È tempo di poesia. Serravallo’s Summer Writing Camp ed. 2018.

È tempo di poesia. Serravallo’s Summer Writing Camp ed. 2018.

In attesa del nuovo Summer Camp di Jennifer Serravallo dedicato alla lettura continuiamo a riproporvi i percorsi del Summer Writing Camp 2018 insieme alle traduzioni che lo scorso anno abbiamo condiviso sulla nostra pagina facebook. Questa settimana è tempo di poesia!

Come sempre, ecco un paio di link utili:

Al termine dell’articolo trovate il link per scaricare le traduzioni in PDF.

POESIA 

Traduzioni, adattamenti e commenti di Silvia Pognante

Giorno 1

Strategia 3.3   di The Writing Strategies Book.

Osservare da più vicino

 

Questa settimana lavoreremo con Jennifer sul verso libero; quello più accessibile per noi che seguiamo il camp ma anche per i nostri ragazzi. Lavoreremo esattamente come la scorsa settimana: troveremo delle idee che poi svilupperemo.  Jennifer spiega che esistono tante strategie per lavorare sull’attivatore di poesia. 

Eccone alcune.

Per generare idee lei ci propone la strategia 3.3 Osservare da più vicino. È possibile anche scrivere poesie partendo da una storia, da qualcosa che ci è accaduto, e ce lo dimostra con un mentor. In questo caso ci consiglia di partire dalla strategia 3.20 Idee da altri generi possono nascondersi.

Jennifer aggiunge che molte volte le poesie sono su grandi argomenti o grandi temi e, come esempio, ci legge una poesia sul sogno. La strategia 3.22 Found poems è quella indicata per prendere questa direzione.

Altre poesie, invece, fanno leva su suono e ritmo. Il mentor è una poesia in cui il ritmo implementa il significato ed il contenuto del testo (è una poesia sul salto alla corda “jumprope“). Ad aiutarci a lavorare in quest’ottica (ritmo e suono delle parole) è la strategia 3.14.

Oggi invece con J. lavoreremo sulla strategia 3.3: osservare da più vicino. 

La Serravallo ci invita ad osservare qualcosa da vicino ed a fermarci a riflettere su cosa ci fa pensare, cosa ci fa provare,  cosa ci ricorda…

La richiesta che ci avanza è quella di far leva sui nostri sensi istituendo delle analogie.

Come mentor propone un libro di poesie “All the small poems and 14 more– da questo volume trae una poesia dedicata a un cagnolino; è una poesia in cui l’autrice osserva il cane e “semplicemente” scrive quello che vede.

Lei, infatti, leggendo la poesia si immagina la poetessa seduta sotto il portico, che osserva il suo cane e riporta ció che ha davanti agli occhi. 

È proprio questo che ci chiede di fare: guardare qualsiasi cosa – un fiore – un animale – anche un’immagine. – qualsiasi cosa che abbiamo voglia di osservare e con cui ci fa piacere passare un po’ di tempo.

Ed ora ecco il modeling: oggi è molto caldo negli USA e Jennifer si ritiene fortunata ad avere in casa sia il condizionatore in casa sia la bellissima ventola che vortica sopra la sua testa. Ha quindi deciso di dedicare il suo testo proprio alla ventola e, iniziando a buttar giù le idee, si sofferma non solo su ciò che vede ma anche su come quell’oggetto la fa sentire.

A questo punto prende appunti sotto forma di lista e istituisce alcune semplici analogie.

In seguito Jennifer parte dai suoi appunti per costruire una semplicissima poesia ed invita anche noi a fare lo stesso: 10/15 minuti di scrittura, senza interruzioni, senza distrazioni. 

Solo noi e la scrittura.

Giorno 2

Strategia 7.4  di The Writing Strategies Book. Portare gli oggetti in vita. 

 

Dopo i saluti iniziali ed il riepilogo di quanto proposto ieri, Jennifer ci dice che una delle cose che ritiene importanti sia il parlare con i ragazzi di cosa fa in modo che qualcosa “suoni/risuoni” come una poesia. 

Uno di quei “qualcosa” lei pensa sia il come i poeti ci sorprendano con il loro linguaggio. Hanno un modo speciale di guardare il mondo; scelgono strade non usuali, scelgono paragoni non scontati, non clichè ma sorprendenti strade per comunicare la vita. 

