Il testo argomentativo – Serravallo’s Summer Writing Camp ed. 2018.

Il testo argomentativo – Serravallo’s Summer Writing Camp ed. 2018.

Eccoci al quarto appuntamento con il camp di scrittura tenuto l’anno scorso da Jennifer Serravallo, tutto dedicato al testo argomentativo.

Come sempre, ecco un paio di link utili:

Al termine dell’articolo trovate il link per scaricare le traduzioni in PDF.

ARGOMENTATIVO/SCRITTURA PERSUASIVA
Traduzione, adattamento e commento di Silvia Pognante

Giorno 1
Strategia 3.7: Writing to Change the World! (Scrivere per cambiare il mondo)
 di The Writing Strategies Book.  

Jennifer inizia dicendo di aver apprezzato molto il fatto che tanti che seguono il camp hanno iniziato a condividere e celebrare i propri scritti. è bello che la scrittura possa uscire nel mondo e trovare il proprio audience. 

Essere consapevoli che poi i nostri scritti verranno condivisi è anche un modo per ricordarci che quando scriviamo dobbiamo considerare cos’è importante per noi, cosa “certi” destinatari dovrebbero sapere del tema/argomento che stiamo affrontando.

Lo stesso spirito va messo nell’affrontare la proposta odierna sull’argomentativo.

Prima di presentarci la strategia ci raccomanda un libro Malala’s magic pencil”(La matita magica di Malala) che si sofferma sul potere che hanno le parole nel cambiare il mondo. 

Jennifer ci legge alcune pagine in cui Malala si chiede come sia possibile che le ragazze non possano andare a scuola e aggiunge che la loro situazione deve venire alla luce affinché qualcuno le possa aiutare, desiderare non è abbastanza, qualcuno deve pronunciarle, quelle parole di denuncia, riscatto e  cambiamento… Si chiede perché non possa essere lei a farlo! Così Malala continua il suo testo raccontando come ha iniziato a scrivere, quanto amasse la scuola, quanto fosse orgogliosa di indossare l’uniforme scolastica.. e ci dice che quando ha iniziato a scrivere..non ha più smesso dando voce a tutte le ragazze della sua regione che non possono parlare per loro stesse.

Jennifer usa questo mentor con i suoi alunni e lo usa con noi per farci capire il potere di persuasione delle parole, la loro efficacia per cambiare il modo di pensare delle persone e il grande impatto che possono avere sul mondo.

Ci propone poi questo testo: “For a Better World – Reading and Writing for Social Action“. Si tratta di un libro che per Jennifer è stato fondamentale. L’ha aiutata a accompagnare i ragazzi nella ricerca della propria voce e nel provare a fare la propria parte per cambiare e migliorare il mondo.

La strategia su cui ci propone di lavorare oggi è, infatti, la 3.7: “scrivere per cambiare il mondo”.

Si tratta di una strategia di prescrittura molto simile a quella che abbiamo utilizzato per la struttura del pezzo nella seconda lezione della scorsa settimana.

Si divide infatti la pagina in 3 colonne:

– si indica nella prima colonna una questione/problema – qualcosa che deve essere migliorato, qualcosa da cambiare;

– nella seconda colonna si pensa al destinatario del pezzo (chi ha il potere di cambiare quella cosa);

– nella terza si ragiona sul formato con il quale far giungere il testo al destinatario.

Jennifer ci chiede di pensare alla nostra scuola, a cosa vorremmo cambiare della nostra scuola, oppure ci suggerisce di aprire lo sguardo alla comunità in cui viviamo, al nostro paese, alla città… E di allargare ancora prima allo Stato in cui viviamo e, quindi, al mondo. Abbiamo tantissimo da tirar fuori oggi! Quindi.. al lavoro e a domani!

Giorno 2
Preprazione all’intervista a Leonard Pitts (analisi dei mentor)

https://www.facebook.com/groups/ReadingStrategiesBook/permalink/1400752250056920

Mentor Text Day – Leonard Pitts Jr., popular American columnist and winner of the 2004 Pulitzer Prize for Commentary. 

Oggi sessione di lavoro speciale per il nostro #serravallowritingcamp

Nel secondo video sul testo informativo Jennifer si dice infatti molto agitata ma anche felicissima perché nel terzo incontro potrà intervistare un premio Pulitzer: Leonard Pitts Jr. del Miami Herald.

Per questo motivo Jennifer ci condividerà alcuni suoi articoli (articoli tradotti da Luisa Montagnaro).

