Intessere reti, avviare relazioni. Presentare il WRW al DS e alle famiglie.

Intessere reti, avviare relazioni. Presentare il WRW al DS e alle famiglie.

La comunicazione avviene quando, oltre al messaggio, passa anche un supplemento di anima.

(Henri-Louis Bergson)

Portare nelle nostre classi il Writing and Reading Workshop implica un cambiamento considerevole nella pratica didattica, un cambiamento che investe il nostro modo di essere docenti, dall’organizzazione del tempo, alla gestione dei “compiti a casa”, alla valutazione.

Per questo motivo è importante comunicare fin da subito nel modo più trasparente possibile con il Dirigente Scolastico e con le famiglie dei nostri futuri alunni: dimostrando di essere preparati, sicuri e consapevoli, oltre che appassionati, daremo avvio ad un rapporto di fiducia e collaborazione reciproca che non potrà che giovare alla nostra comunità di scrittori e lettori.

Incontrare il Dirigente Scolastico

Il primo passo da fare è mettere al corrente il Dirigente del cambiamento che intendiamo apportare alla nostra metodologia didattica.

Non dovrebbe essere necessario soffermarsi sui vantaggi della pratica laboratoriale rispetto alla lezione tradizionale, in quanto la mole di letteratura in proposito è ormai notevole, come sono tanti gli approcci al  learning by doing che cominciano a diffondersi in diverse scuole (Project Based Learning, Episodi di Apprendimento Situato, Service Learning…).

Sarà invece importante sottolineare gli agganci tra le Indicazioni nazionali e il Writing and Reading Workshop, evidenziare come tutto ciò che abbiamo intenzione di portare in classe sia già previsto (o meglio caldeggiato) dal MIUR. Se necessario, è possibile riportare alcuni passaggi riguardanti scrittura e lettura, in modo da sgomberare fin da subito il campo da eventuali timori.

Anche la questione valutazione dovrà essere affrontata nello stesso modo, ben consapevoli che la didattica per competenze richiede un grande cambiamento anche in questo aspetto del nostro lavoro.

Potremo presentare al Dirigente le nostre rubric di valutazione, accompagnandole con una spiegazione di come intendiamo costruirle con i ragazzi e condividerle con loro e le famiglie, all’insegna della trasparenza e dell’educazione all’autovalutazione che, come sostiene Petracca, “non solo assiste l’apprendimento, ma lo favorisce durante il processo, lo motiva all’origine” (Petracca 2013).

Anche in questo caso il Ministero ci viene in aiuto. Nel D.LGS 62/Aprile 2017 troviamo infatti che “la valutazione ha per oggetto il processo formativo e i risultati di apprendimento delle alunne e degli alunni. Concorre al miglioramento degli apprendimenti e al successo formativo. Documenta lo sviluppo dell’identità personale e promuove l’autovalutazione in relazione all’acquisizione di conoscenze, abilità e competenze”. E ancora: “[La valutazione] è un’azione educativa basata sul processo, non sul prodotto o sulla prestazione”.

Dopo aver condiviso quale sarà l’oggetto della nostra valutazione e quali saranno i criteri, potremo chiedere al Dirigente il permesso di non archiviare subito al termine dell’anno scolastico i pezzi prodotti dai nostri alunni, in modo da poter costruire con loro un archivio individualizzato, un portfolio sempre suscettibile di modifica ed integrazione, un ulteriore strumento che renderà viva la pratica della scrittura nelle nostre classi.

La nostra è una professione che dovrebbe, per sua natura, portare alla condivisione non solo di buone pratiche, ma anche di riflessioni profonde sulle motivazioni del nostro agire. Ecco perché parlare con il DS sarà anche un primo passo per condividere con i colleghi del Dipartimento e del Consiglio di Classe il nostro approccio alla disciplina e, prima ancora, allo stare in classe. Le buone idee, se supportate da competenza e convinzione, mettono le ali. E noi IWT siamo qui a testimoniarlo.

L’incontro con il Dirigente sarà infine un buon momento per informarlo di come intendiamo comunicare alle famiglie la nostra scelta metodologica e di quanto sia  importante la loro collaborazione per l’acquisizione delle competenze di lettura e scrittura.

Presentare il laboratorio alle famiglie

Il contributo che le famiglie daranno alla riuscita del laboratorio sarà direttamente proporzionale alla chiarezza e alla sicurezza con cui riusciremo a comunicare l’importanza delle nostre scelte.

Frank Serafini, uno dei maestri di riferimento del Reading Workshop, racconta che ogni anno, in estate, scrive una cartolina a ciascun futuro alunno, per presentarsi e fargli sapere che non vede l’ora di incontrarlo. Non è questo un modo meraviglioso per cominciare una relazione?

Sappiamo bene che, causa incertezze organizzative, alla maggior parte di noi non sarebbe possibile fare altrettanto. Possiamo però cercare un contatto con le famiglie dei nostri ragazzi il più presto possibile, fin dal primo giorno di scuola, consegnando a ciascuno una lettera indirizzata a loro e ai loro genitori.

In questa lettera presenteremo in modo semplice ma esauriente il metodo del WRW, chiarendo gli aspetti salienti del ruolo del docente e degli alunni (in classe e a casa) per poi passare al ruolo dei genitori, a come possono aiutare i loro figli nello sviluppo della responsabilità e dell’autonomia richieste.

In particolar modo sarà importante, specie per chi insegna nel primo ciclo, chiedere di non preoccuparsi per eventuali errori di ortografia dei figli e spiegare che l’acquisizione della correttezza ortografica passa attraverso la capacità di autocorrezione ed è comunque solo uno degli aspetti della buona scrittura.

Per quanto riguarda la lettura, potremo invece sottolineare la necessità di aiutare i ragazzi a far spazio per i libri nella routine giornaliera.

Infine non sarà mai abbastanza importante sottolineare che, per diventare scrittori e  lettori, i ragazzi devono poter trovare sostegno a casa: la parola scritta e letta deve entrare il più possibile a far parte della vita famigliare, i primi tentativi di condivisione vanno riconosciuti e celebrati, anche attorno al tavolo della colazione.

Ricevuta questa lettera, i genitori che incontreremo in occasione della prima riunione (solitamente quella per l’elezione dei rappresentanti) avranno già un’idea di ciò che succede in classe e potranno chiedere spiegazioni e riportare osservazioni ben focalizzate sui ragazzi e su come questi stiano interiorizzando la routine del laboratorio.
Tutti noi sappiamo quanto sia importante l’alleanza tra scuola e famiglie per la buona riuscita del processo educativo, è per questo che i canali di comunicazione dovrebbero poter essere molteplici e creativi, non relegati ai pochi minuti a disposizione durante i due colloqui quadrimestrali. Blog di classe, newsletter gestite dai ragazzi, lezioni aperte, appuntamenti letterari informali… troviamo le modalità più adatte alla nostra sensibilità e alla comunità di scrittori e lettori che stiamo coltivando, comunità che troverà nutrimento da questi incontri, perché, parafrasando un noto un proverbio africano, per far crescere scrittori e lettori “per la vita” e non “per la scuola” (come scrivono Kelly Gallagher e Penny Kittle in 180 days. Two Teachers and the Quest to Engage and Empower Adolescents),  ci vuole un intero villaggio.

Cadorina di nascita e carattere, padovana per destino, insegno (lettere) e imparo (molto altro) nella scuola secondaria di primo grado.

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