Personaggi creatori di mondi. Piccolo viaggio tra testi e immagini dalle pagine di un taccuino del lettore

Personaggi creatori di mondi. Piccolo viaggio tra testi e immagini dalle pagine di un taccuino del lettore

Note su un taccuino: ricordi che si collegano

1.

Da piccola mi incantavo davanti a Mio Mao, una serie televisiva in animazione stop motion ideata da Francesco Misseri (www.misseristudio.com) l’anno in cui sono nata. Non erano tanto i gattini (uno rosso e uno bianco) a colpirmi, quanto il fatto che la plastilina si arrotolava davanti ai miei occhi e creava forme che prendevano vita nello schermo e interagivano con i due protagonisti, che comunicavano con suoni onomatopeici. L’ho rivisto con i figli piccoli ma mi è venuto di nuovo in mente qualche settimana fa. Alla mia nipotina potrebbe piacere.

 

2.

Un’altra animazione che mi divertiva era la Linea di Osvaldo Cavandoli, sempre grammelot, sempre anni ‘70, sempre una mano (stavolta visibile e con matita) che creava il mondo davanti al suo personaggio, una linea che diventa un omino (ma anche il mondo dell’omino) che interagisce con la mano del suo creatore per chiedere di risolvere problemi, perché in mezzo a tutte le cose che gli capitano a volte vorrebbe decidere lui stesso come deve procedere la storia. L’editrice Gallucci ha pubblicato degli illustrati con DVD con raccolte di episodi (purtroppo fuori catalogo), molto amati dal mio figlio minore.

 

3.

Mi hanno sempre affascinato i libri in cui i protagonisti rubano il mestiere agli autori e cominciano a creare la storia. Sarà perché il lettore – che si immedesima nel protagonista – può provare l’ebbrezza di sentirsi coinvolto in questo esercizio di creazione. Sicuramente il libro che mi ha conquistata e reso definitivamente lettrice (e lettrice consapevole) è stato La storia infinita, dove Bastiano comincia a dare forma al mondo dando un nuovo nome all’Infanta imperatrice ed entrando come lettore-autore nella seconda parte della storia. Ma dove anche io lettrice mi trovavo in mano un libro uguale a quello che Bastiano Baldassarre Bucci aveva sottratto al negozio dell’antiquario Carlo Corrado Coriandoli, con la copertina di seta color rubino cupo recante lo stesso strano simbolo in un ovale contenente il titolo “La storia Infinita”, un testo stampato in due colori e con dei meravigliosi capilettera figurati all’inizio di ogni capitolo (1). Anche io per la prima volta ero consapevolmente dentro il libro. Decisamente magico ed entusiasmante!

Tutte queste connessioni annotate nel tempo sul mio taccuino digitale del lettore sono legate ad una suggestione che mi è venuta nell’aprile del 2019, una sera che leggevamo albi insieme ai figli. Il pensiero mi è rimasto in testa, e piano piano ha preso corpo, mettendo insieme due percorsi che mi interessava esplorare a mano a mano che mi capitava di leggere o di rileggere testi: la presenza di metamorfosi da un lato e dall’altro quella di personaggi “creatori di mondi”. Ho chiamato così quei protagonisti che, con molti mezzi – ma mai con la bacchetta magica -, danno vita a ciò che li circonda.

Pertanto vi invito a fare un giro nel mio taccuino, per vedere dove vi porta il mio filo rosso (o viola, scegliete voi) delle connessioni, delle impressioni, delle domande, partendo dalla fine del mio ragionamento (2).

