Silent per allenare lo sguardo

Silent per allenare lo sguardo

Chi mi conosce sa di come la rivoluzione del Writing & Reading Workshop abbia portato nelle mie classi – e in casa mia – gli albi illustrati. Amo sfogliarli, cercare quelli di qualità, divertirmi a leggerli con ragazzi e adulti. Ritengo che ci allenino contemporaneamente allo stupore e alla comprensione profonda di qualcosa di complesso, e mi pare che leggerli sia un bell’esercizio, assai utile in questi tempi veloci e spesso superficiali. 


Nella mia ricerca di opere di qualità italiane e straniere, condivisa e stimolata reciprocamente dal gruppo Italian Writing Teachers, mi sono imbattuta in alcuni albi che mi sembra più di altri invitino a posare lo sguardo attorno a noi, in profondità. 

Si tratta prevalentemente di silent book, albi senza testo, dove gli illustratori si fanno narratori di storie iconiche che richiedono forse uno sforzo interpretativo in più per noi – studenti o adulti – abituati alle parole, ma che contemporaneamente si offrono alla fruizione libera e gratuita dei bambini che accedono autonomamente al linguaggio delle immagini ben prima di quello delle parole scritte. In libri come questi il “silenzio” della parola scritta incoraggia in modo particolare la voce dei lettori e la produzione originale di linguaggio. 


Nella sua monografia Meraviglie mute Marcella Terrusi sostiene che un silent book chiede al lettore di “sopportare la frustrazione di una comprensione parziale, non immediata ma che avviene per stratificazioni, completamenti e inferenze minute e letture successive, nell’esercizio umile del dubbio, nella condizione di permeabilità e incompletezza necessaria per provare stupore, nell’affidamento del pensiero allo sguardo, nel passaggio da un tipo di intelligenza a un altro”. Lo stupore, la meraviglia, l’esperienza estetica condivisi creano relazioni di qualità. Questo è il motivo per cui è importante offrirli agli studenti, nella costruzione della nostra piccola comunità ermeneutica di lettori.

Quelle di cui vi vorrei parlare sono opere non pubblicate in Italia, ma facilmente reperibili grazie all’ecommerce e perfettamente accessibili agli studenti, proprio per il fatto che non hanno bisogno di traduzioni. Ce ne saranno certamente molte altre e mi farà piacere scovarne, ma per ora voglio limitarmi a tre segnalazioni.

 

Ho già parlato di Flotsam (in questo articolo), un capolavoro di David Wiesner, e di come il tema dello sguardo sia in esso centrale: un ragazzo che indaga il mondo vicino (con lente e microscopio) e lontano (con il cannocchiale), si imbatte in una fotocamera subacquea meravigliosa. Questo wordless picture book spettacolare ci accompagna dentro un racconto preciso anche se privo di testo scritto grazie a inquadrature, piani, passaggi di pagina, accelerazioni o rallentamenti di ritmo, suspense e colpi di scena. Parla di sguardi sul mondo e allena contemporaneamente lo sguardo. Ma lascio che si legga il capitolo intero che in Meraviglie mute è dedicato a questo albo – che la Terrusi considera un vero e proprio manifesto dei wordless picture book – e vi racconto due “mie” scoperte.

 

La prima è Sidewalk Circus, il circo da marciapiede, un testo ideato da Paul Fleishman – autore pluripremiato di libri e albi – e illustrato da Kevin Hawkes, anch’egli vincitore della medaglia d’argento nel 2004 da parte della Società degli illustratori per i suoi acrilici (sono sue, ad es., le illustrazioni dell’albo Un leone in biblioteca). Il libro rende omaggio allo sconfinato potere dell’immaginazione, alla capacità di guardare il mondo con occhi nuovi e di trovare lo straordinario nell’ordinario di una periferia urbana, che mette in scena la routine dei mestieri più umili. Eppure, per chi sa guardare in controluce, tutto può riservare uno spettacolo straordinario. Le ombre, proiettate sull’edificio di fronte alla fermata dell’autobus, sembrano proprio le attrazioni del Circo Garibaldi di cui si annuncia l’arrivo in città. “For those with clear eyes the performers may already be in the ring”, si legge in quarta di copertina. Più che la shakespeariana vita come palcoscenico, dunque, il tema è lo sguardo limpido che coglie i dettagli e la magia che si cela nelle cose di tutti i giorni. Tra le persone che aspettano assorte e distratte il pullman, solo una ragazzina è capace di godersi uno spettacolo gratuito ed entusiasmante destinato solo a chi ha lo sguardo allenato (proprio come chi legge un libro illustrato). 

