Esplorare il vicino per andare lontano.

Esplorare il vicino per andare lontano.

Premessa

I libri di Georgia Heard arrivano sempre al cuore, le sue attività sembrano sempre le più adatte ai nostri bambini, soprattutto quelli delle prime classi.

È stata talmente appassionante la lettura di ‘A place for wonder‘ che l’anno scorso ho deciso di provare a costruire un percorso di laboratorio di scrittura sul testo espositivo con i miei bambini di prima.

Nello stesso periodo avevo seguito su Facebook il percorso della collega Sissi Cavadini Stoltz che ho apprezzato in modo particolare per l’idea del render visibile ai bambini tutti i passaggi della costruzione del testo attraverso le anchor chart. Avrei fatto quindi scrivere ai bambini un testo partendo dalla raccolta di un piccolo dono della natura trovato nel giardino della scuola: insieme lo avremmo esplorato, costruendo un momento di raccolta di informazioni in prescrittura e in seguito ne sarebbe nato il testo espositivo.

La progettazione è cominciata prima della didattica a distanza e mi sono così ritrovata poi ad adattare il percorso, secondo alcune direzioni e in poco tempo.

Gli adattamenti sono nati da alcune domande che riguardano quegli aspetti importanti che a distanza sembravano dover essere rivisti completamente. Riflettere fin dalla progettazione su cosa modificare e con quali modalità mi è stato utilissimo, perché mi ha dato delle direzioni di lavoro per tutti i percorsi WRW che in seguito ho attivato a distanza.

Nel corso del primo incontro a distanza i bambini hanno scelto un ‘dono della natura’ del loro giardino: ho chiesto, durante la lezione, di uscire, di camminare in mezzo al verde a testa bassa, raccogliendo dal terreno qualsiasi cosa attirasse la loro attenzione. Ho dato loro cinque minuti di tempo.

Tra gli oggetti raccolti dovevano sceglierne uno che avrebbero osservato più da vicino con una lente di ingrandimento.

Avevo pensato – fossimo stati in presenza – ad un’attività di esplorazione del giardino della scuola, con l’obiettivo di osservare particolari della natura, prendendosi il tempo di esplorare l’ambiente con tempi distesi e con il gusto di soddisfare qualsiasi curiosità, per poi raccogliere quello che ai bambini sembrava interessante da portare in classe. 

A distanza, questa parte di ricerca di spunti di scrittura mi ha fatto scoprire come il fatto che i bambini siano nella propria casa costituisca un’opportunità di scrittura incredibile. Le case dei nostri alunni parlano loro in una maniera personale ed emotivamente importante: far esplorare pertanto il proprio giardino alla ricerca di qualcosa che attirasse la loro attenzione è stato per loro un momento entusiasmante, pur vissuto con la compagnia di qualche familiare e non dell’insegnante e dei compagni. 

Non ho pertanto seguito direttamente questa prima fase, ho salvaguardato però lo spazio che ci siamo presi per poter riflettere insieme su questa modalità di ricerca del nostro oggetto di scrittura. Ho infatti guidato, non appena sono rientrati dal giardino, una breve condivisione sull’oggetto scelto, secondo delle domande: cosa ti ha incuriosito di questo oggetto? Perché ti è piaciuto? Hai svolto da solo l’esplorazione? Eri indeciso tra oggetti diversi? Quali?

L’obiettivo delle mie domande era di portarli a riflettere sul processo di ricerca, sul tempo dedicato alla scelta: ho visto questa ricerca in mezzo al verde come un precursore dello sfogliare le pagine del proprio taccuino in cerca di semini sui quali scrivere. 

Prima di questa condivisione ho fatto vedere il mio oggetto (una foglia di acero giapponese) e ho dato le mie personali motivazioni sulla scelta, focalizzandomi su quello che ho pensato quando l’ho scelta, su cosa mi avesse colpito della foglia e sul perché avessi scelto alla fine questo elemento al posto di un altro che avevo raccolto.

Ora ogni bambino aveva di fronte a sé un oggetto da esplorare: ho parlato loro del mestiere dello scienziato, che osserva, sposta e fa esperimenti sull’oggetto osservato per conoscerlo meglio e – solo in seguito all’esplorazione – riporta per iscritto quanto ha scoperto.

Ho mostrato loro la mia foglia e ho cominciato ad esplorarla con i cinque sensi, condividendo ad alta voce quanto sentivo. Poi ho fatto vedere loro la mia tabella di raccolta informazioni.



Ho guidato in seguito l’attività di prescrittura, facendo in modo che lavorassero su un senso alla volta e appuntassero quanto scoperto sulla sezione dedicata (ognuno aveva una tabella vuota che avevo fatto creare loro al momento).

Ognuno ha osservato la propria tabella, riflettendo sul fatto che avesse raccolto tante informazioni sull’oggetto che prima sapeva ma non erano scritte da nessuna parte e, soprattutto, aspettavano di essere scoperte.

In tutti questi passaggi le anchor chart riprese e modificate come quelle in figura mi sono servite per mostrare loro a che punto del processo stessimo lavorando.

L’anchor chart PASSAGGI rappresentava l’ossatura del testo che ora erano pronti a scrivere.

