 2 possibilità) e indica cosa noi possiamo, individualmente mettere in atto contro l’inquinamento.

Dopo aver letto questo testo ed esserne stata colpita (non solo per l’argomento ma soprattutto per la struttura) Jennifer ha iniziato a riflettere su come avrebbe potuto organizzare il suo pezzo seguendo lo stesso schema: qual è il problema – cos’è stato tentato – cosa potremmo tentare noi per risolverlo.

Consiglia a noi di cercare testi dedicati ad un argomento simile a quello che stiamo scrivendo per sondarne la struttura e prendere spunto.

Propone quindi un altro mentor non fiction che lei ama usare sia nel RW sia nel WW: “l’attacco dello squalo”; è interessante perché non è solo un libro che fornisce tante informazioni ma anche perché inizia con una storia vera. Una calamita per i giovani lettori!

Ecco un altro mentor: “La barriera corallina” – diviso sempre in paragrafi ma con alcune sezioni introdotte da domande dirette.

Ancora un altro mentor : “Under the snow” – un libro che lei ama molto. Non è proprio un espositivo ma è una storia che inizia con dei personaggi che escono di casa in un giorno di neve. Nella parte superiore dell’albo scorre la storia ma, sotto la neve, viene raccontato cosa accade in realtà.

Altro ultimissimo mentor è il suo testo di strategie: ci chiede di notare come l’ha organizzato: in base ad obiettivi specifici che vengono raggiunti secondo tante strategie. Lei, scrivendolo, aveva inizialmente pensato di suddividere il libro secondo le fasi del processo di scrittura ma si è accorta che tante strategie sono posizionabili in diversi momenti del processo; in un secondo momento aveva ipotizzato di dividere le strategie per genere (cosa che avrebbe aiutato molti docenti) ma ha deciso di procedere diversamente perchè alcune strategie si prestano a tutti i generi. La metafora, ad esempio, è ottima per la poesia ma anche per gli espositivi.

Ha quindi deciso di dividere per obiettivi perché è questo il modo in cui si avvicina ai ragazzi, guardando a ciò di cui hanno bisogno.

Ecco cosa dobbiamo fare: riflettere sulle varie modalità in cui potremmo scrivere il nostro espositivo e sui diversi modi di organizzarlo; capire quale struttura è più aderente al nostro modo di vedere quell’argomento e, contemporaneamente, è più utile ai destinatari che abbiamo ipotizzato. Proviamo a figurarci almeno due diverse modalità focalizzandoci su struttura e organizzazione delle informazioni.

Ci può esser utile, in questo senso, la strategia 5.23 che ci chiede di pensare al “layout” del nostro pezzo anche organizzandolo graficamente.

Non dimentichiamoci di prendere spunto dai testi/libri che abbiamo intorno per capire come gli altri organizzano un testo espositivo.

Giorno 4 

Strategia 6.23  di The Writing Strategies Book.  

Chiedi a te stesso: “Come?”

Oggi è tempo di bozza!

Ieri abbiamo ragionato su come organizzare il nostro testo. Oggi ci sposteremo, all’interno del processo di scrittura, verso la revisione e la stesura della bozza.

Primo passo: se abbiamo qualcuno accanto a casa possiamo parlare con lui/lei del nostro pezzo, delle nostre idee prima di iniziare a scrivere (possiamo anche parlare con noi stessi). Naturalmente dobbiamo essere anche pronti ad ascoltare le intenzioni di scrittura dei nostri compagni/colleghi.