 

Personaggi demiurghi tra testo e immagini

Sappiamo dai miti che si può creare dal nulla, oppure dare un’anima a cose informi preesistenti (come fa il “demiurgo” di Platone) o, ancora, separare masse caotiche per formare un universo ordinato (il cosmo).
Certamente demiurghi sono Harry, Sue e il Piccolo Ben, i protagonisti di Topo uccello serpente lupo, un racconto potentissimo di David Almond, illustrato magistralmente da Dave McKean. I tre ragazzi vivevano molto tempo fa “in un mondo simile a questo” dove gli dèi artefici avevano smesso di creare, lasciandolo “incompleto, pieno di buchi e spazi vuoti, e c’era ancora così tanto da fare”. Il Piccolo Ben è consapevole di questa situazione, e prova ad interpellare inutilmente gli dei. Poi sollecita gli amici: “quando si guarda dentro uno spazio vuoto, ci si può vedere qualcosa […]. Si può come vedere quello che gli manca”. Le parole di Almond e i disegni di McKean ci mostrano il processo creativo dei tre ragazzi dall’ideazione, alla descrizione, alla “fattura” di nuove creature, evocate e vivificate. La narrazione si snoda in un crescendo fino ad un acme che il Piccolo Ben dovrà sciogliere, per poi chiudere con un finale efficacissimo. Un racconto che non ha nulla da invidiare ai miti antichi.

Ben altro è lo scenario ma altrettanta carica trasformatrice del mondo trovo nelle illustrazioni di Changes di Anthony Browne (Tutto cambia, nell’edizione italiana di Orecchio Acerbo uscita a fine 2019 e neo vincitrice del premio Andersen). Mentre il testo parla esclusivamente di cambiamenti preannunciati da un papà che è uscito di casa e l’incipit lascia vagamente far intendere che c’è qualcosa di insolito nel bollitore, è solo dalle immagini che vediamo proiettati all’esterno gli interrogativi del piccolo Joseph: in che senso tutto stava per cambiare? Solo le illustrazioni ci mostrano che gli arredi di casa improvvisamente prendono vita, che tutti gli oggetti dentro e fuori dalla casa sono in preda a una metamorfosi e pian piano ci rendiamo conto che le cose che Joseph vede sono una proiezione del suo stato d’animo, delle sue aspettative incerte. Il bambino costruisce un mondo mutante perché “traduce” alla lettera le parole del padre fino a che non capisce come esse andavano interpretate. Browne recupera i suoi stilemi e gioca come sempre col lettore – sia col bambino sia con l’adulto – a far cogliere indizi, tra citazioni dotte ed elementi nascosti. E anche qui, anche se in modo diverso, è lo sguardo “emotivo” del bambino che crea il suo mondo, fino alla soluzione dell’enigma. Un mentor text perfetto per capire quando le illustrazioni integrano il testo e forniscono la chiave di interpretazione.

 

Creazioni metamorfiche

Tra le opere che hanno a che fare con la trasformazione e un protagonista creatore di mondi citerei anche l’albo Shadow (Ombra) di Suzy Lee, il terzo della famosa “Trilogia del limite”, che è orientato orizzontalmente e si sfoglia da sotto in su. La bambina protagonista va in soffitta e gioca con gli oggetti che formano delle ombre nella pagina in basso. Con le ombre crea una storia, fino a che queste prendono vita e superano la soglia della piega centrale della rilegatura, cosicché i piani si mescolano e il mondo delle ombre si rivela indipendente: cosa è realtà? cosa illusione? Il lettore vede il mondo creato dal gioco della bambina, mondo che – dopo il richiamo della mamma a cena – si mostra di nuovo come una serie di oggetti, anche se ora ci accorgiamo che qualcosa è cambiato. E il lettore può continuare a giocare, come afferma Suzy Lee stessa: “Dipende dal lettore portare avanti gli indizi che un libro illustrato senza parole ha da offrire: godersi comodamente l’ambiguità, porsi domande e trovare da sé le risposte possono essere alcuni modi di apprezzarlo. Ci sono cose che si rivelano furtivamente quando non sono indicate da parole. […] È sufficiente divertirsi con la fantasia saltellando qua e là tra le immagini. Non è spassoso, una storia che cambia ogni volta che la si legge?” (3).