Il nostro lavoro, ci dice, sarà quello di leggere attentamente gli articoli per indicare a lei domande da fare a Leonard relativamente al suo modo di scrivere, al suo stile, e alle lezioni che noi potremmo fare in classe con i ragazzi.

[Commento di Silvia: in questo caso per noi potrebbe essere interessante leggere gli articoli e prendere appunti su quello che notiamo, per lavorare sugli aspetti tecnici di quei pezzi per farne tesoro nel nostro processo di scrittura e in classe.]

Jennifer chiede di leggerli a mente aperta e di concentrarci su 3 aspetti:

1) scelta parole;

2) struttura del pezzo;

3) modo di aggiungere dettagli.

Jennifer chiede di soffermarsi particolarmente sul primo articolo.

Giorno 3
Intervista a Leonard Pitts
Strategie citate 3.38 – 4.9 – 5.20-  5.21 – 5.37- 6.10 – 6.36 – 7.9 – 7.19 – 9.17 da 9.22 aa 9.27
The Writing Strategies Book.

In diretta con Leonard Pitts Jr!

Jennifer, è entusiasta dell’ospite di oggi; presenta Leonard Pitts Jr poi spiega di aver messo insieme tante domande proposte dagli insegnanti che seguono il suo campus di scrittura. La maggior parte dei quesiti era incentrata sul come lavorare sulla propria scrittura, su come migliorare, su come aiutare i propri studenti a crescere come scrittori.

Inizia poi l’intervista.

La prima domanda che rivolge Jennifer a Leonard è la seguente: una volta che lui ha un argomento, un tema da trattare, come lo esplora per essere sicuro di avere abbastanza informazioni per scrivere il pezzo? Raccoglie informazioni da solo? Si fa aiutare da un editor? Da dei colleghi?

Risposta:

Dipende dall’argomento che deve trattare. Inizialmente, di solito, lavora da solo. A volte ha già lavorato su alcuni argomenti quindi riprende in mano i suoi pezzi. A volte, invece, non ha bisogno di fare ricerche approfondite. Gli è capitato ultimamente di scrivere un pezzo sul summit (credo Trump-Putin) e gli è bastato seguire la trasmissione video per avere abbastanza materiale su cui scrivere. Altre volte intervista amici, persone comuni, perché possono dargli spunti di ricerca e informazioni che altrove non potrebbe trovare.

Seconda domanda posta da Jennifer: essendo Leonard un editorialista, il suo fine è quello di persuadere i lettori o quello di commentare ciò che accade e dare strumenti per sviluppare un personale punto di vista?

Anche in questo caso la risposta non è netta.

Ci sono editoriali in cui Leonard vuole persuadere, altri in cui vuole spingere i lettori al ragionamento, altri ancora in cui vuole divertire. Ad esempio, scrivendo, del guardare la luna attraverso un telescopio, 3 o 4 mesi fa, non ha scritto con l’intento di convincerci che la luna fosse una cosa buona. Ci sono pezzi che ha invece bisogno di scrivere per se stesso, per la propria “salute mentale”, altri in cui vuole semplicemente raccontare quello che sta accadendo nel loro Paese. Ogni editoriale, ha quindi un diverso intento.

Jennifer dice quindi a Leonard che un insegnante che sta seguendo il campus ha notato che lui trasmette emozioni differenti nei suoi pezzi, che scrive variando il tono da pezzo a pezzo. Leggendo i tre articoli che Jennifer aveva linkato, questa insegnante si è resa conto che sono diverse le emozioni che scaturiscono dai pezzi. Viene quindi chiesto al giornalista se l’intenzione emotiva e il tono del pezzo vengono definiti da lui prima della stesura, durante la stessa o nel corso della revisione.

Risposta

Ecco, il tono del pezzo di solito scaturisce dalle intenzioni con cui lui scrive, quindi è qualcosa che viene definito all’inizio, che può essere “naturale” perché rispecchia il modo in cui lui percepisce quel tema, ma è anche vero che poi in itinere il tono viene controllato oppure rivisto. È normale che vengano usati diversi strumenti in base all’argomento – a volte c’è bisogno di rivolgersi ai lettori con più sarcasmo, altre volte con più gentilezza, altre sente di dover scrivere per rassicurare…

Jennifer concorda con lui e dichiara che una cosa importantissima da fare in classe da parte degli insegnanti è proprio il mostrare ai ragazzi l’ampio range di intenzioni e toni con cui si può esprimere un unico concetto.