Per far lavorare i ragazzi in questo senso suggerisce la strategia 6.7 (guarda il mondo come un poeta) 7.13 (costruisci la tua parola – quando non ce n’è una che esista adatta per esprimere proprio ciò che vuoi) 7.27 (usa verbi sorprendenti) 7.28 (usa nomi sorprendenti).

Oggi ci propone di lavorare sulla personificazione strat. 7.4 Portare in vita gli oggetti.

Il mentor di oggi è di Amy Ludwig VanDerwater.

Ci sono tante cose che la scrittrice collega al planare delle foglie; parla di “fruscio che ridacchia”, utilizza verbi precisi che sorprendono il lettore ed altrettanti nomi precisi. Sono comunque i verbi che danno il senso della personificazione – “Throw” (gettare) “Flicks” (dare una frustatina/schioccare/ muoversi a scatti). Non sono di certo azioni che compie un albero ma è sorprendente il modo in cui l’autrice porta “in vita” un albero.

Per provare la strategia ci propone di pensare ad un oggetto della nostra quotidianità che compie dei movimenti (ad esempio lo sventolare di una bandiera…). Lei ha deciso di scrivere pensando al treno di una metropolitana.

Come fare? 

1. Pensare a come normalmente si muove quell’oggetto o quell’animale – quali verbi specifici useremmo per descrivere quel movimento.
2. Pensare ad un movimento simile compiuto da una persona.

L’esempio concreto che ci propone è proprio all’interno della strategia sul libro: il paragone tra il treno della metro e un serpente.

Quindi tocca a noi! Possiamo provare la personificazione paragonando un oggetto a un animale o a una persona; un animale a un oggetto…

Cerchiamo di concentrarci su verbi e nomi sorprendenti, inusuali, non scontati… magari dando un’occhiata alle strategie che ci ha proposto prima (7.27 Usa verbi sorprendenti; 7.28 usa nomi sorprendenti).

 

Giorno 3
Strategia 5.17 di
The Writing Strategies Book.

Spezzare in versi

 

Oggi lavoriamo sullo spezzare in versi – cosa su cui dobbiamo fermarci attentamente quando lavoriamo su una poesia. Normalmente, scrivendo in prosa, ci soffermiamo sui periodi, sulle virgole, sui punti… Ecco: spezzare i versi, in poesia, è un altro tipo di punteggiatura, è un modo per controllare la struttura della poesia.

C’è una strategia nel capitolo 5 – che è un capitolo dedicato all’organizzazione e alla struttura del testo – che ci può essere d’aiuto in quest’ottica: è la strategia 5.17 spezzare in versi.

Spezzare in versi ha impatto sul significato della poesia (la posizione delle parole enfatizza la loro portata nel testo) ma può anche servire a enfatizzare il ritmo.

Come mentor riprende il testo Leaf Planes (vedi giorno 2).

Nei primi 4 versi (che corrispondono a una frase) Jennifer ritiene che l’autrice abbia deciso di spezzare per enfatizzare le parole a fine verso, come se si volesse dare al lettore un momento per fare una pausa ed effettuare dei collegamenti (per visualizzare la scena?). Contemporaneamente il modo in cui i versi sono spezzati fornisce ritmo alla lettura.

Questo mentor viene confrontato con un altro testo preso dalla raccolta “Honey, I love“, questa: Riding on the train

Jennifer legge la poesia e ci fa notare come il ritmo dia il senso del treno in corsa.

A questo punto ci chiede di tornare indietro, alla poesia che abbiamo iniziato a scrivere e di pensare a dove vogliamo enfatizzare parole/ritmo. Pensiamo al ritmo che vogliamo creare, proviamo a spezzare in punti diversi, a fare diverse prove per decidere quale sia il risultato che ci soddisfa maggiormente. Ragioniamo su quale modo di spezzare enfatizza maggiormente il significato e quale invece pone l’accento sul ritmo.

Come sempre ci mostra il lavoro che lei compie sul suo testo.

Ha notato che i suoi versi sono molto lunghi, quindi ha provato a spezzare in modo diverso. Si è concentrata particolarmente sul significato delle parole e sono alcune di esse che ha voluto enfatizzare.

