Le memorie di Adalberto: una storia da condividere

Le memorie di Adalberto: una storia da condividere

Primi giorni di scuola, primini in arrivo con tanto entusiasmo da sostenere e incentivare, un laboratorio di scrittura e lettura da lanciare, l’accoglienza da realizzare.

Questo a grandi linee lo scenario comune davanti al quale si trova l’insegnante di italiano nelle mattine settembrine a scuola. Per quanto mi riguarda ormai da qualche anno campeggia in primo piano in questa scenografia didattica il racconto di Angela Nanetti Le memorie di Adalberto, storia di un ragazzino che si trova ad affrontare l’avventura della scuola “media” (quando ancora si chiamava così) con una serie di complicazioni e prove da sostenere: dalla bassa statura alle orecchie a sventola, da una famiglia ossessiva, possessiva e invadente alle amicizie da gestire e selezionare. Insomma, Adalberto, voce narrante e protagonista assoluto della storia, anticipa per caratteristiche e temi il celebre eroe indiscusso di questa generazione, Greg Heffley la “schiappa” di Jeff Kinney.

 

Perché comincio da Adalberto

Le Memorie di Adalberto si presta a una lettura corale ad inizio anno scolastico per diverse ragioni:

  • racconta una una buona storia, in cui si alternano momenti per ridere e momenti per riflettere e per commuoversi;

  • ha personaggi avvincenti e divertenti, soprattutto ha un protagonista nel quale è facile per gli studenti di prima media immedesimarsi, trovare somiglianze;

  • esplora in maniera divertente e leggera temi complessi e universali: crescere, diventare grandi, rapporto genitori/figli, compiere scelte e assumersene la responsabilità, bullismo e prese in giro;

  • spinge i ragazzi a riflettere e a rivedere le loro certezze.

 

Come l’ho usato in classe

Nei primi giorni di scuola per gettare le basi del laboratorio è importante sin dall’inizio costruire una routine basata su lettura, scrittura e oralità senza appesantire troppo le lezioni e favorendo, invece, la costruzione di quella gioiosità che è a mio avviso l’atmosfera irrinunciabile di qualsiasi ambiente di apprendimento davvero efficace. Così, al termine delle sessioni di lavoro in classe, mi impegno a trovare il tempo (almeno 15 minuti) per leggere Le memorie di Adalberto. Invito i ragazzi a disporsi in cerchio intorno a me dopo aver collocato i banchi in fondo all’aula, con taccuino e penna in mano; io mi metto davanti a loro con il mio sgabello Ikea verde pisello con il libro in mano e un grande foglio di carta attaccato alla lavagna (meglio ancora sarebbe una lavagna a fogli mobili). Creato il setting giusto, dopo diverse prove di “silenzio per ascoltare”, finalmente comincio a leggere il primo capitolo in cui si narra di come Adalberto perse il primo dente a 8 anni e di come la mamma lo raccontò al mondo intero con immensa vergogna da parte del povero Adalberto, già abbastanza sfortunato a dover fare i conti con un nome così impegnativo! Fin da subito la solidarietà con il protagonista è evidente sulle facce divertite dei ragazzi, così come la curiosità di sapere come va avanti la storia. Nelle prime pagine decido di non fermarmi a commentare per permettere al “pubblico” di entrare nella storia e di immedesimarsi nel protagonista. Poi, qualche pagina più in là, comincio a riflettere a voce alta, condividendo con i ragazzi i miei pensieri: impressioni suscitate in generale dalla lettura, domande che nascono nella mia testa di fronte alla scelte del protagonista, perplessità ed incertezze, ipotesi su come potrebbe andare avanti la storia, connessioni e somiglianze tra me e il protagonista. Così gli apprendisti “lettori” imparano da un lettore più esperto, l’insegnante, a leggere in maniera “slow&close”, da palombari che si immergono nelle profondità della storia per comprenderne il senso. Attraverso la tecnica del thinking talking di F. Serafini l’insegnante mostra agli studenti come avviene il processo di creazione di senso nella lettura di un testo, per arrivare poi alla formulazione di una propria interpretazione critica. Durante questa fase di modeling gli apprendisti lettori sono invitati ad annotare sul loro taccuino impressioni, domande, connessioni utilizzando l’organizzatore grafico ad Y o il format # . Successivamente l’insegnante lancia la discussione di gruppo attraverso domande stimolo e spunti di riflessione:

  • quali momenti vi hanno entusiasmato di più?

  • che emozioni avete provato quando Adalberto….

  • in cosa vi assomiglia Adalberto, in cosa è diverso da voi?

  • vi vengono in mente altri libri in cui il protagonista assomiglia ad Adalberto? (immediato il collegamento con la schiappa, ma anche con Garmann – di S. Hole, L’estate di Garmann – alle prese con la questione dei denti che non cadono)

  • cosa pensi che succederà nel prossimo capitolo?

Quest’approccio alla lettura e al testo letterario permette di costruire e consolidare giorno dopo giorno la comunità dei lettori che si può definire “ermeneutica” nel senso che al suo interno avviene la “costruzione condivisa di significati ed interpretazioni”. Inevitabile e spontaneo il riferimento al Tell me di A. Chambers, metodo basato proprio sulle conversazione e discussioni sui libri perché “parlare di letteratura è una forma di contemplazione condivisa. È un modo per dare forma ai pensieri e alle emozioni suscitate da una storia e ai significati che costruiamo insieme, al di fuori del testo”.

