A piccoli passi nel laboratorio di scrittura e lettura. Problem solving del docente riflessivo

A piccoli passi nel laboratorio di scrittura e lettura. Problem solving del docente riflessivo

Come tanti anche io dopo aver letto il libro di Jenny Poletti Riz, Scrittori si diventa, sono rimasta fortemente colpita dal metodo Writing and Reading Workshop. Ho così cominciato a seguire corsi di formazione con Silvia Pognante e con la stessa Jenny Poletti Riz per approfondire maggiormente l’argomento. Con l’entusiasmo che mi contraddistingue volevo anche io cominciare a sperimentare, ma avevo una gran confusione in testa che non mi permetteva di comprendere da dove iniziare. Mi rendevo conto di essere informata, ma non formata perché la vera formazione è data dallo studio continuo, dalla pratica e dall’esperienza. 
Grazie alla grande bibliografia presente sul sito IWT ho potuto scegliere i libri più adatti a risolvere  i miei dubbi e le mie difficoltà.
Proprio lo studio, la trascrizione e la rilettura continua mi consentono ancora oggi di affrontare le tante difficoltà che incontro in classe.

L’anno scorso ho ereditato una seconda e una terza molto fragili. In modo particolare in seconda ho incontrato una classe i cui ragazzi non riuscivano a restare concentrati per più di un minuto: qualsiasi cosa era motivo di distrazione, non avevano passioni o interessi pomeridiani, non erano stati accompagnati nel ragionare o esporre un semplice pensiero personale, non erano lettori (nelle loro case non ci sono libri) e questo li portava ad avere grandi problemi di comprensione del testo e di conseguenza a stancarsi e scoraggiarsi immediatamente. Tutto questo ha generato un clima di forte opposizione nei miei confronti e nel mio modo di insegnare. 

In lettura

Il problema: I ragazzi non erano minimamente interessati ai libri, per loro la lettura era noiosa e inutile. Sceglievano i titoli presenti in biblioteca di classe guardando distrattamente la copertina, ma senza saper spiegare il motivo per cui ne erano stati colpiti, o  li abbandonavano dopo un giorno (e questo accadeva anche con i libri più semplici, come le graphic novel di Raina Telgemeier, o la serie de “Il diario di una schiappa”).

Cosa sto cercando di fare: Per affrontare questa difficoltà ho trovato grande aiuto nel libro 180 Days: Two Teachers and the Quest to Engage and Empower Adolescens di Kittle e Gallagher e in alcune strategie della Serravallo del suo testo The reading strategies book

  • Come suggerisce la Kittle ogni giorno ho presentato tramite booktalk i libri presenti nella biblioteca di classe in modo da generare l’interesse per la lettura e ho chiesto loro di annotare sul taccuino i libri che avrebbero voluto leggere.
  • I ragazzi hanno letto in classe 10 minuti ogni giorno. Come afferma la Kittle, è importante concedere tempo per la lettura perché se i nostri studenti non leggono a scuola, a maggior ragione non leggeranno a casa. 
  • Ogni mattina prima di cominciare la lettura ho guidato i ragazzi nella registrazione dell’Agenda del lettore (il Reading Log di cui parla la Serravallo nella sua strategia 2.18).
  • Oltre alla registrazione dell’agenda del lettore, ho chiesto loro di darsi un obiettivo sul numero di pagine da leggere (anche in questo caso seguendo una strategia presente nel testo della Serravallo, 2.10 Party Ladder). Questo ha portato i ragazzi ad avere maggiore consapevolezza di come procedeva la loro lettura e maggior autostima.
  • Un altro strumento suggerito dalla Kittle nel suo libro – che ho trovato utile e che aiuta i ragazzi a prendere coscienza delle proprie scelte – è stato inserire nella copertina interna del taccuino la lista dei titoli letti in modo da tenere traccia dei libri conclusi. Può sembrare una banalità, ma questo ha aiutato gli alunni, che fino a quel momento erano inconsapevoli, ad assumere un atteggiamento diverso nei confronti della lettura. 
  • Nel suo The reading workshop Serafini suggerisce di disporre i libri oltre che in biblioteca di classe anche in diplaying books proprio come si vede nelle librerie. Usare una tecnica di marketing per spingere gli studenti ad avvicinarsi di più ai libri. Purtroppo in classe non abbiamo lo spazio sufficiente per porre degli espositori di libri. Mi è venuta però in aiuto un’altra strategia suggerita dalla Kittle (“Che cosa hai letto”). Abbiamo affisso sulle pareti della classe le copertine dei libri e ogni ragazzo che aveva letto il libro ha apportato la sua firma sotto la copertina. Come afferma la Kittle, questo permette al docente di vedere quali sono i libri più popolari e permette di stabilire connessioni fra gli studenti.
  • Un altro aiuto fornito dalla Kittle è stato il “Caro lettore”. Abbiamo istituito “L’angolo dei consigli” in cui ogni studente, tramite infografiche, suggeriva un libro ai compagni con una breve lettera recensione. 
  • Ciò che più ci ha aiutati è stato far dialogare i ragazzi sui libri e sul loro rapporto con la lettura. 