È importante prendere in considerazione le domande di altre persone relativamente all’argomento di cui stiamo trattando; può essere utile per riempire dei buchi che abbiamo involontariamente tralasciato, per velocizzare su alcuni paragrafi e/o rallentare su altri. Questa è un’abitudine per Jennifer: mentre sta scrivendo nuovi libri organizza anche delle sessioni di laboratorio per potersi confrontare con i partecipanti e capire dove potrebbero cadere in confusione, per aver chiaro su quali aspetti del testo fermarsi di più…

Il testo espositivo, lo sappiamo, è diviso in paragrafi dedicati ad aspetti diversi dell’argomento. Un consiglio che ci fornisce J. è quello di dedicare a ciascun aspetto del nostro pezzo una singola pagina di blocknotes (Nota del traduttore: le bozze non si scrivono sul taccuino) perché possiamo anche pensare di ordinare diversamente le informazioni (per vedere l’effetto finale è sufficiente spostare fisicamente i fogli).

La strategia che ha scelto oggi per noi è la 6.23 (chiedi a te stesso: “Come?”) che è molto simile alla 6.22 (che scava un po’ più in profondità).

Jennifer parte dall’assunto che noi padroneggiamo già l’argomento su cui vogliamo scrivere. Se così non fosse, se avessimo bisogno di tempo per fare ricerca, ci consiglia le strategie 6.17 (Ricerca dalle persone – intervista) – 6.18 (Tieni un quaderno delle ricerche).

La strategia “chiediti come” (6.23) ci spinge a ragionare su come trasmettere le informazioni. Normalmente, in un espositivo, possiamo affermare – stendere una lista – ragionare per punti – elencare fatti… ma COME supportare quello che abbiamo scritto? Come aggiungere dettagli?

Il primo mentor è quello visto ieri sulla barriera corallina. Nello specifico J. ci mostra le pagine nell’immagine sotto riportata.

La prima pagina inizia con un fatto: “la maggior parte dei coralli mangia soltanto la notte”; l’autrice dell’albo non aggiunge poi una nuoca informazione ma approfondisce quello che ha appena scritto dicendoci come questi coralli si cibino la notte (cacciano lo zooplancton).

La stessa cosa avviene in Shark Attack in cui l’autore ci offre tre informazioni extra per spiegare come avviene, in certe condizioni, l’attacco dello squalo. Anche il testo sul riciclo (che abbiamo già visto nelle precedenti lezioni) funziona allo stesso modo.

Interessante poi che Jennifer faccia notare che il testo più semplice dia meno approfondimenti, mentre quello più complesso ne introduca un numero maggiore (commento: questa puntuzlizzazione ci è utile per capire come scegliere i mentor per le ML a piccoli gruppi di livello).

Il testo su cui lei si concentra oggi è quello dedicato a sua figlia (all’ingresso all’asilo). Jennifer ha già ipotizzato una suddivisione in capitoli: uno dedicato alle insegnanti, uno allo stringere nuove amicizie, uno al divertirsi, uno all’imparare a leggere…

Non ci chiede di mettere in ordine da ora i nostri paragrafi/capitoli ma di pensare all’argomento generale del paragrafo, a quali informazioni/fatti trasmettere e al come quei fatti prendano corpo nella realtà.

Ci fornisce un esempio pratico. Nel capitolo dedicato all’apprendere la matematica potrebbe scrivere: “ogni giorno imparerai fatti eccezionali sulla matematica” e quindi si chiede “COSA potrei scrivere per spiegare COME mia figlia imparerà? Magari, a volte, la sua insegnante le dimostrerà alcune cose, modellerà, altre volte la bambina manipolerà degli oggetti…

Quindi, mentre andiamo in bozza, ricordiamoci che stiamo dando delle informazioni, che abbiamo la responsabilità di spiegare, approfondire, dare degli esempi. Assicuriamoci che quando stiamo scrivendo un fatto, sia approfondito con il “come si realizza”. Anche domani – come per la settimana della poesia – ci sarà un ospite speciale!

Giorno 5

Strategia 5.34  di The Writing Strategies Book.  

Pesare le parti del testo durante la revisione.

In collegamento con un’ospite speciale.

Oggi Jennifer presenta alcuni libri di Coleen Cruz – “Border Crossing” (un racconto per ragazzi del middle grade) e alcuni libri “professionali”: Independent Writing: One Teacher–thirty-two Needs, Topics, and Plans e The Unstoppable Writing Teacher: Real Strategies for the Real Classroom.

