Come scelgo un racconto da leggere in classe

Come scelgo un racconto da leggere in classe

Sono da sempre una grande lettrice di racconti. Mi piace la loro misura contenuta, il tentativo di esaurire in poche pagine una vicenda complessa. Lo scrittore è inevitabilmente costretto a distillare ogni parola e a progettare in modo rigoroso la struttura dei meccanismi narrativi; il lettore è preso per una manica e portato subito dentro la vicenda: niente digressioni, nessun elemento superfluo. Mentre il romanzo ti avvolge e ti seduce piano piano, il racconto ti travolge e ti scuote nel giro di pochi minuti. I racconti lasciano a lungo in bocca il loro sapore, come una caramella che si è sciolta troppo presto, e ti costringono a rileggerli e rileggerli ancora per comprendere e gustare a pieno ogni passaggio, ogni scelta linguistica, ogni riferimento interno.

Ormai da qualche anno, quando mi imbatto in un racconto che mi fa riflettere, o mi diverte, o semplicemente mi appassiona, mi chiedo sempre se ha la caratteristiche giuste per essere condiviso in classe con i miei alunni. Con il tempo ho creato un piccolo archivio, una sorta di banca-dati di storie che posso portare tra i banchi.
Qualche tempo fa, ho avuto modo di leggere un racconto di fantascienza intitolato Giorno d’esame di Henry Slesar (qui il testo) e ho subito pensato che avesse tutte le caratteristiche per interessare i miei studenti e per mostrare loro come “funziona” un buon racconto, senza però essere troppo complesso. Poiché si tratta di un racconto distopico, mi è subito venuto in mente di leggerlo in terza durante la fase di immersione che precede la scrittura di un racconto di fantascienza. In effetti presenta alcune caratteristiche che ne fanno un buon mentor text.

  1. L’incipit in medias res trasporta il lettore all’interno della vicenda senza mediazioni;
  2. i personaggi del padre e della madre sono presentati in modo indiretto;
  3. la tensione viene fatta salire in modo graduale attraverso vaghe allusioni (un esame misterioso, una “roba” da bere…);
  4. le sequenze descrittive creano luoghi simbolici (l’appartamento angusto contrapposto al monumentale palazzo del ministero);
  5. il finale a sorpresa svela la vera natura dell’esame e rivela le caratteristiche della società all’interno della quale vivono i personaggi.

Ma un buon racconto in realtà va molto al di là del ruolo di testo modello e soffre a essere ingabbiato in un percorso. Per questo credo che ogni anno vadano previsti dei momenti in classe in cui leggiamo racconti senza che siano inseriti in moduli per genere o, peggio ancora, per tema. Il nostro primo obiettivo deve essere infatti quello di aiutare i nostri ragazzi a godere a pieno del racconto e a trarne spunti di riflessione per le proprie vite. Per far questo però devono essere in grado di cogliere in primo luogo il senso generale del testo, e poi anche le sfumature e i non detti. 
Come possiamo aiutare i nostri studenti? Per dirla con Frank Serafini, mettendoci al servizio del significato (in service of meaning). La differenza tra un lettore forte e un lettore emergente consiste nella capacità di applicare in modo autonomo strategie di comprensione del testo. Un lettore forte, esposto alle storie fin da piccolo, ha imparato in modo naturale e spontaneo a notare certi meccanismi, a fare determinati collegamenti e ragionare in un certo modo di fronte a storie che si assomigliano. Un lettore non ancora competente non è in grado di fare questo: perciò è compito della scuola insegnare in modo esplicito la sequenza delle operazioni mentali che un lettore deve compiere per giungere alla comprensione del testo; tali strategie di comprensione profonda possono essere rese visibili tramite un organizzatore grafico di pensiero e devono essere ripetute in modo routinario finché non avranno creato dei pattern di pensiero che i nostri studenti possano percorrere in modo spontaneo dopo la lettura di altri testi.
Di questo racconto (come di tutti!) è importante che i ragazzi colgano il tema di fondo, ovvero la denuncia contro il rischio di una società sempre più di massa, dove le particolarità individuali vengono osteggiate e le intelligenze addirittura soppresse.
Affinché i nostri studenti possano arrivare qui, ovvero al cuore del racconto, devono prima avere chiari gli aspetti più esteriori della vicenda, come la trama, l’evoluzione dei personaggi o il conflitto della vicenda.