Questo è stato soprattutto utile per costruire un buon clima con la classe e instaurare un piccolo legame iniziale tra me e i miei ragazzi. 

Per questo aspetto del laboratorio mi sono affidata al libro di consulenze di lettura di Jennifer Serravallo, A Teacher’s Guide to Reading Conferences. All’inizio dell’anno mentre i ragazzi leggevano 10 minuti, parlavo con alcuni di loro per capire le loro abitudini di lettura, se amavano leggere, quali libri avevano letto, se in casa avevano una libreria, le loro passioni in generale, in quale momento della giornata riuscivano a leggere, cosa gli stava piacendo del libro che leggevano e cosa non gli stava piacendo.

Nella seconda parte dell’anno, seguendo le linee della Serravallo, ho cominciato a lavorare con i ragazzi sui loro obiettivi di lettura. Dopo aver visto insieme a loro cosa già erano capaci di fare, abbiamo cercato di capire insieme quali fossero gli aspetti su cui lavorare: in particolare nella mia classe sono stati la fluidità, l’ampliamento del lessico, il ripasso di alcune strategie esaminate a classe intera sul personaggio, l’ambientazione, il tema.

Per aiutarli abbiamo visto insieme una strategia alla volta e, grazie all’uso di segnalibri i ragazzi hanno avuto sempre con loro l’obiettivo su cui dovevano concentrarsi. 
Questo ha permesso, non solo a me, di capire i punti di forza e di debolezza dei ragazzi, ma ha soprattutto permesso ad alcuni ragazzi di fidarsi di me, di capire che non ero interessata a giudicarli, ma ad accompagnarli nella lettura, a gioire con loro dei loro successi e a dialogare sulla lettura per puro piacere.
Ecco quindi che con E., ragazza insicura e allo stesso tempo fortemente oppositiva e provocatoria, ci siamo trovate a parlare più e più volte in diverse sessioni del laboratorio per cercare di capire insieme perché trascorreva tutto il tempo a girare per la classe distraendo i compagni invece di imparare a scegliere un libro che le potesse piacere. Dopo l’incontro con Pusher, E. è passata dal considerare la lettura “una cosa stupida” a leggere per un’ora intera arrivando a dire: “Bello questo libro. Ora me lo faccio comprare dai miei”.
O A., una ragazza fragilissima, che abbandonava continuamente libri brevi e dalla semplice trama e che durante la lettura personale di Adesso scappa mi diceva arrabbiata: “Non ci sto capendo nulla”. Dopo alcune consulenze abbiamo capito che si soffermava sulle parole e non riusciva a rappresentarsi nella testa la storia che leggeva. Dopo aver lavorato con fatica su questa strategia un giorno è tornata a scuola dicendomi che aveva letto alcune pagine di Ciao, tu anche a casa. Alla fine della scuola era riuscita a concludere il libro. Il suo primo libro. L’unico libro letto nell’arco di tutto l’anno. Penso a L., un ragazzo ancora tanto giocherellone che non riusciva a concentrarsi sulla lettura e  che non riusciva a leggere altro che Topolino. Abbiamo parlato più volte durante i primi mesi e dopo aver lavorato sulla concentrazione ha cominciato a concludere un Diario di una schiappa dopo l’altro, ritrovandosi a comprare il libro successivo prima ancora di aver terminato quello in lettura.

In scrittura

Il problema: Anche per quanto riguarda la scrittura ho trovato grandissime difficoltà. All’inizio i ragazzi dopo aver scritto due righe dicevano di aver finito, di non aver nulla da dire. 

Cosa sto cercando di fare

Anche per affrontare questa situazione ho trovato un grande aiuto nel testo 180 days. Come suggerisce la Kittle, la prima cosa che ho fatto è stata scrivere annotazioni sul taccuino insieme a loro, rispondere a quickwrite insieme a loro facendo quindi modeling. E subito dopo aver condiviso, ho mostrato come revisionavo il testo per renderlo come lo avevo pensato nella mia testa. Dopo ho dato loro due minuti per revisionare il loro testo.

Questo ha permesso prima di tutto di stabilire una relazione con la classe, di conoscermi come persona e poi di capire da subito che il testo non è finito dopo la prima stesura, ma che ha bisogno di una continua revisione. Ovviamente i ragazzi si sono trovati in difficoltà a capire cosa revisionare dei quickwrite sul taccuino. Per aiutarli ho chiesto loro di selezionare una frase e di scrivere accanto la revisione apportata spiegando cosa non andava (mancanza di dettagli, l’ortografia, la punteggiatura, la sintassi) e abbiamo condiviso sulla LIM le revisioni di due o tre compagni.