Spesso, infatti, i ragazzi hanno una visione troppo scolastica del testo argomentativo e della sua struttura: viene presentato loro in modo univoco (opinioni – motivazioni – elementi a supporto…). Uno dei motivi per cui invece Jennifer ha iniziato a studiare la scrittura di Leonard, è che lui non segue questi schemi precostituiti. La struttura dei suoi pezzi è invece davvero varia ed interessante.

(J. fa notare che i testi argomentativi del “mondo reale” non sono quasi mai strutturati come vengono proposti in molte scuole) . Ecco quindi che viene introdotta una domanda proprio su come Leonard struttura il proprio testo.

Leonard dice che la struttura del pezzo è qualcosa a cui pensa molto fin dall’inizio (non ha una strategia formalizzata per farlo) pensa al tema e si chiede quale sia il modo migliore (tono incluso) per approcciarsi ad esso. Pensa a come dovrebbe essere l’incipit, su quali punti soffermarsi… Mette in atto una strategia che si chiama “bullet strategy” – Per ogni punto da trattare immagina quali potrebbero essere le critiche, i punti di vista differenti. Naturalmente, pensa poi alla chiusura del pezzo. Lui non “denigra” comunque la struttura più scolastica perché serve ai ragazzi per conoscere la regola di base. Una volta che si apprende la regola e la si padroneggia, poi ci si può permettere di sperimentare delle varianti. Senza conoscere bene le basi c’è infatti il rischio concreto di far disastri. 

È come il Jazz: nel jazz ogni musicista suona ed improvvisa partendo da una melodia comune di base e quando i musicisti suonano insieme la musica risuona proprio perché c’è una base comune.

Lo stesso vale per chi scrive: c’è una base comune che deve essere conosciuta bene se poi si vuole sprigionare melodia e non rumore. Bisogna sapere cosa si può suonare, come lo si può fare, come si può prender parte al progetto.

Jennifer si inserisce nel discorso e dice che un insegnante si comporta allo stesso modo lavorando a più livelli con gli studenti. Con i più piccoli e fragili si propongono lezioni di base poi, piano piano, il lavoro si intensifica e approfondisce. 

(Commento di Silvia: infatti, nel WRW, è normale riproporre in modo ciclico generi e tipi testuali. Ogni volta si alza il livello. Allo stesso modo, quando lavoriamo in consulenza, possiamo registrare il tiro della ML di classe a seconda delle necessità del ragazzino che abbiamo davanti).

È normale, infatti, per Jennifer, che i primi testi dei nostri alunni abbiano una struttura più classica e che piano piano, la confidenza con la scrittura, li spinga a provare strade più originali. Nel proporre questa integrazione J. fa riferimento ai diversi sistemi educativi dei Paesi a cui appartengono gli insegnanti che stanno seguendo il campus, tra cui anche l’Italia.

Si torna al commento dei suoi articoli e alle domande.

Molti degli insegnanti che stanno seguendo hanno fatto notare come negli incipit e negli explicit Leonard utilizzi frasi brevi per catturare maggiormente l’attenzione dei propri lettori. Hanno anche riscontrato che è consuetudine di Leonard usare delle metafore o il linguaggio figurato per rendere più chiari concetti molto ampi, per parlare di “lezioni di vita” Jennifer chiede quindi da dove arrivino questi incipit e queste conclusioni. Leonard, procede lentamente o scrive di getto per poi tornare sul testo e limarlo fino a quando non ne è soddisfatto?

Rispetto alla questione degli incipit lui dice di lavorarci molto, gli capita di scrivere un incipit, proseguire con il lavoro e poi capire che quello scelto non andava bene e di sostituirlo magari con una frase che ha appena scritto. Dichiara inoltre di preferire per natura le frasi brevi, qualcosa che tenga/convogli bene il focus dell’editoriale. Vuole qualcosa che sia impossibile da ignorare, che incolli il lettore e non lo faccia andare oltre [ad un altro articolo], che accompagni in un bel viaggio fino a una conclusione logica.

La conclusione del pezzo è l’ultima possibilità per dare una buona impressione, è quello che poi spinge il lettore a tornare a leggere il giorno seguente. Si parla troppo poco dell’importanza dell’explicit; gli editorialisti chiamano le loro conclusioni kicker (che significa calciatore, calcio, ma anche colpo di scena) e secondo J. questo termine è interessante ed azzeccato, è più significativo di “conclusione” perché la conclusione implica una fine mentre il kicker spinge ad andare oltre, a muoversi. Il kicker termina un pezzo ma non lo fa terminare per i lettori.

