Segui il tuo ritmo

Segui il tuo ritmo

Credo che il mondo è bello,
che la poesia è come il pane, di tutti.
Roque Dalton Garcia, “Come te”

C’è un paragrafo a pag. 63 di “In the middle“ third edition, dal titolo dirompente: THE DAILY POEM, cioè LA POESIA DEL GIORNO. Un paragrafo, poche pagine, precisamente quattro: e leggendole io ho semplicemente capito come volevo iniziare l’anno scolastico a venire e qualunque altro giorno di un successivo anno scolastico. Proprio come Nancie: condividendo poesia, ossia un concentrato di bellezza e pensiero.

Facile, dice la stessa Atwell, che ci vuole? È un’attività che richiede dieci, quindici minuti al massimo: condividere una poesia con la classe non vuol dire proporre agli studenti un testo da analizzare, ma un testo a cui “reagire”, su cui riflettere, con la propria esperienza, il proprio vissuto, la propria personalità, l’umore ed il carico personale della giornata appena passata. O appena iniziata. E questo perché la poesia è un testo vivo, ed è per tutti, come un pane che sazia e ci dà slancio, lo slancio che serve per affrontare la giornata che ci troviamo davanti.

Ma vi confesso che pensare ad una poesia al giorno, da settembre a giugno, per tre classi, mi spaventava un po’. Così io e la mia amica e collega Maria Cristina Brovelli, che si è lasciata entusiasmare come me da quest’idea, abbiamo pensato di optare per un poesia alla settimana: avremmo letto ogni settimana una diversa poesia, ripetendo tale lettura ogni giorno in cui avremmo avuto lezione di italiano.

A questo punto dovevamo scegliere le poesie e decidere il tipo di attività che avremmo chiesto di svolgere ai ragazzi. In questa fase di progettazione è venuta in nostro soccorso un’altra autrice imperdibile, Georgia Heard. In “Awakening the heart”, precisamente al secondo capitolo, la Heard parla di come e perché è opportuno leggere poesie in classe: lo scopo, come esprime bene il sottotitolo del capitolo, è che “la poesia continui a cantare per te per il resto della tua vita”. Sfortunatamente, sostiene la Heard, le uniche attività che vengono proposte a scuola sulla poesia (ciò che lei definisce una “dissezione del suo significato e della sua struttura”) sortiscono l’unico effetto di allontanare le persone dal mondo della poesia.

Purtroppo mi sono trovata d’accordo con la Heard: ho ripercorso velocemente la mia storia di studente e di docente e mi è parso lampante il fatto che, per quanto io amassi la poesia, mai nessuno mi aveva chiesto che cosa pensassi di una poesia, cosa quella poesia dicesse a me e perché. Mai nessuno aveva trattato una poesia come qualcosa di vivo, pulsante. E soprattutto io come docente avevo insegnato poesia come una delle tante unità didattica programmate, senza assegnarle mai un rilievo particolare. Ciò aveva fatto sì che i miei alunni non palpitassero all’ascoltare poesie, non smaniassero dal desiderio di interrogarsi su di esse. Era un esercizio, uno come gli altri.

Il mio scopo,  con questa attività di lettura quasi quotidiana, sarebbe stato proprio quello di far uscire i miei studenti dalla logica dell’esercizio e di invitarli ad  entrare nel mondo della poesia liberi di respirare a pieni polmoni, liberi di sentire la poesia come qualcosa che li riguarda tutti i giorni, che offre spunti di riflessione per vivere e conoscersi meglio.

Presa la decisione, si trattava di pianificare l’azione didattica.  La Heard, nel secondo capitolo di “Awakening the heart”, sostiene che, per avviare efficacemente un laboratorio di lettura poetica, occorre agire su più piani.

  1. Innanzitutto scegliere poesie che siano percepite come accessibili ed importanti per la vita degli alunni.

  2. Quindi aiutare gli studenti ad individuare dei punti di contatto tra se stessi, le proprie vite, e la poesia letta.

  3. Infine guidarli verso una comprensione più profonda del testo, per capire come è costruito e che cosa significa veramente.