E allora… prima di andare a mangiare l’apple pie e a vedere i fuochi artificiali… permettiamoci 10 minuti di scrittura.

Come supporto ci consiglia anche

  • la strategia 7.1 (onomatopee) – che lei ha pensato di utilizzare pensando oggi ai fuochi artificiali del 4 luglio;
  • la strategia 3.14 che ci fa partire dal ritmo (ascoltare prima il ritmo di qualcosa – fuochi artificiali, battimani di bambini) e segnare delle parole che accompagnino il ritmo per poi tornare a ragionare sullo spezzare in versi.

Giorno 4
Strategia 4.7  di The Writing Strategies Book. Porre domande per focalizzare

La traduzione di oggi cerca di rendere visibili anche le fasi della minilesson (che potete trovare anche alle pagine 115-117 di Scrittori si diventa di Jenny Poletti Riz).

CONNESSIONE (spiegare il senso di quello che si andrà a fare e esplicitare il contenuto preciso della lezione)

Jennifer nel primo minuto ci riassume la sua giornata del 4 luglio. (nota del traduttore: era il giorno precedente alla pubblicazione del video). Alle 19 era così stanca che l’ultima cosa che aveva in mente era andare a vedere i fuochi artificiali… ma ci ha comunque ricamato su una poesia utilizzando le onomatopee.

La stanchezza, il caldo e il caos l’hanno fatta propendere per guardare i fuochi in TV e, a un certo punto, si è girata verso una delle sue figlie. è stato meraviglioso: le luci dei fuochi artificiali si riflettevano negli occhi della bambina e la piccola era meravigliata. Così Jennifer ha iniziato a ragionarci: la poesia sui fuochi artificiali non avrebbe dovuto essere SUI fuochi artificiali ma il tema avrebbe dovuto essere un altro.

TEACHING POINT (l’insegnante esplicita la strategia che sta per spiegare)

Oggi avrebbe dovuto parlarci di una strategia sulla scelta delle parole ma l’esperienza di ieri l’ha spinta a proporci un’altra strategia contenuta all’interno dell’obiettivo 4 – dedicato a focus e significato del pezzo – specificatamente ci propone un modo per lavorare sulla ricerca del significato/tema sul quale scrivere.

ISTRUZIONE ESPLICITA E MODELING (l’insegnante mostra agli studenti come gli scrittori fanno ciò che sta insegnando)

Fino ad ora ci ha spinto a scrivere su qualsiasi cosa (un fiore, un cane…) oggi invece ci spinge a lavorare su qualcosa che conta, che è davvero importante per noi.

Per farlo ci propone la strategia 4.7 – di cui J. ci legge l’intro: “quando ci rendiamo conto che il tema su cui vogliamo scrivere è troppo ampio, possiamo porci delle domande per aiutarci a focalizzare: Cosa sto davvero provando a comunicare? Cosa mi incuriosisce? Cosa sogno/spero? Cosa penso/credo relativamente al tema che voglio trattare?”.

Oggi, quindi, lei non scrive direttamente una poesia ma si concentra sul rispondere alle domande di cui sopra per cercare di capire cosa sta cercando di dire DAVVERO.

Ci racconta quindi il suo processo di scrittura: ha scritto di zanzare e del caldo del 4 luglio, dell’aria condizionata in casa… insomma: ha scritto di quel che l’ha fatta decidere di stare a casa a vedere i fuochi in TV… poi ha scritto (in prosa) di quando si è voltata ed ha visto le luci dei fuochi artificiali provenienti dallo schermo riverberare sul viso di sua figlia. Ha scritto di quando sua figlia le ha detto “Mamma! hai visto che roba? Mamma! hai visto che colori? Qual è il tuo preferito?” ed ha scritto di come QUELLO sia stato il momento più bello della serata, per lei.

Poi ha ragionato su COSA avrebbe voluto comunicare, su cosa fosse davvero importante. Quindi ha riletto quello che ha scritto, rendendosi conto che lì dentro c’erano già delle frasi interessanti, delle grandi idee, dei bellissimi passaggi. Ha così deciso che la sua poesia non sarebbe stata sui fuochi artificiali ma su sua figlia, sul suo volto e sulle sue reazioni ai fuochi.