E quando i protagonisti sono due macchie colorate? Sono loro stesse a cambiare, come succede del resto in ogni relazione autentica e come ci insegna Leo Lionni con Piccolo Blu e Piccolo Giallo, di cui si è già scritto tanto.

Mi piacciono le metamorfosi, direte? Certo che sì, da classicista amante di Ovidio come possono non piacermi? Abbandono però questo filone, perché porta lontano, ad esempio fino ad Escher e a Free Fall di David Wiesner, e invece voglio restare sui personaggi costruttori di mondi.

 

Personaggi disegnatori di mondi

Negli albi e nei silent l’autore racconta disegnando. E a volte il protagonista gli ruba il mestiere e comincia a disegnare, e disegnando costruisce la storia.

L’esempio più eclatante è forse Harold e la matita viola, ripubblicato di recente in Italia da Camelozampa (dopo l’edizione Einaudi Ragazzi del 2000, esaurita). Si tratta in realtà di un must della letteratura per l’infanzia americana (tanto che è citato anche in una sigla dei Simpson), di cui avevo scoperto l’esistenza in “Ad occhi aperti” di Hamelin (la stessa raccolta di saggi sull’albo illustrato che riporta in copertina proprio una scena di Changes). Harold and the Purple Crayon di Crockett Johnson è un libro pubblicato nel 1955, primo di una serie, in cui un bambino – Harold – con la sua matita viola, dopo aver pensato intensamente a cosa fare e aver scarabocchiato un po’ in copertina, decide di passeggiare al chiaro di luna. Ma la luna non c’era e Harold la disegna, poi delinea la strada, si incammina e crea con il tratto della matita quel suo mondo (rimando al video con lettura e commento critico a cura di Beniamino Sidoti). È lui che decide cosa disegnare, ma in qualche caso per l’emozione non controlla ciò che la sua matita va a tracciare, come quando per lo spavento crea inavvertitamente una linea tremolante che diventa acqua. Riuscirà, dopo questa lunga passeggiata, a ritrovare la finestra della sua cameretta?

4.

Che effetto può avere oggi quel testo – per me entusiasmante – su studenti che sono abituati a creare narrazioni sui social, mondi virtuali su Minecraft, oggetti frutto della propria creatività con una stampante o addirittura una penna 3D? Come portarli a leggere questo testo allora rivoluzionario e percepirlo come un libro che ancora parla al lettore e lo rende protagonista?

Un personaggio che crea un mondo con un pastello a cera? Be’, non può non venire in mente la “trilogia del Viaggio” di Aaron Becker, tre silent book (Viaggio, Scoperta, Ritorno, pubblicati per Feltrinelli, ora anche in cofanetto) che vedono una ragazzina che – in una giornata in cui nessuno gioca con lei – disegna una porta sul muro ed entra in un regno fantastico dove col suo crayon traccia soluzioni utili per risolvere i problemi e superare gli ostacoli. Alla fine del primo libro incontra un compagno di avventure, un ragazzo con un pastello viola (non vi ricorda qualcuno?), che l’accompagnerà nel prosieguo della vicenda raccontata nel secondo e nel terzo libro. Vale la pena arrivare alla fine della trilogia per assistere anche al recupero del rapporto padre-figlia, che accade quando l’adulto accetta di entrare nel mondo della sua bambina, in uno sprigionarsi di colore e creatività. 

 

Pensando a creazioni e colori, trovo delizioso anche il silent di Minibombo Il libro bianco, dove il protagonista, mentre passa con un rullo della vernice colorata sulla pagina che pensiamo sia una parete, scopre che in quel bianco si nascondevano animali, che poi assorbono il colore della vernice ed interagiscono con il personaggio. Minibombo coinvolge i lettori di tutte le età non solo con il libro, ma anche con la relativa app, grazie alla quale ci si può sostituire al piccolo imbianchino per scoprire quale altro animale si può liberare. Non proprio creatori ma “svelatori” di mondi si diventa così un po’ tutti, con grande soddisfazione.

 

Suggestioni e citazioni

In quella sera di aprile i miei bambini – albi alla mano – si sono messi a cogliere citazioni o similitudini. 

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La matita di Harold, come quella dei ragazzi di Becker, traccia il prosieguo della storia, le possibilità di azione e di interazione con il mondo, e contemporaneamente guida la nostra immaginazione.

Nella lettura critica che Sidoti fa di Harold e la matita viola emerge la partecipazione emotiva del personaggio agli scenari che lui stesso disegna, come se fosse uno spazio transizionale (Donald Winnicott) percepito oggettivamente e costruito soggettivamente, sede del gioco creativo.
Harold si lascia sorprendere tanto quanto si sorprende il lettore, in una sovrapposizione tra chi legge e il protagonista, tanto che Sidoti arriva ad affermare che anche Harold sta leggendo la storia di un suo sogno. La matita viola serve per guidare la propria immaginazione, in una successione di passi nel mondo della fantasia e dentro la lettura del libro.

In una recentissima formazione sulle biblioteche scolastiche, ho incontrato un articolo di Giuseppe Bartorilla, Fantastiche terre di mezzo, a proposito di Bastiano che entra nel libro; il punto in cui capisce che sta leggendo anche la sua storia è quando Atreiu “di fronte ad uno specchio magico […] non vede la propria immagine riflessa ma un piccolo e grassottello ragazzino che legge la sua storia. E Bastiano con un sussulto capisce che il libro sta descrivendo se stesso. Da quel momento la storia di Bastiano si intreccerà con quella di Fantàsia fino a superare il confine tra la realtà che vive il giovane protagonista e la finzione del romanzo che sta leggendo”. Questo è il sogno di ogni lettore: trasformarsi da “spettatore” in protagonista delle storie lette.

E in libri come questi ci sembra di essere ancora più coinvolti nel processo creativo che – nella finzione narrativa – è in mano al protagonista, come se non avessimo solo un posto in prima fila, ma in un angolo delle pagine, forse proprio dentro la piega fisica centrale della rilegatura.

 

Note

(1). Si tratta dell’edizione Longanesi del 1981 corrispondente alla descrizione presente alle pagine 12 e 13, che allora lessi nella Biblioteca del mio quartiere popolare e che anni fa ritrovammo in un mercatino per regalarla ai nostri figli.

(2). Riporterò a margine solo alcune annotazioni didattiche per il lavoro in classe, rimandando a successivi contributi il racconto effettivo di come sarà andata.

(3). Suzy Lee, La trilogia del limite, Corraini Edizioni, 2012, p. 141.

 

Bibliografia

Opere

M. Ende, La storia infinita, Longanesi, 1981

D. Wiesner, Free fall, HarperCollins, 1988

L. Lionni, Piccolo blu e piccolo giallo, Babalibri, 1999 (Emme edizioni, 1967).

S. Lee, Ombra, Corraini, 2010

D. Almond – D. Mc Kean, Topo, uccello, serpente, lupo, Edizioni BD, 2014

A. Becker, Viaggio, Feltrinelli, 2014

S. Borando – L. Clerici – E. Pica, Il libro bianco, Minibombo, 2017

A. Browne, Tutto Cambia, Orecchio Acerbo, 2019 (ed. originale Julia MacRae Books, 1990)

C. Johnson, Harold e la matita viola, Camelozampa, 2020 (ed. originale J. & J. Harper, 1955).

 

Studi

R. Ritchhart – M. Church – K. Morrison, Making Thinking Visible, Jossey-Bass, 2011

G. Bartorilla, Fantastiche terre di mezzo, in Sfoglialibro, set 2011

Hamelin, Ad occhi aperti. Leggere l’albo illustrato, Roma, Donzelli, 2012

S. Lee, La trilogia del limite, Corraini, 2012

J. Serravallo, The Reading Strategies Book, Heinemann, 2015.

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