Per rintracciare le poesie “giuste” io e Maria Cristina abbiamo dapprima individuato delle aree tematiche per noi importanti: amore, amicizia, natura, animali, mondialità,viaggio, sport, tempo, gentilezza, scelta, metapoesie. Dopodiché ognuna di noi si è fatta carico di alcune di queste aree ed ha iniziato l’attività di ricerca. Dove? Per ovviare al rischio di proporre solo i testi poetici che conoscevamo bene, con i quali ci sentivamo in confidenza, abbiamo deciso di scandagliare non solo le antologie scolastiche  che avevamo a disposizione, ma anche diverse raccolte di poesie, anche per ragazzi. Ne elenco velocemente alcune che abbiamo trovato particolarmente utili:

Ma non abbiamo trascurato autori moderni o contemporanei che non si rivolgono direttamente al mondo giovanile, ma a nostro avviso restano fondamentali: Erri De Luca, Franco Arminio, Mariangela Gualtieri, Chandra Livia Candiani, Wislawa Szymborska, Jacques Prevert, Pablo Neruda, Fernando Garcia Lorca, Bertolt Brecht, Hikmet Nazim, Odysseas Elitis, Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale, Giovanni Pascoli, Cesare Pavese, Alda Merini, Umberto Saba, E. Lee Masters e tanti altri.

Una volta scelte le poesie la nostra avventura è iniziata: ho deciso di trattare in prima media le tematiche metapoesia, natura, animali, sport, amicizia; in seconda amore, gentilezza e di nuovo natura e metapoesia come in prima. Ovviamente le scelte tematiche erano collegate non solo al gruppo classe ma anche ad altre unità didattiche: in particolare le sezioni metapoesia e natura sono state utilissime in tutte le classi perché mi hanno offerto  molteplici rimandi all’unità didattica di writing workshop di poesia. Mentre le tematiche gentilezza ed amore sono state utili per completare due unità didattica tematiche di reading e writing che trattavano gli stessi temi.

Sapendo quanto contasse il primo impatto per la buona riuscita di questo tipo di attività, ho caricato molto anche l’aspetto “scenografico”: ogni lunedì mattina entravo in classe recando, fisicamente, un dono ai miei alunni. Ed il dono era costituito da un cartellone di carta da spolvero sul quale avevo copiato, in bella grafia  e con tinte sgargianti, la poesia che mi accingevo a leggere. Questo dono passava poi a decorare le pareti della nostra aula e vi assicuro che a giugno non rimaneva nemmeno un centimetro quadrato libero di quelle pareti spesso tristi e spoglie che fungono da cornice alle nostre lezioni. “Prof, non si azzardi a staccarne una!”: mi sembra ancora di sentire la voce della mia alunna che orgogliosamente presidiava le pareti dell’aula in crisi di sovraffollamento. E che soddisfazione per me. Quelle parole hanno continuato ad accompagnarci tutto l’anno anche fisicamente ed arricchivano le nostre conversazioni facendo capolino ogni tanto o venendo additate da me o da uno studente.

La scenografia riguarda anche il gesto della lettura: come dice la Atwell è importante che gli alunni possano “attraverso la nostra voce entrare nel mondo della poesia, sentirne il significato ed osservare come un lettore esperto conferisce significato ai versi” (Atwell, “In the middle”, Heinemann 2015, pag. 64). Il gesto della lettura in quei pochi minuti ha assunto una ritualità quasi sacrale: si faceva silenzio, una breve spiegazione da parte mia sui motivi di quella scelta e sul poeta, poi leggevo dal mio “lenzuolo” (come veniva definito dai ragazzi) e solo successivamente mostravo il testo.

A questo punto iniziava il confronto a classe intera, che non seguiva alcun ordine prestabilito: chi voleva liberamente osservava e commentava perché, parola di Nancie, “chiunque può dire qualcosa sulla poesia del giorno”.