Per quanto riguarda la scrittura di racconti, la difficoltà è stata maggiore perché non solo i ragazzi scrivevano pochissime righe, ma anche perché durante l’intera sessione quasi tutta la classe mi chiamava in continuazione perché diceva che il racconto era finito, non sapevano cosa revisionare o come andare avanti. Anche le consulenze diventavano complicate perché non riuscivo a dare piena attenzione al ragazzo che avevo di fronte. 

Per questa difficoltà ho trovato un serio contributo in The revision toolbox della Heard. In questo testo l’autrice ci spiega cosa sia la revisione, quale sia la differenza fra revisione ed editing, come aiutare gli studenti a comprendere cosa sia la revisione ed infine offre una gran quantità di tecniche di revisione
Tra la grande ricchezza offerta da questo testo, ho preso per il momento alcune strategie utili per la mia classe.

  • All’inizio ho chiesto ai miei studenti di individuare tre parole o una frase che avevano bisogno di essere modificate in modo significativo, per rendere il testo più chiaro.
  • Alcuni giorni dopo ho chiesto loro di riporre la bozza (che consideravano finita) nella cartellina personale e di cominciare a scrivere una nuova bozza senza leggere la bozza precedente. Il giorno successivo, di mettere le bozze una accanto all’altra e confrontarle, evidenziando o sottolineando le parti di ogni bozza che ritenevano fossero le parti migliori da unire poi in una terza bozza.
  • Successivamente ho fornito loro (oltre alla checkilst condivisa sul genere da scrivere) anche una fotocopia da tenere sempre nel proprio quadernone sulle diverse lenti per rileggere un testo. L’ho riadattata con altre domande in modo da renderla più semplice per i miei ragazzi. 
  • Ho poi cominciato a far rileggere ad alta voce ai compagni la propria bozza personale in modo da sentire dalla voce di altri come suonava il pezzo e se davvero era riuscito a dire ciò che voleva dire. Ogni alunno ha aiutato il proprio compagno con spunti prestabiliti:
    – Una parte che piace.- Una parte che non è chiara o è confusa.- Un suggerimento da fornire al compagno. 

Anche per quanto riguarda le ML molto hanno da offrire i testi di Atwell, di Serravallo, di Fletcher-Portalupi e di Heard. Oltre a questi, ho acquistato alcuni libri italiani di scrittura grazie ai suggerimenti di Agnese Pianigiani (che mi accompagna costantemente in questo percorso di studio), di cui ha parlato anche in questo articolo. Fra essi Scrivere racconti brevi di Monica Zanardo, Scrivere bene di William Zinsser, Lezioni di scrittura creativa della Gotham Writers’ Workshop.

In sintesi

Ci tengo a precisare che queste strategie di scrittura e lettura sono state utili per la mia classe, non voglio insegnare nulla, ma solo condividere le difficoltà che ho incontrato e come ho cercato di risolverle. E soprattutto vorrei sottolineare che non sono strumenti magici, infatti ancora continuo ad avere difficoltà nonostante abbia attuato queste strategie ogni giorno. Giusto per fare un esempio: arrivati quasi al secondo quadrimestre i ragazzi non erano ancora autonomi nell’uso delle strategie, non venivano alle consulenze di lettura con qualcosa da dire, ma ancora si lasciavano guidare, non avevano ancora realizzato booktalk, avevano letto uno o due libri per intero.

Quello che posso dire è che il laboratorio per me non è stato facile da attuare. Ciò che mi ha aiutata è stato:

  • mettere per iscritto le difficoltà incontrate con le classi e cercare i titoli che maggiormente potessero aiutarmi, studiarli, trascriverli e poi capire cosa attuare e in quale momento. 
  • guardare i miei studenti. Ero partita dai libri, dalle strategie e volevo “imporle”  alla classe. Ora ho imparato prima a guardare i miei studenti, capire quali obiettivi è importante che raggiungano e solo infine cercare di trovare la strategia o la ML più adatta a loro.
  • trovare altri docenti motivati e appassionati con cui lavorare e dialogare ogni giorno da cui sono nate poi splendide amicizie.

Questi sono i passi che mi permettono di portare in classe ogni giorno il metodo con fatica, ma con tanta passione.

 

Sara Pompili. Con la borsa colma di libri, la mente piena di idee e un’inarrestabile passione per lo studio. Così trascorro le mie giornate accanto ad una bimba fantasiosa e a scapestrati studenti dai quali imparo ogni giorno.
Condividi


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *