Le poesie vanno “sempre rilette, lette, rilette, lette, messe in carica”

Le poesie vanno “sempre rilette, lette, rilette, lette, messe in carica”

Le poesie vanno “sempre rilette, lette, rilette, lette, messe in carica” (1)

Nell’articolo della scorsa settimana, la collega Laura Bacchi ci ha raccontato l’attività sulla poesia svolta con i suoi bambini della scuola primaria. Partendo dalla medesima proposta di Georgia Heard, lo scorso anno scolastico ho strutturato per una classe terza media il percorso di letteratura (testo poetico).

Georgia Heard parla della poesia come di un bocciolo che si schiude piano piano ad ogni lettura e suggerisce proprio di rileggere in classe la medesima poesia ogni giorno per una settimana.

Con i miei alunni di terza ho fatto più o meno questo: all’inizio di ogni lezione abbiamo dedicato 15 minuti alla lettura della poesia e a una breve attività. A differenza però di quanto suggerito dalla Heard, i tempi si sono talvolta allungati: alcuni capolavori della nostra letteratura, come L’infinito, sono stati affrontati in due/tre settimane.

Desideravo accostare i miei alunni a poesie intense e complesse, rispettando la natura stessa di questi testi. Alcuni poeti infatti paragonano la poesia a un fulmine che illumina per un istante il cielo e poi di nuovo si fa buio. Perché se è vero che le sue immagini sono potenti, le parole scelte con cura, i suoni studiati, i livelli di interpretazione multipli, non sempre il lampo ci rischiara.

Ecco, questo leggere, rileggere e leggere ancora gli stessi versi ha permesso a molti alunni e anche a me di cogliere inaspettati lampi.

Anche la scelta delle poesie non è stata casuale.

All’inizio dell’anno scolastico infatti ho raccolto su un cartellone le domande di senso che erano scaturite dai ragazzi: cosa significa amare? Quali ostacoli incontrerò? Che cosa è importante per me? Cos’è la libertà? Come posso affrontare il dolore?

Sulla base di queste ho individuato alcuni componimenti che poi abbiamo letto in classe (Chi sono? di Palazzeschi, Gabbiani di Cardarelli, I ragazzi che si amano di Prévert, San Martino del Carso di Ungaretti). Altre poesie le ho invece proposte perché sfidanti (L’infinito di Leopardi, Uomo del mio tempo di Quasimodo), altre ancora perché concordate in dipartimento con le colleghe (Shemà di Levi).

Qui, per esemplificare il tipo di attività svolto durante tutto l’anno, vi propongo il percorso nato grazie a L’infinito di Leopardi.

I primi tre giorni

Il primo giorno ho letto L’infinito ad alta voce e ho chiesto ai ragazzi che cosa avessero notato. Ricordo ancora la prima reazione di diversi alunni: “Prof, non ci ho capito nulla”.

Per tutta la settimana abbiamo riletto la poesia e ho posto ai ragazzi sempre le stesse domande: cosa notate nel testo? Avete colto qualche immagine? Vi ha colpito qualche parola/verso?

Di giorno in giorno inoltre ho introdotto piccole attività diversificate. Il secondo giorno per esempio ho fatto ascoltare la lettura della poesia proposta da un attore, mentre il terzo giorno ho fatto copiare la poesia sul taccuino.

Dal quarto giorno all’ottavo

Ogni lezione è iniziata con l’ascolto della poesia, seguita dalla parafrasi. Ho spiegato pochi versi ogni giorno. Ho sempre chiesto poi, a chi si offriva, di provare a fare altrettanto. Inoltre ho cominciato a far ripetere i versi a memoria ai ragazzi. Anche in questo caso pochi alla volta.  Questa attività ci ha accompagnato fino alla fine del percorso ed è servita non solo a permettere a tutti di memorizzare L’infinito, ma ci ha dato anche l’opportunità di cogliere in modo immediato le allitterazioni e il ritmo. Né sono mancate le osservazioni e le domande che questo esercizio ha fatto sorgere. Ad esempio abbiamo notato come quasi tutti incespicavamo a partire da “E come il vento…” e alcuni alunni hanno provato a formulare ipotesi sul perché questo accadesse.   

Dal nono al tredicesimo giorno

L’ultima parte del percorso è stata dedicata alla discussione in classe. Il confronto è nato sempre a partire da uno spunto da me offerto: una mia breve riflessione inerente al pensiero di Leopardi che si concludeva con una domanda; un video di pochi minuti sulle dimensioni dell’universo (2); un episodio della mia vita; una annotazione dello Zibaldone.