Solo dopo questo confronto davo via ad un quickwrite: ogni studente sul proprio taccuino scriveva una breve annotazione sulla poesia. Ho sempre lasciato liberi i ragazzi di esprimersi sull’aspetto che preferivano della poesia, formale o di contenuto, spingendoli a riflettere su di sé in relazione alla poesia letta. Ma meglio lasciar parlare loro, anzichè spiegare, giusto?

“Garcia Lorca ha usato pochissimi versi e parole per farci percepire delle immagini con tutti i sensi. I miei versi preferiti sono Una ragnatela immensa/fa della luna/ una stella. Questo testo mi piace molto perché mi sono creata un’immagine nella mia mente ben precisa e completa.  Mi sono immaginata distesa su un prato di notte, a guardare il cielo coperto dalle nubi. Voglio restare lì finché le nubi se ne andranno e faranno restare la luna una stella brillante che illumina la notte”

“Questa poesia al primo sguardo è, come si potrebbe dire, un biglietto di istruzioni. Ma riguardandola, rileggendola è molto di più. Ti fa capire che quando scrivi una poesia devi essere te stessa, imboccare la via che vuoi, tirar dritto o svoltare. Quando scrivo una poesia mi sento un fuoco ardente che ha bisogno di legna, perché ogni verso è un pezzo di legna che si aggiunge”

Ho notato che ai ragazzi piaceva anche rileggere la poesia durante la settimana: spesso qualcuno di loro preparava la lettura a casa e la offriva poi ai compagni. La Heard propone tante altre attività che possono aggiungere vivacità alla sola lettura:  chiedere ai ragazzi di illustrare la poesia o pochi versi; oppure di portare a scuola oggetti o fotografie collegate al testo; o ancora di mimarla. Sono tutte possibilità che aiutano a far entrare la poesia nella vita del lettore a più livelli, attraverso diverse esperienze.

Devo ammettere che per questo primo anno di attività sono molto soddisfatta: in classe sono entrate tante poesie, erano attese, desiderate, ascoltate, vissute, commentate. Molti i risvolti positivi anche nell’attività di scrittura: i versi o i termini o la struttura delle poesie lette spesso sono serviti come fonte di ispirazione, come modello a cui tendere o da cui attingere, per scelta degli alunni stessi.

Certo, non mi sono ancora dedicata al terzo livello di cui parla la Heard: sarà quest’anno che dedicherò tempo a guidare i ragazzi, anche attraverso attività di gruppo mirate, ad una più approfondita comprensione della costruzione e del significato del testo poetico. Ma l’importante è seguire il proprio passo e far sentire ai ragazzi che siamo sicuri della strada intrapresa. D’altronde anche loro lo hanno capito.

Segui il tuo ritmo: questo verso mi ha affascinato. Ieri ho avuto la gara di atletica e Segui il tuo ritmo è la frase che per oggi mi completa di più. Questa frase ha tanti significati e uno di quelli è che non ti devi vergognare di chi sei, basta che segui il tuo ritmo” .

 

BIBLIOGRAFIA

Nancie Atwell, “In the middle”, Heinemann 2015
Georgia Heard, “Awakening the heart”, Heinemann 1999
Frank Serafini, “Around the reading workshop in 180 days”, Heinemann 2006

 

Il mestiere di segretaria non faceva per me, lo ammetto. Così un giorno di circa  vent’anni fa ho abbandonato la mia scrivania e sono entrata in una classe, per insegnare. Indovinate un po’ ? Non me ne sono più andata. Ogni giorno ringrazio  il cielo per quella scelta avventata , per la possibilità che ho di respirare al mio ritmo, in compagnia di altri, in una scuola di Parma, a cinque minuti da casa mia.

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1 thought on “Segui il tuo ritmo”

  • Grazie per la tua articolata e precisa relazione sul tuo percorso sulla poesia. Mi è piaciuto molto. Anche le indicazioni bibliografiche sono preziose. Ciao. Sergio Selvaggi

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