In cammino con Nancie, virtualmente vicine.

In cammino con Nancie, virtualmente vicine.

Studiare, approfondire, aggiornarsi. Conosciamo bene questi verbi. Sappiamo anche che se si è da soli, non è sempre semplice. Invece, quando ci troviamo con altre colleghe motivate, queste attività possono diventare piacevoli e la bibliografia ci sembra meno sterminata. Come fare se le altre colleghe vivono a centinaia di chilometri? Con questo articolo vorrei raccontarvi quale strada abbiamo percorso per superare questo ostacolo.

Un’esperienza di autoformazione a distanza.

In principio ci fu lo studio.

Studiare, approfondire, aggiornarsi. Conosciamo bene questi verbi. Sappiamo anche che se si è da soli, non è sempre semplice: le incombenze e gli imprevisti arrivano, basta un attimo e l’ora che ci eravamo ritagliati per studiare è stata occupata da altro. Quell’ora invece, cerchiamo di preservarla se sappiamo che di lì a pochi giorni avremo un incontro con altri colleghi e colleghe, anche loro in fase di studio.

La necessità di un confronto si sente ancor più viva quando ci si dedica all’approfondimento del Writing and Reading Workshop, soprattutto per il fatto che la bibliografia è quasi interamente in inglese.

Questo è quello che è successo a me, più di un anno fa, quando ho iniziato a studiare e riflettere su uno dei manuali che viene definito scherzosamente “la bibbia”: In the Middle di Nancie Atwell, uno dei primi testi da leggere tra quelli suggeriti nella bibliografia.

La necessità di un confronto.

Dopo una prima lettura, sentivo il bisogno di ritornare sulle parole di Nancie e di confrontarmi con altre colleghe che sapevo essere sulla stessa strada, per fugare dubbi, per avere una visione da parte di chi aveva avuto esperienze diverse, per raggiungere un livello di approfondimento e appropriazione maggiore.

Ma… C’è un ma: queste colleghe abitano a chilometri di distanza e trovarsi fisicamente sarebbe stato davvero complesso.

Incontri virtuali.

Un giorno abbiamo avuto un’illuminazione: accordiamoci per una data, fissiamo un numero di pagine che ragionevolmente tutte riusciamo a leggere, considerati i vari impegni, prepariamo annotazioni, appunti, domande e poi facciamo una chiamata via Skype. Lo scoglio della lingua è stato parzialmente superato utilizzando dizionari online e la funzionalità di Google Drive che permette di tradurre testi fotografati. Non è stato sempre facile riuscire ad accordarci sulla data e alle volte la linea Internet ha remato contro di noi, ma ce l’abbiamo fatta: circa ogni dieci giorni ci siamo sentite tramite Skype, abbiamo riletto i nostri appunti, riletto le parole di Nancie Atwell alla luce delle nostre riflessioni, abbiamo condiviso dubbi e perplessità, ci siamo addentrate nelle fasi del metodo e ne abbiamo compreso la portata. Inoltre, abbiamo riflettuto sulla traduzione di alcuni passaggi che ci erano sembrati più complessi.

Ho trovato delle colleghe motivate, pronte a mettersi in gioco e a condividere pensieri e opinioni per arricchire il percorso di studio che stavamo compiendo.

Dopo aver iniziato gli incontri, ho scoperto che questa modalità viene utilizzata anche negli USA: in alcune pagine Facebook vengono organizzati incontri online a cadenza fissa e chi vuole può unirsi alla riflessione, commentando in post specifici. Inoltre, consapevoli delle possibili difficoltà che si possono incontrare nello studio, alcuni autori realizzano delle apposite Study Guide, cioè delle guide allo studio che aiutano nell’organizzazione e nella pianificazione dei tempi, stimolando alla riflessione. Ne esistono, per esempio, per i libri di Jennifer Serravallo The Writing Strategies Book e The Reading Strategies Book (altre due pietre miliari della bibliografia del Writing and Reading Workshop).

Per un percorso di studio efficace.

Uno degli elementi chiave per la riuscita di questa modalità di autoformazione sta nel fatto che tutti i componenti del gruppo devono aver già dedicato del tempo alla lettura ed ad una prima riflessione sul materiale che si è deciso di studiare (lo so, alle volte potrà non accadere) per riuscire a dare un contributo meditato e arricchente. Quindi, individuare i possibili compagni di studio è una fase molto delicata ed importante: meglio creare un piccolo gruppo, anche solo con un altro collega, piuttosto di ritrovarsi in assembramenti oceanici. Il rischio è di perdersi.

Un secondo elemento da non sottovalutare è il non aver paura dei giudizi, esprimersi liberamente, chiedere anche le cose che apparentemente sembrano banali, non farsi frenare dalla possibile idea che si potrebbe dare agli altri: meglio chiedere subito, meglio esporre un dubbio all’inizio, che dopo settimane o mai.

Infine, elemento basilare è sempre fare riferimento al testo, focalizzarsi su ciò che viene scritto per non perdere la strada. Per supportarci e orientarci abbiamo fatto affidamento sulle altre colleghe più esperte, tramite la pagina Facebook, in modo da non allontanarci troppo dal sentiero che stavamo percorrendo. Le eventuali ibridazioni e contaminazioni vengono dopo: prima a mio avviso si comprende appieno e poi, nel caso, si decide di modificarne alcuni aspetti in modo più o meno incisivo, per adattare meglio la metodologia al proprio modo di essere in classe, agli alunni, al contesto.

Uno sguardo più in là.

La nostra esperienza è stata positiva, credo che questa metodologia di lavoro possa essere utilizzata anche per la pianificazione di percorsi e il confronto durante le attività didattiche.

“L’insieme è più della somma delle sue parti”

Creare rete è fondamentale: infonde nuove energie, permette di avere altri punti di vista, arricchisce, fa andare in profondità. Ci fa sentire meno soli nel nostro viaggio.

 

Insegnante appassionata, entra sempre in classe con il sorriso. Divora libri e cioccolato. Ama informarsi e apprendere. Cammina tra analogico e digitale in una scuola secondaria di primo grado in provincia di Padova.

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