L’ho mostrata loro ed ho spiegato che avrebbero cominciato a scrivere il loro testo seguendo  un passaggio alla volta: durante la lezione quindi ho nominato il primo passaggio e ho lasciato loro il tempo di scrivere, rispondendo alla domanda. Come si può vedere dalla chart PASSAGGI, l’utilizzo della tabella è avvenuto dopo una prima parte introduttiva (dove hai trovato l’oggetto? Perché l’hai scelto?); per la conclusione ho chiesto loro di esprimere un giudizio sul proprio oggetto o un semplice progetto futuro (cosa ne avrebbero fatto).

 

Alla fine, con il cartellino ‘RIVEDO IL TESTO’ ho spiegato le modalità di revisione: in una successiva lezione ho guidato questo momento, dedicando una rilettura per ogni punto della revisione. Prima di cominciare ho chiesto loro di avere a disposizione un libro da leggere nell’attesa tra una fase e l’altra, qualora avessero finito in anticipo rispetto ai compagni. 

Ognuno, alla fine della revisione, ha poi accettato volentieri l’idea di disegnare il proprio oggetto cercando di ricopiarlo il più fedelmente possibile; ho dato la possibilità di completare il lavoro per la lezione successiva.

Nel frattempo mi hanno mandato i loro testi e siamo passati al momento finale della condivisione: leggere a distanza e ai compagni è un’attività che rischia di diventare pesante (per problemi di connessione, per la difficoltà di leggere con un tono di voce adeguato, per la vicinanza di un adulto che modifica il vissuto emotivo…).

Avendo tutti i testi a disposizione pertanto mi sono offerta di leggerli io, qualcuno ha comunque preferito leggerlo da sé. Con la condivisione dello schermo ho potuto mostrare loro, durante la lettura, il disegno dell’oggetto descritto.


Ogni step del percorso ha richiesto dei ripensamenti, in particolare riguardo alle tempistiche: nelle lezioni sincrone a distanza la principale esigenza che ho sentito è stata l’utilizzo di una comunicazione assertiva ed efficace.

Ho cercato il più possibile di dare poche istruzioni, eventualmente ripetendole se qualcuno manifestava difficoltà; ho riscoperto l’importanza dei tempi di silenzio, anche di fronte ad uno schermo. Si riesce a salvaguardare un pochino del senso della comunità dei lettori, permettendo loro di lavorare sul loro pezzo, in sincronicità con i compagni e alla presenza dell’insegnante.

Tutti hanno lavorato con entusiasmo e motivazione: alcuni hanno prodotto testi più lunghi del solito e sono riusciti a sviluppare la famosa ‘stamina’ (la resistenza nel rimanere sul compito) di cui parla Katie Wood Ray nel suo preziosissimo manuale ‘Writing right from the start: the primary writing workshop’ per la prima classe della primaria.

Non davo per scontato che nella fase di revisione, per esempio, sarebbero riusciti a rileggere più volte il proprio testo secondo le indicazioni date. Invece, forse proprio per il fatto che l’indicazione era estremamente precisa e circoscritta, si sono sentiti in grado di svolgere questa attività con un senso di padronanza del proprio testo.

Imparare a prendersi cura di quello che scrivono penso parta proprio dal rimanere con loro dentro il processo di scrittura e revisione, nell’apprezzare il silenzio arricchente, fatto di concentrazione e passi in avanti in un processo ricorsivo che però prosegue anche in maniera lineare verso nuovi obiettivi. Salvare la ricorsività nella DAD penso sia importantissimo.

Un laboratorio di scrittura più organico e non a distanza avrebbe previsto un periodo di immersione sul testo espositivo più lungo, legato a diverse esplorazioni dell’ambiente e di libri dedicati, una fase di prescrittura con consulenze ricche di domande mirate per ottenere, nella compilazione della tabella delle informazioni equilibrate tra la percezione di un senso e quella di un altro, una guida più puntuale nella scrittura del testo, arricchita soprattutto dalle domande che spontaneamente sarebbero nate in classe e infine una fase di condivisione finale più celebrativa.

Vivere questi passaggi in maniera diversa avrebbe fatto sorgere in me nuovi interrogativi e mi avrebbe permesso di essere più puntuale negli interventi di fronte alle difficoltà dei bambini legate ai vari passaggi. Quello che è mancato è stata proprio la mia presenza vicino ai bambini e ai loro fogli in cui si sono sperimentati scrittori.

Nonostante queste lampanti mancanze, nel laboratorio è stata sostenuta la motivazione allo scrivere, l’interesse per l’argomento e, soprattutto, l’entusiasmo nella condivisione.

Bibliografia

Ringrazio la collega Sissi Cavadini Stoltz per i suoi preziosi contributi sulla pagina Facebook IWT: sono stati fonte di ispirazione e di rinnovato entusiasmo nel progettare a distanza.

Serena Pessotto. In provincia di Pordenone, vivo e insegno alla primaria. Elementi costanti delle mie giornate sono i libri, la consapevolezza e tutto ciò che è olistico. Dal 2014 tengo corsi di formazione agli insegnanti su mindfulness e benessere personale e scolastico.

 

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