Esploro, penso, scrivo. Scrivere testi espositivi, esercizio di cittadinanza attiva.

Esploro, penso, scrivo. Scrivere testi espositivi, esercizio di cittadinanza attiva.

Ecco perché do tanto valore a questa breve frase: “Non lo so”. È solo una  frasetta, ma vola su ali possenti. Espande le nostre vite, abbracciando gli spazi dentro di noi e le distese esteriori in cui il nostro piccolo pianeta fluttua sospeso.

(Wisława Szymborska)

Nel loro recente saggio La cultura orizzontale, Giovanni Solimine e Giorgio Zanchini sottolineano come sia necessario “chiederci se riusciamo autonomamente a dotarci di strumenti critici per valutare, organizzare, gerarchizzare ciò che la rete ci mette a disposizione, dal  momento che costruiamo da soli l’offerta che risponde alle nostre domande”(1)

Da docenti che mettono al centro lettura e scrittura non possiamo non porci doppiamente questa domanda: se noi per primi non sappiamo gestire la complessità del flusso di informazioni in cui ci troviamo immersi, come pensiamo di riuscire ad insegnarlo ai nostri alunni?

Credo che riservare ampio spazio in classe alla scrittura di testi espositivi significhi compiere una scelta etica e politica prima ancora che di curricolo. Si tratta infatti di mostrare come interrogarsi sui propri interessi, su chi siamo in relazione al mondo che ci circonda, di mettere in campo l’abitudine all’osservazione, di insegnare l’umiltà e il rigore della ricerca, la pazienza del tornare più volte sui propri passi durante il vaglio delle fonti.

In quest’ottica non è tanto (o non solo) l’argomento della ricerca in sé a educare alla cittadinanza, quanto l’esercizio stesso di indagarsi, di indagare e di scrivere a partire dai risultati di questa indagine.

Primo passo: l’esplorazione

Il primo passo che compiamo nel percorso sull’espositivo è l’esplorazione: esploriamo testi modello in immersione e poi esploriamo noi stessi alla ricerca di ciò che muove il nostro interesse, la nostra curiosità.

Per insegnare ad esplorare testi divulgativi con occhio attento è fondamentale offrire ai nostri alunni strategie di comprensione e strumenti che la sostengano: organizzatori grafici semplici da utilizzare e da integrare nel proprio processo di pensiero. Nelle mie classi ad esempio si sta rivelando molto utile ragionare in modo routinario e trasversale nelle discipline sui diversi tipi di paragrafo, oltre che sul riconoscimento delle informazioni indispensabili e di quelle accessorie.

Procedere con calma in questa fase, dedicando del tempo a smontare i testi con occhio da lettore, aiuterà i nostri esploratori a dedicare cura e attenzione alla fase di selezione delle fonti, a compiere ricerche focalizzate, a comprendere le informazioni che incontreranno e a separare l’utile dal superfluo.

Parallelamente al lavoro di immersione proporremo alcuni attivatori che guidino gli scrittori nell’esplorazione di sé utilizzando una chiave diversa da quella autobiografica, muovendosi gradualmente dal personale alla conoscenza (e poi divulgazione) di ciò che è altro da sé. 

Si può per esempio invitare i nostri alunni a rileggere la loro “Vengo da”, poesia in forma di lista che spesso nel WRW proponiamo come attivatore del racconto autobiografico, con l’occhio del ricercatore di possibili argomenti di studio: mentre il verso sulle rondini può diventare spunto di un’indagine sul lavoro dell’irundologo, quello sulla collana di ambra della nonna può dar vita a uno studio sulla genesi della resina fossile. Questa scelta di ripercorrere i propri passi nel taccuino alla ricerca di stimoli, di tesori, si traduce in un ulteriore insegnamento sul processo creativo: delle annotazioni, come del maiale, non si butta via nulla!

Secondo passo: il pensiero

Una volta scelto l’argomento di indagine e prima che la ricerca vera e propria abbia inizio, è importante dedicare una o due sessioni del laboratorio a mostrare come identificare lo scopo e i destinatari del nostro lavoro. 

Gli aspetti più importanti di questo passaggio sono due: uno di carattere pratico e uno di carattere etico. 

