Dare valore per aiutare a crescere: la valutazione nel Writing & Reading Workshop. Prima parte.

Dare valore per aiutare a crescere: la valutazione nel Writing & Reading Workshop. Prima parte.

Ho pensato molto a come scrivere questo articolo e, anche adesso, più ci penso più mi si aprono interrogativi al posto di risposte. Quindi partiamo proprio dagli interrogativi, in questa che vuole essere una chiacchierata e il racconto delle conclusioni cui, per ora, sono giunta.

Le domande

Cosa significa valutare? Che cosa si valuta? E soprattutto, perché si valuta?

Me lo sono chiesta spesso in questi anni, in cui mi sono barcamenata prima tra la mera  valutazione dei contenuti, poi tra “conoscenze, competenze, abilità”, divenute infine “competenze” senza che la questione di dove vadano a finire i contenuti abbia trovato una soluzione.

Partiamo dall’inizio e facciamo un po’ di spazio: per capire le cose spesso è necessario staccarsene e guardare da lontano, per poter analizzare in modo più sereno.

Che ci piaccia o no, non possiamo non valutare e non solo perché la valutazione fa parte del nostro mandato istituzionale: dobbiamo sempre tenere a mente che “la valutazione dell’apprendimento” non è una questione di voti o non voti. La valutazione si accompagna a uno stile di insegnare, a un modo di immaginare il processo di apprendimento. Non deve essere né una clava, né una sferza per tenere buoni, né uno strumento di potere per creare ansia o per indurre paura. È uno strumento «per migliorare l’insegnamento, l’apprendimento, per verificare i punti deboli e i punti forti e crescere ancora». (1)

La valutazione, quindi, è uno strumento di crescita, un luogo di apertura, un trampolino di lancio. Ma com’è che troppo spesso esso diventa uno strumento di repressione e di paura? La causa di fallimenti e svalutazioni?

Prendo in prestito proprio le parole di Comoglio ancora un poco:

«La valutazione scolastica ha una complessità di riferimenti e di risvolti che richiedono un elevato livello di competenza dell’insegnante. Valutare non è semplicemente attribuire giudizi o voti. Non è neppure sufficiente cercare una sempre maggiore oggettività anche se questa è necessaria. La valutazione ha radici profonde anche nel modo di concepire l’apprendimento da parte dell’insegnante, nel modo di condurre la didattica, nel modo di relazionarsi con gli studenti e di preoccuparsi della loro motivazione. Per rinnovare la valutazione scolastica non basta introdurre una nuova pratica che rilevi un vero apprendimento, sono indispensabili anche una nuova visione del processo di apprendimento, di nuove forme con le quali rilevarlo e accompagnarlo, fiducia nella possibilità e nell’importanza di coinvolgere l’autovalutazione dello studente, strumenti e forme che dimostrino attenzione alla motivazione nel momento in cui si dà un feedback all’apprendimento». (2)

Seguire l’approccio pedagogico del WRW significa valutare di conseguenza, far diventare il percorso e il processo il cuore della nostra didattica e del nostro modo di valutare. Sì, ma come?

Valutare nel WRW

Come armonizzare la valutazione che deriva dal laboratorio a quella tradizionale, ancorata al prodotto e non al processo?

Il nostro lavoro è inserito in un contesto preciso e reale: ciascuna delle nostre classi appartiene a un Consiglio di classe e a un Collegio docenti che ha deliberato un curricolo e il protocollo di valutazione, prove d’Istituto comprese. Non possiamo non tenerne conto. Credo che la chiave sia la mediazione, cioè inserire il nostro modo di lavorare e  di valutare, all’interno di quel percorso, senza dimenticare gli irrinunciabili, che per me sono:

  • accompagnare i ragazzi: la valutazione accompagna, registra i miglioramenti, i passi avanti e indietro, non si limita al prodotto;

  • commentare: sebbene la legge ci imponga la valutazione alfanumerica, riconosco la grande importanza di un giudizio, sia informale (brevi frasi, commenti) sia formale (i descrittori dei voti);

  • osservare: perché la valutazione sia davvero formativa la mia osservazione in classe è necessaria, attenta e puntuale. Mi annoto spesso eventi e fatti che segnalano un cambiamento, uno scatto di crescita, una situazione critica. Osservo anche le altre competenze trasversali (life e soft skill) che emergono fortemente e sono molto stimolate nel contesto del laboratorio di lettura e scrittura. Non è necessario che queste osservazioni siano formalizzate in check list, tabelle e rubriche: le mie annotazioni sono spesso frasi, considerazioni soggettive, appunti;

  • condividere: i criteri di valutazione sono sempre esplicitati ai ragazzi prima della prova. Esplicito loro cosa valuterò, perché e attraverso quali strumenti. A volte costruisco con loro i criteri di valutazione, come tappa metacognitiva del percorso;

  • essere flessibili: ogni attività è funzionale alla valutazione, ciò non significa che ogni attività avrà per forza un voto, ma ciascuna concorrerà alla mia analisi del percorso svolto da ragazzi;

  • promuovere l’autovalutazione: obiettivo del percorso di valutazione è, anche, insegnare ai ragazzi ad autovalutarsi e a costruire insieme strumenti adeguati per farlo;

  • dare feedback: esiste una letteratura ampia che dimostra come sia una delle principali strategie a servizio della valutazione dell’apprendimento. Al di là della precisa tassonomia scientifica (3), chiunque di noi ha provato sulla propria pelle quanto sia importante il rimando di un insegnante sia in termini di profezia che si avvera, sia in termine di aiuto tecnico e costante al progetto e percorso didattico. Come dice Tom Romano: «le nostre risposte e valutazioni dovrebbero nutrire lo studente e il suo processo di apprendimento», quindi dobbiamo accompagnare la loro crescita come scrittori e lettori fornendo loro feedback durante le consulenze e durante le minilesson e chiedendo costantemente la loro opinione in merito al modo di fare lezione, alle competenze acquisite, alle difficoltà incontrate.

(to be continued)

Note

  1. Comoglio, La valutazione scolastica http://www.ruffini.org/documenti/Valutazione_Formativa_1.pdf
  2. Ibidem
  3. Questo interessante articolo a cura di Giuseppe Tacconi e Maurizio Gentili offre una panoramica interessante sul dibattito scientifico http://www.cnos-fap.it/sites/default/files/materiale_professionale/2017_-_04_-_gestione_della_classe_e_feedback_formativo.pdf. Sul tema un testo fondamentale resta Pontecorvo, Discutendo si impara, Carocci Editore.
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