“Cosa ne pensate?” chiedevo poi. E iniziava così il confronto.

A seguire proponevo un quick write, cioè tre minuti di scrittura veloce. Ecco le domande che ho dato: quale è il luogo che ti aiuta a pensare meglio? Quali sono i tuoi pensieri ricorrenti? Quali sono stati o sono gli ostacoli che nella tua vita o in quella delle persone che conosci sono diventate opportunità? Quali sono le voci che ti sono care? Quali sono i suoni che ami? Quali sono i sogni, i desideri, le immagini in cui ti piace perderti?

Le domande non erano troppo dissimili da quelle che talvolta si trovano nelle antologie. La differenza, e mai come in quei momenti mi è stato chiaro, la faceva la cornice: quelle domande erano proposte alla fine di un confronto, dopo aver ascoltato la prof e i compagni ed interiorizzato la poesia. Di fatto suggerivano di mettere per scritto suggestioni raccolte e pensieri personali.

Per compito inoltre ho chiesto ai ragazzi di trasformare i pensieri raccolti in una annotazione di tre pagine di taccuino.

Vi riporto alcuni stralci che ho conservato di queste scritture:

Leopardi immagina interminati spazi oltre la siepe e il suo pensiero diventa così profondo che si spaventa. In classe alcuni di noi hanno detto di aver sperimentato qualcosa di simile quando hanno pensato alla morte o all’universo. Un mio compagno ha detto che lui quando pensa che l’universo potrebbe non avere una fine prova paura dentro. Io non ci ho mai pensato prima d’ora. Però certo immaginare di partire con una astronave e non arrivare mai a una fine, a dire la verità, mi mette angoscia. A me però viene paura quando penso alla morte. Anche se non ho mai provato quello che ha detto …(nome del compagno). Leopardi è stato bravissimo a spiegare con pochissime parole, questa cosa che ci capita”.

Mi manca tanto mio nonno. Per me lui era una guida. Mi portava sempre al parco quando ero piccola e anche in montagna. Poi la domenica mi piaceva andare a casa sua e mangiare tutti insieme. Ricordo la sua voce. La sua voce mi è cara. Spero di ricordarla per sempre”.

“Ho guardato il video e ho provato stupore. Come è piccola la Terra! E’ piccolissima come un puntino. Anzi meno di un puntino. Anche il sole è minuscolo. Ci sono stelle enormi! E oltre alla nostra galassia ci sono altre galassie. […] Poi senti che tante persone annegano per attraversare il mare e ci sono Stati che costruiscono muri. Tutti hanno armi per difendersi. La prof. ci ha spiegato che è tutto complesso e lo capisco anche io. Però quando ho visto le dimensioni della Terra, ho proprio pensato che siamo stupidi. E ho capito che ha ragione Leopardi: potremmo unirci tutti insieme e aiutarci visto che i terremoti, le malattie e tanti problemi ci saranno sempre.”

Quattordicesimo e quindicesimo giorno

Un’intera ora è stata dedicata alla biografia dell’autore: a coppie i ragazzi hanno riassunto/schematizzato i contenuti di una scheda da me fornita.

Infine un’ora è stata utilizzata per fare sintesi dell’intero percorso. Ho dato indicazioni precise per come impostare un commento orale, in quanto sarebbero stati interrogati. 

Gli aspetti da conoscere e trattare erano:

– Titolo, autore, anno di composizione della poesia

– Biografia del poeta

– Parafrasi della poesia

– Tematiche: in particolare avrebbero dovuto riprendere le riflessioni emerse in classe.

Durante l’ora ho mostrato loro come avrebbero potuto presentare la poesia, proponendo introduzioni personalizzate, e come soprattutto dovevano riuscire a collegare tra loro le varie parti.

Devo ammettere che più che interrogazioni sono state vere e proprie chiacchierate, in quanto tutti i ragazzi conoscevano la poesia a memoria, sapevano fare correttamente la parafrasi e avevano capito le tematiche. Ognuno però ha proposto collegamenti e riflessioni personali.

Credetemi, è stato un percorso arricchente: ho percepito gli alunni sempre partecipi, mai annoiati (in fondo si trattava di quindici minuti a lezione) e siamo andati a fondo come mai mi era accaduto prima.

1.Valerio Magrelli, La Poesia, da Didascalie per la lettura di un giornale, Einaudi 1999.

2.  Link al video Le dimensioni dell’universo: https://www.youtube.com/watch?v=mE_DfRw2lXQ&t=104s

 

Bibliografia: Georgia Heard, “Awakening the Heart”

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