Le rotaie sotto i piedi e gli amici accanto. Un mentor text per tante minilesson nel racconto autobiografico.

Le rotaie sotto i piedi e gli amici accanto. Un mentor text per tante minilesson nel racconto autobiografico.

“Era tutto lì e attorno a noi. Sapevamo esattamente chi eravamo ed esattamente dove stavamo andando. Era magnifico”

(Stephen King)

 

Poter entrare in contatto con la mia identità di lettrice, ripercorrerla nelle sue evoluzioni, è stato uno dei doni che mi ha portato il Writing and Reading Workshop. Come spesso accade, questa riscoperta ha dato avvio ad un circolo virtuoso: i miei gusti di lettrice hanno arricchito l’insegnante, che a sua volta ha creato nuovi ed impellenti bisogni alla Loretta divoratrice di libri.

È stato così, passando dalla mia camera di adolescente poco ribelle e molto dark, che “Il corpo” di Stephen King è arrivato nella mia terza.

Per chi non avesse dimestichezza con la sterminata produzione del Re del brivido, si tratta di un racconto lungo da cui è anche stato tratto un film del 1986: “Stand by me – Ricordo di un’estate”, di Rob Reiner.

La vicenda, ambientata nel Maine, nell’estate assolata e secca del 1960, racchiude in sé le tre A che assicurano il successo in classe: amicizia, avventura, adolescenza (qui per onestà devo aggiungere anche la P di parolacce: ce n’è più di qualcuna disseminata nei dialoghi dei quattro dodicenni protagonisti).

Quando mi metto a caccia di mentor text divento vagamente ossessiva: mi siedo sullo sgabello davanti agli scaffali e… guardo i libri. Sto lì e li fisso proprio, quasi mi aspettassi da loro un suggerimento. Che puntualmente arriva: “Il corpo” si è fatto riconoscere al momento giusto, mentre ero alla ricerca di testi modello da proporre in terza per il racconto autobiografico.

Certo, non si tratta di vere memorie: il narratore è Gordon, uno dei ragazzi protagonisti, quello che diventerà scrittore sfuggendo a un destino di operaio ingrigito e avventore assiduo del bar locale; ecco perché in questo caso penso abbia ragione Neil Gaiman quando afferma che “la verità non è ciò che accade ma ciò che ci dice qualcosa su ciò che siamo. Dopotutto, la narrativa è una bugia per raccontare la verità” (2013).

Scelto e riassaporato il mentor text, durante l’estate ho impostato il lavoro che intendevo portare in classe in autunno.

Per prima cosa ho preparato un planning di massima, riflettendo su quali strategie avrei proposto in minilesson destinate a tutti e quali invece avrei destinato alle consulenze individuali e in piccolo gruppo, suddividendole in strategie di recupero e di potenziamento.

Ho poi riletto il racconto con gli occhi di insegnante di WRW, alla ricerca di passaggi adatti ad illustrare i diversi teaching point, inserendoli nelle minilesson.

Quando la nebbia padovana ha cominciato a farci rimpiangere il caldo d’agosto e il percorso  sulla poesia era ormai agli sgoccioli, io e i miei ragazzi eravamo pronti a cominciare.

Abbiamo impiegato due settimane leggendo insieme ed affinando i nostri sensi di lettore per prestare attenzione alle sfaccettature e all’evoluzione dei personaggi (il nostro preferito fin da subito è stato l’imprevedibile e sofferente Teddy Duchamp, che sarebbe tanto piaciuto a Pirandello), ma anche per aggirarci in quei paesaggi così veri che sentivamo il sole scottarci la nuca e le rotaie vibrarci tra le dita.

Altro compito della nostra comunità di lettori è stato far emergere e negoziare i temi di questo gioiello narrativo attraverso la student led discussion, aiutati dall’indimenticabile incipit e da sequenze riflessive fresche come l’adolescenza (King è maestro nel ritrarre questo periodo ruvido, incerto e dolceamaro).

Per due sessioni, cioè quattro ore, ci siamo poi concentrati a riconoscere ciò che rende la scrittura di Stephen King così coinvolgente per il lettore, richiamando insieme strategie incontrate l’anno precedente, ad esempio “Mostra, non dire”, “Parole dense e verbi forti”, “Pensieri e sentimenti”, “Potere del tre” (espressioni ormai ben note alle nostre classi!).

Nel frattempo ognuno ha selezionato la propria memoria di valore, tenendo presente che avrebbe dovuto far emergere un tema importante.

A questo punto per tre settimane i miei ragazzi ed io abbiamo scritto, sperimentato le strategie proposte nelle minilesson (una di queste, non semplice ma efficace, è quella che insegna ad impostare una struttura circolare, un’altra è “Fai un tour”, ispirata ad una strategia proposta da Jennifer Serravallo).

I frutti che questo mentor text ci ha portato sono molti e, alla  luce di come sono andate le prove scritte agli esami, soddisfacenti anche negli studenti meno abituati a mettere i loro pensieri su carta.

Come sempre nel WRW, valutazione ed autovalutazione hanno accompagnato il processo, sia attraverso le consulenze che nelle riflessioni su taccuino e nel process paper. I criteri di valutazione sono stati quelli concordati a partire dall’analisi dello stile di King, gli stessi che i ragazzi hanno avuto di fronte mentre scrivevano e revisionavano.

Il nostro viaggio lungo la ferrovia del Maine e nei nostri ricordi è stato lungo, è durato quasi sei settimane. Sono però sempre più convinta che il tempo sia un altro dono che il Writing and Reading Workshop mi ha portato.

Tempo per andare in profondità e per insegnare ad assaporare le storie, le parole scelte con cura, il valore della memoria. Perchè se è vero, come scrive il Re, che “le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, perchè le parole le immiseriscono”, è vero anche che imparare a riflettere su cosa dire e come dirlo è più di una competenza, è un regalo che facciamo a quegli sguardi adolescenti dietro cui a volte ci pare di leggere le donne e gli uomini che verranno.

 

Bibliografia:

  1. King, Stagioni diverse, Milano 2017
  2. Serravallo, The Writing Strategies Book: Your Everything Guide to Developing Skilled Writers, Portsmouth 2017

Cadorina di nascita e carattere, padovana per destino, insegno (lettere) e imparo (molto altro) nella scuola secondaria di primo grado.

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