In questa fase di scelta delle strategie di comprensione da proporre ai ragazzi, è fondamentale non esagerare: occorre sostenere i nostri alunni nell’indagine dei nodi centrali del testo senza correre il rischio di soffocare o sezionare il racconto.

Quali sono gli aspetti fondamentali di questo testo la cui indagine può aiutare il lettore a comprendere il senso del racconto?  In primo luogo, è fondamentale accertarci che i vari passaggi della trama siano chiari. Si può quindi proporre ai nostri alunni di ricostruire la vicenda tramite il grafico della trama oppure attraverso uno storyboard

Un altro elemento che solitamente risulta fondamentale per la comprensione del testo è l’analisi dei personaggi: in questo racconto però sia i genitori che il figlio non sono indagati a tutto tondo, ma sono volutamente proposti come figure bidimensionali, senza un vero sviluppo. Pertanto possiamo evitare di proporre una strategia di comprensione specifica per l’analisi dei personaggi, facendo emergere la loro mancanza di profondità (e le motivazioni di questa scelta da parte dell’autore) in seguito.

Invece un elemento del racconto che vale la pena analizzare per far luce sulla vicenda è il ruolo del narratore: è importante che i nostri ragazzi arrivino a intuire che la storia non è raccontata in maniera trasparente dalla voce narrante. Anche se il narratore non è del tutto inaffidabile (è vero che l’esame consiste in un test di intelligenza), è quanto meno reticente (non racconta lo svolgimento dell’esame e solo alla fine fa capire che sono i ragazzi più intelligenti ad essere eliminati).

Risulta poi fondamentale per questo racconto indagare il tipo di società all’interno della quale l’autore ha ambientato la vicenda. Per sostenere questa indagine piuttosto complessa possiamo proporre agli alunni l’organizzatore grafico “La mentalità del luogo”, tramite il quale gli alunni saranno anche accompagnati a riflettere sul peso dell’organizzazione sociale nello sviluppo dei personaggi e nella trama. Sarà qui che aiuteremo i nostri alunni a capire che i personaggi non hanno un vero spessore proprio perché l’autore vuole mostrare come siano completamente asserviti alla mentalità dominante.

Infine gli alunni sono pronti per indagare il tema del racconto: di cosa parla veramente questo testo? Cosa te lo fa dire? Queste fondamentali domande sono raccolte nell’organizzatore grafico “Come un iceberg”. In questa ultima – e imprescindibile – fase dell’analisi del racconto siamo chiamati a guidare i nostri alunni a ricercare l’idea di fondo, l’intuizione intorno alla quale la storia è stata costruita. Il tema è una finestra che ci permette di vedere cosa pensa l’autore, ma è anche uno specchio che ci fa riflettere su noi stessi, sugli altri e sul mondo.

Quali obiettivi possiamo dunque raggiungere proponendo agli alunni un’analisi del genere di un racconto?

  • Sosteniamo il processo di comprensione dei nostri ragazzi, tramite stimoli aperti che mettono in moto il ragionamento.
  • Li portiamo a riflettere su aspetti fondamentali del vivere civile, come l’organizzazione della società, il rapporto tra libertà e potere, l’adesione acritica ai valori dominanti.
  • Strutturiamo il pensiero dei nostri alunni in modo che possano iniziare a creare pattern di ragionamento applicabili anche ad altri testi.
  • Infine, permettiamo loro di godere a pieno del testo e di vivere un’esperienza appagante che li renda liberi da ogni condizionamento.

 

Tutte le strategie di comprensione e gli organizzatori grafici sono tratti da: Cavadini, De Martin, Pianigiani, “Leggere, comprendere, condividere”, Pearson, 2021.

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