Ai blocchi di partenza: “Se io fossi un libro”

Ai blocchi di partenza: “Se io fossi un libro”

I giorni prima dell’inizio della scuola di solito pianto la tenda in biblioteca: sfoglio e leggo albi illustrati alla ricerca dell’albo che insieme a me accoglierà i ragazzi al rientro dalle vacanze.
Scandaglio gli scaffali e inizio a leggere assaporando parole ed illustrazioni non solo con lo sguardo della lettrice appassionata ma anche, e soprattutto, con quello dell’IWT.
Leggo cercando il libro adatto a veicolare le risposte che sento più mie alle domande che puntuali, dai primi di agosto in poi, non smettono di ronzarmi in testa: quando rientreranno in classe che messaggio voglio lanciare? Cosa voglio comunicare ai ragazzi di me e di ciò che credo in relazione a lettura e scrittura? Come faccio a solleticare la loro voce e il loro sguardo? Come sostengo fin da subito l’apporto di ciascuno alla nostra comunità di lettori e scrittori? Come inizio a costruire fiducia e responsabilità?

Ad ogni prima campanella dell’anno sento l’urgente necessità di dichiarare – o ribadire- ai miei studenti che nella nostra classe leggere e scrivere non sono un compito o un lavoro: sono vita. Al tempo stesso non vedo l’ora di ascoltare il loro punto di vista, di ficcanasare nelle loro letture estive, di prendere coscienza del tratto di strada percorso da ciascuno nelle settimane precedenti, di tastare il terreno della rinnovata disponibilità a mettersi in gioco. Soprattutto voglio dichiarare con i fatti che le mie scelte didattiche e metodologiche saranno state sempre tese a stabilire una connessione vibrante tra libri e lettori, tra scrittura e scrittori.

Lo scorso anno, cercando l’albo adatto ad iniziare con il piede giusto, ho trovato quello che faceva al caso mio in Se io fossi un libro, di Josè Jorge Letria e Andrè Letria, edito da Salani: 64 pagine di poesia ed immagini in grado di – recita la quarta di copertina – “ raccontare le infinite possibilità che un libro può regalare a chi lo legge.”

Il primo giorno di scuola lo abbiamo letto più volte, concentrandoci inizialmente  sui “se io fossi un libro” che parlavano maggiormente di noi ed annotando sul taccuino.

 

Se io fossi un libro,
vorrei, sopra ogni altra cosa,
essere letto ed essere libero.

Ho bisogno che le persone mi conoscano. Sono uno che non si svela al primo sguardo o al primo incontro. Non mi conosci se guardi solo la copertina. Ma, come un libro, non mi apro da solo, non mi svelo da solo. Mi serve una spintarella. Ho bisogno di essere letto, di essere libero di dire quello che penso ma di ragionare sulle storie insieme ai miei compagni per capirle meglio, per capire meglio il mondo.
A.

 

Se io fossi un libro,
inviterei un poeta a cena
ogni volta che una sua poesia illumina la notte.

 

Mi sono accorto di essere stato, lo scorso anno, un lettore distratto. Sicuramente leggere prima di dormire mi aiutava a conciliare il sonno, inoltre, verso le 23 in casa mia si assiste a un silenzio quasi inquietante. Questo silenzio mi aiutava a leggere e leggere mi aiutava ad affrontare il silenzio colmandolo di parole che comprendevo, prendevo con me. Però spesso mi addormentavo sul libro e alcune parole le lasciavo da sole…
S.

Se io fossi un libro,
non vorrei essere letto
solo per dovere, o perché vado di moda.

Quando ero piccola mia nonna mi leggeva sempre la storia del brutto anatroccolo;  forse è per questo che sono cresciuta con la paura di non diventare abbastanza bella, forse è per questo che faccio di tutto per essere sempre alla moda. Non so se l’ho capita bene ma la storia del brutto anatroccolo a me fa pensare che se non sei alla moda o non sei bello è difficile che hai amici. Per quello ho così tanta paura. Però so anche che vorrei che i miei amici fossero miei amici perché ho delle cose interessanti da dire e perché stanno bene con me.
G.