Il gran finale

Per concludere il percorso di lettura corale ho proposto agli alunni un’attività di discussione a gruppi, dopo che ciascun apprendista lettore aveva potuto osservare e sperimentare a classe intera la pratica del “conversare di libri”. Ho proposto un percorso guidato per riflettere su personaggi, ambientazione, temi, tecniche di scrittura; ogni gruppo si è confrontato al proprio interno annotando su Google Drive le osservazioni e le riflessioni dei vari membri fino ad arrivare alla formulazione di un’interpretazione critica frutto della negoziazione delle diverse opinioni. Infine, il relatore di ogni gruppo ha presentato al resto della classe le riflessioni emerse nel proprio gruppo (esempio di prodotto finale)

Riflessioni conclusive

Per valutare il successo di questa attività occorre tenere presente il fatto che si colloca all’inizio dell’anno scolastico in una classe che da poco si è costituita. Quindi, possiamo essere soddisfatti del nostro lavoro se:

  • gli studenti sono stati coinvolti emotivamente nella lettura e hanno dimostrato interesse ed entusiasmo verso la storia;

  • siamo riusciti a modellare, dimostrare come avviene il processo di comprensione di un libro, perché la lettura non è solo un fatto meccanico, ma è soprattutto un fatto umano, di attribuzione di senso e di significato a partire dalle nostre vite;

  • gli studenti hanno partecipato ai momenti di discussione, mostrando interesse per l’opinione altrui ed esprimendo la propria con gentilezza e rispetto;

  • al termine del percorso gli studenti si sentono parte di una comunità che ogni giorno si rafforza grazie al dialogo costruttivo e al confronto democratico.

Nelle nuove competenze di cittadinanza emanate dall’UE a Maggio 2018 la competenza alfabetica viene declinata in termini di atteggiamento come disponibilità al dialogo e capacità di usare la lingua in modo positivo e socialmente responsabile. In questo senso la lettura corale intesa come momento, all’interno del laboratorio di lettura, di socializzazione attraverso la discussione e negoziazione di interpretazioni è un ingrediente imprescindibile per la pratica e lo sviluppo della competenza linguistica.

 

Bibliografia

  1. Nanetti, Le memorie di Adalberto, ed. Giunti

  2. Serafini, Around the reading workshop in 180 days

  3. Chambers, Il lettore infinito

Raccomandazioni del Consiglio Europeo 22/5/18

Insegnante di italiano presso scuola secondaria di primo grado G. Ferraris di Modena

Biografia

Folgorata sulla via della prima elementare dalla vocazione per l’insegnamento, Elisa da allora (quando aveva solo sei anni) ha coltivato questa “mission” (possible): insegnare ai ragazzi ad avere il coraggio di perdere di vista la terraferma, perchè è in quel momento, lontano dalla comfort-zone, che nasce l’apprendimento per la vita. Dopo aver fatto una lunga gavetta nei bassifondi di un lavoro qualunque finalmente quattro anni fa è diventata insegnante di lettere della scuola media (la terra di mezzo). Appassionata di lettura e scrittura, convinta sostenitrice dell’Umanesimo che ricompone la frattura tra scienza e tecnologia da una parte e letteratura e arte dall’altra, ricercatrice instancabile Elisa entra in classe ogni giorno con la voglia di costruire occasioni ed opportunità perchè ogni suo alunno possa esprimere il proprio talento e manifestare i propri pensieri. L’idea di scuola che sostiene e promuove anche attraverso l’attività di formatrice si fonda sulla relazione, sull’equità (che è diverso da uguaglianza), sull’ascolto, sulla creatività, sulla condivisione, sulla scoperta. Dall’esperienza di molti anni in azienda ha imparato la resilienza e l’intraprendenza, dallo studio matto e disperatissimo ( a 10 anni di distanza dall’ultimo esame universitario) per diventare insegnante ha imparato che c’è sempre tempo per imparare (lifelong learning). Adesso è esattamente dove vorrebbe essere: a scuola, in classe, tra isole ed arcipelaghi di banchi, a navigare accanto ai suoi alunni (tutti insieme, nessuno escluso) verso lo spazio del desiderio, dove le stelle sono accese e tutto può accadere.

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1 thought on “Le memorie di Adalberto: una storia da condividere”

  • Bellissimo racconto di bellezze quotidiane! Davsnti a questi racconti la mia frustrazione di insegnante imperfetta arriva ai suoi massimi livelli!
    Perchè nonostante i miei buoni propositi, ed anche una lunga esperienza, in 15 minuti i miei primini, ma anche quelli di terza, riescono a malapena ad alzarsi dalle sedie ?!?
    A parte gli scherzi, davvero il tempo mi sembra un nemico invincibile! Non sono una prof. che ‘deve” finire il programma, i miei ragazzi mi ricordano quasi quotidianamente come nella classe parallela siano almeno 100 pagine avanti a noi, eppure i 15 minuti di lettura alla fine delle mie 6 ore settimanali di italiano naufragano malamente fra i miei” vorrei ma non riesco”!
    Grazie.

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