Arriva quindi una domanda che parte dalla considerazione del quanto si senta in modo potente la voce del giornalista nei suoi pezzi; molti di coloro che seguono il campus lo attribuiscono all’uso della punteggiatura, altri alla struttura dei paragrafi (a volte inconsueta, che rompe le regole, per esempio paragrafi con una sola frase). Come aiutare gli studenti scrittori a trovare la propria voce?

Il primo consiglio di Leonard è quello di cercare di rendere la voce, la prosodia che si usa parlando.

Consiglia di scrivere nel modo in cui ci sentiamo più a nostro agio anche nel parlare. Certo, in classe, bisogna comunque far riflettere sull’utilizzo delle parole, sulla scelta di verbi e nomi.

Quando noi parliamo con qualcuno siamo infatti molto più sciolti, colloquiali (gli americani usano lo slang) – dobbiamo abituare i ragazzi a rallentare per cercare un giusto mezzo e una giusta dimensione per trasportare “correttamente” la loro abitudine comunicativa verbale sulla carta. È complicato ma bisognerebbe cercare di portare il nostro lettore a riconoscere (e leggere seguendo) il nostro ritmo del parlato all’interno del ritmo di scrittura. Il ritmo, infatti, se travisato può portare a travisare il significato del pezzo.

L’ultima domanda è gli scrittori preferiti da Leonard, sui suoi modelli nel testo argomentativo.

Lui cita Kathleen Parker (una cronista televisiva) Dave Barry ed altri giornalisti americani.

Jennifer infine lo ringrazia, gli fa i complimenti, si dice molto onorata di aver potuto parlare con lui e gli è grata per aver dedicato a noi il suo tempo.

In chiusura J. indica le strategie che sono state citate più o meno direttamente da Leonard nel corso dell’intervista. Sono le 3.38 – 4.9 – 5.20 5.21 5.37 6.10 6.36 7.9 7.19 9.17 Quelle dal 9.22 al 9.27 aiutano a lavorare sul ritmo.

Giorno 4
Strategia 6.36: ottenere il suono (di alcuni mentori) nella tua testa
 di
The Writing Strategies Book

Dopo i saluti iniziali Jennifer dice che spera che l’incontro con Leonard Pitts Jr sia stato tanto fruttuoso per noi quanto lo è stato per lei.

I suggerimenti di Leonard sull’incipit, sul kickers finale, sul ritmo del pezzo, la similitudine con il jazz l’hanno ispirata moltissimo. È per questo motivo che ci consiglia di rivedere l’intervista.

Nel frattempo, però, il tempo è volato. Siamo già a giovedì e non abbiamo dedicato tanto tempo alla scrittura personale. Jennifer ci chiede quindi di tornare indietro alla lista dei possibili argomenti da trattare (quella che abbiamo stilato lunedì) di individuare quello più significativo per noi e di provare ad andare in bozza seguendo la strategia che ci sta per proporre.

La strategia 6.36: Get the Sound (of Some Mentors) in Your Head (Percepisci il suono di alcuni mentor nella tua testa) è quella ideale perché si può ben collegare con quanto abbiamo prodotto e con le riflessioni che sono maturate leggendo i pezzi di Leonard Pitts Jr.

Per aiutarci J. ha preparato alcune slide che ci mostra in video. SLIDE 1 – è il titolo della strategia che sostanzialmente consiste nel decidere, oltre al genere testuale che vogliamo affrontare, il “suono” e il tono del nostro pezzo e di cercare (o ritrovare nella nostra memoria) dei mentor che incarnano le nostre intenzioni. J. riprende qui come esempi i pezzi di Pitts. Dobbiamo leggere almeno un paio di volte il mentor per avere bene in testa il ritmo del pezzo e per assimilare il tono con cui è scritto prima di iniziare a scrivere.

[Commento di Silvia: le testate giornalistiche online sono una miniera per trovare mentor espositivi e argomentativi. Vi segnalo qui un paio di siti anche se sono sicura che voi li conosciate già: https://www.wired.it/ https://www.internazionale.it/ http://www.narcomafie.it/ Questa invece una rivista consigliatissima per la scuola primaria e secondaria di I grado http://www.planck-magazine.it/ ].