Infatti aver chiaro perché e per chi ricerchiamo ci permette di trovare il focus del nostro testo: se ho intenzione di scrivere un testo espositivo per condividere con i miei coetanei la passione per i manga mi focalizzerò su aspetti meno scontati, come ad esempio i risvolti ambientalisti di Nausicaa della Valle del Vento del maestro Hayao Miyazaki, e utilizzerò un lessico adeguato ai miei lettori: semplice e non semplicistico.

Riflettere su scopo e destinatario ci permette anche di sentirci elementi di un gruppo che apprende, tasselli importanti nella costruzione di una conoscenza condivisa, cittadini attivi che condividono le proprie scoperte in quella che diventa una comunità in ricerca.

Creare una cultura della ricerca e la consapevolezza della dimensione sociale della conoscenza richiede tempo e fiducia e, nel laboratorio di scrittura, la necessità di dedicare con costanza all’interno delle minilesson un certo spazio per connettere le strategie che proponiamo al vissuto degli alunni come membri della comunità e cittadini. Questo passaggio dall’individuo alla società risulta molto motivante, soprattutto se sostenuto con l’esempio di ragazze e ragazzi protagonisti attivi di condivisione di sapere (nelle mie classi, per esempio, ha sempre grande successo questo video). 

Via via che si chiariscono argomento e focus della ricerca, sarà importante insegnare (o ricordare) ai nostri alunni le strategie principali per ricercare informazioni in rete. Particolare attenzione andrà riservata al riconoscimento dei siti attendibili e dei diversi tipi di fake news, oltre che alla responsabilità insita nella condivisione di notizie false e a strategie, da applicare già in fase di ricerca, per evitare il plagio. Nelle mie classi si è rivelato proficuo imparare a scrivere a partire da mappe che integrano due o più fonti (trovo le fonti, le smonto e le integro, ricostruisco senza tornare all’originale).

Terzo passo: la scrittura

Arrivati a questo punto del percorso il lavoro più complesso si può dire terminato: le strategie di scrittura e revisione che decideremo di insegnare ai nostri alunni varieranno a seconda della classe e degli scrittori che ci troviamo di fronte durante le consulenze, ma è consigliabile riprendere alcuni aspetti incontrati durante la fase di immersione, in primo luogo la  paragrafazione, la presenza di frasi topiche, l’uso di scelte stilistiche che coinvolgono il lettore e di connettivi che lo accompagnano attraverso i passaggi logici del nostro ragionamento.

Prima di concludere le lezioni dedicate alla scrittura e aprire la fase di riflessione metacognitiva (che dovrebbe soffermarsi su ogni momento del processo: esplorazione, ricerca, scrittura e divulgazione) è bene dedicare almeno una sessione alla stesura della biblio-sitografia. Si tratta di un’ulteriore occasione per intrecciare aspetti pratici (come si citano un saggio, un articolo di una rivista digitale, un sito) e questioni etiche (proprietà intellettuale, validazione, dimensione sociale della conoscenza). 

Il nostro ruolo: un soffio sotto le braci

Avvicinarmi e avvicinare ai testi espositivi con l’approccio del Writing and Reading Workshop mi ha fatto ripensare i profondi legami che esistono tra la sfera personale e l’agire in comunità, mi ha ricordato che il modo in cui scegliamo di esplorare il mondo e di comunicarlo agli altri è uno specchio di quello che siamo, delle nostre convinzioni e dei nostri valori. Questo è particolarmente evidente quando scriviamo testi argomentativi, tuttavia la scrittura di testi espositivi diventa una preziosa occasione di riflessione sulle motivazioni che risvegliano e indirizzano i nostri interessi, di allenamento alla complessità della conoscenza come costruzione sociale e condivisa, di scoperta di un modo di avvicinarsi alla realtà figlio del rigore e della passione del metodo scientifico. 

Modificare il mio modo di proporre la scrittura di testi espositivi e il punto di partenza (anche per noi vale la formula “per chi, perché”) ha significato scoprire il privilegio di osservare di cosa sono capaci i preadolescenti quando si infiammano di curiosità e, in qualche occasione, di soffiare sotto braci che parevano spente.

(1) Giovanni Solimine, Giorgio Zanchini, La cultura orizzontale, Laterza 2020 (p.30)

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