La condivisione di queste annotazioni è stata un atto di fiducia verso di me e verso i propri compagni, ma anche verso se stessi. Non tutti hanno parlato ma tutti hanno ascoltato e tutti, chi prima, chi dopo, hanno annuito o stretto le labbra ascoltando le parole che ci stava regalando il lettore/scrittore di turno.
Soltanto dopo ho chiesto ai ragazzi di pensare quali libri quei “se io fossi”  richiamavano loro alla mente.

Se io fossi un libro,
vorrei  essere una finestra aperta
sull’immensità del mare.
Quest’estate ho letto un libro piccolo ma abbastanza complicato e bellissimo che si intitola “Novecento”. Il protagonista nasce e vive sempre su una nave quindi l’immensità del mare ce l’ha sempre a portata di mano. Io però non so se è come dice lui, che lui l’immensità della vita la incontrava sul Virginian. Però so che noi, l’immensità della vita la possiamo incontrare anche nei libri.
L.

Se io fossi un libro
dovrei essere un’arma efficace e dolce
per uccidere per sempre il desiderio di guerra.
Quando la prof ha letto questa frase mi è subito venuto in mente “Continua a Camminare” di Gabriele Clima. L’ho preso in libreria perché era piccolo e perché mi ispirava la storia. Non è un libro piccolo. È un libro grandissimo che ti aiuta a metterti nei panni di chi vive in zone di guerra. Noi la guerra la conosciamo dai videogiochi ma quelli non ci fanno passare la voglia di giocare alla guerra. Continua a camminare invece mi ha fatto venire la rabbia verso la guerra.
A.

I racconti delle proprie letture ed i commenti alle stesse, naturalmente, hanno originato discussioni e rimpolpato le liste personali dei libri da leggere nel corso dell’anno scolastico. In quel momento non importava, però, se tutti i libri sarebbero poi stati effettivamente letti o se qualcuno sarebbe stato preso ed abbandonato. Quello che contava, per tutti i presenti, era l’aver potuto toccare con mano che questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni. – Francis Scott Fitzgerald –

A 6 anni è scappata da scuola perché voleva esplorare il mondo; qualche anno dopo ha scelto di abbracciare il mondo, ogni giorno, tra i banchi di scuola. Per crescere insieme a “teste ben fatte” mixa didattica analogica e digitale in una secondaria di I grado della provincia di Siena.

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6 thoughts on “Ai blocchi di partenza: “Se io fossi un libro””

  • Che meravigliose annotazioni…
    Ricche, profonde, sincere …complimenti vorrei davvero che anche i miei alunni riuscissero a mettersi così in gioco .

    • Ti consiglio di lavorare tanto sul clima di classe e di non scoraggiarti se in alcune sedute di laboratorio i ragazzi non avranno voglia o coraggio di condivider nulla. Succede spesso. Un altro elemento importantissimo per accompagnarli ad emergere è il condividere in primis le nostre annotazioni. Il “modeling” da parte del docente è infatti una componente fondamentale del WRW.

  • Grazie per tutto ciò che condividi. Trovo questo metodo meraviglioso, vorrei saperne di più e metterlo in pratica condividendolo con le colleghe delle mia scuola.
    Come accoglienza è davvero interessante. Il libro “Se io fossi un libro” dovrà essere letto dall’insegnante o ogni alunno dovrebbe possederlo?
    Ho bisogno di consigli e supporto per poter iniziare!

    • Ciao Graziella.
      Non è necessario che ciascuno dei ragazzi abbia la copia dell’albo; è sufficiente che l’insegnante possieda la sua e che rivolga verso i ragazzi le pagine durante la lettura ad alta voce. Naturalmente per l’ascolto la classe è disposta in cerchio o in una sistemazione tale che tutti possano godere delle illustrazioni.

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