Come esempi J. ci mostrerà un suo incipit ed una sua conclusione, non tutto un pezzo.

SLIDE 2 – L’argomento su cui J. ha deciso di soffermarsi (ispirata dal mentor della scorsa settimana) è il problema della plastica. Il suo mentor in quanto a “intenzione del pezzo” è invece il primo di Leonard Pitts di cui J, nella sua slide, ci ripropone l’incipit. Quanto siamo pigri? PB & J sandwich  da un pacchetto – Miami Herald, 16 novembre 2003

Quanto tempo pensi che ti porterebbe a fare un sandwich al burro di arachidi e gelatina? Non provando a stabilire un record di velocità terrestre, attenzione. Sto lavorando a un passo normale, sbattendo gelatina su una fetta di pane, burro d’arachidi sull’altra. Quanto pensi che ci vorrebbe, dall’inizio alla fine? Trenta secondi? Quarantacinque? Hai davvero quel tipo di tempo da perdere?

Jennifer rilegge il pezzo per focalizzarsi meglio sul suo ritmo e per capire come, il giornalista, lo ha impresso su carta: ha iniziato con una domanda “potente, forte” isolata su una riga quindi ha introdotto 3 commenti/affermazioni e 4 domande.

SLIDE 3 J. ci mostra di aver provato a fare la stessa cosa con suo pezzo. Quanto pensate sia difficile smettere di avvolgere ogni cosa in plastica? Non sto cercando di dire che abbiamo bisogno di smettere di utilizzare tutta la plastica, tutti i tipi di plastica, a partire da questo momento. Mi sto semplicemente riferendo al totale spreco di plastica inutile: oggetti imballati nella plastica per essere spediti, frutta avvolta nella plastica negli aeroporti, ingredienti delle confezioni di cibo avvolti due o tre volte nella plastica. Voglio dire, siamo davvero così preoccupati che qualsiasi cosa che teniamo in mano, usiamo, o mangiamo possa venire a contatto con l’aria o con un’altra superficie? Da cosa deriva la nostra ossessione che con la plastica vada meglio? Non potremmo pensarci su un pochino e provare a cambiare? Per approfondire sull’applicazione della strategia J. ci fa notare come non si tratti di riprendere lo stesso argomento o le stesse parole del pezzo ma dell’imitarne il ritmo.

SLIDE 4 – Ed ora si passa al parlare della conclusione del pezzo, di quello che i giornalisti chiamano kicker, perché dovrebbe darti una spinta all’azione quando hai finito di leggere. La conclusione/mentor di Leonard Pitts Jr è la seguente (Jennifer legge una prima volta). Sì, forse esagero, ma so questo: se sei troppo occupato per fare un sandwich al burro di arachidi e gelatina, sei troppo impegnato.

Jennifer legge poi una seconda volta imprimendo particolare ritmo alla lettura quindi riflette, come prima, su come sia stato costruito il paragrafo: – Ammettere un piccolo difetto nel proprio pezzo/essere umili – esprimere chiaramente la propria opinione. 

Jennifer prova quindi la stessa tecnica sul suo pezzo:

“Certo sicuramente è chiedere molto ma c’è una verità: fino a quando noi ci spremeremo per trovare il modo di usare meno plastica per proteggere le nostre cose dal mondo, il mondo avrà bisogno di più protezione da tutta quella plastica”.

Jennifer spera che la strategia ci sia utile e ci incita ad ascoltare il ritmo del nostro mentor (anche quelli di Leonard e Jennifer, perché no) ed a provare di riproporlo nel nostro pezzo.

Buona scrittura! A domani!

Giorno 5
Strategia 7.19: Watch Your Tone (Tieni d’occhio il tuo tono)
 di
The Writing Strategies Book

È venerdì! L’ultimo giorno della nostra settimana dedicata all’Opinion Writing. 

Jennifer sta per partire per l’International Literacy Association Annual Conference, Austin, TX.

Prima di mettersi in viaggio ci vuole lasciare un paio di strategie per chiudere la settimana. Ha scelto nello specifico la 7.19 “Tieni d’occhio il tuo tono”. Ne abbiamo parlato molto, in settimana, leggendo i tre differenti editoriali di Leonard Pitts. L’intenzione del pezzo, non può prescindere dal tono con cui si scrive.