Si collega quindi con Coleen che è in vacanza con la famiglia al momento ma che è felice di potersi connettere con noi. La strategia che condivide con noi oggi è all’interno del suo ultimo libro, Writers read better: nonfiction (qui troviamo l’indice) e che è una delle sue strategie preferite.

Ci dice che quando revisioniamo un testo (in questo caso di non fiction) dobbiamo chiederci cosa importa maggiormente a noi come scrittori e verificare se il modo in cui abbiamo lavorato incontra/soddisfa o meno le nostre intenzioni.

In pratica?

– Primo passaggio – pensare su carta: “qual è la cosa più importante che vogliamo esprimere con il nostro pezzo? quale quella che ci interessa di più trasmettere?

– Secondo step : rileggere il nostro testo alla ricerca dei passaggi preferiti e chiarirci come si sposano con ciò di cui volevamo parlare.

Coleen afferma che lei, in settimana, ha scritto di topi. Perchè sono brutti – lo ammette – ma fanno anche cose incredibili. Nel suo espositivo vuole dunque insegnarci fatti “comuni” sui topi ma anche qualcosa di straordinario.

Riprende quindi la strategia e ci invita a pensare a cosa, del nostro testo, della bozza che abbiamo iniziato, vogliamo mettere particolarmente in luce; cosa deve risaltare più di ogni altro aspetto.

Naturalmente, i contenuti più importanti sono quelli che dovrebbero occupare più righe, più spazio nella pagina, che dovrebbero essere sostenuti con più parole e informazioni. Se così non fosse dobbiamo tornare indietro e aggiungere materiale o sottrarre spazio a cose meno importanti (teaching point).

Inizia poi la fase di modeling con un aneddoto.

Ci racconta che il giorno precedente è stata a mangiare yogurt gelato con i suoi figli in un bar in California e che i suoi figli hanno scelto topping diversi. Questo per farci capire come, a partire da uno stesso topic – lo yogurt gelato -, ognuno di noi può fornire importanza a cose differenti, metterne diverse in risalto.

A questo punto Coleen mostra in primo piano il suo testo sul corpo dei topi. Prima di rileggerlo si concentra su quel che vuole verificare: deve, qui, revisionare per inserire qualcosa di “amazing” o il suo scopo è già chiaro? Mentre rilegge ad alta voce pone l’accento su termini che sottolineano come i ratti siano meravigliosamente fantastici: hanno uno sviluppatissimo olfatto che permette loro di ottenere tantissime informazioni sul mondo (possono riconoscere altri ratti, predatori, trovare cibo…) i topi hanno anche incredibili denti che sono in grado di triturare la qualsiasi cosa… poi si passa al loro pelo, che è oleoso, e serve per marcare il territorio, comunicare e lasciare tracce.

Quello su cui Coleen voleva soffermarsi di più – ci dice- era l’olfatto dei topi, a cui dedica tutto il primo paragrafo del suo testo. Però crede che non sia così emergente rispetto al resto, quindi sceglie di eliminare parti superflue.

Coleen torna dunque a ribadire la strategia: pensare, prima di leggere per revisionare, a cosa vorremmo mettere in luce in modo particolare del nostro testo.

Jennifer le chiede se la strategia potrebbe essere utilizzata anche in prescrittura, per pianificare il pezzo, e Coleen conferma: lei opera in entrambi i sensi.

Jennifer ci propone poi una sua strategia, la 5.34, dedicata proprio a pesare le parti del testo durante la revisione.

Per “celebrare” i nostri espositivi ci propone di pubblicarli sui nostri blog e ci consiglia 2 siti/blog (che noi IWT frequentiamo assiduamente): Two writing teachers e Nerdy book club.

La prossima settimana: “opinion writing!”

Clicca qui per scaricare le lezioni in PDF.

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