Lo stesso Hawkes sostiene che lavorando al libro ha trascorso molto tempo a Portland, nel Maine, attratto da tutte le cose che succedevano in città e da tutte le persone che non aveva notato prima: “I am grateful for Paul Fleischman for opening my eyes”. Aprendo gli occhi l’attacchino dei manifesti si trasfigura nel presentatore, il muratore a guardar bene è l’equilibrista, gli imbianchini come trapezisti evitano una caduta… i manifesti che via via vengono affissi svelano affinità nascoste tra i mestieri quotidiani e le attrazioni del circo in arrivo. Uno sguardo laterale ma limpido, quello della ragazzina, che una volta partito il bus viene sostituita da un giovanetto, nuovo spettatore di una rinnovata esibizione.

 

Altro libro, altro “marciapiede”, ossia altro sguardo marginale ma capace di cogliere la bellezza nei dettagli quotidiani.

Si tratta di Sidewalk Flowers. L’autore, JonArno Lawson, è un poeta che qui ha “visualizzato” senza parole la storia1 che l’illustratore canadese Sidney Smith ha tradotto in immagini.
La bambina protagonista, con un cappuccio rosso, gira per la mano del papà in una città grigia. Solo quello che lei nota prende colore, a partire dal colore dei fiori spontanei che via via raccoglie a farne un mazzetto. Prima “libera” il giallo (quello dei denti di leone cresciuti miracolosamente vicino a un palo), poi il violetto, e il quartiere si tinge dei colori dei fiori selvatici. Come spiega Lawson, la bambina protagonista è una poetessa, perché ha la capacità di fare scoperte inaspettate. La sua meraviglia ricorda subito, nelle recensioni oltreoceano, quella del bambino di colore protagonista del classico dell’illustrazione americano di Ezra Jack Keats, The Snowy Day2: anch’egli, incappucciato di rosso, si stupisce delle novità e delle scoperte fatte in una giornata di neve. A noi il cappuccio rosso evoca un’altra storia, altre soste a raccogliere fiori. Chissà che anche Lawson non ci si colleghi. Ma qui ci si sofferma sullo sguardo diverso della bambina. I colori che spuntano nel quartiere grigio ci aiutano a ricostruire il percorso.

E c’è dell’altro: i fiori “smarriti” che la ragazzina coglie diventano doni inaspettati per tutti quelli che lei nota: un uccellino morto, un signore addormentato su una panchina, un cane tenuto al guinzaglio. Il mondo adulto, padre compreso, non si accorge di come la bambina tinga via via il mondo di gentilezza. A fine passeggiata il quartiere è colorato e dopo un abbraccio alla mamma vediamo spuntare fiori tra i suoi capelli. Distribuisce gli ultimi fiori ai fratelli, solo l’ultimo lo tiene per sé.
La Terrusi sostiene che i silent “come la poesia sono capaci di togliere la patina di polvere alle cose”; questo worldless poem allora è un inno alle piccole cose, ai piccoli gesti di bellezza. Ci suggerisce di allenare il nostro sguardo e cogliere “l’unica cosa che è a colori mentre il resto è in bianco e nero”3.

Note

1 Si tratta di un episodio autobiografico (uno small moment) che il poeta canadese racconta in questa intervista sul sito dell’editore dell’albo. Segnalo una recensione del silent e una video lettura delle immagini.

2 Ezra Jack Keats, The Snowy Day, New York, Viking, 1962. In Italia l’albo è stato pubblicato nel 2019 da Terre di Mezzo Editore col titolo Peter nella neve.

3 Niccolò Fabi, Nel centro, in La cura del tempo, 2003.

 

Bibliografia

 

Albi

Paul Fleishman – Kevin Hawkes, Sidewalk Circus, Somerville, Candlewick Press, 2004.

David Wiesner, Flotsam, Andersen Press, 2012 (2006).

JonArno Lawson – Sydney Smith, Sidewalk Flowers, Toronto and Berkeley, Groundwood Books, 2015.


Saggi

Marcella Terrusi, Meraviglie Mute. Silent book e letteratura per l’infanzia, Roma, Carocci, 2017.

Silvia Blezza Picherle e Luca Ganzerla “Narrativa illustrata. Proviamo a metterci ordine”, in Il pepe verde, N. 51 – 2012.

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