Attenzione, però! Perché la poesia stia accanto al lettore, gli parli da vicino, lei ha deciso di dare al lettore qualcosa di inaspettato, cioè di iniziare la poesia secondo la sua prima intenzione: descrive, usando le onomatopee, i fuochi artificiali, poi spostare l’attenzione di chi legge su sua figlia e cercare di trasmettere quello che davvero vuol farci vedere di quel momento, quello che per lei è stato importante, le sensazioni più forti che ha provato.

LINK (l’insegnante ripete in poche parole quello che è stato insegnato per stimolare l’applicazione della strategia insegnata)

Ci invita quindi a fare lo stesso:

– rispondere alle domande segnate sopra;

– ragionare su carta sul perché quella cosa ha attratto la nostra attenzione, su cosa quell’oggetto e/o quella situazione ci smuovono.

Quindi… niente poesia oggi ma scrittura libera, pensiero fissato su carta. Solo dopo torniamo alla poesia!

e… per il video successivo annuncia la presenza di un ospite speciale: un poeta che sosterrà il nostro lavoro. Domani poi ci darà uno spunto per celebrare il nostro pezzo intanto… via con i 10 minuti di scrittura!

Giorno 5
Strategia 3.17 di The Writing Strategies Book 

Lasciarsi ispirare dall’ambiente

A proporci una strategia non è Jennifer ma la sua ospite speciale: Amy Ludwig VanDerwater (una sua poesia – Leaf Planes – è stata un mentor della settimana).

Come sempre cercherò di inserire dei commenti nel corso della traduzione per aiutare chi si sta approcciando ora al metodo a lavorare con uno sguardo più ampio. é bene infatti ricordare che tutte le strategie di lettura e scrittura che proponiamo nel corso delle ML non devono essere fini a se stesse ma essere inserite in un quadro più ampio, una cornice di senso e di possibilità.

Il video inizia con la presentazione dell’ospite a sorpresa – Amy Ludwig VanDerwater- e di alcuni suoi libri.

Il primo è “Poems are teachers“, della Heinemann; un testo con lezioni specifiche sulla poesia in cui sono presenti mentor pubblicati ma anche testi di studenti.

Sarà Amy a insegnare la strategia presente sul libro della Serravallo. Alla fine del suo intervento Jennifer interverrà per parlare di come celebrare il nostro testo.

COMMENTO di SILVIA: l’utilizzare come mentor testi scritti da nostri ex alunni, da compagni delle classi parallele o da ragazzi presenti in classe è una mossa vincente. I miei studenti, quando lo faccio, si sentono più coinvolti, più all’altezza del compito.

Amy, dopo averci dato il benvenuto in casa sua ci spiega che si soffermerà su 2 strategie: una per generare le idee ed una per lavorare in bozza.

Ci mostra il suo taccuino, dicendoci che ieri ha lavorato secondo le indicazioni di Jennifer, in prescrittura. (la strategia sul focalizzare il tema e riflettere sulle proprie vere intenzioni di scrittura) Amy dunque ha riflettuto, scritto, riflettuto, scritto.. .ed ha fatto in modo che l’idea centrale della sua poesia si avvicinasse a lei.

Oggi, per procedere, farà tesoro della strategia 3.17 “lasciarsi ispirare/prendere ispirazione dall’ambientazione.”

Ecco che ci racconta il suo processo di lavoro

COMMENTO di SILVIA: ora che stiamo sbloccando la scrittura personale e stiamo trovando il coraggio di condividerla qui tra noi, cerchiamo di fare lo stesso in classe. Ascoltare/leggere le nostre “mentors teachers” ci sta aiutando tantissimo, vero? Allora perchè non fare lo stesso nei confronti dei nostri alunni? Il MODELING è un elemento fondamentale all’interno del WRW e, per creare una vera comunità di scrittori e lettori, dobbiamo metterci in testa che anche noi dobbiamo scrivere e leggere insieme ai ragazzi. Quindi.. taccuino e bozze in classe! Concediamoci un po’ di tempo per mostrare loro come scriviamo con la consapevolezza che in quel momento stiamo insegnanti efficaci. E niente timore di scenari di confusione! Siamo docenti, non controllori, e per fare in modo che il WRW sia vissuto con consapevolezza e intensità dai ragazzi, cerchiamo di accettare di perdere (in parte) il controllo su tutto quello che sta accadendo tra i banchi.