Jennifer Pensa che scrivendo il testo argomentativo dobbiamo porre molta attenzione all’utilizzo del tono corretto ed alla scelta di un lessico che sia assolutamente funzionale al veicolare il tono o che sia perfettamente adatto al tono con cui scriviamo.

I passi da compiere?

– pensare al tema e al sentimento/intenzione che vogliamo comunicare (rabbia, frustrazione, conforto…);

– rileggere la bozza e sottolineare le parole che pensiamo possano contribuire a sostenere quell’intenzione;

– cerchiare le parole che potremmo cambiare;

– tornare indietro e rivedere le scelte lessicali che hanno bisogno di essere modificate.

Jennifer dice che ieri ha aiutato una sua vicina che ha scritto una lettera a una “possibile” sovrintendente per il suo distretto scolastico. Le intenzioni della vicina erano quelle di convincere la sovrintendente che sarebbe stata la persona adatta a mettere in atto miglioramenti. Jennifer si è resa conto che nella lettera, la sua vicina era molto onesta relativamente alle sfide da affrontare nel loro distretto ed usava termini tipo “this is not for the faint of heart” (non è un posto per i deboli di cuore) così J. le ha fatto notare che le parole che stava usando avrebbero dovuto fare in modo che la (possibile) sovrintendente leggesse pensando “Oh, sì, potrebbe essere una bella sfida! Mi ci voglio lanciare” e non “Oh no, è l’ultima cosa che vorrei fare!”.

Ora ci legge un estratto del discorso di Obama sullo Stato dell’Unione del 2016 e ci chiede di concentrarci sulle parole che Obama usa per comunicare un tono specifico.

America has been through big changes before […] We made change work for us, always extending America’s promise outward, to the next frontier, to more people. And because we did, because we saw opportunity where others saw peril, we emerged stronger and better than before”.

“L’America ha subito grandi cambiamenti […] Abbiamo fatto del cambiamento il nostro lavoro, estendendo sempre le promesse dell’America verso l’esterno, verso la prossima frontiera, a più persone. E perché lo abbiamo fatto, perché abbiamo visto opportunità in cui gli altri hanno visto il pericolo, siamo emersi più forti e migliori di prima.”

Secondo Jennifer qui Obama vuole comunicare un tono di speranza (una costante nei discorsi di Obama) e questo lo ravvisa in parole come “promessa” – “prossima frontiera” – “l’abbiamo fatto” – “abbiamo visto opportunità” –

Lei ha sottolineato queste parole perché sono quelle che le hanno suscitato un sentimento di speranza, promessa.

Prende poi un altro discorso (sul controllo dell’uso delle armi in America) che esprime più frustrazione che speranza.

I’m not looking to score some points. I think we can disagree without impugning other people’s motives or without being disagreeable. We don’t need to be talking past one another. But we do have to feel a sense of urgency about it. In Dr. King’s words, we need to feel the “fierce urgency of now.” Because people are dying. And the constant excuses for inaction no longer do, no longer suffice”.

“Non sto cercando di segnare punti. Penso che possiamo essere in disaccordo senza impugnare le motivazioni altrui o senza essere sgradevoli. Non abbiamo bisogno di parlarci sopra (credo) l’un l’altro. Ma dobbiamo avere un senso di urgenza al riguardo. Nelle parole del Dr. King, dobbiamo sentire la “feroce urgenza di adesso”. Perché le persone stanno morendo. Non è più sufficiente.”

In effetti qui il tono, commenta Jennifer, è completamente opposto rispetto a quello del precedente estratto.

Quindi, tornando indietro a rivedere le nostre bozze, consideriamo le nostre parole, riguardiamole, e pensiamo al modo in cui le scelte lessicali che abbiamo fatto veicolano il tono del discorso. Attenzione: non solo le parole comunicano il tono ma anche il ritmo della scrittura, i dettagli che abbiamo scelto di inserire o di escludere. Oggi, comunque concentriamoci sulle parole:

– sottolineiamo quelle che ci sembrano azzeccate;

– cerchiamo quelle che ci paiono poco o per nulla adatte.

(commento di Silvia: Nelle ML è bene chiudere ribadendo velocemente la strategia).

La prossima settimana lavoreremo sul leggere da scrittori e Jennifer ci lascia campo libero su qualsiasi genere vogliamo lavorare: possiamo tornare su quelli affrontati nelle scorse settimane o sceglierne uno differente.

Anche la prossima settimana intervisterà alcuni autori e il lavoro sarà sicuramente piacevole.

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