Riprendo la traduzione.

Amy ci racconta di aver iniziato a scrivere il suo testo pensando ad un luogo e si è concentrata sul giardino di fronte a casa sua, in cui crescono piante che hanno foglie come quella che mostra nel video, in cui si posano magnifiche farfalle (le Monarch). Ha iniziato a scrivere in prosa sul suo taccuino, parlando appunto del giardino di fronte a casa, e pian piano dalla prosa si è naturalmente spostata a una scrittura spezzata in versi.

Durante la scrittura ha deciso di lavorare sulla ripetizione ma NON per focalizzarsi su rime o sul ritmo della poesia. Ha cercato di ragionare su parole/versi che per lei sono tanto importanti da dover essere ripetuti.

Ci mostra quindi la sua bozza sottolineando come il titolo sia l’ultima cosa a cui ha pensato. Consiglia di far presente ai propri alunni che il titolo non deve essere per forza deciso prima di scrivere perché, quando iniziamo a pensare su carta, non sappiamo a priori dove ci porterà la nostra scrittura. (a questo punto legge il suo testo)

Monarchs Know

they’re welcome here

for I have let the milkweed grow

I do not wish to live

in a world without

monarch butterflies

in a world without

the magic of a caterpillar

who slips into a chrysalis closet

who slips out in a tiger grown

The world I wish to live in

is filled with monarch

so I have let the milkweed grow

Monarchs know

I see one now

Amy Ludwig VanDerwater

Amy torna quindi alla strategia proposta dalla Serravallo (sempre la 3.17) e ci consiglia di concentrarci, se il luogo a cui abbiamo pensato è troppo vasto, ad un “angolo speciale”, a un posto più piccolo presente in quel luogo, dove noi potremmo trascorrere il tempo, in cui potremmo “perdere un po’ di tempo”. Possiamo anche fare una lista di luoghi sul taccuino, poi tornare indietro e sceglierne uno su cui lavorare prima in prosa, poi in poesia, iniziando a individuare le frasi o le espressioni che abbiamo scritto che riteniamo più interessanti.

Una volta lavorato un po’ in bozza consiglia di fare esattamente come fa lei in classe con i suoi studenti o come lavora lei stessa. Dice ai ragazzi: “Andate avanti, rileggete quello che avete scritto fino ad ora, cercate una frase che vi piace in modo particolare e se la trovate pensate a riutilizzarla”

La ripetizione è un elemento che può essere presente in molti tipi di testo e che può essere utilizzata in molti modi. Lei torna sul suo e porta in evidenza le sue ripetizioni (volute): ripetizioni consecutive nel testo, ripetizioni che lei definisce “circolari” (ad inizio testo, a metà ed alla fine).

Possiamo avere anafore o (anche con suoni molto simili) o versi che terminano con le stesse parole o suoni. Insomma: la ripetizione può essere usata in milioni di modi. Amy non si stanca di ripetercelo.

Quello che vediamo/troviamo nella poesia lo possiamo riscontrare in tutti gli altri tipi di scrittura.

Continuando il summer camp di Jennyfer, Amy ci consiglia di considerare la possibilità di riutilizzare in altre poesie e in altre tipologie testuali sia il “parti dall’ambientazione”, sia la ripetizione.

COMMENTO di SILVIA: è come il LINK delle ML, quando ricordiamo ai ragazzi che la strategia che abbiamo loro mostrato non è fine a se stessa ma che può essere riutilizzata in altri contesti – e noi spesso per aiutarli indichiamo quali)

A questo punto torna Jennifer in video che riprende proprio quello che è stato appena detto: ciò che impariamo in poesia può essere riportato in altri generi – e fa l’esempio della struttura circolare –

Per celebrare i nostri scritti Jennifer questa volta ci propone la “Chalkabration” (p. 391 del libro) scrivere sui muri o sull’asfalto, con dei gessi colorati, i versi più belli scritti dai ragazzi o direttamente tutte le poesie.

E se lo facciamo… ci chiede di fare una foto e spedirgliela!

Link al sito di Amy Ludwig VanDerwater: in questo post racconta la strategia che ha condiviso con noi oggi, allegando anche una foto della pagina del suo taccuino così potete vedere meglio il suo lavoro in bozza.   

Scarica il PDF con le traduzioni

Condividi


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *